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2016
7
Lug

Intervista con Burn The Ocean

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Come Clean è il nome del disco di debutto dei Burn The Ocean, registrato e prodotto da Fabio Palombi nei suoi Blackwave Studios nel 2014. I Burn The Ocean nascono dalla fusione del power rock trio 2Novembre con l’attitudine metal del frontman dei Nerve e dei Ritual Of Rebirth, Fabio Palombi, band che hanno trascorso tre lustri a calcare palchi nazionali e internazionali, creando musica, registrando e pubblicando diversi dischi. Queste esperienze di vita ora si sono fuse in una unica solida realtà.
Line-up:
Fabio Palombi – Voce, Chitarra
Emanuele “Shuster” Pecollo – Voce, Chitarra
Valentina Di Maggio – Basso
Davide Di Maggio – Batteria
 


Intervista
 
Davide
Ciao. In che modo vi siete incontrati e com'è avvenuta questa fusione tra le vostre precedenti band?

Burn The Ocean (Fabio)
Ciao Davide, I BTO nascono grazie alla mia insistenza nei confronti degli altri 3 componenti della band...  devi sapere che come tanti sono stato un grande fan dei 2Novembre, la band precedente di Davide, Shuster e Valentina, la loro sala prove era solo qualche metro più in là rispetto alla porta del mio studio, quindi spesso quando finivo di lavorare facevo un salto in sala e me li godevo live comodamente seduto su un divano… quando ho saputo delle loro intenzioni di sciogliere la band ci sono rimasto malissimo! In realtà fin da subito non sono riuscito ad accettare la cosa, per me erano una grande band che semplicemente non ha saputo o non ha avuto la fortuna di poter raccogliere quello che le spettava  di diritto, ovvero una posizione di rilievo nel panorama nazionale,  così ho cominciato fin da subito a pressarli affinché cambiassero idea. Dopo qualche periodo di convincimento alla fine hanno ceduto e accettato di riformare la band, ma la cosa doveva avvenire solo a determinate condizioni e le principali erano che io mi unissi alla band alla voce e chitarra e che ci fosse un forte cambio di sonorità per poter esplorare nuovi territori musicali e quindi eccoci qua, dopo qualche mese passato a prenderci le reciproche misure ci siamo lanciati insieme in questa nuova avventura chiamata Burn The Ocean.
 
Davide
Perché "Burn the Ocean"?

 
Burn The Ocean (Fabio)

Cercavamo qualcosa che stimolasse un vasto immaginario e che rendesse chiari i nostri intenti di non buttarci in niente di preciso musicalmente parlando, niente che potesse indicare un tipo di sonorità preciso e che allo stesso tempo descrivesse a grandi linee la nostra attitudine musicale. La mia interpretazione personale è che ora più che mai vedo la musica come un enorme oceano in cui tutti buttiamo la nostra visione musicale e da cui tutti peschiamo indistintamente, l’idea quindi sarebbe quella di realizzare l’impossibile ovvero riuscire in questo contesto a dar fuoco a questo calderone e riperdersi in questo oceano in fiamme per trovare la propria visione musicale. È una visione un po’ diversa del “datevi fuoco” tanto caro al nostro Pino Scotto, che viene trasformata in un più generico “diamoci fuoco”!!


 
Davide
Dalle premesse mi aspettavo un disco più uniformemente metal, ma in realtà è un lavoro che suona variegato e sfumato, affondando radici nel rock e nel punk, nel blues e nello stoner e soprattutto nel Seattle Sound di band come Alice in Chains e Soundgarden (mia impressione, ovviamente). Quali sono le vostre influenze più significative?
 
Burn The Ocean (Fabio)

Ora che è passato un po’ di tempo dalla release di Come Clean, credo di aver capito che il nostro intento sia proprio quello di non suonare né troppo metal, né troppo rock ma di fondere le due cose e di inglobare anche le nostre altre influenze. Ho sempre pensato che la commistione di generi fosse una cosa figa, destabilizzante per i puristi, ma allo stesso tempo, stimolante per la ricerca della propria personalità. Vorremmo stimolare il nostro pubblico ad avere una visione meno settoriale e meno standardizzata della musica. Essere legati al concetto di genere nel 2016 penso sia piuttosto limitante e mi piacerebbe pensare che il nostro pubblico condivida con noi questo concetto. Per risponderti più precisamente, abbiamo moltissime influenze, e sono le più disparate, io ad esempio ne vengo da 15 di metal estremo ed è quindi inevitabile che io sia responsabile del lato più aggressivo del nostro sound, ma non siamo di conseguenza una band che suona death metal!!! Credo che il territorio comune in cui tutti affondiamo le nostre radici musicali e dalla quale nasce il nostro dialogo musicale sia proprio quello che hai ravvisato anche tu, ovvero il grunge, che è anche anagraficamente parlando, l’unica scena musicale che abbiamo vissuto sulla nostra pelle dagli albori fino al declino. 



Davide
Di cosa parlano i testi di questo vostro lavoro d'esordio e perché sono raccolti sotto il titolo di  "Come Clean"?
 
Burn The Ocean (Emanuele)
"Come clean" per noi rappresenta molto. Il concetto stesso di uscire allo scoperto è quello che stiamo realmente facendo. Mi spiego meglio.
Dallo scioglimento dei 2Novembre, Valentina, Davide ed io in realtà abbiamo continuato a suonare in sala prove e macinare nuovo materiale, salvo un paio di mesi dopo l'ultimo nostro live non ci siamo mai fermati. Era quello che volevamo fare, tornare a suonare più per noi che per il mondo fuori. L'unica "uscita" negli anni è stata incidere un brano per la colonna sonora dell'horror movie "Extreme Jukebox" di Albetro Bogo e Andrea Lionetti ma sotto il nome di Woods Of Paranoia, più che un nome uno preudonimo creato ad hoc per il film.
Questo suonare sempre tra di noi ci ha sicuramente reso più compatti ma stava portando alla chiusura musicale, ci stavamo schiacciando nel nostro antro. Grazie all'ingresso di Fabio ci siamo un po' risvegliati, desbelinati si dice a Genova, così è tornata la voglia di andare live e di produrre qualcosa di fresco.
Riguardo ai testi invito te e chi comprerà il CD a scoprirli nel booklet, sono presenti tutti. Le tematiche sono varie, si passa dal sentimento altruista di "Feast" o dall'amore incondizionato di "Seed" alla rabbia liberatoria di "Bitedown". La opener "Days In November" parla ovviamente di noi e della nostra storia come band, "Land Of Mud" invece inquadra uno stato di degrado legato alla nostra città... Sicuramente i nostri testi raccontano noi stessi in qualche modo.
 
Davide
Perché la cover di Blackdog dei Led Zeppelin? E rifare i Led Zeppelin non è mai facile. Come avete affrontato il rifacimento di un brano di quello che alcuni definiscono come il più importante gruppo
rock della storia?

Burn The Ocean (Fabio)


Ci sono due motivi per la scelta di quella cover: il primo è che i Led Zeppelin sono una forte parte delle nostre influenze e il secondo motivo è molto personale… erano anni che proponevo a tutte le band in cui ho suonato di fare una cover di quel brano, i Burn The Ocean sono i primi che mi hanno dato retta e hanno acconsentito a realizzare una nostra versione di questo grande classico!!! Come dici tu, non è mai facile confrontarsi con dei colossi del rock come gli Zep, ma abbiamo fatto un tentativo, l’abbiamo suonata per molto tempo per farla nostra e per eseguirla con la giusta intenzione e siamo tutti entusiasti della versione che è finita sul disco, perché a mio modo di vedere è molto rispettosa del brano originale, ma allo stesso tempo risulta anche piuttosto personale… penso che il nostro intento fosse quello di pensare come avrebbero composto quel brano ai giorni nostri e credo personalmente che la missione sia riuscita in pieno, speriamo di non essere gli unici a pensarlo!

Davide
Il poeta Paul Valéry disse di preferire Genova a tutte le città che aveva abitato: "mi ci sento perduto e familiare, piccolo e straniero". Genova, la Liguria, quanta influenza hanno sulla personalità del vostro gruppo e della vostra musica?

Burn The Ocean (Emanuele)
Parlava prima di chiudersi, isolarsi... Come vedi l'influenza su di noi è totale.
Ci prendiamo per il culo noi stessi liguri, da soli, per la nostra chiusura, la scarsa accoglienza, la taccagneria. In tutto questo la notizia vera però è che ci sappiamo anche prendere per il culo. Scherzi a parte, noi quattro siamo nati qui e sarebbe stupido autoproclamarci fuori dal contesto, probabilmente apparteniamo a quella cerchia di liguri duri e puri che non disdegna però scoprire altri mondi, mettiamola così. Da una parte in Liguria l'arte, la musica negli anni hanno trovato terreno fertile, questo non sempre ha significato avere vita facile, ricordo che non più di un anno fa il maggiore quotidiano locale associava il termine "fracasso" ad un evento live in centro città. Medioevo 2.0.
Visto? Sto mugugnando!!
Penso comunque che la Liguria sia una terra popolata fondamentalmente da persone stupende, che generano stupore, anche nei loro exploit più nichilisti. Tutti fantastichiamo di vivere in posti esotici, lamentando che "quì non c'è mai niente", e l'umido, e il caldo... In realtà nessuno di noi liguri potrebbe mai vivere altrove, me compreso, è una terra dura ma in fin dei conti accogliente, molto più di quanto si pensi.

Davide
Qual più importanti obiettivi vi ponete nel creare e nel fare musica?
 
Burn The Ocean  (Fabio)
Per quanto mi riguarda ho sempre scritto musica con il solo intento di stimolare una reazione nell’ascoltatore. Da appassionato di musica penso ed ho sempre pensato che questa sia la missione principale di tutti i musicisti. Se raggiungi il cuore della gente, se riesci a regalargli delle emozioni, inventandole dal nulla, hai vinto. Non credo possa esserci soddisfazione più grande per qualunque musicista che vedere il proprio pubblico emozionato per una propria canzone.

Davide
Avete in programma dei concerti? Da quali pagine web possiamo essere aggiornati sulla vostra attività?

Burn The Ocean (Fabio)


Il prossimo e credo unico evento che ci vedrà live quest’estate sarà il Genova Urla, bellissima rassegna musicale che prenderà vita come di consuetudine nel centro di Genova in un contesto urbanissimo e assolutamente azzeccato. Il giorno sarà il 30 Luglio, e oltre a noi, ci saranno diverse altre realtà musicali genovesi che spaziano dal rock allo stoner e generi affini oltre che diversi headliner esteri. Per la prossima stagione invece, ci accaseremo con una booking agency, in modo da rendere più fluida e costante la nostra presenza live visto che nonostante i numerosi sforzi e tempo dedicato alla ricerca di locali disposti ad organizzare una serata per una band come la nostra la scorsa stagione siamo riusciti a fare poche date anche se ben distribuite sul territorio nazionale. Staremo a vedere, non vi nascondo, ma credo lo sappiate, che la situazione live in Italia è sempre più complicata anno dopo anno, quindi viene proprio difficile fare previsioni a riguardo, si può solo sperare che appoggiandosi a persone serie che hanno voglia di collaborare con la band si possano ottenere dei buoni risultati.
 
Davide
Cosa seguirà?
 
Burn The Ocean (Fabio)
Stiamo già lavorando al seguito di Come Clean, ma contrariamente a quanto fatto per il nostro esordio, questa volta prevedo che sarà un processo piuttosto lungo. Il nostro esordio, è stato messo in piedi piuttosto rapidamente, per permetterci di far nascere la band, per conoscerci musicalmente e sperimentare questa nuova avventura in sede live, ma non rappresenta ancora una fotografia dettagliata della band, è solo un primo tassello importante di un lungo percorso che credo e spero diventerà sempre più definito col passare del tempo. Vogliamo che il nostro prossimo lavoro ci presenti al pubblico con le idee più chiare e con una maggiore personalità in termini di produzione e arrangiamenti, diciamo che con Come Clean abbiamo preso le misure, ora è il momento di creare qualcosa che ci rappresenti al 100% e come tutte le cose fatte bene, ci vorrà del tempo!

Davide
Grazie e à suivre...
 
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:: Davide Riccio
Davide Riccio, di Torino, educatore, musicista polistrumentista, compositore e giornalista. Ha collaborato con molti musicisti italiani e internazionali. Ha scritto poesie, racconti e saggi, che ha pubblicato su antologie e riviste sparse dal 1983 ad oggi (tra le ultime opere pubblicate “Il Musico David Rizzio” (biografia, ebook, 2006), “Povertssiment” (Genesi 2006), “Sversi” (Libellula, 2008), Neumi, cantus volat signa manent – La musica che lascia il segno (con cd di autori vari, Genesi-Into my Bed-Unamusica 2011). Dal 1998 è stato inquirente e articolista ufologo, copywriter in pubblicità e giornalista (il settimanale La Val Susa, il quotidiano Torino Sera, e il mensile Oblò di Livorno) occupandosi di cultura in genere e divulgazione.
 
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