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2015
4
Ott

Intervista con OPERA

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LA RUOTA DEL DESTINO
 
La Ruota del Destino, album di debutto degli Opera, è il traguardo di un lungo percorso musicale e umano iniziato nel lontano marzo 2008. Il progetto nasce dalla mente di Deborah, voce e autrice di tutti i testi e di tutte le melodie vocali, e dal suo incontro con Nicko, batterista con numerosi anni di esperienza live alle spalle. Già nella sua formazione iniziale la band compone brani intensi ed emozionali raccogliendo un consenso sempre crescente durante le prime esibizioni dal vivo. Nel maggio 2011 Michele, bassista talentuoso e dalle profonde conoscenze teoriche, si unisce agli Opera, proponendo trame e armonie musicali complesse che si sposano alla perfezione con le soluzioni melodiche create da Deborah. Nel marzo 2014 finalmente gli Opera trovano nel chitarrista Marco l’anello mancante, la solida e definitiva stabilità che permette alla band di concretizzare il duro lavoro svolto nel corso degli anni. La musica degli Opera è una miscela inattesa e personale di stili, una proposta fresca e melodica, ma allo stesso tempo potente, ricercata negli arrangiamenti e mai banale. Le melodie accattivanti e i testi in italiano, la solidità rocciosa della batteria, il virtuosismo armonico delle possenti linee di basso e la profondità degli arrangiamenti della chitarra a 7 corde disegnano una giostra di emozioni e di sensazioni, una proposta musicale che raccoglie le eredità del passato e le coniuga con la modernità e la potenza della musica dei nostri giorni tracciando una linea importante per le nuove sonorità del futuro.
 
 

 

Tracklist:
01. L’arena
02. La Ruota Del Destino
03. Davanti A Te
04. Sospesa In Aria
05. La Regina Delle Nevi
06. Icaro
07. Precarieta
08. La Nuova Luna
09. Nella Notte Delle Streghe
 
Intervista
 
Ciao. Non è da tutti arrivare a un esordio con una identità così matura e insieme peculiare, originale. Come sono nate le canzoni de "La Ruota del Destino" e intorno a quali temi principali?
 
Deborah: Il cammino della band è stato senza dubbio lungo e avventuroso! Dalla prima formazione del 2008 a oggi sono stati intensi anni di duro lavoro in sala prove, attraversando momenti molto faticosi e impegnativi sia dal punto di vista musicale che umano. Alcuni cambi di formazione ci hanno a volte rallentato ma non ci siamo mai persi d’animo e abbiamo sempre tenuto bene in vista il nostro obiettivo. Io e Nicko per parecchi mesi siamo rimasti addirittura soli ma nonostante tutto abbiamo continuato a suonare in sala prove, anche se soltanto batteria e voce. Due momenti importanti sono stati senza dubbio nel 2011 l’arrivo di Michele (basso), che ha contribuito notevolmente a concretizzare gli arrangiamenti dei brani e a mettere a fuoco la nostra proposta musicale, e l’ingresso in formazione nel 2014 di Marco (chitarra) che ha contribuito a indurire e modernizzare il sound pur mantenendolo fresco, melodico e accessibile a tutti gli ascoltatori. Il progetto ha raggiunto finalmente la piena maturità e il passo per realizzare La Ruota del Destino è stato del tutto naturale e spontaneo.
Per quanto riguarda i testi ci tenevo molto (e in questo eravamo tutti d’accordo) a indirizzare l’album su un unico concept tematico, sebbene La Ruota del Destino non sia un vero e proprio concept album nel senso letterale del termine. Tutti i brani sono incentrati sul destino, sulla fatalità e sulla precarietà dell’esistenza: proprio per questo al momento di decidere quali pezzi includere nel disco abbiamo selezionato le canzoni che più erano legate all’argomento di base che avevamo in mente.
 
L'orologio in copertina, sulle 8 e 21, è cinque minuti avanti rispetto all'ora in cui deflagrò "Little Boy" su Hiroshima. E tuttavia dietro e dall'alto sono visibili porzioni d'Italia e d'Europa. Che significato ha?
 
Deborah: Con le tematiche presenti all’interno dell’album La Ruota del Destino abbiamo cercato di spingere l’ascoltatore a riflettere su se stesso, sulla realtà che lo circonda e sulla fugacità del suo presente. Le lancette dell’orologio puntate sulle 8 e 21 non sono un riferimento a Hiroshima ma hanno piuttosto un significato di carattere artistico e visivo: la forma triangolare era una peculiarità delle pitture di Leonardo da Vinci per spingere l’occhio dell’osservatore verso un punto e bloccarlo all’interno del quadro. Nell’immagine ho raccolto i quattro elementi (acqua, fuoco, terra e aria), il metallo e il tempo, tutti ingranaggi che fanno parte del nostro quotidiano e che di rado ci soffermiamo ad ammirare e a contemplare. La copertina riassume in forma grafica le forti sensazioni evocate dal concept tematico dell’album cercando di coinvolgere l’ascoltatore anche dal punto di vista visivo.
Per quanto riguarda la porzione di Italia che si vede sulla copertina la risposta è semplice: siamo italiani, amiamo la nostra terra, la nostra lingua e siamo orgogliosi del trascorso artistico del nostro paese. Abbiamo la fortuna di vivere in uno dei posti più belli del mondo, ricco di meraviglie naturali invidiabili, cibi buonissimi e opere d’arte memorabili. Nel realizzare la copertina abbiamo voluto onorare il nostro paese rendendolo evidente nello sfondo come fosse “il centro del mondo”.
 
C'è già stato un gruppo musicale italiano attivo tra la metà degli '70 e '80 col nome di Opera. Anzi, Gli Opera. Perché avete deciso di chiamarvi "Opera"? O forse è più corretto "The Opera"?
 
Nicko: Il nome esatto è OPERA. Siamo pienamente consapevoli che sia stato già adottato da altri in passato, così come sappiamo bene che attualmente esistono numerose band con denominazioni uguali o simili alla nostra. Abbiamo ritenuto comunque che OPERA fosse l’unico nome veramente perfetto per noi, l’abbiamo scelto ispirandoci al concetto di “opera d’arte” nella sua accezione più vasta e universale. Le opere d’arte (e l’arte in generale) sono una miscela evocativa e suggestiva di elementi che ti assomigliano, che ti rappresentano e che ti emozionano ed è proprio seguendo questa forte ispirazione che abbiamo scelto senza alcuna esitazione il nome della band.
 
“In fondo mi chiedo se il vero movimento del mondo non sia proprio il canto”, ha scritto Muriel Barbery. Deborah, colpiscono le qualità della tua voce e del tuo canto. Come hai scoperto il canto, come l'hai coltivato e che significato ha per te il cantare?
 
Deborah: Per la verità è accaduto in un modo del tutto casuale e singolare! A sei anni me ne stavo davanti alla televisione che trasmetteva Aggiungi un posto a tavola con Johnny Dorelli. Ne rimasi talmente affascinata che dichiarai apertamente a mia madre di voler fare la cantante e da quel giorno non mi sono mai fermata: ho studiato canto per tantissimi anni, principalmente nel settore del teatro e del Musical, proprio per ottenere una maggiore padronanza del palco coordinata alla voce. Non a caso sono sempre rimasta legata più all’idea di “raccontare una storia” che di “cantare una canzone”. Qualsiasi emozione, anche la più piccola e insignificante, esprime se stessa e prende voce perfettamente nella musica: quando nella vita di tutti i giorni rimango senza parole, sopraffatta dalle mie emozioni, belle o brutte che siano, mi viene automatico iniziare a canticchiare e poco dopo mi ritrovo a buttare giù in un testo ciò che non riesco ad esprimere diversamente.
 
Ho apprezzato molto il fatto che abbiate scelto di cantare in italiano. Per altro in un modo che suona "rock" quanto se non meglio dell'inglese...
 
Deborah: La lingua italiana è una scelta voluta, ponderata e sostenuta fermamente da me. Come ti ho già detto sono italiana e orgogliosa di esserlo e sono felice che la mia scelta sia stata appoggiata senza esitazione anche dagli altri ragazzi della band. Troppo spesso mi sono sentita dire che la lingua italiana non si presta al canto, soprattutto per quanto riguarda il rock. Venendo dal teatro ho sempre saputo che l’Opera è un genere teatrale e musicale di origine italiana. Il canto operistico è stato esportato nel mondo senza essere tradotto: ancora oggi le Opere vengono rappresentate anche all’estero in lingua italiana e al pubblico viene fornito un libretto con la traduzione dei testi. Il termine stesso “Opera” è una parola di origine italiana che ormai è stata adottata a livello mondiale, quindi in un certo senso il nostro nome è allo stesso tempo sia italiano che internazionale, immediatamente riconoscibile in tutto il mondo. Proprio sulla spinta di queste riflessioni ho sentito naturale scrivere e cantare nella mia lingua e, nonostante il mio stile vocale si discosti dal classico canto lirico e si sposi più alla tradizione italiana del canto popolare, mi sono sentita quasi in dovere di affrontare questa sfida.
 
Nei tempi oscuri / si deve anche cantare? / Allora si deve cantare / dei tempi oscuri (Bertolt Brecht, Poesie di Svendborg, 1939). Cosa pensate del momento che l'umanità sta vivendo e come, secondo voi, possono la musica e tutta l'arte in generale aiutare l’umanità?
 
Marco: Senza ombra di dubbio questo è un momento storico molto particolare, dominato da uno dei più assurdi paradossi che si siano mai visti nella storia dell’umanità: proprio in un epoca dove abbiamo raggiunto progressi tecnico/scientifici inimmaginabili, dove il benessere potrebbe e dovrebbe essere alla portata di tutti, assistiamo invece ad un abbrutimento generale dell’essere umano e delle sue condizioni di vita. Potremmo avere tutto e invece, se abbiamo il coraggio e la forza di ammetterlo, ci accorgiamo che non stringiamo tra le mani che una piccola parte della gioia e della felicità di cui riuscivano a godere i nostri nonni o i nostri bisnonni, che pure vivevano in periodi storici più duri e difficili di questo. Per nostra fortuna la musica, come tutte le forme d’arte, riesce miracolosamente a fiorire e a crescere in qualsiasi condizione, in qualsiasi terreno, anche nel più arido che ci sia. Non sappiamo di preciso quanto una semplice canzone possa aiutare l’umanità o cambiare il mondo, ma siamo fermamente convinti che se esiste qualcosa che ha la possibilità di elevare lo spirito dell’uomo e di aprire porte interiori che sembrano ormai chiuse senza speranza, questa è senza dubbio la musica.
 
Avete un sito o altri link utili per ascoltare, vedere, acquistare, saperne di
più?
 
Nicko: Certamente! Innanzitutto, per chi volesse acquistarlo, il nostro cd La Ruota del Destino è disponibile sia nei negozi che nei principali store online (iTunes, Amazon, Google Play e tanti altri). Abbiamo ovviamente anche un sito internet www.operaofficialband.com e inoltre potete seguirci sia sul nostro canale youtube http://www.youtube.com/OPERAofficialband sia sulla nostra pagina facebook http://www.facebook.com/OPERAofficialband, piena di contenuti e sempre aggiornata anche con tutte le indicazioni per seguirci dal vivo.
 
Cosa seguirà?
 
Michele: Insieme allo staff della QuaRock Records stiamo organizzando freneticamente la promozione dell’album appena uscito. Vogliamo far arrivare la nostra proposta musicale a quante più persone possibile: stiamo facendo promozione sia attraverso le principali riviste del settore presenti in edicola sia attraverso internet. Stiamo cercando inoltre di suonare il più possibile dal vivo, sia perché riteniamo che sia fondamentale dimostrare sul palco di essere una band vera e non costruita a tavolino per realizzare un disco, sia perché è la dimensione che più ci appartiene e nella quale ci troviamo più a nostro agio. Anche se non viviamo di musica senza dubbio viviamo “per la musica” e quindi più tempo passiamo a suonare, più ci sentiamo completi. Proprio per questo motivo non abbiamo mollato per un secondo neanche la nostra consueta routine di sala prove: un ottimo allenamento per i prossimi concerti ma anche un continuo laboratorio dove lavorare e rifinire i tanti brani che ancora non hanno visto la luce ufficialmente
 
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:: Davide Riccio
Davide Riccio, di Torino, educatore, musicista polistrumentista, compositore e giornalista. Ha collaborato con molti musicisti italiani e internazionali. Ha scritto poesie, racconti e saggi, che ha pubblicato su antologie e riviste sparse dal 1983 ad oggi (tra le ultime opere pubblicate “Il Musico David Rizzio” (biografia, ebook, 2006), “Povertssiment” (Genesi 2006), “Sversi” (Libellula, 2008), Neumi, cantus volat signa manent – La musica che lascia il segno (con cd di autori vari, Genesi-Into my Bed-Unamusica 2011). Dal 1998 è stato inquirente e articolista ufologo, copywriter in pubblicità e giornalista (il settimanale La Val Susa, il quotidiano Torino Sera, e il mensile Oblò di Livorno) occupandosi di cultura in genere e divulgazione.
 
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