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2017
18
Ago

Intervista con Riverweed

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I Riverweed sono un duo chitarra e batteria nato sulle rive del Sile nella provincia di Treviso.
Alessandro Cocchetto, chitarra, voce. Filippo Ceron, batteria, voce.
 
 
 
 
Intervista
 
Davide
Ciao. Full Moon segna il vostro esordio. Quale incontro e quale vostra storia lo precede?
 
Riverweed
Ci siamo conosciuti ormai alcuni anni or sono, nell’ambito di un progetto musicale differente che ci ha portato a registrare un travagliatissimo disco in studio. Talmente travagliato che, come spesso accade, poco dopo il progetto è naufragato e ci siamo persi di vista per più di un anno. Ci siamo ritrovati per pura passione in due a jammare in sala prove e piano piano abbiamo dato vita ai Riverweed. Non appena abbiamo capito che stava prendendo forma un progetto musicale ben definito siamo andati in studio a registrare alcune tracce, da cui è nato ‘Full Moon’. Stavolta però è andata decisamente meglio, sicuramente il disastro precedente ci ha aiutati ad evitare alcuni errori di gioventù.
 
Davide
Se non sbaglio il “riverweed” è una specie di alga d'acqua dolce. Perché vi siete dati questo nome? Ma ricorda anche un po' la malerba, l'erba infestante (weed)...
 
Riverweed
Tra tutti i nomi che abbiamo messo sul piatto, questo era quello che ci convinceva maggiormente, sia per il significato (il blues è strettamente legato al fiume che sgorga dalle montagne e alla fine arriva al mare, due luoghi a cui siamo entrambi molto legati) sia per la sonorità. E a pensarci bene ci rispecchia: le alghe del fiume filtrano, nel bene e nel male, tutto quello che scorre nel fiume e noi facciamo altrettanto: filtriamo con la musica tutto quello che ci capita nella vita, bello o brutto che sia. Se poi ci vedi anche l’erba infestante, beh, quella non muore mai…
 
Davide
Mi sarei aspettato un pesce luna in copertina, e invece c'è un pesce palla tra un fondale abissale, tanto di mare quanto di cosmo stellato. Perché la scelta di questo soggetto, cosa anticipa dei contenuti del disco e della vostra musica?
 
Riverweed
Per le grafiche ci siamo affidati a Leonardo Marzi, un nostro amico che lavora anche come writer e tatuatore. Gli è subito venuta in mente l’idea del pesce palla che a dispetto del nome assomigliava molto di più a una luna piena rispetto al pesce luna, inoltre quando si gonfia ha la faccia davvero incazzata, e ci stava alla grande sulla copertina di un disco tutto sommato aggressivo anche nell’approccio. Ci tenevamo a rappresentare la luna piena, oltre che nel nome, perché ci siamo trovati nostro malgrado molto influenzati dalle fasi lunari. Per una strana coincidenza durante le fasi di luna piena raggiungevamo il nostro picco creativo massimo e anche il disco, per assurdo, è stato registrato con la luna piena. Quando ci siamo resi conto della convergenza astrale ci è sembrato divertente: avremmo potuto mettere in copertina due bluesman mannari!
 
Davide
Il fiume Sile come il Mississippi? E cosa rappresentano per voi il blues, in particolare quello del Delta, e il vostro stesso heavy blues?
 
Riverweed
Il blues è suonare con umiltà e passione, non è virtuosismo tecnico né studio estenuante, significa suonare la musica che si sente dentro di sé lasciandosi andare, esprimendosi senza filtri. Citando Hendrix: “Blues is easy to play but hard to feel”.
 
Davide
Quali temi in particolare sono presenti nei testi di Full Moon?
 
Riverweed
Prevalentemente parliamo di natura e rapporti umani che sono alla base della nostra vita come musicisti. Ci piace credere che le persone siano sensibili a questo tema, noi cerchiamo solo di ricordarlo, e a modo nostro diamo un tributo alla natura che ci dona quotidianamente nutrimento ed energia per vivere. La stessa musica che amiamo è fortemente legata alla terra, al fiume, ai sentimenti più basilari dell’essere umano. Di sicuro non siamo il tipo di persona che viene ispirata mentre è in mezzo al caos e al cemento di una metropoli industriale.
 
Davide
Cosa c'è per voi nella distorsione sporca di una chitarra e nei colpi di una batteria?
 
Riverweed
Il demonio. Quello che hai dentro e che deve uscire perché tu non ne venga consumato.
 
Davide
Ho molto apprezzato “Homo Sapiens”, personalmente riportandomi a Hooker'n'Heat dei Canned Heat e John Lee Hooker, che sono poi andato a ricercare e riascoltare dopo tanto tempo. Chi c'è e cosa c'è alla radice del vostro progetto? 
 
Riverweed
Diciamo che per quanto riguarda nello specifico ‘Full Moon’, la nostra intenzione è stata quella di dare un nostro personale tributo alle origini del blues, reinterpretandole in chiave contemporanea ma senza snaturarle con eccessive influenze di matrice differente. Per questo motivo puoi sentirci molto di John Lee Hooker, Blind Willie Johnson, Mississippi Fred McDowell R.L. Burnside e gli altri grandi dell’Hill Country Blues. È come se Full Moon fosse, e in effetti lo è, la nostra presentazione, come se dicessimo: “Hey, noi siamo questi, veniamo da qui e da qui è iniziato tutto. Ora apri bene le orecchie e allaccia le cinture perché inizieremo a portarti altrove”. 
 
Davide
Senza il dissidio, la lotta, non ci può essere un'estetica né nera né blues, ma solo un'estetica di sottomissione, ha scritto Amiri Baraka. Qual è la vostra lotta attraverso la musica?
 
Riverweed
La nostra lotta è semplice: non abbiamo un fine politico e non ci poniamo grandi obiettivi sociali che esulano dal discorso ambientale. La nostra musica esprime sia il disagio che avvertiamo quotidianamente vivendo in un mondo che fatichiamo a comprendere del tutto e che troppo spesso presenta contraddizioni inconciliabili, sia la volontà e la speranza di trovare una via d’uscita che permetta una pacifica esistenza.
 
Davide
Cosa seguirà?
 
Riverweed
Full moon ormai ha un paio d’anni sulle spalle e grazie alla “New model label” stiamo cercando di sfruttarne il residuo potenziale supportandolo anche con l’attività live. La nostra musica tuttavia è in continua evoluzione e come un fiume non possiamo fossilizzarci su una cosa sola ma abbiamo bisogno di esplorare nuovi orizzonti. Questo in particolare è un periodo di forte sperimentazione e stiamo attingendo da influenze molto differenti tra loro. Stiamo pianificando di tornare in studio a registrare nuovo materiale nei prossimi mesi che, pur mantenendo le nostre radici, saprà cogliere le nostre influenze più recenti prefigurando le tappe successive della nostra visione musicale.
 
Davide
Grazie e à suivre...
 
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:: Davide Riccio
Davide Riccio, di Torino, educatore, musicista polistrumentista, compositore e giornalista. Ha collaborato con molti musicisti italiani e internazionali. Ha scritto poesie, racconti e saggi, che ha pubblicato su antologie e riviste sparse dal 1983 ad oggi (tra le ultime opere pubblicate “Il Musico David Rizzio” (biografia, ebook, 2006), “Povertssiment” (Genesi 2006), “Sversi” (Libellula, 2008), Neumi, cantus volat signa manent – La musica che lascia il segno (con cd di autori vari, Genesi-Into my Bed-Unamusica 2011). Dal 1998 è stato inquirente e articolista ufologo, copywriter in pubblicità e giornalista (il settimanale La Val Susa, il quotidiano Torino Sera, e il mensile Oblò di Livorno) occupandosi di cultura in genere e divulgazione.
 
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