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Intervista con Marino Josè Malagnino

9 min read

Link per l’ascolto su YouTube: full album o tracce separate

Comunicato stampa dell’artista.

L’inizio della neve (2019) 

Musiche di MJM & Raffaello Dileo 02-10 

di MJM & Aldo Becca 01 

MJM Dileo Becca 06

Arrangiamenti Raffaello Dileo & MJM 

Mixaggio Roberto Maruzzi * Mastering Riccardo Pasini presso Studio73

Questo lavoro mi ha tenuto impegnato circa due anni, fra le sue varie pause e riprese. È una stralunata pop-operetta sui generis, che ingloba vari strumenti e musicanti: Nicola Biondi: voce 

 Federica Maglioni: fagotto e voce

Riccardo Bacchi: violoncello

Michele Mazzani: nastri magnetici & würstel (vi sfido a scovare il suono del würstel in queste registrazioni)

Stefano Passaretti: percussioni assortite 

Paolo Baldini: batteria elettronica

Simone Marzocchi: tromba

Davide Tafta: tromba

Alessandro Calboli: sax 

Chiara Giola: sax

Elisa Azzarà: flauto traverso

Pietro Castellucci: basso elettrico

Benpresto: frammento di elettronica

Inserirefloppino: no-input-mixer

e le voci di Natalie Karen Perrotta, Luigina Mazzone, Gioseffina Acquaviva.

 Registrato presso le prestigiose Case del Vento in provincia di Ravenna, posto invero magico. Due persone erano lontane, ma grazie alla tecnologia han collaborato comunque come guest star: il caro Jacopo Andreini al bouzouki e Edoardo Ricci ai tromboni. E infine, abbiamo i due nomi speciali che meritano un breve racconto: Sono dieci anni che incontro Aldo Becca per seminare panico la notte di Natale vestiti da finti finti babbi natale con dei mocho vileda in faccia. Nel 2017 qualcosa andò storto, e il giorno della grande festa mi ritrovai alla mercé di me stesso in compagnia di uno sconosciuto polistrumentista Raffaello Dileo, oggi mio fraterno amico. Aldo è stato lo zampino di questo meraviglioso incontro, e qua in mezzo potrete scovare le sue chitarre, e persino alcuni suoi coretti in qualità di angioletti assortiti e di un minaccioso fantasma. Raffaello, per me Lello, ha suonato di tutto, in orari sempre più improbi, e mi ha aiutato con gli arrangiamenti, nelle registrazioni e spronandomi a dare il meglio. Preziosa la collaborazione delle mani fatate di Roberto Maruzzi che ha seguito tutto il mixaggio con la mia infestante presenza funesta sempre dietro lo schermo a dare indicazioni. Aldo Nozzolillo ha dato un ulteriore contributo alla forma di una copertina, prendendo dieci fra i vari quadretti che ho dipinto e di cui ho zeppa casa. Edito dalla mia nuova scintillante Mesmer Produzioni, con il sostegno della svizzera EeeE e da I Dischi di Plastica.

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Intervista

Davide

Ciao Marino. Ripercorriamo in breve gli ultimi quindici anni che ti hanno visto protagonista dapprima con le Produzioni Pezzente e Nuova Musica Rurale, poi con gli ensembles Psss Psss Pssss fino a questa tua nuova veste di vocalist? 

Marino

Mi sono perso. Mi sono volutamente allontanato dalla bellezza di inviare lettere a recensori, per me quasi mai comunicati stampa più spesso scritti ad uopo, uno per uno.  Dopo aver spifferato dei loop nelle orecchie di centinaia di occasionali musicisti, un progetto che mi preme precisare è stato spesso frainteso, non dava molto spazio alla fantasia del singolo (di cui le maledizioni all’estero) ho per un po’ provato, per lavarmi a livello karmico, di realizzare dei workshop per non-musicisti; Strimpigghi. Bastava presentarsi con un sacco di ciarpame e mi facevo carico di “insegnare” a fare rumore. Molte persone credono le padelle, per esempio, possano solo essere percosse e non che con un filo d’acqua si possano creare degli interessanti glissandi. Poi mi sono fatto muto. Ho perso la fiducia, e mi sono dedicato ad altro. All’incirca. In questi anni otto di silenzio ho realizzato uno strano noise “Amr”, tutto in solo con strumenti scassati, e “Kintsugi” opera collettiva di collage con amici, conclusa appena due settimane dalle basi di quest’album di cui adesso parliamo. Non ho mai pubblicizzato questi lavori, dall’indole molto diaristica, ma con quel che ho appreso in questi anni intendo presto recuperarli.

Davide

Come sei arrivato a questo lavoro? Come è nato e cosa rappresenta per te a questo punto del tuo percorso creativo?

Marino

Sarei disonesto a dire che avevo davvero chiaro cosa stava succedendo in quel dicembre 2017. Avevo molte cose da dire, ho ripreso frammenti di SMS del periodo e frasi espresse in modo orale e che avevo notato facessero sgranare gli occhi, e che quindi ho in un secondo momento appuntato. Ho preservato, in un certo senso, un momento che sapevo presto mi sarebbe sfuggito.

A questo lavoro non ci sono arrivato, mi è capitato. Ero lì a Chiesuola, presso Le Case del Vento, per Natale, con uno sconosciuto Raffaello Dileo, grande musicista prima e grande amico poi, e non avendo molto da dirci essendo in quel giorno io e lui due sconosciuti, ci siamo parlati in suoni. Tirai fuori il mio Moleskine coi testi e chiesi uno swing, una cumbia. e canticchiavo testi già scritti, fra cui frugavo la musicalità. La vera base è stata quella. Una stanza, un caminetto, la noia, due sconosciuti, e un marasma di cose da dire che mi bloccavano la parola. Potevo solo cantare.

Davide

La neve può avere molti significati: è qualcosa che ovatta il mondo e sembra rallentare il tempo. Per Mario Rigoni Stern la neve, sotto il suo manto bianco custodisce i ricordi nel tepore del tempo. Per James Joyce la neve copre ogni male sulla terra. Perché “L’inizio della neve”?

Marino

“Rallentare il tempo” mi pare azzeccare uno dei sensi della neve. Patty Pravo cantava “l’inverno venne e il tempo si fermò” in una delle sue varie canzoni a cui, benché non fu autrice, diede voce. Per risponderti bisogna però partire dai testi. Laddove non sono io stesso ad incespicare, perché maldestro ed emozionato, è una precisa scelta. Ho abbassamenti di volumi qui e là proprio nei progetti del lavoro. Ho fatto dei testi, un ulteriore elemento sonoro. In più, spesso i testi sono affettati nel canto in enjambement assortiti. Piuttosto di cantare il testo il testo è cantato, ne va cercata la musicalità interna andando a preferire il significante sul significato, così che tutto diventi suono, così che testi e musica vadano sì a braccetto ma continuino a rivendicare allo stesso tempo la loro reciproca indipendenza. E questa prima interdipendenza può non lasciare intendere che l’intero testo dei dieci brani, se letto attentamente, narra in modo preciso e dettagliato il modo in cui si decida di rinunciare a provare qualcosa. Le ultime parole, mi duole svelarlo, sono “E in alto in alto sta iniziando il vapore sotto i cinque gradi / e adesso vado indifferente fra la gente indifferente / e non provo più niente”. Chiunque si interessi un minimo di meteorologia sa che quando i vapori acquei nell’alta atmosfera si approssimano ai meno cinque gradi, sta per iniziare a nevicare. L’album non parla mai della neve, non la si vede mai, descrive semmai il momento in cui i tempi sono maturi perché inizi a nevicare, di cui il titolo. Molte frasi possono sembrare così buttate a caso, per mera posa poetica, in realtà è un trattato, ma sarebbe noioso lo svelassi io.

Davide

C’è un primo atto, un intermezzo e un secondo atto… Cosa vi racconti e quali sono i nodi o gli snodi principali? Insomma, c’è una sinossi, una forma di racconto teatrale non necessariamente lineare in questa che tu hai definito una pop-operetta?

Marino

Raccontare qui la sinossi, che c’è, sarebbe forzare la fantasia dell’ascoltatore. Non ne sono interessato. La fantasia va coltivata. Perdetevi piuttosto nelle varie interconnessioni musicali e testuali. Ho lavorato abbastanza da non dover tenere per le mani nessuno. Smarrirsi, in una epoca dove tutti i nuovi prodotti sono realizzati con pallose analisi statistiche, è piacevole. Finiamola con le indagini di mercato, e con lo stupido terrore di dover spiegare sempre tutto: smarritevi. Recuperiamo l’umano, che sarà almeno dellEpopea di Gilgamesh che non vuole altro che perdersi. Non sapete tenere l’attenzione per più di cinque minuti? Mi spiace per voi. Me ne fotto delle statistiche (Per inciso, ho studiato statistiche e mercato, e so di che parlo.).

Davide

La musica, si sa, può assolvere molteplici funzioni. Cosa è per te la musica e qual è per te la sua funzione nella tua vita e nel parteciparla?

Marino 

“Amr” uno dei due succitati album misconosciuti da me stesso bistrattati che intendo editare e recuperare un giorno o l’altro, è nato mentre ero spiaccicato sul pavimento sommerso da crampi. Direi è una ottima e concisa risposta. La musica? È un urlo senza voce. Quando ho qualcosa dentro che non riesco a dire a parole, torno a musicare. Mi piacerebbe essere realmente un musicista, attualmente sono solo uno tizio che trasforma in suoni sogni e fantasmi.

Davide

In ciò che fai c’è sempre (anche) una punta di goliardia, nel senso di voglia di deviare e divertirti. Del resto la parola “divertimento” viene dal latino “Divèrtere”, volgere altrove, andare in direzione opposta, deviare dagli schemi comuni del solito e del quotidiano… Cosa sono per te il divertimento e il “divertire”, cioè il deviare dal solito all’insolito?

Marino

Vedi, il linguaggio affetta il reale per poterlo manovrare. Noi crediamo, più sovente, di essere padroni del linguaggio, ma il linguaggio ci attraversa poiché ci precede. Ci sfugge. Aggiunge significati a significati; significati imponderati. Di fronte a questo, posso avere coi miei progetti la stessa  indole di un monaco che si dedica ad avvicinarsi alla pratica dei koan Zen. L’umorismo, mettendo sullo stesso piano degli oggetti repertoriati mentalmente come distanti e incomunicanti, aiuta a raggiungere il kensho. A vedere per un momento quel che è, piuttosto che nella sua discordante incomunicabilità. Il nostro , non è unico. Siamo una folla, in ogni momento. Lo puoi dire sgomentando, oppure strappando un sorriso.

Davide

Quali sono gli artisti a cui hai fatto finora più riferimento, per avvicinarti a loro ma anche per distaccartene, e che ritieni essere stati per te più formativi?

Marino

A me piace “Spiritual Unity” dell’Albert Ayler Trio, edito nel ‘65. Tutto quello che c’è prima e dopo la Ghost (First variation) è un aggiunta a tutto quanto si possa sapere. In una ipotetica isola deserta lo porterei con me, per risentire mille volte la sua apertura. Lui “Soapsuds, Soapsuds” di Ornette Coleman and Charlie Haden e “Sadness will prevail” dei Today is the day. Quando ero adolescente ero ammaliato dal primo album degli Hanatarashi, l’op.22 di Dvorak, Quadri di una esposizione di Musorgskij, la musica gamelan, la musica acusmatica di Luc Ferrari e i Nirvana. Ho sempre ascoltato con passione i capolavori dei Residents, e quando passeggio per le strade canticchio da non so più quanti anni la versione italiana di Nightmare Before Christmas. L’accoppiata Panella-Battisti mi scalda il cuore, così come la musica tradizionale nepalese e quella della Mongolia. La minimal-techno di Thomas Brinkmann è stata però la musica che mi ha influenzato di più; anche se non in questo album. Ultimamente un brano che mi ha toccato per gli arrangiamenti è “El trabalero” di Topo Gigio e “Cosa vuole questa musica stasera” di Peppino Gagliardi, ascolto poi molto  hip hop da varie parti del mondo, ma a seconda dell’orario soprattutto quando incalza la notte mi acquieto coi Bohren & der Club of Gore, Helmut Lachenmann, Jacques Offenbach, Toumani Diabaté, l’album “Tag Eins Tag Zwei” di Nils Frahm, “Plexure” di John Oswald o coi canti di Hildegard von Bingen.

Davide

Cosa seguirà?

Marino

Caro Davide, ho appreso negli anni a non fare pronostici. Resta poi scritto da qualche parte quanto detto, e quanto non ho fatto. Ho già le mani in pasto in altrove, perché ho semplicemente difficoltà ad essere nel presente, ma attualmente non ne parlo. 

Davide

Grazie e à suivre…

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