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2019
26
Ago

Intervista con Andrea Pellicone

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Andrea Pellicone Van Gogh Project – Crixstrix Suite

 
 
Un progetto musicale nato nel 2017 dall’interesse dell’autore rivolto a diversi generi musicali, in particolare al Rock Progressivo e alla musica classica. La scelta del nome è ispirata alla passione rappresentativa e alle prospettive innovative introdotte nell’arte visiva dal pittore Vincent Van Gogh.  Questo album di 7 pezzi raccoglie la prima terminata di una serie di suite in fase di composizione ed è dedicata a un concept: “Crixstrix Suite” narra del viaggio di Crixstrix, un esploratore extraterrestre fisicamente lontano dall’umanità ma ad essa molto vicino e simile dal punto di vista spirituale.  Nel corso di questo viaggio intergalattico che inizia con il brano di introduzione “Search for Planets”, Crixstrix assume il compito dell’esplorazione e della scoperta di nuovi pianeti e delle loro visita in prima persona allo scopo di piantarvi una prima “bandiera” della sua razza. Il viaggio subisce già dal secondo brano, “Falling Fireballs” un brusco e traumatico cambiamento dovuto ad una pioggia di meteoriti inaspettata, contrappasso alle situazioni inattese della nostra vita quando tutto sembra procedere per il miglior verso. “A little universe in universe, we arrive in unknown worlds, asteroids belts between us” dal testo della seconda strofa, recita a voler testimoniare una forma narrativa in prima persona plurale che potrebbe essere trasposta alla vita di un qualunque essere umano o di una comunità o di un gruppo di persone accomunate da un eguale destino. Il viaggio si traduce, nella seconda parte del brano, in una esperienza traumatica quando Crixstrix viene sorpreso dalla tempesta di meteoriti nel pieno del suo sentimento di curiosità, come cita il testo “will It live as I breathe?” riconoscendo, nell’ultima strofa, il sottile filo a cui il destino tiene appesa la vita di un qualsiasi essere vivente : “luck is blind but fleeble”.
 
Credits: Andrea Pellicone: composizioni, arrangiamenti, testi  – chitarre  – tastiere – voci – mixing
Logo e illustrazioni: Caterina Marino.
Consulenza artistica : M° Marco Biggi, Genova
Mastering : Marco Biggi presso M.B. Studio, Genova
 
Link a store digitali:
 
Intervista
 
 
Davide
Ciao Andrea. Intanto due parole di presentazione: qual è la tua formazione musicale, la tua storia prima di questa Crixstrix Suite e cos'è l'Andrea Pellicone Van Gogh Project (suppongo non sia una band, poiché vi suoni tutto da solo)?
 
Andrea
Ciao Davide. La mia formazione musicale nasce come batterista negli anni ’80 quando con due amici d’infanzia mettemmo su un gruppo punk-rock per suonare pezzi dei Sex Pistols, Clash e rivisitazioni, ad esempio, di Bob Dylan (ricordo che distruggevamo totalmente Knokin’ on Heaven’s Door ma eravamo ancora minorenni per andare in galera), Bob Marley e altre cose divertenti per la nostra età di allora. Poi in adolescenza inoltrata iniziai a suonare, sempre come batterista, in formazioni in cui suonavamo pezzi nostri dove ognuno inseriva le proprie influenze personali, da pop all’hard rock e, personalmente, all’heavy metal (ho tutti gli LP in vinile degli Iron Maiden fino a “A Real Dead One”, se non ricordo male, più un centinaio di loro singoli, sempre su vinile, bootleg, picture-disc, cofanetti, vinili sagomati ecc.).
L’università di Genova è un grande calderone di scambi culturali, e quindi anche musicali, fin dai miei (lontani) tempi ed è lì che iniziai ad ascoltare il classico prog “canonico”: Genesis, Yes, King Crimson, P.F.M., Area ecc. e la fortuna di conoscere di persona la stupefacente personalità di Bambi Fossati per il fatto che avesse la sala prove esattamente a fianco di quella in cui provavamo con i miei amici mi avvicinò definitivamente al prog, soprattutto, allo “sperimentare” e quindi ad approfondire tali strumenti musicali che prima in pratica strimpellavo solo per scherzo e neanche troppo in spiaggia, in primis, la chitarra. Da più grandicello mi avvicinai al jazz, sempre per soddisfare la solita fame di ricerca musicale e, come batterista, frequentai vari laboratori jazz, tra i quali storici e, devo dire, piuttosto riconosciuti e rinomati come il Jazz Lab Alessandrino, curato da Peppe D’Argenzio, altra persona squisita e sincera, oltreché un pozzo di sapere musicale, e il laboratorio di big jazz Band della iMusic School curato tra gli altri, da Angelo Schiavi in Roma, dove, per ragioni di lavoro, mi sono trovato a vivere per una dozzina di anni.
Ho avuto belle soddisfazioni suonando con Filippo Cosentino in un data del suo tour relativo al primo album al Casanova Pub di Roma e collaborando con altri ottimi jazzisti della Capitale e diventando fino al mio rientro a Genova il batterista della Antonio Capone Big Jazz Band.
Rientrato a Genova, ho conosciuto gli amici Marco Martini e Andrea Leone con i quali abbiamo prodotto un paio di colonne sonore per docufilm ed abbiamo appena terminato di registrare il secondo album per il progetto Oceans on the Moon.
Tutto quanto ti ho citato fino ad ora, unito all’ascolto di Mozart, Vivaldi, Bach (molto),Tchaikovsky ma anche il romanticismo che trovo molto in Beethoven. Per quanto riguarda la sperimentazione del poli-strumentismo, eccomi qua con “Andrea Pellicone Van Gogh Project”, dove, come giustamente accenni tu, suono tutto io e per il quale sto registrando proprio da oggi il secondo album.
 
Davide
Quali sono stati i dischi che hai ascoltato di più e che pensi di avere più consciamente e inconsciamente metabolizzato?
 
Andrea
Io sono pazzamente innamorato innanzitutto del primo album dei Supertramp che, ovviamente, custodisco gelosamente su vinile, sia per la composizione, le sonorità ricercate ma anche un po’ il principio di concept che ha in sé: un viaggio introspettivo che inizia a finisce con “Surely”, mi emoziono sistematicamente sempre quando ascolto questo album. E poi molti altri, penso a Dark Side of the Moon ma anche ad Animals dei Pink Floyd, anche se è difficile scegliere nella loro discografia, sto andando per emozioni, e poi mi vengono in mente i Genesis, Nursery Crime, “The musical box”, vorrei arrivare un giorno a quella abilità compositiva… ma dandoti dei titoli su centinaia che mi vengono in mente, secondo me, sto un po’ limitando la spiegazione della mia ricerca sonora e musicale.
Adoro Miles Davis e l’hard bop di Coltrane ma anche Charles Mingus. In quest’ultimo trovo molto “prog”.
Per quanto riguarda la musica classica, posso solo farti un paio di esempi tra le migliaia e tante opere di cui magari non ricordo neanche la classificazione, comunque ti cito Beethoven,   Moonlight Sonata piuttosto che alle armonie piene di cambi di intensità della Sinfonia N.7. Ricerco spesso le esecuzioni della London Synphony Orchestra che…. come dire… si riconosce subito come Jimi Hendrix alla chitarra, non so se mi spiego.
 
Davide
Perché hai scelto di fare un disco interamente da solo?
 
Andrea
Ho iniziato per scherzo a registrare su un pc delle idee, poi le ho riprese in mano e sempre per scherzo ho pensato di svilupparle “osando” un po’ su variazioni di tempo, modulazioni e sperimentazioni polifoniche e mi sono accorto automaticamente di aver concepito e suonato tutti gli strumenti io fino a quando, trovandomi nello studio di registrazione di Marco Biggi per il secondo album degli Oceans on the Moon ed ascoltando insieme in un momento di pausa il mio materiale, lui stesso mi convinse a presentarlo alle etichette ed eccoci qua grazie a Govind Khurana della New Model Label.
Certo, suonando tutto io, il tempo tra l’ispirazione e la bozza di registrazione è praticamente zero quando sto a casa ed è al massimo una mezza giornata se sono fuori. In media, quando decido di registrare un brano nuovo, il tutto, al massimo, si risolve in massimo due settimane dalla prima registrazione a mixing, tenuto conto che nella vita lavoro anche nella scuola pubblica. Quindi, per quanto riguarda il lavoro in studio, mi trovo molto bene in autonomia.
 
Davide
Com'è nato questo concept fantascientifico?
 
Andrea
Ho voluto raccontare una sorta di mio viaggio nella vita rappresentato dall’esploratore Crixstrix: talvolta ci si avvicina a terreni inesplorati consci dell’incognita dovuta all’ignoto e da un momento all’altro siamo per l’ennesima volta proiettati in una situazione anche di vera e propria sopravvivenza ma, nonostante ciò, non saremo mai paghi delle nostre esperienze e ci riaffacceremo nuovamente verso altre galassie e chissà… a volte si trovano bellissimi pianeti ed altre volte si viene improvvisamente travolti e inguaiati da una “pioggia di meteoriti”… certo non ci si annoia.
Questa visione alquanto autobiografica è nata in questo concept fantascientifico credo soprattutto per effetto della mia passione per la letteratura di fantascienza, in particolare per P.K. Dick e Isaac Asimov.
 
Davide
L'intoduzione è un po' spiazzante, con una chitarra scordata o microtonale, sicuramente dissonante?  Forse introduce l'alieno (di nome Crixtrix) o, insomma, qualcosa di alieno, di estraneo anche alle nostre orecchie? Come immagini o ti sei immaginato la musica di una civiltà "extraterrestre"?
 
Andrea
Si, la chitarra risulta dissonante relativamente alla tonalità dell’introduzione ma fa scale  pentatoniche usando come fondamentale la tonica di ogni accordo dei synth… un po’ come a descrivere lo sguardo di Crixstrix durante il suo viaggio, interessato prima ad un astro e poi repentinamente ad un altro, finchè la sua attenzione e, dunque, la musica, non si focalizzano verso una determinata direzione (e tonalità). Quindi, in effetti, credo non vi sia molta differenza tra la nostra curiosità di essere viventi, Crixstrix compreso, e la concezione “universale” di musica.
 
Davide
Ma dopo la pioggia di meteoriti cosa capita a Crixstrix, come finisce insomma?
 
Andrea
Nel brano Falling Fireballs, come dici tu, Crixstrix viene inaspettatamente travolto, durante la sua esplorazione spaziale, da una pioggia di meteoriti; paure e ansie prendono il sopravvento sul positivismo della curiosità dell’esploratore e, precipitando su un pianeta sconosciuto, il brano strumentale Crixstrix Loneliness “suona” dapprima il risveglio di Crixstrix, pago dall’essere comunque ancora vivo, per progredire a passi di intenzione sempre più crescente nell’intensità ma anche modulando l’armonia su una tonalità più tagliente e “pulsante” (l’unisono tra chitarra e sezione di archi, tanto per intenderci) a descrivere l’ansia della solitudine del protagonista trovatosi improvvisamente in un mondo sconosciuto e insidioso. Questa situazione si risolverà prima con un dolce risveglio sotto le stelle di Crixstrix, provato nel corpo e nell’anima dall’incidente, con il brano Awakened by the Stars e poi con il successivo decollo e ritorno a casa con Now the Sky e Back Home. A fare da “titoli di coda”, due stelle gemelle che si osservano reciprocamente tra onde eletromagnetiche di voci lontane spinte oltre i confini della galassia (nel finale di Twin Stars, dalle tracce presenti sull’audio-disco dorato installato sul Vojager lanciato nel 1977 in direzione dello spazio profondo).
 
Davide
Gran parte dei musicisti prog rock, scollegati dalla quotidianità, non parlavano (e non parlano) del contesto sociale e politico in cui vivono, avendo come obiettivo la ricerca della bellezza e l'esplorazione di mondi fantastici. Qual è il tuo obiettivo di ricerca attraverso la musica e in particolare attraverso certi canoni del rock progressivo?
 
Andrea
Contesto sociale? Ne riparliamo quando uscirà il prossimo album. Sarà un concept molto improntato sul sociale e sulla natura umana dei nostri giorni sotto vari aspetti, positivi ma anche negativi… e poi ci sarà una cosa che definirei… ”denuncia”… preferisco non anticiparti nulla. Quindi, io penso che in musica si possa esprimere qualsiasi cosa e prescindere dal genere, penso al Nabucco di Verdi, una racconto di schiavitù che potrebbe essere benissimo riportato ai giorni nostri: al posto del popolo ebraico sotto il dominio babilonese è facile immaginare il cittadino cosiddetto ”onesto”, che sopravvive ogni giorno respirando e mangiando ogni tipo di immondizia sia alimentare che morale della quale non si può liberare se non contrapponendosi al sistema in cui è immerso senza speranza di uscita: in schiavitù, appunto.
 
Davide
In copertina, per "Twin Stars", ringrazi la NASA per il "Voyager Golden Record" e per l'entrata di Juno nella magnetosfera di Giove... Nel senso che hai usato una sonificazione spaziale in particolare e quale? Perché invece hai usato in chiusura una parte dei 55 saluti in lingue diverse nel Golden Record?
 
Andrea
Come ti dicevo prima, Twin Stars fa da “titoli di chiusura” del concept, quindi le due stelle gemelle protagoniste si “scambiano scale spagnole” e armonizazioni sulla scala di Bach finali immerse nello spazio attraversato da onde elettromagnetiche tra le quali quelle prodotte dalla curiosità umana, tema principale unitamente all’ignoto ed alle loro conseguenze emotive, e il saluto in varie lingue è sicuramente una chiusura che da motivo di speranza, sempre, anche quando tutto sembra perduto o troppo “lontano” da noi e persino nello spazio profondo.
 
Davide
Cosa seguirà?
 
Andrea
Sto registrando il nuovo album che avrà maggior cura della produzione sonora, in particolare della batteria acustica e della chitarra-basso, ovviamente tutto suonato ancora da me, con brani strumentali ma anche con altri dove saranno presenti testi decisamente più elaborati rispetto a quelli di “Crixstrix Suite” che si incentreranno, diciamo, su due “concept”, uno di natura più sociale, appunto, ed uno in cui esplorerò maggiormente la musica classica (molto), basandomi principalmente sul concetto di “romanticismo” in entrambe le parti dell’album. Credimi, non posso accennarti più specificamente, “il nemico ci ascolta”, scherzo ovviamente, ma mi piacciono le sorprese.
 
Davide
Grazie e à suivre...
 
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:: Davide Riccio
Davide Riccio, di Torino, educatore, musicista polistrumentista, compositore e giornalista. Ha collaborato con molti musicisti italiani e internazionali. Ha scritto poesie, racconti e saggi, che ha pubblicato su antologie e riviste sparse dal 1983 ad oggi (tra le ultime opere pubblicate “Il Musico David Rizzio” (biografia, ebook, 2006), “Povertssiment” (Genesi 2006), “Sversi” (Libellula, 2008), Neumi, cantus volat signa manent – La musica che lascia il segno (con cd di autori vari, Genesi-Into my Bed-Unamusica 2011). Dal 1998 è stato inquirente e articolista ufologo, copywriter in pubblicità e giornalista (il settimanale La Val Susa, il quotidiano Torino Sera, e il mensile Oblò di Livorno) occupandosi di cultura in genere e divulgazione.
 
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