KULT Underground

una della più "antiche" e-zine italiane – attiva dal 1994

Intervista con Francesco Mascio e Alberto La Neve

7 min read

I Thàlassa Mas

Dato alle stampe lunedì 7 ottobre 2019, disponibile in copia fisica e sulle principali piattaforme digitali, I Thàlassa Mas è il nuovo disco del chitarrista Francesco Mascio e del sassofonista Alberto La Neve (sax soprano), nel quale figurano in qualità di ospiti Fabiana Dota (voce in Cano e Neglia e Luna), Jali Babou Saho (voce e kora in Cano) ed Esharef Alì Mhagag (voce in Sognando un’altra Riva). Prodotto dall’etichetta indipendente Manitù Records, insieme alla label Concertone, I Thàlassa Mas è un album concepito nel segno della world music e colmo di colorazioni ethno jazz, in cui ammantanti e riscaldanti sonorità mediterranee rappresentano l’elemento caratterizzante di questo progetto discografico. La tracklist consta di nove brani originali frutto della magmatica materia grigia di Mascio, eccezion fatta per I Thàlassa Mas (seconda traccia del CD) e Neglia e Luna scaturito dall’ispirazione compositiva di Alberto La Neve, mentre Cano è scritto a quattro mani da Francesco Mascio e Jali Babou Saho. I Thàlassa Mas è un disco dallo spirito fortemente aggregante, pregno di pathos e sensibilità comunicativa. Un album che invita alla riflessione, ricco di suoni e colori che evocano le bellezze struggenti del Mediterraneo, quasi come fosse una sorta di ode dedicata a questo estasiante mare intercontinentale. 

(Comunicato stampa)

Bent el rhia / I thàlassa mas / Cano / Soul in september / Sognando un’altra riva / Vento da est / Holy woods / Neglia I luna / Portrait d’Italie

Intervista

Davide

Buongiorno. Cominciamo dal titolo. “I Thàlassa Mas” vuol dire “Mare Nostro”, quindi il nostro mare Mediterraneo come lo chiamavano i greci antichi. Perché avete dedicato questo lavoro al nostro mare Mediterraneo?

F: Il Nostro mare è sempre stato importantissimo per tutte le terre che bagna. Basti pensare al fatto che è stato teatro di grandi scambi commerciali e culturali sin dall’antichità. Io e Alberto veniamo dal Jazz, che è nato grazie all’incontro della musica Europea con il Soul Afroamericano, e ci è venuto spontaneo di approfondire le nostre radici musicali. In questo momento poi è salito alla ribalta delle cronache, sia per gli sbarchi dei migranti, sia per l’inquinamento da plastiche. Abbiamo unito tutto questo ed è nato I thàlassa Mas.

Davide

Da “Bent el Rhia” a “Portrait d’Italie”, primo e ultimo brano, è tracciata una sorta di viaggio? Come lo raccontereste traccia dopo traccia, da quale partenza a quale conclusione ideali?

A: Nel nostro viaggio ideale partiamo da un piccolo gioiello Italiano, Pantelleria, infatti Bent el Rhia è il suo antico nome arabo che significa “Figlia del vento”. Così Vento in Poppa, navighiamo in I Thalassa Mas (Mare nostro in Greco) che può portarci fino alle rive del continente Africano, dove veniamo accolti da un Griot che canta l’amore (Cano in Mandinka). Ma possiamo fermarci poco, poiché la nostra anima ci fa rimettere in viaggio prima dell’autunno (Soul in September) portandoci a “Sognare un’altra riva”; per raggiungerla però abbiamo bisogno di un vento diverso, un “Vento da est” che ci fa cambiare rotta e ci porta velocemente ad approdare in un luogo di foreste sacre ( Holy Woods) dove veniamo invitati a guardare dentro la nostra anima avvolti nella “Neglia i Luna” ( Nebbia di Luna in dialetto calabrese). Dopo questo lungo viaggio e un periodo di riflessione, finalmente capiamo che il fine ultimo di questo viaggio  non è nient’altro che un bel ritratto della nostra Italia. ( Portrait d’Italie)

Davide

Cos’è per voi una musica mediterranea, in cosa si distingue o come si connota principalmente (dal vostro punto di vista) rispetto ad altre musiche?

F: Il Mediterraneo è un vero tesoro dal punto di vista della varietà musicale che può offrire. Ognuno dei territori bagnati da questo mare ci offre innumerevoli spunti stilistici, armonici melodici e ritmici. Basti pensare ai “palos” del flamenco, alle scale che ci offre la musica tradizionale ebraica o araba, ai ritmi provenienti dai territori come Grecia e Turchia. Insomma solo per dare uno lieve sguardo a tutto ciò non basterebbe una vita.

Davide

In che modo fondete linguaggio jazz ed etnico e perché in particolare il jazz con la musica etnica? Che significato ha per voi fondere musiche diverse e peculiari dentro uno spazio invece più generale o globale e multiculturale?

A: In genere le composizioni hanno una matrice jazz in quanto questo stile offre un approccio compositivo ampio ed aperto a varie possibilità. Il ponte che si viene a creare con la musica etnica è   in primo luogo un’opportunità per esplorare nuovi territori sonori ma anche un modo per portare l’attenzione su dei concept ben precisi. Inoltre troviamo molto stimolante l’idea di fondere all’interno di una stessa composizione, elementi che appartengono a culture o a epoche differenti, questo ancor di più quando vi è l’intento di soffermarsi su una musica priva di pregiudizi stilistici.

Davide

Come nasce e cresce un vostro pezzo, attraverso quali sintonie, complementarità e reciprocità? 

F: I nostri pezzi nascono da un’intuizione, da un sogno, da un tramonto, da una giornata di pioggia, insomma da qualsiasi cosa. A un certo punto una melodia inizia a suonare in testa e non se ne va. Allora viene accolta, condivisa, elaborata, discussa e suonata. E quando l’esecuzione ci viene fluida e ci convince, ci rendiamo conto che è nato un nuovo pezzo.

Davide

Quale influenza ideale sulle persone pensate debba avere la vostra musica o la musica più in generale, per una migliore qualità della vita e delle relazioni umane?

A: Da sempre la Musica è stata un’alleata dell’uomo per migliorare in qualche modo la qualità della vita, sia da un punto fisico, sia mentale e spirituale. Poiché crediamo che la Musica abbia ancora queste qualità l’intento celato dietro ogni composizione è sempre riferito ad un messaggio positivo come condivisione, bellezza e amore, con l’augurio che ciò arrivi al cuore dell’ascoltatore.

Davide

Leggo nella nota di copertina: “Le onde attraversano le corde della chitarra di Francesco e la fanno vibrare come se fosse ora un bouzouki, ora un oud o un antico liuto, mentre una leggera brezza marina soffia nel sax di Alberto trasformandolo in un moderno aulos, in un mizmar o in un launeddas…” Come descrivereste metaforicamente l’incontro sonoro tra la chitarra e il sassofono soprano in questo vostro lavoro?

F: Per rimanere in tema “antica Grecia” l’incontro tra chitarra e Sax soprano è come uno hieros gamos, un matrimonio sacro, dove non c’è  uno strumento che prevale sull’altro, ma è una fusione armonica di due voci che hanno lo stesso valore ma un timbro diverso.

Davide

Uno strumento etnico e antico si ascolta con la kora di Jali Babou Saho, un cordofono tipico dell’Africa occidentale e dei popoli Mandinka e dei cosiddetti griot, i cantastorie. Cosa rappresenta per voi l’Africa, già simbolo delle origini umane?

A: Potremmo considerare l’Africa, come il continente madre da cui traggono origine molti degli stili che hanno fortemente caratterizzato la musica del nuovo continente, e quindi buona parte della musica moderna. Quando ci riferiamo al jazz o al blues, parliamo infatti di musica afroamericana, e lo stesso si può dire del Centro America (musica afrocubana) o di molte aree del Sud America. Quindi per noi l’Africa non può che rappresentare una enorme fonte di ispirazione, da cui è possibile riscoprire le origini della musica attuale in una veste più rurale e più connessa alla natura.

Davide

Due parole sugli ospiti e sulle altre persone che hanno contribuito alla realizzazione del vostro lavoro?

F: Per poter esprimere al meglio il concept, e quindi far comprendere questa ricerca sonora, abbiamo pensato che avere degli ospiti avrebbe portato un valore aggiunto al nostro progetto. Fabiana Dota è una bravissima cantante di Napoli che oltre ad aver scritto il testo di Neglia e Luna, la interpreta in maniera egregia, per poi fare da corista in Cano, un pezzo di Jali Babou Saho, un griot del Gambia che suona la kora e canta. In “Sognando un’altra riva” invece, Eshereef alì Mhgag, vocalist della Libia, riesce a dare il giusto pathos al brano. Insomma per noi, l’interculturalità è fondamentale.

Davide

Cosa seguirà?

A: Sicuramente continueremo a suonare insieme, e già si sta delineando all’orizzonte un nuovo disco, ma per adesso non possiamo svelare di  più. Potete seguirci su Fb, alle nostre pagine personali, dove potrete tutte le date dei concerti e rimanere sintonizzati sulle nostre novità.
www.francescomascio.com
www.albertolaneve.com

Davide

Grazie e à suivre…

Francesco e Alberto

Grazie a voi di cuore, è stato un vero piacere.

Altri articoli correlati

Commenta

Il materiale presente, se originale e salvo diverse indicazioni, è rilasciato come CC BY 4.0 | Newsphere by AF themes.