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2006
8
Ott

The Black Dahlia - James Ellroy

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Una scrittura che crea dipendenza. Un vortice di avvenimenti, omicidi, brutalità e inganni che ci trasporta in un luogo oscuro e misterioso. Quello che pulsa nel fondo della nostra anima. Quel luogo dove risiedono i rancori, la vendetta, le pulsioni più incontrollabili. James Ellroy ci guida proprio in questo posto. Lo fa in una maniera lucida e dettagliata, affidandosi ad una narrazione già classica nel suo compiersi, attraverso un modo di scrivere che rasenta la cronaca e che ricostruisce con precisione l'America dell'immediato dopoguerra.

A Los Angeles, due poliziotti, Bucky Bleichert e Lee Blanchard, ex pugili, finiscono per diventare soci. Dove questo termine indica un legame che va al di là della semplice unione lavorativa. Essere soci significa in un certo senso essere amici, ma in una maniera del tutto maschile. Significa legarsi attraverso errori o scazzi, attraverso le botte e le esperienze negative fatte insieme.

I due soci si ritroveranno ad indagare sul caso della Dalia Nera, una ragazza trovata orrendamente mutilata. Questo caso sarà il detonatore che spingerà quasi tutti i personaggi della storia verso un atroce destino. Un evento che porterà alla luce tutto quello che di malvagio e orrendo si muove sotto la superficie delle cose. Ne esce un affresco agghiacciante,  dove quasi nessuno riesce a salvarsi. La polizia americana lascia sbigottiti per i propri metodi, la criminalità sembra essere un dato di fatto incontestabile, l'esigenza di una morale da parte dei personaggi rasenta lo zero, tranne che per coloro che ancora credono in una possibilità da dare all'animo umano, quella di possedere un'etica, di avere delle regole da seguire nel proprio operato. Ma saranno pochi, veramente pochi a concedere questa possibilità.

James Ellroy costruisce una narrazione avvolgente e nitida, i personaggi si stampano in maniera indelebile nella nostra mente, le vicende si rincorrono ad un ritmo forsennato.

Nell'indispensabile ricerca di una chiarezza su quanto accaduto, l'agente Bleichert, il vero protagonista del libro (oltre ad essere l'io narrante) si ritroverà a contatto con le scoperte più macabre e sconcertanti. Una corruzione dilagante nella quale riuscirà per un pelo a non affogare, un'umanità ridotta alla propria indole bestiale, una serie di visi e corpi ad un passo dal degrado più totale sia fisico quanto mentale. Oltre a questo si dovrà anche far carico della discesa agli inferi (questa volta senza ritorno) del suo socio. Completamente sconvolto dal caso della Dalia, Blanchard, sarà trascinato nei gironi sempre più vorticosi della sua ossessione. Mentalmente instabile a causa delle pasticche di benzedrina e per aver fatto coincidere il caso con la morte della propria sorella adolescente, avvenuto anni prima, Blanchard scomparirà nel nulla, lasciando Bleichart nella paranoia più totale.

A metà strada tra il noir (per alcune ambientazioni) e il poliziesco (per la trama) il libro sembra intraprendere una strada che dal semplice susseguirsi di fatti e avvenimenti si sposta verso una ricerca di quanto di più oscuro possa esistere dentro di noi.

La lenta e inesorabile ossessione che dopo aver sconvolto Blanchard colpirà anche Bleichart legherà la Dalia Nera al protagonista in una maniera morbosa e folle, trascinandolo sempre più in basso, attraverso una serie di scoperte tanto terribili quanto orrende e macabre che lo porteranno ad una passo dalla propria perdizione. Ma sarà proprio questo viaggio nella violenza e nel dolore a portare lo stesso Bucky verso la salvezza. Un'altra volta è la strada che passa per il buio a farci trovare uno spiraglio di luce. James Ellroy in questo romanzo ha messo tutto se stesso, ha messo la sua stessa ossessione per la madre uccisa e l'identificazione di questa con la figura della Dalia. Questa è una scrittura che scava e sconvolge. E' una scrittura che parte da dentro, che spinge per emergere, che ha la bellezza e l'atrocità dei luoghi più bui, che non si nasconde davanti a nulla.

The Black Dahlia è un viaggio nel sangue e nella morte alla ricerca di una nuova purezza.
 
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:: Emiliano Bertocchi
Mi chiamo Emiliano Bertocchi. Sono nato a Roma il 22 giugno 1979. Perchè scrivo? Credo sia questa la domanda a cui debba rispondere. Scrivo perchè ne ho bisogno. Niente di più e niente di meno. Scrivere non è un hobby, o uno svago, o una cosa da fare tanto per fare. Almeno non per me. Io ne Sento il bisogno. Quando sto male, quando mi rode, quando sono incazzato, quando vorrei distruggere qualsiasi cosa ho davanti, quando amo, quando sto fuori, quando vivo. L' altra volta sono andato a un reading di poesie e mi sono accorto che leggere le mie poesie davanti ad altri è stato come andare in giro a raccontare a degli sconosciuti la propria vita. Preferisco stamparle e farle leggere le mie cose, piuttosto che leggerle io stesso. C'è meno intimità. E poi il lettore ritrova sempre se stesso nelle pagine che legge ed è preferibile che non si specchi troppo con chi le ha scritte. Scrivere è la mia libertà, il foglio bianco è la mia Anarchia, perchè lì sono veramente libero di poter dire, essere e fare tutto quello che voglio e come lo voglio. Gli scrittori che mi hanno fatto iniziare sono stati Charles Bukowski e Jack Kerouac. Grazie. E un grazie anche alle parole... le mie dolci amiche... vi prego non lasciatemi... non lasciatemi mai.
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