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Open Source, il nuovo potere aperto

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In oriente l’hanno chiamato Asianux.

E’ il nome del sistema operativo Linux dell’estremo Est. Nasce dalla collaborazione di tre realtà: la cinese Red Flag, la giapponese Miracle linux e la coreana Haansoft.

In Giappone Linux è già stato introdotto in molti settori, come confermato da Takeshi Sato, Presidente di Miracle Linux.

Aziende giapponesi di produzione e distribuzione, come pure organizzazioni finanziarie, ma anche uffici ed enti pubblici, hanno adottato Asianux.

In Cina IDC prevede che il mercato salterà dagli 11.8 milioni di dollari dell’anno scorso a più di 50 milioni di dollari nel 2010, nonostante i litigi tra i software vendors e le pesanti pressioni di Microsoft sulle case cinesi costruttrici di PC ed anche se ancora molti qui parlano del software Open Source come inaffidabile.

Ormai l’Open Source è il secondo pianeta dei sistemi operativi insieme a Windows, (senza considerare il mondo Mac) e forse quello che presenta segnali maggiori di espansione sia in termini di mercato che di iniziative.

Non è un caso che tre aziende asiatiche si siano messe insieme per lavorare sul progetto Asianux, evidentemente la torta sembra abbastanza grande da poter sfamare tutti i palati.

Linux, creato dallo studente finlandese Linus Torvals, è oggi un sistema operativo utilizzato in tutto il mondo e tutti noi abbiamo incontrato in qualche modo il simpatico pinguino che lo rappresenta.

Torvals ha scelto un pinguino grassottello e contento come logo e mascotte per il senso di soddisfatto relax che trasmette.  Tux è diventato ben presto simbolo di una filosofia del software, ma anche di iniziative simili in altri campi, oltre che protagonista di svariati video game.

La condivisione dei programmi e l’abolizione delle licenze in base al numero di utenti sono una svolta nella gestione del business del software.

I programmi open source sono coperti da uno speciale sistema legale che si chiama General Public License (Gpl).

Invece di porre limiti alle modalità di utilizzo del software, come fa una licenza informatica standard, la Gpl, ­ nota anche come copyleft. ­ garantisce quanta più libertà possibile  (www.fsf.org/licenses/gpl.html). I programmi coperti da Gpl ­ o licenza simile, ­ possono quindi essere copiati, modificati e distribuiti da tutti, a condizione che vengano redistribuiti sotto un regime di copyleft.

La restrizione è ovviamente fondamentale, in quanto impedisce che il materiale diventi  prodotto proprietario.

Questo meccanismo rende il software Open Source diverso dai programmi che sono semplicemente gratuiti. Nelle parole della Free Software Foundation, la Gpl “rende il software libero e garantisce che resti libero”, in una comunità che lo utilizza e nutre.

Il ruolo dell’Open Source e degli Open Standard potrebbe assumere una portata rilevante nello sviluppo economico, sia nella revisione dei budget legati a specifici progetti che come logica organizzativa e modalità di cooperazione.

Unu-Merit, noto centro di ricerca universitario di Maastrict, ha appena concluso una ricerca finanziata dalla Comunità Europea denominata FLOSSPOLS su tre aspetti: interoperabilità ed utilizzo in ambito e-government, aiuto per lo sviluppo dell’inclusione sociale, creazione di un modello  organizzativo che ingloba la filosofia information-sharing/information-selling.

Questo studio, evidenziando buone pratiche e modelli economici, potrebbe portare un valido aiuto allo sviluppo economico e culturale di paesi non abbienti.

Non a caso altre ricerche simili del Merit sono orientate a paesi africani.

Il caso della regione spagnola dell’Extremadura, uno dei più poveri del Paese, appare conglobare i tre argomenti con risultati sorprendentemente positivi.

La scelta dell’Oper Source è stata lo strumento per migliorare i servizi ai cittadini ed incrementare l’inclusione tecnologica.

Oggi nelle scuole esistono 400 server e 80.000 Pc che utilizzano Linux grazie al progetto LinEx, mentre altri 34 server e 14.000 Pc sono utilizzati in strutture sanitarie.

Agli studenti e a tutti i cittadini interessati sono stati distribuiti 150.000 CD per installare Linux ed altre applicazioni a casa.

La ricerca del Merit rileva che in Spagna il 98% delle organizzazioni pubbliche utilizza software Open Source.

Fundecyt è stato uno dei protagonisti del progetto in Extremadura, si tratta di una istituzione no-profit sotto la guida delle autorità regionali, l’Università di Extremadura ed altre istituzioni finanziarie per lo sviluppo locale.

Francisco Huertas Mendez – coordinatore tecnico del progetto – ha affermato che per motivi di budget l’ipotesi di software proprietario non è stata presa in considerazione, in quanto eccessivamente pesante in relazione all’ampiezza di risultati che si intendevano raggiungere.

Il budget utilizzato per il progetto LinEx è decisamente interessante:

 

Initial costs

Software development

€     71.530,06

Deployment costs

Software technical support

€     11.000,00

LinEx server

€     77.089,65

Local servers

€     33.943,13

Total

€   193.562,84

 

La ricerca del Merit ha rilevato che anche in Francia le organizzazioni pubbliche hanno entusiasticamente adottato soluzioni Open Source.

L’agenzia IT del Primo Ministro, ADAE, ha indicato le linee guida per l’adozione di software Open Source negli enti pubblici senza violare le leggi sulla concorrenza ed esiste un’associazione di enti locali (Adullact) che ha come missione la creazione di una comunità di operatori pubblici “Open Source” che possa condividere le applicazioni.

Questo sia per dare un impulso alle software-house locali, sia per limitare le spese degli enti pubblici.

Alcuni malignano che una tale diffusione sia legata anche ad un certo antiAmericanesimo, decisamente negato dagli operatori che elencano tra le motivazioni principali il risparmio economico ed una rivoluzione tecno-culturale.

L’Agenzia delle Entrate francese è migrata verso l’applicazione Open Source  di JBoss, fondata da Marc Fleury, classe 68, parigino, Phd all’ Ecole Polytechnique, che ha appena sottoscritto la vendita della società per 350 milioni di dollari alla Red Hat, creando un’organizzazione fornitrice di sistemi operativi e di una suite di middleware Open Source capace di competere con Bea System, Oracle, IBM.

Uno dei recenti colpi messi a punto da Fleury è la fornitura dei suoi prodotti a Credit Swisse che proietta il fatturato dell’anno a superare gli 80 milioni di dollari.

JBoss permette di gestire un consistente numero di applicazioni cosiddette “mission-critical” a partire dalla dichiarazione dei redditi on-line utilizzata da ben 3.8 milioni di persone lo scorso anno.

Le applicazioni utilizzate al momento sono 150, ma sono in corso diversi progetti che faranno ben presto crescerne il numero.

Ancora, ben 80.000 PC della polizia francese girano OpenOffice e molti ministeri – a partire da quello della difesa fino a quello dell’agricoltura – usano applicazioni Open Source.

Anche gli inglesi hanno abbracciato “pubblicamente” l’Open Source. Camden è una delle 33 circoscrizioni della città di Londra ed è famosa per un suo mercatino, meta di turisti internazionali.

Pochi invece sanno che nel 2003 è stata finalista all’European E-Government Award a Como presentando il progetto APLAWS, un content management system per il portale dei servizi ai cittadini.

Più di 500 servizi sono oggi erogati ai 189.000 cittadini residenti. Il lavoro è durato quasi 4 anni, si basa su software Open Source ed ha richiesto la collaborazione di diverse aziende operanti nel mondo OSS.

Il punto di forza di questo progetto è la precisa richiesta di qualità professionale che ha permesso a piccole softwarehouse di essere selezionate e di dimostrare il proprio valore.

Questo tipo di ragionamento e la scelta di andare verso soluzioni Open Source si ripete qua e là in Europa, nei grandi come nei piccoli centri.

Il progetto A7 non riguarda un’autostrada, ma cinque comuni olandesi che hanno deciso di condividere un processo di migrazione verso Sistemi Aperti, integrando le risorse esistenti e sfruttando le similarità (es. il prodotto CiVision di PinkRoccade).

Il progetto ha come obiettivo un rinnovamento tecnologico, ottenendo sensibili risparmi rispetto ad un progetto di semplice replacement.

La tavola delle attività mostra come la scelta fondamentale sia arrivare ad un unico sistema Open Source intergrando quanto già in essere:

 

Municipalità

Grootegast

Marum

Haren

Winschoten

Riederland

OpenOffice.org under Linux & LTSP

 

 

X

X

X

Paired with Pink CiVision

X

X

X

X

X

Conversion of own formats

X

X

X

X

X

Novell eDirectory under Linux

 

 

 

X

X

Novell GroupWise under Linux

 

 

 

X

X

OpenOffice.org under Citrix

X

X

 

 

 

PDA’s paired with GroupWise

 

 

 

X

 

Novell Bordermanager replaced

 

 

 

X

 

Researching Linux Fat-clients

 

 

X

 

 

Offering user applications

 

 

X

X

X

 

La stima dei costi è interessante. A fronte di costi di migrazione pura più alti (5-25%), con una integrazione la spesa in hardware e licenze è più bassa, portando ad un risparmio su costi non ricorrenti di 17.000 Euro per Reiderland e più di 46.000 Euro per Wischoten. Uniti e liberi si risparmia.

La filosofia Open Source quale modello organizzativo è sbarcata anche in altri settori già prima della ricerca Merit.

Open Law è il progetto del Berkman Center for Internet and Society dell’ Harvard Law School. Gli avvocati del Berkman sono specializzati in ciberspazio, copyright, crittografia ecc.

Di solito gli studi legali scrivono gli argomenti per il dibattimento un po’ come le aziende informatiche scrivono il codice dei loro programmi: discutono un caso internamente, a porte chiuse e, anche se poi durante lo svolgimento il prodotto finale viene reso pubblico in tribunale, le discussioni e le tesi (l’equivalente del “codice sorgente”) che sono alla base della linea adottata rimangono totalmente segrete.

OpenLaw costruisce invece i suoi argomenti in pubblico e li mette in circolazione coperti da copyleft.

“Abbiamo usato deliberatamente come modello il software libero”, spiega Wendy Selzer, responsabile del progetto (http://cyber.law.harvard.edu/openlaw/openaccess/); tutti sono invitati a partecipare, non solo gli addetti ai lavori.

Che, in un mondo dove molti sono convinti che mantenere gelosamente il sapere sia sinonimo di potere, qualcosa stia cambiando?

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