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2011
22
Mar

Da Roma a Roma - Andrea Carraro

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Viaggio nelle periferie della capitale
prefazione di Raffaele Manica,
Ediesse (Roma, 2009), pag. 170, euro 10.00.
 
Di solito ci scoccia una lettura che parte o parta, che s'apra e inizi dalla copertina d'un testo. Ma mai come in questo caso, si dice, mai come per dire del reportage narrativo di Andrea Carraro "Da Roma a Roma" è necessario ricordare dell'immagine di copertina, appunto; che, diciamolo meglio, perché Carraro attraversa in un certo senso Pasolini, dunque la fotografia presa da un momento della "Ricotta", tra l'altro scattata dal giornalista Dondero, è necessaria a inquadrare l'opera custodita all'interno. E se conoscevano Andrea Carraro per la sua maestria nello scrivere racconti, innanzitutto, come nella bravura a strutturare romanzi – vedi Il sorcio (Gaffi, 2007) – che si conficcano nell'anima in quanto buoni a gelarci le chiacchiere solite già nella gola, con "Da Roma a Roma" leggiamo dell'imprevedibilità e attenzione con la quale lo scrittore e giornalista entra nelle viscere d'una periferia romana, insomma, che tanto per cominciare va oltre le definizioni in forma di descrizione di Pier Paolo Pasolini. Letta, la periferia, tra l'altro, non con l'occhio del poeta e dell'intellettuale engagé, quanto più con gli occhiali privi di lente del reporter curioso e 'assillante', con giornalista-scrittore, o proprio il contrario preciso, che assecondando comunque le sue passioni e lo spirito che lo guida entra senza mezzi termini eppure senza fare devastazione in pezzi di attualità geografica che sono senza dubbio nuova antropologia e, a tratti, perfino sociologia pura. Sarà pure, come si potrebbe riprendere, "un falso movimento", questo andare da Roma a Roma. Ma siamo certi che oltre agli spostamenti vivi e concerti, contestualizzati e testimoniati da tante pagine chiare e limpide, Carraro ha fatto uno spostamento ideale ed epurato la sua mente da una serie di pregiudizi, certa che l'autore stesso conferma nell'opera, per arrivare a disegnare queste realtà davvero affrontate. Quindi, lasciando stare l'Idroscalo d'Ostia, dove dovremmo necessariamente entrar meglio nel dramma del Pasolini, non possiamo che fare qualche esempio per cercare di fare capire cosa veramente Andrea Carraro è riuscito a costruire. D'altronde partendo da reportage già scritti per diversi giornali. Però i luoghi, compresi alcuni non-luoghi, sono tanti. Dunque citiamo solamente e banalmente due occasioni. Quelle che, a nostro parere, raccontano più che altro l'incrocio fra il punto di vista dello scrittore con l'azione degli spazi osservati. Insomma l'Olgiata è un quartiere chiuso, chi lo sapeva intanto?, della periferia romana benestante; nel senso che è  protetto da vere e proprie sbarre; gli abitanti c'entrano, oltre alle persone che prima di varcare la soglia del rione devono farsi autorizzare, muovendo uno dei tanto oggi utilizzati badge, le tesserine apri-proprietà privata. Per sopravvivere in un posto pieno di verde quanto libero da edicole o librerie. E nel quale il traffico dei normali non passa. E per questa ragione, ci piacerebbe che i manilesi dell'altro racconto preso a misura di paragone, quelli che prima sono la "coppia" a servizio d'un agiata famiglia romana per poi lasciare questi coniugi molto autoritari direzionandosi nell'accudimento d'un invece tranquillo anziano, prendessero possesso della lande rinchiuse. Aprendole a ciascuno. Certamente, Andrea Carraro ci racconta un'umanità nuova. Se vogliam essere buoni col nostro genere. E l'autore, d'altronde, non ha pietà neppur per se stesso.
 
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:: Nunzio Festa
Nunzio Festa è nato a Matera, nel’81, dove attualmente lavora; risiede nel suo paese natale, Pomarico (MT), con la sua compagna.
Poeta, narratore, critico; lavora nel campo dell’editoria, revalentemente come editor per la materana Altrimedia Edizioni – della quale è anche direttore editoriale, e come consulente editoriale. Collaboratore giornalistico per cronaca e cultura, dal 2004 in maniera stabile per Il Quotidiano della Basilicata Collabora, inoltre, con siti internet, riviste e altri giornali. Suoi articoli, poesie e racconti sono stati pubblicati su riviste, quotidiani e in varie antologie. Nel 2004 ha pubblicato la sua prima silloge poetica E una e una (Montedit), mentre nel 2005 la sua prima raccolta di racconti Sempre dipingo e mi dipingo. Storie di vita ballate e condite con musica (Edizioni Il Foglio letterario). Nel 2007, la silloge poetica Deboli bellezze è entrata a far parte della collana curata da Silvia Denti, ‘I quaderni Divini’. Dieci brevissime apparizioni è il titolo delle prose poetiche pubblicate da LietoColle nel 2009. Il suo primo romanzo è stato pubblicato presso Arduino Sacco Editore, sempre nel 2009, ed è titolato L’amore ai tempi dell’alta velocità. Del 2010 è anche “Quello che non vedo”, (poema, per Altrimedia Edizioni), con contributi di Ivan Fedeli, Plinio Perilli, Giuseppe Panella, Francesco Forlani, Franco Arminio, Massimo Consoli. Una sua silloge inedita, nel 2011, è entrata a far parte dell’antologia, curata da Gianmarico Lucini, “Retrobottega”.
Altre opere sono in corso di pubblicazione. Poesie, racconti invece ancora inediti, un romanzo e un'antologia poetica in “fase di scrittura”. Vive per scrivere.
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