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2011
12
Lug

L’Italia dei poveri - Giovanni Russo

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prefazione di Giuseppe Lupo
Hacca (Macerata, 2011)
pag. 382, euro 16.00
 
Era ancora il 1958 quando il giornalista Giovanni Russo, osservatore acuto e prezioso del Meridione e dell'Italia tutt'intera, nato nella Salerno molecola infinita di tantissimi Sud, pubblicava presso Longanesi la prima edizione di "L'Italia dei poveri"; che poi Marsilio riprese nell'82; e oggi, infine', la sempre valente maceratese Hacca riporta in libreria. Mentre Avagliano, ancora, riprendeva il più sgattaiolante "E' tornato Garibaldi" e Dalai si da fare nel tenere costantemente in vetrina uno dei suoi migliori autori. Ma questo ovviamente è nulla. Perché quel che necessita sapere è nei dialoghi che l'autore aveva ripreso su carta nei tempi subito, o quasi, successivi all'uscita italiana e allora internazionale dalla Seconda Guerra Mondiale. Dove l'Italia povera, appunto, è guardata, quindi persino soppesata, attraverso la lente fiera e materiale di contadini ed emigranti, comunisti e preti eccetera eccetera. Innanzitutto dove il contadino lascia la terra che non lo salva più per smarrirsi nell'urbe che riesce ad annientarlo, annullarlo. Dove ci sono due chiese, prevalentemente. Insomma il Cattolicesimo cha politicamente avanza nonostante una forte tendenza in calo delle vocazioni pastorali e un Comunismo di partito che segue una serie di schemi rigidi e allo stesso tempo deve rendersi conto che nell'Urss il nuovo presidente-leader ha denunciato i soprusi dello Stalin evocato da un mare di genuine bandiere. Giovanni Russo, e lo spiega lui stesso in fase di breve presentazione della raccolta di scritti, da voce a una nazione che per mezzo del destino deve riprendersi dalle sonnolenze e per provare a seguire o eseguire la tanto rinomata, magari a cambiali, società moderna. Ovviamente oltre Carlo Levi. Evidentemente quando sentire davvero il battito del cuore di Genova, registrare la sua pressione dal polso, vuol dire raccontare che siamo nei vicoli del sottoproletariato – scansato persino dal Pci ufficiale. Retroterra culturale è Pasolini unito a Levi, appunto. Ma terra fertile degli articoli descrittivi della realtà totalmente assecondata in presa diretta, sono le persone. La vera e pulita "Italia dei poveri". Russo, passando persino velocemente per la Francia, fa tappa in una serie di simbolicamente necessari luoghi dell'ex BelPaese. Il rigore con il quale lo scrittore riporta storie e ambientazioni, d'altronde, non può che accompagnare l'ascolto delle soggettività a cui Russo dona attenzioni. La nota di Lupo permette di raccogliere altri elementi utili a inquadrare l'opera: perché il critico e scrittore d'origini lucane entra in contatto con la volontà di Giovanni Russo. Allora come oggi "L'Italia dei poveri" è testo utilissimo. Ancora oggi molte riflessioni avanzate dall'analisi della realtà fotografata con cura valgono a pieno. Si pensi, per fare un piccolissimo esempio ma evocativo, alla crisi dei partiti e alla crisi delle vocazioni. Russo viaggia col taccuino in Nord e Sud pronti a essere il Settentrione e Meridione che sapevano e che oltre il 2000 rivediamo.  
 
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:: Nunzio Festa
Nunzio Festa è nato a Matera, nel’81, dove attualmente lavora; risiede nel suo paese natale, Pomarico (MT), con la sua compagna.
Poeta, narratore, critico; lavora nel campo dell’editoria, revalentemente come editor per la materana Altrimedia Edizioni – della quale è anche direttore editoriale, e come consulente editoriale. Collaboratore giornalistico per cronaca e cultura, dal 2004 in maniera stabile per Il Quotidiano della Basilicata Collabora, inoltre, con siti internet, riviste e altri giornali. Suoi articoli, poesie e racconti sono stati pubblicati su riviste, quotidiani e in varie antologie. Nel 2004 ha pubblicato la sua prima silloge poetica E una e una (Montedit), mentre nel 2005 la sua prima raccolta di racconti Sempre dipingo e mi dipingo. Storie di vita ballate e condite con musica (Edizioni Il Foglio letterario). Nel 2007, la silloge poetica Deboli bellezze è entrata a far parte della collana curata da Silvia Denti, ‘I quaderni Divini’. Dieci brevissime apparizioni è il titolo delle prose poetiche pubblicate da LietoColle nel 2009. Il suo primo romanzo è stato pubblicato presso Arduino Sacco Editore, sempre nel 2009, ed è titolato L’amore ai tempi dell’alta velocità. Del 2010 è anche “Quello che non vedo”, (poema, per Altrimedia Edizioni), con contributi di Ivan Fedeli, Plinio Perilli, Giuseppe Panella, Francesco Forlani, Franco Arminio, Massimo Consoli. Una sua silloge inedita, nel 2011, è entrata a far parte dell’antologia, curata da Gianmarico Lucini, “Retrobottega”.
Altre opere sono in corso di pubblicazione. Poesie, racconti invece ancora inediti, un romanzo e un'antologia poetica in “fase di scrittura”. Vive per scrivere.
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