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Intervista con Tenedle

16 min read
 
 
Artista : TENEDLE
Album : GRANCASSA
MUSICA D’AUTORECONTEMPORANEA
L’INCONTRO TRAMUSICA ELETTRONICA E CANZONE D’AUTORE.
 
TENEDLE scrive eproduce i propri suoni dal tempo dei primi sintetizzatori midi. Nato a Firenze,vive attualmente in Olanda dove lavora e trae nuova ispirazione.
Negli anni hapercorso e sperimentato svariati sentieri sia come autore, compositore, cheproduttore.
Compone e realizzamusiche di scena per il teatro, soundtracks e musica sperimentale, ma è con laforma canzone che illustra le proprie visioni, i suoi sogni ed incubi. Le sueperformances si avvalgono dell’uso di immagini e di svariati elementi teatrali.
Cresciuto tra”Sergent Pepper’s” e la “Computer music”, compone piccoli films, cercando dicatturare e raccontare la tenerezza e la crudeltà della condizione umana.
GRANCASSA è ilquarto album ufficiale. Dopo Psifreakblusbus (2003), Luminal (2005), Alter(2007), ecco il suo nuovo disco, un disco veramente nuovo!
Unico nel suo genere,ricco di ospiti, tra cui le splendide voci di Marydim, Silvia Vavolo e VanessaTagliabue Yorke e la tromba di Rocco Brunori. Musica elettronica raffinata chefonde i suoni, i rumori e i ritmi della contemporaneiàˆ ad un uso della parolacurato, riflessivo e critico.
Grancassa trattadelle nuove forme di solitudine che la tecnologia ci regala, un pellegrinaggioattraverso i vuoti che cerchiamo di colmare.
Dal brano diapertura “Hikikomori”, all’ultima traccia, “In feedback” , GRANCASSA è unviaggio, attraverso atmosfere nordiche, rarefatte, talvolta ossessive, in cercadi un orizzonte “dove perdersi, ogni tanto, un’ora”….
 
Release :December 2010
Label : Udurecords
Tracklist :01 Hikikomori/ 02 Lo stato in cui micerco/ 03 Ideale/ 04 In una catapulta/ 05 Sta accadendo 06 La cura del suono/07 Maledizione/ 08 Boomerang/ 09 Hai Fai/ 10 Grancassa/ 11 La spiaggia/ 12 Lecose infinite/ 13 Egocentrifugo/ 14 In feedback
 
GRANCASSAscritto e prodotto da Tenedle
Registrato alloPsicbusmobile & Sussurround
Haarlem – TheNetherlands
info@tenedle.com
Management –Booking:
Cristina Franchi –Promorec
info@promorec.it
Contattoper promozione ed Edizioni Musicali:
Govind Khurana perNew Model Label – govindnml@gmail.com  
 
Tenedle – “La Cura Del Suono” – nuovosingolo dall’album “Grancassa” ed EP in free-download su: http://discography.tenedle.com/album/la-cura-del-suono-single
 
Link:
 
 
Prossimi Appuntamenti:
 
22Luglio 2011 @ Molenpark – Haarlem – Olanda – live
6Ottobre 2011 @ The house of rising – Amsterdam – Olanda – live + expoVernissage
13 Ottobre 2011@ De Harmonie – Edam – Olanda – live
27Ottobre 2011 @ The house of rising – Amsterdam – Olanda
 
 
Autore,cantante, performer e produttore.

All’anagrafe Dimitri Niccolai, dopo una lunga militanzanella band elettropop LAUGHING SILENCE (Firenze, 1985/95), produce sotto lopseudonimo di TENEDLE diversi progetti da solista sin dal 1997.Psicfreakblusbus (2003), Luminal (2005), Alter (2007) e il nuovissimo Grancassa(dicembre 2010), sono gli album ufficiali pubblicati ad oggi. Tenedle scrive edha scrittto musica per svariati progetti per teatro, esposizioni di artefigurative, cortometraggi e immagini, sia in Italia che in Olanda, doveattualmente vive e lavora. Il sito ufficiale, www.tenedle.com è ilriferimento principale per ascoltare le sue ultime produzioni e rimanereaggiornati sui suoi impegni attuali. La musica di Tenedle, tra la canzoned’autore e l’elettronica, le parole e i temi immaginari dei suoi concept hannoportato la stampa a definirlo “cantautore visionario”. Se da un latoperò, per cantautore, si intende l’importanza che viene data ai testi, non èassolutamente in secondo piano l’attenzione e la cura che Tenedle riserva allaproduzione e a cio che il suono può offrire in termini di “fotografia” allasceneggiatura dei suoi piccoli film. Questo lo allontana apparentemente dallafigura del cantautore classico, ma la sua resta Canzone d’autore anche se comelui stesso ama definire, contemporanea. Ascoltare è il modo migliore perentrare in un universo musicale sicuramente personale, riconoscibile. Leperformance, i concerti di Tenedle, negli anni sempre più influenzati dalleesperienze teatrali e dall’uso delle immagini con le quali riesce ad offrire,raccontare qualcosa di personale anche dal vivo.
 
 
INTERVISTA
 
Chi ascolta musica, sente d’incantopopolarsi la sua solitudine (Robert Browning)

Davide
Ciao Dimitri, è stato un vero piacere ascoltare il tuoultimo lavoro, ma soprattutto scoprire che è uno di quei dischi che torni ariascoltare. Il che, nell’enorme quantità di musica che oggi si produce e ciincalza, immediatamente e gratuitamente disponibile, ho apprezzato più ditutto.
Come vi hai lavorato in questi quattro anni dalprecedente Alter? Come sono nate queste canzoni, quale idea di fondo, quale filrouge descriveresti al suo interno?

Tenedle
Intanto grazie per la bella introduzione, l’immediatomi interessa in realtà relativamente quando faccio un disco, il fatto che sifarà ascoltare e riascoltare mi piace molto di più.
Grancassa è stato scritto in Olanda, dove ri-vivo datre anni. Ho avuto il tempo, lo spazio e l’intimità per pensarlo esperimentarne il suono. Direi che l’orizzonte, il guardare lontano e lasolitudine, non necessariamente in senso negativo, sono alcuni elementi che mihanno condotto durante la scrittura. Mi sono trovato più solo in spazi piùampi, ho osservato le cose, la natura e l’uomo e mi sono accorto delledistanze. Distanze che cerchiamo di colmare anche con la tecnologia, che invecespesso ci isola. Così è venuto fuori un disco sulla solitudine, condizione cheho sperimentato ma ripeto, in senso talvolta positivo, sentendomi a volte unmonaco, un auto esiliato, un alieno. La musica ed il suono di Grancassa sononati appena prima dei testi, nella mia piccola stanza affacciata sulle millelucine dell’aeroporto di Schiphol a pochi chilometri da Amsterdam.

Davide
Il lavoro di ogni uomo, sia esso la letteratura, o lamusica, o la pittura, o l’architettura, o qualsiasi altra cosa è sempre ilritratto di se stesso… disse Ralph Samuel Butler. Come ti ritrae dunque “Grancassa”e che tipo di esperienza pensi di avervi fatto e racchiuso?

Tenedle
Condivido, o sei dentro quel che fai oppure è un falso.La vanità, la cura, il gioco, ma soprattutto l’esperienza emotiva personale edogni volta che scrivi sono più i tormenti che i momenti d’esaltazione. È comunquesempre un confronto con se stessi e dopo con gli altri. Ogni cosa che scrivi èscelta, autobiografica o meno, fa o farà parte della tua esperienza vissuta,quindi la relazione è strettissima. Per me scrivere è necessario, e solo con lamia musica le mie opinioni sensazioni in un periodo diventano un verolinguaggio. Ho scoperto un modo salutare però, di parlare di me stesso senzaprendermi troppo sul serio, quello di lasciarmi parlare. Naturalmente ciò cheracconti di te deve essere accessibile in termini di riconoscibile, altrimentite lo puoi tenere per te, quindi cerco di proiettare quello che entra  o nascedentro immaginandomi di essere un altro, un’altra, altri, immaginamdomi a cosapensano (o spesso a cosa non pensano) i miei vicini, compagni di viaggio. Larealizzazione di Grancassa ha preso tre anni della mia vita, le canzoniresteranno o forse no, ma il fatto personalmente è un segno indelebile, lo soormai per esperienza.

Davide
Ascoltandoti ho avuto la sensazione di un legamecompositivo profondo e profondamente rielaborato non solo con la musica nordeuropea di anni recenti, ma anche con i tardi anni Ottanta più raffinati (pensoper esempio a The The o ai Prefab Sprout come nella tua “Ideale”), per quantole sonorità siano ovviamente altre. Cosa ti è rimasto di quegli anni e deiLaughing Silence?

Tenedle
L’esperienza con i Laughing è stata davvero formativaoltre che estremamente creativa e divertente, appassionata come spensierata.Passavamo ore e ore ad ascoltare i Depeche Mode e poi in cantina a rifare queisuoni con i nostri synhts o campionare aspirapolveri di ogni marca, poi a farfunzionare gli allacciamenti midi e riversare tracce sul nostro 4 piste. Cisembrava normale vivere in cantina anche se i nostri amici e le altre bandfiorentine di quel periodo ci credevano marziani, avevamo davvero già un suonospaziale e anche un buon seguito, si suonava molto a Firenze e anche in beiposti. Dopo un periodo in cui la canzone d’autore ed altre influenze musicalimi hanno creato non poche crisi esistenziali, tutto comunque estremamenteutile, ho ripreso il percorso per me più naturale, la musica elettronica mipermette di fare ancora esperienze creative affascinanti e creare l’idealeambiente per le mie canzoni. Lavorare ore e ore su suono e concetti è ormai unaabitudine che ho sin da quei tempi credo. I Laughing mi hanno lasciato ineredità il metodo. Degli 80 forse mi è rimasto solo il sapore dell’ultimoperiodo in cui la musica aveva un certo valore evocativo e formativo per unadolescente, ancora c’erano contrapposizioni nella società e nell’arte chestimolavano un senso critico e c’era spazio, tanto spazio per la musica, perquesto forse, negli anni ottanta è stata prodotta ahimè anche tanta musica inutilee addirittura dannosa che poi ha preso il sopravvento.

Davide
Ti sei trasferito in Olanda nel 1995, dedicandotidapprima alla pittura e alla musica strumentale. Posso chiederti il perché diquesta scelta e perché, in particolare l’Olanda? Citando la tua “Lo stato incui mi cerco”, è uno stato in cui ti sei cercato e cosa vi hai trovato?

Tenedle
Dal 1995 al 1997 ho vissuto in Olanda per la primavolta, isolato quasi da tutto, in un periodo in cui il web appena appenanasceva e la comunicazione avveniva via lettera, per fax o telefono. Hoscoperto un paese bello e differente dal mio, ma soprattutto allora, hocambiato per certi versi immediatamente vita, venendo a conoscenza con arte,cultura, costumi nuovi. Rimasi affascinato e sarei rimasto li. Con Inge, la miacompagna, decidemmo di tornare in Italia dove siamo rimasti per 10 anni.”A casa” ho pubblicato i miei dischi e iniziato a dare forma a tutto,anche se con estreme difficoltà. Siamo tornati qui in Olanda nel 2008 ed hoiniziato a vivere di musica davvero. Niente è stato inutile specialmente lasofferenza. Trovo davvero attenta e inerente la citazione in questo caso de”Lo stato in cui mi cerco” è proprio il brano più autobiografico cheabbia scritto ultimamente, ma se lo ascolti bene dice già tutto, cioè che”forse non c’è, anche se ancora non rinuncio al sogno”, questo valesia per lo stato interiore che per il paese ideale e potrei auto citarmidicendo “La terra è il mio pianeta, ma spesso qui mi sento alieno”.Non mi sento un italiano tipico, ma non sono nemmeno olandese, o forse,preferisco pensare di essere entrambe. Sono troppo difficile per sentirmi a mioagio in questo pianeta pieno di ingiustizie.
 
Davide
Olanda nonostante, i tuoi dischi li fai qui in Italia.Psicfreakbluesbus per la Interbeat, i lavori per la UDU, Luminal e Alter equindi Grancassa… Perché hai scelto di cantare ancora nella nostra bellissimalingua e di non puntare il più possibile verso un mercato internazionale, comeconsentirebbe la tua musica, usando il solito inglese?

Tenedle
Tu stesso non esiti nel definirla “linguabellissima”… Ecco perché non ci rinuncio. L’italiano è una linguameravigliosa, ricca, forte eppure duttile, che ti permette di giocarecontinuamente. È la mia lingua, e anche se parlo e conosco sempre megliol’olandese e abbastanza l’inglese, non smetto di trovare nella mia lingua tuttoquello che mi serve per dare sfogo alla mia fantasia.  Ultimamente poi hoscoperto “da olandese” una cosa “nuova” sul nostro idioma,il suo suono. Hai mai pensato che l’italiano ha un bellissimo suono? Beh,quando canto davanti agli olandesi che non capiscono le parole, mi accorgo cheascoltano molto volentieri anche il loro suono e mi diverto anche a”suonarle”. Pensateci, colleghi musicisti. Questo non vuol dire chein futuro non possa cimentarmi con la scrittura in altre lingue, vista la miacittadinanza ormai europea.
 
Davide
Firenze, una delle città più belle del mondo, doveovunque è Arte, cultura e storia ai livelli più alti. Ha influito in qualchemodo esservi nato e cresciuto e in che modo?

Tenedle
Tutto è arte, cultura e storia a Firenze, hai ragione,storia passata però, un museo. Patrimonio dell’umanità ma palla al piede pergli artisti fiorentini. La città vive di rendita da secoli e ora grazie a questoè totalmente insensibile alla voce dei propri artisti. Il rinascimento è finitoda tempo e non accenna a ripartire. Io sono fiorentino nel profondo, nel sensoche ho ereditato dai nonni dei nonni dei miei nonni la “fiorentinità”. Credo che se c’è, se si può generalizzare, mi sia stato trasmesso quelcarattere curioso e rispettosamente irriverente, ironico e direi sincero deifiorentini. Dante, Michelangelo, Galileo, Pratolini, fino alle personalità delnostro tempo come Tiziano Terzani, Roberto Benigni, tutti più o meno fiorentinie tutte persone laiche, curiose, rispettose ma anche dissacratrici. Tutte oquasi tutte però, guarda caso, esiliate o emigrate. Mi ci metto anche io mentreaggiungo un’altra dote dei fiorentini, la modestia (ah ah). Firenze è bellissimasia chiaro, la più bella, e quando torno, se non penso a quel che ho affermatomi è sempre difficile ripartire. Da artista nato a Firenze devo dire cheall’estero ti accolgono sempre bene….tutto fa. 
 
Davide
Canzone d’apertura, Hikikomori… Un fenomeno che ilMinistero della Salute giapponese ha per primo studiato e definito. Latecnologia, l’approccio virtuale alla vita non aiuta. Vale anche per la musicain casa di questi tempi sempre più rinchiusa?

Tenedle
Quello degli Hikikmori infatti non è un fenomeno cosìdistante dal nostro nasconderci e rinchiuderci nelle nostre casette davantialla tv o dietro false identità, identità truccate per essere esposte sufacebook, sui siti per incontri o le varie second-life di turno. Sempre menosocievoli con i vicini, con gli stessi familiari, flirtiamo invece con glisconosciuti, incapaci di comunicare. Non so se la musica subisca lo stessoeffetto per colpa della tecnologia, l’arte è sempre stata anche solitudine,distanza critica dalle cose, a volte drammatica ma indispensabile per lacreatività. Il momento solitario del creare si contrappone sempre a quellosocievole del darsi, offrire la propria arte dopo, quello che hai detto o chehai da dire. Per il resto ho paura invece che si, la tecnologia ci renda tuttiun pò Hikikomori. Bellissimi oggetti che ci permettono di ascoltare musica,scriverci mail e inviarci baci via sms ma che ci disabituano a guardarsi negliocchi e chiedersi “come stai dentro”?
 
Davide
Sei anche attore, regista, drammaturgo, autore dimusiche per il teatro… In che modo incide la passione per il teatro nella tuamusica?

Tenedle
Fermati! Sono abbastanza egocentri-fugo (e fiorentino)di mio da crederci fin troppo. Sono un apprendista, uno sfrontato che fa tuttocon curiosità e sfacciataggine spesso. Ho fatto esperienze in ognuno di questiruoli ma solo perché relativi alla mia musica, al ritmo dato dalla musica chescrivo. Sotto la “guida” della musica riesco ad affrontare anchequesti mondi, ma resto un musicista, senza certo pormi limiti, visto il tempoche stringe, ma è la musica il filo conduttore. Il teatro mi piace, come mipiace il cinema, ma non lo conosco abbastanza. Credo comunque che sia ancora illuogo ideale e più moderno per “fare” sogni. Se ascolto la mia musicapreferita lo faccio in cuffia e chiudo sempre gli occhi… quando li apro,sempre ascoltando la mia musica preferita, allora sono in un teatro.

Davide
In “Le cose infinite” si ascolta la voce campionata delpoeta e drammaturgo Giuliano Scabia… Un omaggio?

Tenedle
Giuliano Scabia, un vero poeta e grande uomo, oltre cheil padre di Marco Scabia, con cui suonavamo nei Laughing Silence, mi hainsegnato un sacco di cose che nonostante già quando ero adolescente miaffascinavano, ho capito emergere nella mia coscienza, e darmi forza, solo neltempo. I miei incontri con lui, negli anni rari ma sempre preziosi, sono tra leore più belle della mia vita, non so se lui lo sa, non ho neanche avuto ilcoraggio di fargli sapere del brano, per paura che non gli piacesse, eppure si,con i suoi libri sul mio comodino accanto a quelli di Emily Dickinson e pochialtri, quello che significa la gioia e la bellezza delle piccole cose, il giocodel bene e del male, dell’amore, la poesia, lo devo anche a lui.
 
Davide
Cosa vuol dire Tenedle?

Tenedle
Vuol dire “Dimitri”, in un alfabeto che parediscenda dall’aramaico e pare venisse usato dai carbonari.
Una storia curiosa iniziata da uno zio che introdussein famiglia, al ritorno da un viaggio in Sardegna, questo modo di chiamarci.Non ti dico i nomi stranissimi a volte impronunziabili che venivan fuori inquel periodo.
Da quando io ho quattro anni uno dei miei nomi èTenedle dunque. Niente di particolarmente complicato direi.

Davide
Parlaci di Sussuround. La possibilità odierna diautoprodursi consente libertà, ma rischia di essere nondimeno una esperienzaauto-delimitante. Stai pensando di produrre anche altro dalla tua musica ol’hai già fatto?

Tenedle
È possibile, ne riparliamo quando comincerò a faredischi o cose ripetitive, tienimi d’occhio mi raccomando. Per ora non c’è altrapossibilità che l’autoproduzione, vantaggio e limite, certamente. Cerco diaprirmi al mondo ed altri orizzonti anche producendo dischi di gente moltodiversa da me. Adesso non ho le risorse per fare di Sussurround una casa diproduzione scegliendomi artisti da produrre ma vengo chiamato da band che hannosentito i miei dischi e mi chiedono di produrre i loro. In Olanda sono alla miaprima esperienza con i Bender, a ottobre il disco sarà pronto, in olandese, ungenere apparentemente lontano dal mio eppure, la magia della musica quandovale, stiamo lavorando con armonia e divertimento. Le altre mie produzioni incorso sono per il teatro e spesso le linee guida le dettano il regista ol’autore di turno. Qui impari credo a non chiuderti in te stesso.
 
Davide
Almeno qui in Italia non arriva granché dall’Olanda… Albrucio, dovessi dire dei nomi, me ne viene qualcuno dal passato… Sweelinck aparte, rammento i Focus e i Kajak, o i Sinister e i Golden Earring… Poco di più.E nulla o quasi del presente. Per il passato si dice che vi sia stata una scenamusicale ricca ma poco presa in considerazione anche, e soprattutto, per colpadelle band stesse, incapaci di valorizzarsi a livello commerciale. Com’è lasituazione invece per il presente? C’è qualche compositore o musicista o gruppoolandese che ci consiglieresti di scoprire?
 
Tenedle
Ci sono musicisti e band molto preparate e ce ne sonotante anche qua. Anche qua, quando fanno gli americani o gli inglesi miinteressano meno, quindi apprezzo di più gente che canta in olandese, chelascia trasudare suoni si contaminati e influenzati dal resto del mondomusicale, ma che hanno un carattere autoctono. Tra le cose che apprezzo di piùci sono Spinvis cantautore che sperimenta anche suoni, e un gruppoesordiente niente male di nome Roosbeef,. Da tenere d’occhio l’etichettaindipendente Excelsior. I fenomeni come Caro Emerald, Anouke Ilse De Lange  mi interessano poco. L’Olanda non mi pare un paese digrandi geni musicali con tutto il rispetto eppure è un posto dove c’è grandeaccesso alla cultura quindi la scena è viva e ricca.  Le cose stanno cambiando,ma fino a ora è stato così, il ruolo della musica (anche quella importata)nella società olandese è sempre stato riconosciuto e ancora i musicisti anche”piccoli” hanno una loro dignità.
 
Davide
Perché Grancassa?

Tenedle
Uso sempre titoli, almeno fino a oggi, composti da unasola parola e stavolta ho trovato in Grancassa, senti anche solo che bel suonoin bocca che ha, quella che rappresentasse  elementi contenuti del disco. Lostrumento di strada che evoca, strumento popolare, che fa rumore, cherisveglia. Suono presente dall’inizio alla fine e che associo al camminare, alpellegrinare e al battito cardiaco, di cui nell’album parlo più volte e in modoparticolare in “Egocentrifugo”.

Davide
“Maledizione”, un blues alla David Sylvian (MidnightSun), “Boomerang” rimanda a Röyksopp… E poi il pensiero va a tratti anche agliAir eccetera… Perché ami le atmosfere nordiche?

Tenedle
Non so perché io le ami, amo molta musica, amoBeethoven ma non ho mai pensato di comporre una sinfonia, amo Jobim ma non sonocresciuto a suon di Samba, e amo i Beatles alla follia ma in fin dei conti sononato solo alla fine di quel periodo e in un altro posto. Mi appartiene comeartista più la musica a me contemporanea pensando semmai al futuro che quelladi ieri. Come hai detto tu all’inizio citando Butler questi suoni “sonome”, questo è il mio tempo e il mio linguaggio. Sono italiano, mediterraneocome i francesi Air si potrebbe dire, che fanno elettronica come me. Siamoeuropei. Credo che si possa considerare l’elettronica come una “worldmusic” europea del futuro visto che la musica “mediterranea” èstata introdotta in Italia dal Nord Africa, dai Balcani e dal medioriente e nonè nostra da sempre. La musica è il simbolo della contaminazione reciprocacomunque e per fortuna, e questo mi fa pensare di avere il diritto diconsiderare l’elettronica come musica italiana. Direi che la ascoltiamo e lasuoniamo più noi che gli olandesi stessi, qui a nord, ad esempio. Sullaletteratura e la melodia forse il discorso cambia e si fa più rigido, ma lamusica non ha confini.

Davide
A proposito di ospiti. Tra i musicisti ospiti spiccanole trombe di Rocco Brunori (Bandabardò, Novonada) e di Manolo Nardi… Solo in unbrano c’è un altro musicista, Dino Giusti, alle chitarre. Quindi, mancandoaltri strumenti ospiti, hai sicuramente privilegiato la presenza solisticadella tromba. C’è un motivo particolare?

Tenedle
Non saprei quali strumenti ospiti manchino, meglioparlare di quelli che ci sono.
Io suono la chitarra acustica ed elettrica, il piano,le tastiere e la mia voce, poi c’è una notevole dose di musica elettronica esuoni dell’altro mondo. Non volevo trasformare il disco in qualcosa ditotalmente diverso dall’idea iniziale. La scelta degli strumenti solisti, dallatromba alle altre voci è stata assolutamente ponderata. L’apporto personale, lenote e certe interpretazioni no, quelle hanno dato un carattere più estroversoal disco, grazie al talento, alla disponibilità e la sensibilità degli artistiche vi hanno partecipato. Non metterei nè un suono nè una nota in più solo peril prestigio di avere un ospite. Sono operazioni commerciali che avvengonospesso anche nella musica indipendente, che non sempre mi piacciono, Io pensosempre all’opera e ai colori e al suono che secondo me deve avere.
 
Davide
E poi la voce stupenda di Vanessa Tagliabue Yorke(Chicago Stompers) e delle cantautrici  Marydim (Mariangela Di Michele) eSilvia Vavolo. Non semplici vocalist, ma autrici loro stesse. Cambia il modo diesserci e di interpretare?

Tenedle
Assolutamente si! Rispetto a quello che avevoimmaginato quando le ho cercate, sono tutte e tre voci e personalità forti ediverse, le cose hanno assunto un carattere che amo definire più estroverso(come ho già detto) e inaspettato, eppure coerente grazie alle loro capacità.Io ho solo imparato .  Anche dal vivo sono tre artiste di grande livello. È ungran regalo averle in questo disco.
 
Davide
La cura del suono… La musica aiuta a vivereun’esistenza migliore?

Tenedle
La mia di certo … e lascio la frase così, invitandochi legge all’esercizio, con tutte le diverse interpretazioni possibili.
Scherzi a parte credo che la musica, la pittura. lealtre discipline artistiche, aiutino gli esseri umani a realizzarsi e aritrovare pace ed equilibrio, quindi un mondo di persone che ha la possibilitàdi esercitare di più queste discipline, senza necessariamente pensare alcapolavoro, è un mondo meno violento, perché meno materialista. Credofermamente in questo.
 
Davide
Cosa farai adesso e cosa prepari per il futuro?

Tenedle
Presente presente, fatemi parlare del presente, che peril futuro ho già lasciato 4 dischi (ah!). Il mio “piccolo” giovanissimoGrancassa ha bisogno di cure e attenzione. Voglio suonare queste canzoni peralmeno un paio di anni e presentare nel contesto delle mie performance anche imiei precedenti dischi e brani che volta volta escludo ma che rientrano dallefinestre.
Delle produzioni per il teatro e musica abbiamoparlato. È probabile che le collaborazioni nate negli ultimi anni mi portino ascrivere o produrre canzoni per i dischi di altri, poi ho in cantiere unapiccola opera per bambini, tutta mia, “La terra sotto i piedi”,vediamo… Intanto giro con l'”Egocentrifugo” tra l’Olanda, l’Italia eprobabilmente farò una capatina in Lussemburgo, in Belgio e in Germania. Non èmai abbastanza ma non è poco direi.
 
Davide
Grazie e… à suivre.
 
Tenedle
A te !
 

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