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2015
11
Dic

Intervista con Le Mosche

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Le Mosche - "Boa Viagem Capitão" - l'album di debutto tra canzone d'autore ed influenze mediterranee - dal 20 Novembre 2015 - in CD e Digitale - New Model Label

"Boa Viagem Capitão" è l'album di esordio ufficiale de Le Mosche, formazione che nasce a Bologna all'insegna della contaminazione tra canzone d'autore, influenze jazz e tradizione popolare dell'Italia meridionale. Il disco è un inno al viaggio ed alle sue molteplici sfumature: il viaggio come morte e rinascita, il viaggio come ricerca di avventura, il viaggio necessario di chi cerca di sopravvivere o di chi cerca la pace. L'artwork è dedicato alla figura di Salgueiro Maia, l’eroe della rivoluzione pacifica dei garofani che ha portato alla destituzione del regime dittatoriale in Portogallo nel 1974. Nel corso dell'album Le Mosche giocano la carta della contaminazione, dal cantato in lingua francese de "L'Aviateur" ispirato alla fuga dalla guerra di una donna algerina, a "Santa Lucia" che esplora un altro tipo di viaggio, ovvero il percorso di una persona che decide di cambiare sesso. C'è spazio poi per un brano della tradizione popolare pugliese, "La Rondinella" ed ancora un esperimento in dialetto brindisino, "Nui", cantato da Claudia De Candia. Nel corso del disco e dei loro live, Le Mosche cambiano spesso scenari sonori e strumentazione, alternando chitarre elettriche ed acustiche a tamburi a cornice, sax (contralto e soprano), organetto, bouzouki, basso elettrico ed, ovviamente la voce, principalmente ad opera di Giampiero Lupo, artista brindisino, autore anche di musiche e testi e produttore dell'album. Il tema del mare spesso ricorre e lo troviamo anche in "La Vertigine Azzurra", dedicata a chi affronta il mare per scappare da guerra e fame e che nel mare trova pace perdendo purtroppo la vita, mentre il disco è chiuso dalla voce narrante di Simona Sagone, la stessa posta in apertura, con le parole di “Boa Viagem Capitão (Outro)”, scritte con la volontà di instillare nuova speranza a tutti i viaggiatori di domani. 
 
Tracklist: 1. Boa Viagem Capitão (intro) – 2. L’Aviateur – 3. Santa Lucia – 4. Una Mattina – 5. Renata – 6. La Rondinella – 7- Nui – 8. Ritorni – 9. La Vertigine Azzurra – 10. Boa Viagem Capitão (Outro)
 
Le Mosche sono Giampiero Lupo alla voce, synth, chitarra elettrica, chitarra acustica, organetto e loops, Mirco Mungari al clarinetto, saz, bouzouki, oud, tamburi a cornice e friscaletto, Giovanna Merico al sax soprano, sax contralto e percussioni, Lorenzo Mattei al basso e darbuka.

Link: www.lemosche.com - www.newmodellabel.com - www.tikkamusic.org
 
 
Intervista
 
Davide
Ciao. Quale la storia del gruppo e quali i vostri obiettivi artistici?
 
Le Mosche (Giampiero Lupo)
Il gruppo nasce da un’idea mia (Giampiero Lupo), di Giovanna Merico e successivamente dall’influenza di Mirco Mungari. Questo è il trio che ha iniziato questa avventura. Il nostro obiettivo principale era di abbinare la musica cantautorale alla reinterpretazione dei brani della tradizione musicale del sud Italia (e del sud del mondo possibilmente). Una volta preparato il nostro repertorio, composto appunto da musica originale scritta da me ed arrangiata dalLe Mosche, lo abbiamo proposto al pubblico con diverse serate live in giro per Bologna. Tuttavia a quel punto sentivamo il bisogno di aggiungere al sound uno strumento che potesse sostenere la ritmica ed il “tiro” del gruppo: avevamo bisogno di un bassista. È così che ha completato il gruppo Lorenzo Mattei, apportando anche lui esperienze ed influenze diverse al gruppo. Allora, come oggi, il nostro obiettivo principale è di suonare e registrare buona musica. Il CD “Boa Viagem Capitão” è appunto il punto di arrivo e di “partenza” del nostro lavoro fino ad ora. Soprattutto di partenza perché dal CD in poi i nostri obiettivi riguarderanno la promozione dell’album e possibilmente preparare nuovi pezzi per un prossimo lavoro discografico.
 
Davide
Nulla è stato creato invano, ma la mosca ci è andata vicino, scrisse Mark Twain. Perché "Le Mosche"? Una presa di posizione verso gli ultimi?
 
Le Mosche (Giampiero)
In effetti hai colto una delle ragioni principali che ci hanno portato a scegliere questo nome. La Mosca è appunto un insetto rifiutato per eccellenza, noi come lei rinasciamo sul palco. E poi ci siamo ispirati a “Les Muches” l’opera teatrale di Sartre.
 
Davide
Quando una storia piuttosto che un'altra diventa una vostra canzone?
 
Le Mosche(Giampiero).
È difficile riuscire a tracciare tutti gli eventi che portano al processo creativo ed alla scrittura di una canzone. Ed anche il punto di partenza di questo processo è difficile da definire perché cambia per ogni canzone. A volte, si parte da un pensiero, un ricordo, una melodia sognata in dormiveglia etc. Ciò che accomuna tutto questo è la “necessità” di scrivere, che almeno a me, coglie spesso in maniera improvvisa. La canzone perciò nasce in maniera improvvisa ed inaspettata. Tuttavia non è tutto frutto dell’ispirazione. Spesso è necessario fare delle modifiche, aggiustamenti, variazioni armoniche: l’ispirazione perciò non è niente senza un po’ di tecnica.
Infine, e credo sia molto importante, nasce il vestito attorno alla canzone, cioè l’arrangiamento. Qui entrano in gioco gli altri musicisti del gruppo i quali sono importantissimi per raggiungere il risultato finale.
 
Davide
Perché la dedica dell'artwork a Salgueiro Maia?
 
Le Mosche (Mirco Mungari)
L'idea è nata da un'inquadratura di un film. Una colonna di carri armati sta per entrare nel centro di Lisbona all'alba del venticinque aprile 1974, portando nel vivo la Rivoluzione dei Garofani; i mezzi però si arrestano davanti a un semaforo rosso. Un giovane capitano domanda stizzito il perché di quella sosta, e un soldato imbarazzato gli risponde che “c'è il semaforo rosso, capitano. Non dobbiamo dare nell'occhio.” Ecco, per noi quella scena surreale, piena di tensione e insieme di dolce comicità, è una sorta di archetipo di ogni viaggio, il viaggio che può essere solo se è impossibile, assurdo, scomodo. Quel giovane capitano dal volto pacifico era Fernando José Salgueiro Maia, l'eroe silenzioso della Rivoluzione portoghese, colui che con la sua mite pazienza riuscì a riportare la democrazia nel suo Paese senza sparare una pallottola, e finì dimenticato nell'ingratitudine senza mai reclamare nulla. Ci sembrava doveroso omaggiarlo in qualche modo, perché una delle prime scintille che hanno dato vita all'idea del nostro album è scaturita proprio dai discorsi su quella irreale rivoluzione, sul viaggio interiore di una generazione di capitani di vent'anni che scelgono di non sparare più un colpo seguendo le loro coscienze.
 
Davide
L’archetipo del viaggioè alla base di ogni movimento umano, ogni tensione verso l’esterno, verso il futuro o verso un obiettivo, ogni ricerca di altro da sé e ogni immersione dentro di sé. Tutto è viaggio. Su quali aspetti del viaggio in particolare vi siete focalizzati maggiormente in "Boa Viagem Capitão" e come la musica può esserne mezzo di trasporto?
 
Le Mosche (Giampiero)
Per noi l’idea del viaggio come motivo conduttore del disco, è nata successivamente alla composizione delle canzoni che lo compongono. Ci siamo accorti in maniera molto estemporanea, che appunto tutti i pezzi fossero in qualche modo legati all’idea del viaggio. Questo è probabilmente dovuto al fatto che il viaggio è stato il filo conduttore anche della mia vita, e pertanto questo si rivede nelle canzoni che scrivo. Abbiamo trattato il viaggio da tanti punti di vista. Tuttavia, quello al quale siamo maggiormente legati è il tema dell’emigrazione. Ed in particolare, l’emigrazione di chi cerca di sfuggire alla guerra, alla fame e dopo aver affrontato un viaggio impossibile sono costretti ad affrontare anche l’ostilità di coloro che dovrebbero accoglierli.
 
Davide
Verso quali autori e dischi vi sentite maggiormente debitori?
 
Le Mosche (Giampiero)
Nella mia vita ho ascoltato così tanta musica di diversi generi musicali, che è difficile capire cosa mi ha più ispirato. Per il nostro ultimo album è impossibile non notare una connessione con la musica d’autore italiana (da Battisti e Mogol, fino a De Andrè e Lucio Dalla). Inoltre, è stata importantissima per noi tutta la musica tradizionale non solo del Sud Italia (come ad esempio il Fado portoghese). Per le orchestrazioni (soprattutto per quanto riguarda le musiche che introducono e chiudono il disco “Boa Viagem Capitão” e “Boa Viagem Capitão (Outro)”) qualcuno mi ha detto che si nota l’influenza delle musiche da film di Sakamoto (in particolare le musiche del film “Il te nel deserto”); però io ho composto le musiche di questi brani prima di ascoltare questa colonna sonora; ma l’analogia mi inorgoglisce un po’ (con grande modestia).
 
Davide
Pur partendo da due sistemi semantici preesistenti (il linguaggio poetico e quello musicale), la canzone d'autore costituisce un'unità narrativa e metrica inscindibile. Non è infatti possibile separare musica e testo, così come non si può prescindere dall'interpretazione, che diventa il terzo elemento semantico essenziale: essa può dunque essere considerata una forma d'arte, e più specificamente un genere nuovo e autonomo. La canzone d'autore assume dalla tecnica poetica alcune figure retoriche, metafore, analogie, sinestesie, ma ne rende più immediata e 'popolare' l'intelligibilità e la fruizione, accorciando le distanze tra i due campi di lettura delle metafore (vero-traslato) e delle allegorie (simbolo-realtà). Etc.
Così ha scritto Roberto Vecchioni sulla Canzone d'Autore. Cos'è secondo voi oggi definibile "canzone d'autore"?
 
Le Mosche (Mirco)
Per noi canzone d'autore è innanzitutto sinonimo di canzone di qualità, nel senso più vasto del termine. Una buona canzone d'autore deve essere curata in tutti i suoi aspetti testuali e musicali. Il testo va lavorato come una poesia, utilizzando con cura gli aspetti fonologici e semantici del linguaggio, e strutturando i contenuti in maniera organica; allo stesso modo deve essere curata la composizione della linea melodica, la sua armonizzazione e la strumentazione. Una canzone per noi è un'opera d'arte, e in quanto tale merita rispetto e dedizione. Un altro aspetto per noi imprescindibile dalla canzone cosiddetta d'autore è l'unità e profondità d'intenti: non ci interessa scrivere canzoni “belle”, apprezzabili dall'utente medio o peggio, facilmente vendibili, ma il nostro scopo è semmai veicolare messaggi, idee, emozioni in maniera efficace. Ci approcciamo alla canzone con umiltà, consapevoli dei nostri limiti di musicisti, ma sempre con grande lucidità e chiarezza d'intenti.
 
Davide
Per finir poi di parlarvi di Bologna, dirò che vi si viveva allora e vi si vive sempre allegramente, lautamente, con grandi agevolezze di buone amicizie, e di festive brigate. Così scrisse Ippolito Nievo di Bologna. È ancora così? Qual è la vostra Bologna?
 
Le Mosche (Mirco)
Bologna è la città dove ci siamo incontrati, nel mezzo dei nostri cammini artistici ed esistenziali. Sicuramente senza Bologna non esisterebbero le Mosche. A Bologna siamo debitori innanzitutto per averci dato la concreta possibilità di far musica (al Sud non è così semplice...); non si può poi negare che l'ambiente culturale e umano che rende unica questa meravigliosa città, l'attitudine disincantata e forte dei suoi abitanti, le idee giovani continuamente ravvivate dalla circolazione degli studenti, siano finite nei nostri pezzi. Bologna è poi il nostro primo palcoscenico: nei piccoli bar di periferia abbiamo iniziato a suonare insieme, nei suoi locali ha preso forma, sera dopo sera, concerto dopo concerto, il nostro disco, e i bolognesi sono il nostro primo pubblico, e questo non potremo mai dimenticarlo. Bologna è allegra, ma disincantata; è gaudente, ma con un occhio alla miseria dietro l'angolo. Come disse uno che le canzoni sa scriverle sul serio, è una ricca signora che fu contadina. Bologna ci insegna l'umiltà.
 
Davide
Cosa seguirà dopo quest'ottimo esordio?
 
Le Mosche (Giampiero)
Come ho già detto il disco non è il nostro punto d’arrivo, ma speriamo un punto di partenza. Speriamo di continuare a fare e registrare buona musica nel nostro piccolo. Dopo la promozione dell’album ci metteremo subito al lavoro su un nuovo album, magari con un nuovo filo conduttore.
 
Davide
Grazie e à suivre...
 
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:: Davide Riccio
Davide Riccio, di Torino, educatore, musicista polistrumentista, compositore e giornalista. Ha collaborato con molti musicisti italiani e internazionali. Ha scritto poesie, racconti e saggi, che ha pubblicato su antologie e riviste sparse dal 1983 ad oggi (tra le ultime opere pubblicate “Il Musico David Rizzio” (biografia, ebook, 2006), “Povertssiment” (Genesi 2006), “Sversi” (Libellula, 2008), Neumi, cantus volat signa manent – La musica che lascia il segno (con cd di autori vari, Genesi-Into my Bed-Unamusica 2011). Dal 1998 è stato inquirente e articolista ufologo, copywriter in pubblicità e giornalista (il settimanale La Val Susa, il quotidiano Torino Sera, e il mensile Oblò di Livorno) occupandosi di cultura in genere e divulgazione.
 
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