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Intervista con Antonio Smiriglia

9 min read

“Amanti, santi e naviganti”
è il nuovo album del ricercatore e cantore popolare siciliano
Antonio Smiriglia
una miscela di folk, jazz, progressive, pop e world music

Anticipato dall’uscita del singolo “Donna gintili”, esce “Amanti, santi e naviganti”, il nuovo album del ricercatore e cantore siciliano Antonio Smiriglia.
“Amanti, santi e naviganti” è un album che, partendo da una matrice folk, si tinge di jazz, progressive, pop e world music con un approccio cantautorale che fa dell’uso ricercato della vocalità uno dei suoi punti di forza, insieme a fraseggi strumentali e sonorità che, seppur attuali, afferiscono anche a strumenti tipici della tradizione popolare.
«L’intento, alla fine della stesura di questo prodotto musicale, rimane quello di non privarlo del legame indissolubile con le proprie tradizioni e con la propria terra, tentando, anzi, di rivitalizzarle, riattualizzandole e arricchendole di stratificazioni di tutte quelle esperienze che ci conducono inesorabilmente alla contemporaneità».
Echi del Peter Gabriel della “svolta” world music convivono con i sentori di formazioni italiane quali Canzoniere Grecanico Salentino e Nuova Compagnia di Canto Popolare, fino ad arrivare a produzioni vicine a quelle di Eugenio Bennato e Ambrogio Sparagna.

L’ascolto, sin dal primo brano, palesa limpidezza, eleganza ed una trama compositivo/esecutiva complessa ma scorrevole e di facile acquisizione, mai ingombrante e funzionale ad un sound che avvolge e coinvolge emotivamente attraverso il sapiente dosaggio di meticciamenti di generi, forme e stili, frutto di mescolanza fra il recupero della memoria di ciò che è stato e la contemporaneità.
«Questo nuovo lavoro nasce parallelamente all’esigenza di svelare una nuova forma di canzone d’autore che, pur restando fedele alla propria lingua d’origine, la proietta oltre i suoi confini attraverso inflessioni e idiomi plurilinguistici col fine di comunicare sentimenti ancestrali, arcani e attuali allo stesso tempo, con nuovo sapore e sapere aperto a diversi orizzonti musicali e semantici senza rigide coordinate stilistico/formali né cristallizzazioni di carattere storico, geografico, sociale e antropologico. È un lavoro con una forte componente evocativa ed una sottesa pregnanza di immagini che, idealmente, accompagnano le narrazioni contenute nei testi, talvolta scaturiti dalla ricerca delle tradizioni o, altrimenti frutto dell’odierna originalità creativa del cantore».
Complessivamente ne scaturisce un nuovo percorso di ricerca musicale e personale dell’autore e dei musicisti che lo hanno coadiuvato, dalla quale sgorga un’originalità unica nel suo genere, atta a scandagliare l’animo umano nelle sue diverse sfaccettature, attraverso il tempo che scorre.

Registrato negli studi di Giuseppe Faranda Brolo (ME) e edito in coedizione da Aventino Music-Opensoundmusic, “Amanti, santi e naviganti” è interamente scritto da Antonio Smiriglia (che si destreggia fra voce e chitarra acustica), coadiuvato da Fabio Sodano (anche flauto traverso, ottavino flauto di canna, sax soprano, xaphoon) e Tonino Lazzaro (alla fisarmonica) agli arrangiamenti. Chiudono il cerchio i musicisti Sebastiano Montagna (chitarra classica), Socrate Verona (bouzouki, violino), Pino Garufi (basso, contrabbasso), Stefano Sgro’ (batteria) e Michele Piccione (tamburi a cornice, marranzano). Inoltre, all’album partecipano, sotto forma di featuring, Oriana civile (voce), Nino Milia, (chitarra classica), Calogero Emanuele (mandolino) e Marco Corrao (elettronica).

L’immagine di copertina ritrae la nudità che simboleggia il peccato che sostiene una conchiglia simbolo di rinascita e di resurrezione il sacro ed il profano paradigma della cultura popolare siciliana. Foto a cura di Charley Fazio; grafica di Ettore Ventura.

«Il lavoro si conclude con il brano “Tempu”, invito a cogliere l’attimo a vivere intensamente il momento hic et nunc a non rinviare a domani quello che si possa fare oggi perché il domani è incerto, una profonda riflessione sul momento storico che stiamo vivendo da due anni a questa parte eventi imprevedibili che stravolgono il mondo intero».

“Amanti, santi e naviganti” su Spotify
https://open.spotify.com/album/0UN0Mi759HvKaOpy5cdUlu?si=UzsKCy3cSb2f0y3bNnsqEQ

BIOGRAFIA

Antonio Smiriglia è tra gli esponenti più interessanti della musica popolare d’autore di Sicilia. Energia e pathos sono gli elementi che lo caratterizzano.
Numerose le partecipazioni a festival e rassegne di World Music nazionali ed internazionali.
Ha all’attivo quattro lavori discografici, fra cui “Ventu d’amuri” (con i Discanto Siculo, di cui è stato la principale voce e autore di testi e musiche), “Vinni a cantare” e “Susiti bedda” (con i Cantori Popolari dei Nebrodi).
Collabora con il maestro Ambrogio Sparagna come voce solista dell’orchestra Tavola Tonda di Palermo, aprendo in diverse occasioni concerti all’Auditorium Parco della Musica di Roma.
Ricercatore ed autore di brani della tradizione, viene invitato da Franco Battiato a interpretare, insieme a I Cantori della Tradizione (formazione specializzata in canti corali di tradizione dei Monti Nebrodi), dei brani devozionali composti dallo stesso Battiato, durante la presentazione del suo libro “Attraversando il bardo: sguardi sull’aldilà”.

“Amanti, santi e naviganti” è il suo nuovo lavoro da solista in uscita, edito da Opensoundmusic e Aventino Music.

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Intervista

Davide

Buongiorno Antonio. Partiamo dal titolo di questo tuo nuovo lavoro, “Amanti, santi e naviganti”, che ricorda quell’espressione di santi, poeti e navigatori a racchiudervi le caratteristiche peculiari del popolo italiano. Ma nel tuo titolo i poeti sono stati sostituiti con gli amanti. Perché dunque amanti, santi e naviganti?

Antonio
Credo che questa mia scelta di usare la triade “Amanti Santi e Naviganti” sintetizzi al meglio il mio nuovo lavoro. Evidenzia una forte componente identitaria del popolo siciliano. Nel cercare il titolo non ho pensato all’espressione che citi, anche se ne conoscevo l’esistenza. Ascoltando il mio nuovo album vengono fuori le tre componenti in maniera chiara e univoca.

Davide

Come hai proceduto nel tuo lavoro rispetto ai precedenti? Cosa vi continui, cosa vi completi o quali elementi di novità vi hai introdotto rispetto al tuo percorso poetico ed estetico?

Antonio

In questo nuovo lavoro ho scritto testi e musiche che sino ad ora avevo fatto solo parzialmente. Scrivere un intero album è qualcosa che ti costringe a viverlo intensamente ed interiormente. Credo che segni una certa maturità artistica. L’approccio alla scrittura è stato di totale dedizione e rispetto per la lingua siciliana.

Davide

Di cosa canti in queste tue nuove canzoni? Quale tua ricerca personale le lega in particolare?

Antonio

Canto l’amore incondizionato, l’amore non corrisposto “pena di l’arma”, in “Controvento”, la partenza, l’accoglienza, il sacro e il profano, paradigmi della cultura siciliana, i riti devozionali e il tempo che passa inesorabilmente.

Davide

Ogni lingua, dialetto o idioma sono importanti per il ritmo e il suono delle parole che influiscono sulla musica, rendendola a volte qualcosa di unico e di intraducibile senza perderne la bellezza originaria. In che modo usi la lingua siciliana da questo punto di vista? Come il siciliano influenza e determina la tua musica, il tuo canto? Cosa verrebbe meno se tu cantassi le stesse cose in italiano?

Antonio

Bella domanda. Credo che da questo punto di vista la lingua siciliana aiuti molto poiché è ricca di sonorità. È il dialetto che più mi permette rispetto alle altre lingue di trasmettere sensazioni e sentimenti. È il mistero della bellezza della lingua siciliana.

Davide

Nell’arrangiamento, come si determina la strumentazione dei tuoi brani? Hai delle idee fin dal principio o fai delle scelte precise, diciamo, “a tavolino”, oppure lo scopri via via provando con gli altri musicisti? Cosa ti fa scegliere uno strumento piuttosto che un altro?

Antonio

Ho già delle linee melodiche che costruisco e che sono il frutto di tanti ascolti musicali che costituiscono il mio bagaglio culturale/musicale. Idee che nascono al momento, poi coinvolgo i musicisti (Fabio Sodano e Tanino Lazzaro) con cui si ricerca l’arrangiamento più congeniale rispetto anche alla strumentazione da usare. Altre volte il brano non necessita di sovrastrutture armoniche o arrangiamenti particolari, nasce già perfetto.

Davide

Quali generi musicali più o meno tradizionali hai esplorato per la creazione di “Amanti, santi e naviganti”? Hai attinto qualcosa in particolare dalla tradizione musicale (non solo) siciliana e come l’hai riattualizzata? Ci sono stati inoltre dei brani della tradizione in particolare che ti hanno ispirato?

Antonio

Tutto il lavoro ha come punto di partenza la tradizione: credo che serva molto sia alla scrittura che alle musiche. È chiaro che poi (il lavoro) assume una propria contemporaneità, senza snaturare quella che è l’autenticità del canto e del suono che deriva dalla mia terra. Ascolto molto la NCCP, Peter Gabriel ed Enzo Avitabile.

Davide

Le tradizioni sono un patrimonio importantissimo. Da una generazione all’altra e nel contatto con società differenti, le tradizioni ovviamente si modificano. Quali valori e saperi cerchi di trasmettere tu per il presente e per il futuro con la tua musica e il tuo canto, attraverso quali punti di continuità con il passato? Insomma, quale futura tradizione?

Antonio

Credo che solo conoscendo le proprie radici sia possibile conoscere il presente e proiettarsi nel futuro. Un popolo senza identità è, come diceva il grande poeta siciliano Ignazio Buttitta, un popolo senza storia, ed è destinato a scomparire per sempre: “è persu pi sempri”. Quindi nel mio piccolo, facendo uso della lingua siciliana, tento di tramandare alle nuove generazioni la bellezza di un idioma in cui ognuno potrà rinoscerersi e rispettare mantenendo viva la tradizione e la propria lingua.

Davide

Un tempo i canti popolari erano sempre ed esclusivamente in dialetto e rappresentavano un forte elemento diffuso e condiviso di identità di una precisa comunità. Oggi il termine “popolare” si presta più alla musica “leggera” e, appunto, alla “popular music”, quindi al “pop”. Per contro certa nuova musica che un tempo sarebbe stata definita popolare, quindi di matrice folclorica ed etnica e perciò ascritta oggi all’ambito della World Music, sembra invece farsi qualcosa di più colto e per pochi eletti, per altro non necessariamente più appartenenti a una precisa comunità geografica e linguistica. Cosa ne pensi di questo mutamento?

Antonio

Credo che la musica popolare etnica, o world, sia qualcosa di fluido da poter modellare. Serve ricontestualizzare ciò che nella tradizione era l’identità di un popolo, per cui il mutamento serve proprio per uscire dagli stereotipi che, per tanti anni, hanno descritto anche attraverso canti, una Sicilia completamente errata. Ad esempio, esistono versioni di “Vitti na Crozza” non rispondenti al vero significato del brano. In questo caso serve apportare correzioni e ridare al brano la giusta lettura, la giusta interpretazione: questo il compito di chi, come me, fa questo lavoro.

Davide

Goethe scrisse che senza vedere la Sicilia non si può capire l’Italia; che la Sicilia è dunque la chiave di tutto. Di cosa in particolare la Sicilia è la chiave per capire l’Italia secondo te?

Antonio

Io definisco la Sicilia una terra “Bedda e maliditta”: credo che Goethe pensasse anche alle contraddizioni di questa terra che la rendono unica. Aggiungo anche che per capire la Sicilia bisogna viverla.

Davide

Cosa seguirà?

Antonio

Al momento sto spingendo affinché il mio nuovo album venga conosciuto il tutto il mondo, e credo che ne valga la pena. Il futuro non so cosa mi riserverà, di certo la musica mi ha salvato ed è la mia vita.

Davide

Grazie e à suivre…

Antonio

Grazie a te, caro Davide.

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