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Non ho tradito. Vincenzo De Leo, medico patriota – di Vincenzo Maida

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Non ho tradito. Vincenzo De Leo, medico patriota - Vincenzo Maida - copertina

con illustrazioni di Mariangela Tripaldi
Altrimedia Edizioni (Matera, 2020)
pag. 189
euro 18.00

L’antico escamotage letterario del manoscritto ritrovato o della lettera rinvenuta per caso, nella nuova opera narrativa di Vincenzo Maida, per quanto anche questo libro strizzi l’occhio al saggio storico, è sostituito da una passeggiata al tempo del primo lockdown dell’emergenza covid19; fra “La Spigolatrice di Sapri”, il pensiero forte per il figlio impegnato contro il coronavirus e, soprattutto, l’apparizione d’un fantasma che ha il compito d’evocare. Dopo, insomma, i testi “Muri che parlano” e, meglio ancora, “La ragazza sui calanchi”; Maida si ricongiunge appunto alle figure delle ribellioni studiate e approfondite. Lo spirito del cavalier Prospero Rondinelli ha l’importante compito di raccontare a lettrice e lettore la vita di Giovanni Vincenzo De Leo. Formandosi agli studi di chirurgia presso l’Università Regia, sempre lì il nostro formò anche il suo sentimento antiborbonico. Quel De Leo che, in piena giovinezza, aveva perfino scritto un’ode. D’amore. Mentre scorrono gli omaggi a Bauman e, meglio ancora, ad Eleonora Fonseca de Pimentel. Dopo quelli in apertura a Francesco Lomonaco, Niccola Fiorentino, Felice Mastrangelo e, ovviamente, a Rachele Cassano. Che fecero da bagaglio culturale al De Leo. Ma più di tutto: spinta ideale. Tanto da costringere il De Leo alla rottura d’un fidanzamento felice, alla bell’età di venticinque anni. Il Quarantotto a Montalbano Jonico si fece ovviamente sentire con prepotenza. E De Leo se ne fece esaltatore. E Montalbano fu fra i primi paesi, grazie anche a De Leo, ad aprire circoli costituzionali. Ma fu nella nuova restaurazione del ’49, che il dottor De Leo dovette maggiormente agire. Palazzo De Leo, nell’attualità del virus più alla moda, è dunque memoria. “Ristabilito il governo assoluto, il 5 marzo 1849 Giuseppe Troyli spedì da Montalbano al capo di polizia della provincia una denuncia di reati politici contro Vincenzo De Leo (…)”, ecco insomma comunque il passaggio cruciale. Fino alla condanna a 19 anni di galera. Da Procida a Ventotene. Le note patrie celle. Fino a Ponza. Ed ecco l’incontro con Pisacane. Verso l’intesa ideale col lontano Giuseppe Mazzini. Che qui alla causa De Leo apportò molti detenuti, convincendoli di persona. Eppure il medico e patriota montalbanese fu accusato d’esser delatore. Prima di tornare a giubilare nei pressi di casa. Era giunto il 1860. Vincenzo De Leo morì a 66 anni, il 2 agosto 1889. Con “Non ho tradito” la sua figura è ripulita dall’onta dalle contumelie e dal falso storico.

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