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2011
5
Mag

La banda Apollinaire - Renzo Paris

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Hacca (Macerata, 2011)
pag. 268, euro 14.00
 
L'italiano Apollinaire. Tanto per fare un bell'inizio, ricordiamo che è ben più importante e interessante, per certi versi, ovvero appunto per fare favore alla poesia, ricordare il nome preciso e per intero dell'autore nato in Italia ma vissuto in Francia Apollinaire. Ben più, purtroppo, di riprendere che il nome esatto del più famoso dei briganti italiani fu Carmine Crocco detto Donatelli, e non Carmine Donatelli, ingiustamente, detto Crocco. Errore imperdonabile, comunque. Insomma, tanto per fare un inizio a effetto, cominciamo da una delle note di curiosità che vengono dalla biografia romanzata scritta dal poeta, narratore, critico Renzo Paris "La banda Apollinaire"; altro che, ancora, "la bande à Picasso". E l'approccio a questa nuova superba quanto sublime opera di Paris non poteva che essere introdotta dalle recenti, anche se poi non troppo, letture d'altri libri del Paris: tipo "La vita personale", o "La casa in comune". Dunque uno più recente e uno ben più datato. Ed entrambi d'una finezza, pur nell'ovvia diversità, squisita. Perché in alcune occasioni acida al pari di pasti che t'accolgono pur col volto del sapore un poco da attendere meglio del solito. Però di "La banda Apollinaire" ci siamo innamorati subitissimamente. E per varie ragioni. Ma ripartiamo dalla struttura. Dalle forme. Più che dalla forma. Da quel pezzo paradossalmente sostanza. Allora, ecco il titolo. Che smonta, punto per punto, la storicità d'una definizione già nota, si diceva. Per le patrie lettere senza patrie, è ovvio. Negli anni insomma della Parigi di Picasso, Jacob, Jarry, Guglielmo Vladimiro Alessandro Apollinaire de Kostrowitzky (nato e – da bambino – vissuto a Roma) è per l'esattezza il cardine d'un gruppo che tiene in contatto surrealismo e cubismo. Paris rifà i luoghi d'Apollinaire, per spiegare proprio l'importanza e l'originalità totale del poeta. Perché Apollinaire si nutre da piccolo di Roma e d'una madre bricconcella. Donna contesa e zigzagante che lo trasmette in quel limbo di desolazione però successivamente completato, per bellezza, da amicizie forti, vagabondaggi aspri, tristezze spesso spesse e amori a dir poco ostici. Il poeta si nutre d'espedienti. Mentre si fa un retroterra culturale, e molto letterario, che gli permetterà di tenere insieme con esito nuovo e spiazzante 'classicismo' e avanguardia. Dove il consenso all'avanguardia e contrastato, in definitiva, con un rifiuto ovviamente dell'avanguardia in quanto tale. Spassoso entrare nella relazione col Marinetti. Eppure la forma romanzo s'eleva ulteriormente grazie a tanti versi d'Apollinaire. Letto e riletto mentre è in ambasce sessuali, più che amorose, o addirittura sotto i colpi d'una guerra che accetta e che non accetta. Un passo importante, specie nella prima parte del libro, ma fino alla fine dello stesso, sfoglia la dimensione religiosa. Tra un contrasto forte con il pregresso della crescita e la scelta consapevole di non mitizzare il mito Fede. Per questa ragione, però, se relativamente c'interessa la paternità del poeta ancor meno c'interessa la sua adesione involontaria, per giunta imposta, che si presenta nel mezzo della morte giovane. Molto meglio sorridere e riguardare a un uomo che amava la scrittura e che, allo stesso tempo, superando per certi aspetti persino l'amato de Sade dava peti alle vetrine delle lussuose pasticcerie della grande Parigi. Grazie a quest'opera, Renzo Paris ancora una volta invita a far amare, riuscendoci in toto, uno dei poeti più grandi e non solamente per le vie parigine. Infine, è necessario entrare, dopo aver gustato un paragone fra maschilismo e conservatorismo, in virtù del pensiero dello stesso Apollinaire, appunto uomo di scelta conservatrice diremmo in sede d'analisi politica, nelle pagine 'inventate' da Paris utili a permetterci di riflettere su uno sciovinismo di certo da approfondire nel contesto dell'epoca, ma che ugualmente non sarebbe naturale mettere in secondo piano. La banda Apollinarie è tantissimo, quindi.
 
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:: Nunzio Festa
Nunzio Festa è nato a Matera, nel’81, dove attualmente lavora; risiede nel suo paese natale, Pomarico (MT), con la sua compagna.
Poeta, narratore, critico; lavora nel campo dell’editoria, revalentemente come editor per la materana Altrimedia Edizioni – della quale è anche direttore editoriale, e come consulente editoriale. Collaboratore giornalistico per cronaca e cultura, dal 2004 in maniera stabile per Il Quotidiano della Basilicata Collabora, inoltre, con siti internet, riviste e altri giornali. Suoi articoli, poesie e racconti sono stati pubblicati su riviste, quotidiani e in varie antologie. Nel 2004 ha pubblicato la sua prima silloge poetica E una e una (Montedit), mentre nel 2005 la sua prima raccolta di racconti Sempre dipingo e mi dipingo. Storie di vita ballate e condite con musica (Edizioni Il Foglio letterario). Nel 2007, la silloge poetica Deboli bellezze è entrata a far parte della collana curata da Silvia Denti, ‘I quaderni Divini’. Dieci brevissime apparizioni è il titolo delle prose poetiche pubblicate da LietoColle nel 2009. Il suo primo romanzo è stato pubblicato presso Arduino Sacco Editore, sempre nel 2009, ed è titolato L’amore ai tempi dell’alta velocità. Del 2010 è anche “Quello che non vedo”, (poema, per Altrimedia Edizioni), con contributi di Ivan Fedeli, Plinio Perilli, Giuseppe Panella, Francesco Forlani, Franco Arminio, Massimo Consoli. Una sua silloge inedita, nel 2011, è entrata a far parte dell’antologia, curata da Gianmarico Lucini, “Retrobottega”.
Altre opere sono in corso di pubblicazione. Poesie, racconti invece ancora inediti, un romanzo e un'antologia poetica in “fase di scrittura”. Vive per scrivere.
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