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2011
14
Apr

Intervista con Mezzafemmina

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Controrecords e New Model Label sono felici di annunciare che il 20 aprile 2011, allo Spazio 211 a Torino ci sarà il concerto / presentazione dell'album di esordio di Gianluca Conte, in arte Mezzafemmina.
 
Mezzafemmina – "Storie A Bassa Audience". Dal 1 Maggio 2011 in CD e digitale. Prodotto da Gigi Giancursi e Cristiano Lo Mele (Perturbazione)
Le "Storie A Bassa Audience" di Mezzafemmina, al secolo Gianluca Conte, sono storie che non sentirete in televisione, ma allo stesso tempo sono storie necessarie, contemporanee, a volte tragiche ma sempre affrontate con un punto di vista poetico e al di fuori dei luoghi comuni.
"Articolo 1″ apre l'album, citando la Costituzione Italiana e unisce elementi della canzone di protesta degli anni '70 con una diversa poetica, con un gusto per il paradosso e un tocco di ironia che potremmo trovare in artisti come Morrissey. "L'Italia è una Repubblica fondata sul lavoro ma se vado a lavorare muoio", è soltanto un esempio della poetica del cantautore torinese, che affronta temi trasversali, dal precariato e la spersonalizzazione dei centri commerciali in "Le Prigioni Del 2000″ oppure ancora la storia di una società che ci rende tutti ugualmente vulnerabili, una surreale e tragicomica democrazia rappresentata in "Insanity Show".
Ci sono poi altre "Storie A Bassa Audience", storie di violenza come in "Giochi Da Grandi" ed "Iside", raccontate dal punto di vista del carnefice e da quello della vittima e poi ancora storie con un esito positivo, come "I Pinguini Si Comprano Il Cappotto", dichiarazione d'amore per Torino e per il Sud Italia, terra di origine di molti torinesi oppure in "Brace", il racconto di un'illusione, di un attimo inaspettato, di un'estate di irrazionalità.
L'intensità delle liriche di Mezzafemmina non fa comunque passare in secondo piano la sua musicalità, la cura negli arrangiamenti e la presenza di diversi musicisti della scena torinese, la pianista Jolanda Moletta, Niccolò Bosio alla fisarmonica, Andrea Ghiotti, altro ex Melanie Efrem, formazione in cui militava Mezzafemmina e attuale batterista dei Toys in the Attic, Marco Fratta al basso, Eros Giuggia al Sax e Giorgio Codias dei Verlaine alle chitarre elettrica, oltre che della preziosa collaborazione degli stessi Gigi Giancursi e Cristiano Lo Mele, della splendida voce di Robertina, Elena Diana dei Perturbazione al violoncello e Ivan Larocca dei The Johnny Staccato Band alla tammorra e alla tromba.
 (ControRecords)
Tracklist:
1. Articolo 1 / 2. Le Prigioni Del 2000 / 3. Insanity Show / 4. i Pinguini Si Comprano Il Cappotto / 5. Giochi Da Grandi / 6. Iside / 7. Braci / 8. Sorrisi E Balle Varie
Mezzafemmina: www.mezzafemmina.com
Controrecords: www.controrecords.com
New Model Label: www.newmodellabel.com
 

I miei nonni materni vivono in un paese ai confini tra Campania e Puglia, Rocchetta Sant'Antonio, paese a cui sono molto legato, e che insieme a Torino mi ha allattato e con i suoi personaggi mi ha spinto a fare musica. In questo affascinante paese ancora oggi è abitudine chiamare le persone non tanto con il nome o con il cognome ma con lo "scangianome", un soprannome di famiglia usato per tutti i membri della famiglia.
Lo scangianome della famiglia di mio nonno è Mezzafemmina. Quando da bambino mi chiamavano così io ci rimanevo male, perché non capivo cosa volessero intendere, se volesse essere una presa in giro, se volesse essere una battuta per i miei lunghi capelli biondi, o cos'altro. Crescendo ho voluto sapere sempre di più sulla storia della mia famiglia e mio nonno mi ha spiegato il significato di questo soprannome, di cui vado fiero.
Il mio bisnonno, ai tempi del fascismo, se ne fregava del modo di pensare vigente e delle opinioni della gente ed aiutava molto nei lavori di casa. Tutto ciò non era ovviamente ben visto all'epoca, per cui qualcuno cominciò a provocarlo, affibiandogli questo soprannome di Mezzafemmina, che lui invece accettò, senza vergogna.
Sono rimasto colpito dal fatto che alcune persone in quel paese ancora oggi mi chiamino Mezzafemmina, per la evidente somiglianza fisiognomica con mio nonno e la sua famiglia. Ma forse non solo per quello. E riflettendo un po' sul significato di questo "scangianome" ho scoperto che è un nome che racconta tante cose di me, più di tutti gli altri soprannomi che mi sono stati dati in vita. A partire dai lati femminili che non nego di avere e di cui, così come il mio bisnonno, non mi vergogno affatto; la testardaggine di proseguire con le proprie convinzioni, fregandosene del giudizio degli altri; l'autoironia, che a quanto pare non è mai mancata alla mia famiglia, sintomo di una forte conoscenza di sé; e quel sapore di Sud e di strada e di storie da raccontare.
A posteriori mi son trovato a notare che anche il gruppo nel quale ho militato per anni, e a cui devo la mia crescita musicale ed umana, i Melanie Efrem, era caratterizzato in molti aspetti da questa coesistenza di elementi femminili e maschili: nel nome stesso, costituito da un nome di donna e uno di uomo, nella musica, che miscelava momenti di rudezza tutta maschile e momenti di intensa dolcezza femminile, per finire nel logo, costituito da una figura umana sostanzialmente ermafrodita.
E allora nel momento in cui mi son trovato a dover scegliere un nome d'arte per questo mio nuovo progetto solista mi è venuto a chiedermi. Quale miglior nome se non quello che è già inscritto nelle mie radici?
(Gianluca Conte)
 
 
 
 
Intervista
Davide
Ciao Gianluca. Raccontaci un po' di te… Nel booklet hai scritto : "Un giorno alle scuole medie pensai che mi sarebbe piaciuto fare un mio disco da grande, ma subito constatai che non sarebbe stato possibile: non sapevo cantare né tanto meno suonare nulla. Oggi con questo lavoro posso dire di essere già andato oltre le mie aspettative di bambino". Cos'hai fatto nel mezzo, da quei giorni alle scuole medie a questo primo disco solista?
 
Gianluca
C'è stato un lungo e tortuoso percorso. Appena ho preso la chitarra in mano ho cominciato a scrivere canzoni, riempiendo una serie di quaderni. Tuttavia all'inizio della mia esperienza con i Melanie Efrem (nel lontanissimo 1999) non avevo il coraggio e forse nemmeno l'interesse di portare nel gruppo le mie canzoni; forse ne ero geloso e le sentivo troppo personali per poterle esporre al pubblico.
Un giorno per rinfoltire una scaletta un po' scarsa, prima di un concerto, portai una delle mie canzoni e da quel giorno, senza nemmeno dircelo, diventai cantante e autore dei Melanie Efrem, con i quali soprattutto dal 2004 è iniziata un'esperienza fantastica ed indimenticabile, fatta di molti ostacoli ma anche di grandi soddisfazioni, dalla vittoria di alcuni concorsi all'apertura di vari grandi nomi italiani, come Afterhours, Perturbazione, Meg.
Potrei parlare per ore ed ore di questa esperienza che è stata fondamentale per me a livello musicale ed anche umano.
Da sempre ho avuto comunque anche l'idea di un progetto solista che, nel periodo in cui abbiamo cominciato a discutere di una possibile fine del progetto Melanie Efrem, è diventato sempre più forte e pressante e non ho avuto dubbi nell'iniziare subito a buttarmi anima e corpo in questa nuova esperienza.
 
Davide
E i Melanie Efrem… ? Continuano, si sono sciolti…?
 
Gianluca
I Melanie Efrem purtroppo non esistono più. Dico purtroppo perché, ripeto, è stata un'esperienza rivoluzionaria, in un certo senso, nella mia vita. Siamo arrivati ad un punto in cui ci siam messi ad un tavolo per parlare, ammettere quali fossero le aspettative e le perplessità di ciascuno e decidere "cosa fare da grandi".
E con grande sincerità qualcuno ha ammesso che non se la sentiva di andare avanti, che non era una sua priorità. Sono stati gli stessi membri dei Melanie Efrem a stimolarmi ad andare avanti e a puntare su uno stile più cantautorale.
Continuano a seguirmi spesso e non escludo che in futuro possa riprendere qualche pezzo di questo gruppo che mi ha regalato tante emozioni.
 
Davide
La nostra è una Repubblica fondata sul lavoro
Ma se vado a lavorare muoio…
E sì, "lavorare stanca"… Anzi di più, spesso uccide, in tutti i sensi. Per altro sappiamo ora quel che pensa il ministro Brunetta: …La Costituzione va riscritta anche nella sua prima parte, a partire dall'articolo 1 della Costituzione, quello che recita "l'Italia è una Repubblica fondata sul lavoro"… (SIC). Cosa ne pensi? Su cosa, su quali altri valori ti piacerebbe che fosse rifondata la nostra Repubblica?
 
Gianluca
Sono un cantautore e non un politico, e ci tengo al fatto che le due cose siano ben distinte, perché non è questo l'obiettivo delle mie canzoni. Questa frase in realtà vuole solamente sottolineare il fatto che ci sono dei valori costituzionalmente riconosciuti, facili da sbandierare quando se ne ha bisogno, ma che poi, nella realtà quotidiana del lavoro, vengono assolutamente dimenticati, in termini di diritti e sicurezza sul lavoro.
Per riprendere il titolo del cd, solitamente si parla di temi legati al lavoro quando succedono tragedie che colpiscono l'immaginario collettivo, insomma quando fanno audience. Questa canzone parla nello specifico del caso tragico della città di Casale Monferrato, in cui davvero andare a lavorare all'Eternit, o anche solo abitare nelle vicinanze della fabbrica, voleva dire andare a morire. Non è il caso soltanto di Casale Monferrato, ma purtroppo son storie di cui si parla troppo poco.
E qui non c'entra la politica, la destra o la sinistra, ma è un problema di buon senso.
Mi verrebbe da dire, per rispondere alla tua seconda domanda, che tra i valori per rifondare la nostra Repubblica bisognerebbe mettere al primo posto il buon senso.
 
Davide
Hai scritto dei bei testi. Prendiamone uno a esempio, quello di "Insanity Show"… Ricorda un po' "Le pietre" di Gian Pieretti…
 
Se sei ricco di famiglia, puoi finire in comunità,
se sei povero di famiglia, puoi finire in comunità.
Se mangi sempre troppo, puoi finire in comunità,
se ti pesi sempre dopo lo sbocco, puoi finire in comunità.
Se hai una madre troppo apprensiva, puoi finire in comunità,
se hai una madre che non si fa mai viva, puoi finire in comunità.
Se bevi troppo vino, puoi finire in comunità,
se bevi solo acqua, puoi finire in comunità.
Se sei sempre innamorato, puoi finire in comunità,
se vuoi stare solo e dimenticato, puoi finire in comunità…
 
Insanity ShowTutto è il contrario di tutto, è spiegabile con tutto e può portare a tutto … Qualsiasi cosa fai, qualsiasi ruolo hai, anche tu un giorno potresti aver bisogno di aiuto… e finire in una comunità… Ma almeno la patologia è democratica.
O forse, "in questa nostra società che ha fallito", parli tra le righe anche di una "patologia della democrazia"… Chi ti ha maggiormente influenzato nella scrittura?
 
Gianluca
Ti ringrazio per questa domanda e ti spiego il perché. "Insanity show" è una canzone a cui tengo particolarmente, perché sono riuscito ad esprimere, perlomeno nella mia testa, esattamente quello che volevo spiegare. È una canzone che può essere facilmente fraintesa, a causa della sua atmosfera apparentemente leggera e spensierata, ed invece credo che sia forse la canzone più complessa ed in un certo senso cervellotica che ho scritto finora.
La canzone può essere analizzata sotto due punti di vista. Da una parte è centrata, come dici tu, su una certa patologia della democrazia, intendendo per democrazia le nostre democrazie occidentali, che ci offrono un benessere materiale e tecnologico formidabile, ma allo stesso tempo ci rende più deboli e vulnerabili alle patologie, soprattutto di tipo mentale (moltissimi disturbi dei nostri manuali psichiatrici non esistono in Africa, per esempio); dall'altra parte prende in considerazione anche la faciloneria con cui un certo tipo di psichiatria è solito incasellare qualsiasi comportamento in un nuovo disturbo.
In questo senso l'influenza maggiore per la stesura di questo pezzo mi è provenuta da un libro di un famoso medico statunitense, Szasz, "Il mito della malattia mentale", uno psichiatra fuori dal coro, profondamente avverso alla rigidità di alcuni metodi, tanto da definire la psichiatria una pseudoscienza che vuole operare un controllo sociale sulle persone e sul loro modo di essere. A prescindere da quanto si possa essere d'accordo o meno una sua dichiarazione, semplice ma incisiva, mi ha ispirato decisamente nella formulazione della struttura del ritornello: "Se fumi troppo è una malattia; se sei infelice è una malattia; se sei troppo magro o grasso, sono malattie".
Questa frase mi ha stimolato tutta una serie di riflessioni. Riassumendo brevemente questa canzone è come se si ponesse la domanda: è la nostra società che ci rende tutti più vulnerabili alla patologia o è chi detiene la cura della patologia che riconduce qualsiasi comportamento ad una possibile malattia? O come le due cose si influenzano a vicenda?
Qualcuno l'ha anche definita una sorta di nuova "livella": non è nemmeno più la morte a renderci tutti uguali, come diceva Totò, ma la patologia.
 
Davide
Che musica ascolti?
 
Gianluca
Sono sempre stato profondamente infastidito dalle muraglie della categorizzazione della musica in generi o in aggettivi, se non altro quando invece che descrizioni diventano delle vere e proprie divisioni. Secondo me esiste semplicemente una buona musica e una cattiva musica, una musica fatta con motivazione artistica e un'altra fatta con motivazione industriale.
Io ho sempre cercato in maniera istintiva e curiosa di prendere tutto il possibile da qualsiasi musica del primo tipo. Posso dirti che fondamentali nella mia formazione artistica sono stati in particolare nomi come Sonic Youth, Marlene Kuntz, il cantautorato italiano, che ritengo il migliore del mondo (in particolare De Andrè, Guccini e Gaber), Radiohead, Fluxus, Blonde Redhead e gli A Perfect Circle.
Negli ultimi anni la mia curiosità si è accresciuta ulteriormente, andando a toccare anche realtà musicali che conoscevo un po' meno, come la musica popolare, la storia dei cantori del Gargano per esempio, ma allo stesso tempo sto ascoltando molta elettronica e industrial e il cantautorato sudamericano, che è davvero affascinante e geniale.
E come tutti vado a periodi: questo è il periodo della riscoperta di Bjork, Tom Waits, Fossati e gli Shellac.
Ascolto molta musica che apparentemente sembra centrare poco con quello che poi faccio, ma come dicevo prima è il concetto e la motivazione che c'è dietro il modo di fare musica che è uguale. E comunque sia dal momento che sono molto aperto a qualsiasi sperimentazione non escludo che in futuro possano entrare nella mia musica sonorità molto diverse da quelle presenti in questo primo disco.
 
Davide
A me capita a volte di ascoltare o riascoltare qualcosa di così personalmente evocativo da sentirmi togliere il respiro… Una sensazione tutto sommato dolorosa e insopportabile. Mi è successo di recente riascoltando "How can I go on" di Freddy Mercury e Montserrat Caballè. C'è una canzone che ti abbia mai dato questa sensazione? Qual è la canzone, non necessariamente la più bella, ma la più evocativa o importante per te?
 
Gianluca
Se dovessi scegliere ne sceglierei due. La prima è "Paranoid Android" dei Radiohead, perché con i suoi continui cambi di atmosfere è una canzone che mi rappresenta parecchio. Quando la sentii la prima volta ricordo che mi dissi "questa è la mia canzone".
La seconda è "L'avvelenata" di Guccini. Anche in questo caso ricordo come fosse ieri la prima volta che la sentii, nel periodo in cui cominciai ad appassionarmi ai cantautori italiani e passavo giornate intere a  curiosare tra quelle cassettine di mio padre, che prima avevo sempre snobbato e visto come cose noiose.
Misi su quella cassetta e quando cominciò quella canzone me la inspirai tutta d'un fiato e poi la riascoltai 6-7 volte, inghiottendo ogni singola parola, e pensai che era una di quelle canzoni che avrei voluto scrivere io, una canzone che descriveva perfettamente cosa era ed è tuttora la musica.
 
Davide
La poesia dice troppo in pochissimo tempo, la prosa dice poco e ne impiega troppo. (Charles Bukowski)… È la canzone la giusta via di mezzo? Perché hai scelto la canzone e non altre forme creative ed espressive?
 
Gianluca
Questa è una domanda che sinceramente mi pongo spesso. Forse la risposta la sto trovando proprio in questa citazione di Bukowski. Non ho mai pensato di scrivere poesie, anche se qualcuno vede i miei testi come poesie; al contrario ho spesso pensato di scrivere in altre forme più romanzate, racconti o qualcosa del genere, e anzi ti dirò sinceramente che ho più volte cominciato a farlo, fermandomi ogni volta puntualmente dopo poche pagine.
Credo che la forma canzone sia la forma che più si addica al mio modo di scrivere, che è un modo di scrivere e di riflettere molto istintivo ed intuitivo, carico di immagini e stimoli molto concreti, come un quadro a schizzi.
In realtà io ci metto pochissimo a scrivere; quando ho un'idea me la lascio a bagnomaria nella testa per un po' di tempo, poi arriva un momento in cui sento una sorta di segnale che mi dice che è arrivato il momento di scriverla e in pochi minuti è fatta.
La prosa richiede una maggiore costanza e progettualità che probabilmente in questo momento non fanno parte del mio stile di scrittura e di approccio al testo, ma non escludo che non possa farlo tra un po' di tempo, dato che è una cosa che mi affascina molto.
Mi piace molto spaziare nei testi di canzoni, ma forse non tutto è adatto ad essere raccontato in una canzone.
 
Davide
"Sarà che amo Torino ma mi sento più meridionale…" Rocchetta Sant'Antonio, paese a cui sei molto legato, e Torino che ti hanno spinto a fare musica... Come?
 
Gianluca
C'è un rapporto molto forte e continuativo tra me, Rocchetta e la musica. Quando ero ragazzino e cominciavo a suonare timidamente la chitarra non mi osavo cantare, nemmeno tra amici. Ma nelle tante estati passate in questo paese, negli infiniti pomeriggi che io e un folto gruppo di amici passavamo a cantare, pian piano ho preso coraggio, scoprendo di non avere una voce poi così male. Non esagero se dico che forse, se non fosse stato per quei pomeriggi, non avrei cominciato a pensarmi come cantante e cantautore.
Da quando ho cominciato a pensare a questa nuova esperienza solista ho sentito di nuovo riesplodere molto forte questo rapporto. Non è una caso forse che molte delle canzoni che sono state poi inserite in "Storie a bassa audience" sono state scritte proprio a Rocchetta. In un paese le "storie" sono più facili da conoscere, a volte anche da modificare a proprio piacimento, ma vedi da più vicino come i grandi problemi della società moderna si possono ripercuotere nella vita quotidiana delle persone.
Con Torino ho un legame per ovvi motivi ancora più forte e viscerale. Gli anni del liceo sono stati fondamentali per tutto il prosieguo della mia "carriera" musicale ed erano anni di grande fermento a livello musicale. In quel periodo ho cominciato a scrivere canzoni un po' più mature, a confrontarmi con altri gruppi, a cercare di migliorare, a frequentare concerti.
Anche oggi l'inizio di un mio nuovo percorso cantautorale non pare casuale, dato che in questo momento c'è una scena cantautorale molto interessante a Torino, sfociata nella nascita di un collettivo di cantautori, dal nome "Minoranza d'autore", di cui per l'appunto faccio parte.
Son sicuro che tale rapporto con questi due luoghi continuerà ad essere molto forte ed influente su ciò che continuerò a scrivere e registrare.
 
Davide
L'abitudine dello scangianome è in realtà ancora viva al sud… Avendo io anche origini irpine, conosco bene questa consuetudine che non risparmia nessuno. Sarebbe bello farci un libro. Cosa significa per te riandare alle radici?
 
Gianluca
Mi hai letto nel pensiero. È da un po' che penso di scrivere qualcosa su questa tradizione che a me sinceramente piace moltissimo, perché permette di ironizzare ed esorcizzare alcune caratteristiche negative o comunque particolari della persona.
Per me tornare alle radici significa passeggiare per le stradine, ascoltare i racconti dei miei nonni, guardare i bambini giocare per strada e capire che tutto ciò ha avuto un ruolo ben definito nella costruzione della mia personalità, anche musicale.
 
Davide
Veniamo alla copertina, ai disegni, agli schizzi sulla carta di quaderno a righe con due spazi, quelle della terza e della quarta elementare, se mi ricordo bene… Sono tuoi? Perché questa scelta che rimanda all'infanzia, ma anche all'Art Brut?
 
Gianluca
La copertina e tutte le grafiche sono opera del mio carissimo amico Andrea Barnaba, dopo un lungo lavoro di scambio di idee e di provini.
La scelta del form del quaderno delle scuole elementari riporta un po' a quei primi quaderni di mie canzoni, che citavo all'inizio, e anche all'idea di storie come fossero piccoli temi delle scuole.
Anche per questo ho scelto di inserire all'interno del libretto citazioni con la mia vera calligrafia, come fosse davvero un mio quaderno, il quaderno in cui imparo a scrivere i miei primi temi.
Perché è un po' così che mi sento e che ho vissuto l'uscita di questo primo lavoro. Come i primi giorni di scuola, pieni di emozioni ma anche di dubbi, perplessità ed enigmi sul futuro, ma vissuti comunque sia pienamente, a costo di essere anche un po' ingenui.
 
Davide
La Controrecords nasce nel 2009 e non è una etichetta come le altre ma un collettivo di artisti. Ce ne parli?
 
Gianluca
Ne parlo io anche se dovrebbe parlarne Davide Tosches che ne è stato il fondatore. Come hai detto giustamente più che una vera e propria etichetta la Controrecords è un collettivo che lascia all'artista il controllo esclusivo della propria opera e la gestione completa della sua promozione, nei modi e nei tempi che ognuno preferisce. L'obiettivo è quello di collaborare e di aiutarsi per quanto possibile.
Come ama dire Tosches, che è uno dei cantautori a mio parere più preparati ed esperti del panorama cantautorale torinese, i contratti in Controrecords si firmano con una stretta di mano.
Così è nata per esempio la nostra collaborazione. Eravamo stati chiamati a suonare insieme in una serata lo scorso luglio e ci siamo piaciuti subito.
Ci siamo rincontrati, ne abbiamo parlato e ascoltato il mio cd ed eccomi a far parte anche io di Controrecords.
 
Davide
Prossime date dopo il debutto il 20 aprile allo Spazio 211 di Torino?
 
Gianluca
Prima di tutto vorrei sottolineare che live suonerò con diverse soluzioni. Con la band al completo, come allo Spazio211, e ci tengo a nominare i musicisti che suonano con me perché hanno dato un'impronta importante sul sound del live, entrando perfettamente nelle mie canzoni: Andrea Ghiotti (anche lui ex Melanie Efrem) alla batteria, Emanuele Pavone al basso, Rocco Panetta alla chitarra, Silvia Crovesio al piano e Eros Giuggia al sax.
Il 21 aprile suonerò poi da solo all'Arci Groove a Rozzano, in provincia di Milano, insieme ad altri due cantautori della Controrecords, in una serata organizzata da un cantautore milanese, Andrea Labanca.
Il 6 maggio sarò poi di nuovo a Torino, probabilmente in formazione da 2 chitarre al Cafè Basaglia.
Ci stiamo poi muovendo per l'estate, ma non abbiamo ancora date sicure.
Posso invece già annunciare che abbiam gettato le basi per i prossimi due video che saranno proprio delle due canzoni citate prima, "Articolo 1" e "Insanity show".
 
Davide
E quali sono ora le tue aspettative di adulto?
 
Gianluca
Muoio già dalla voglia di registrare un altro cd, per il quale, tra l'altro, ho già molto materiale. Io, come inclinazione personale, ho la tendenza a non farmi grossi progetti, e a vivere sul breve termine. Sto vivendo tutto quello che sta arrivando in maniera entusiastica ma disincantata e credo continuerò così. Non ho mai vissuto il mio rapporto con la musica in modo morboso. La mia è una necessità più che un fine.
 
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:: Davide Riccio
Davide Riccio, di Torino, educatore, musicista polistrumentista, compositore e giornalista. Ha collaborato con molti musicisti italiani e internazionali. Ha scritto poesie, racconti e saggi, che ha pubblicato su antologie e riviste sparse dal 1983 ad oggi (tra le ultime opere pubblicate “Il Musico David Rizzio” (biografia, ebook, 2006), “Povertssiment” (Genesi 2006), “Sversi” (Libellula, 2008), Neumi, cantus volat signa manent – La musica che lascia il segno (con cd di autori vari, Genesi-Into my Bed-Unamusica 2011). Dal 1998 è stato inquirente e articolista ufologo, copywriter in pubblicità e giornalista (il settimanale La Val Susa, il quotidiano Torino Sera, e il mensile Oblò di Livorno) occupandosi di cultura in genere e divulgazione.
 
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