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Intervista con Ottodix

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Alessandro Zannier, noto anche con lo pseudonimo di Ottodix (Treviso, 7 agosto 1971), è un musicista e artista italiano. Una delle caratteristiche principali del suo lavoro è quella di sviluppare i concept dei suoi album anche nelle arti visive e nella scrittura. Attivo dal 2002, ha pubblicato 5  album, un libro e una raccolta. Come artista, tra le altre cose, ha partecipato a Pechino alla Biennale Italia-Cina. Diplomatosi in pittura all’Accademia di Belle Arti di Venezia nel 1996, dopo un primo periodo di concerti ed esposizioni d’arte tra il Veneto e l’Ungheria, nel 2002 fonda il progetto musicale Ottodix, che diventerà suo pseudonimo in campo musicale e, a sua volta, il nome della band che lo accompagna come performer in concerto. Nel 2003 pubblica il primo album Corpomacchina su etichetta Almamusic, dove il ruolo di cantante della band è coperto da Carlo Rubazer.  L’album presenta sonorità influenzate dai Depeche Mode e dall’elettronica trip hop anni ’90. Nello stesso anno la band si esibisce come gruppo d’apertura dei Delta V durante il tour dell’album Monaco ’74, incontrando così la cantante Gi Kalweit, con la quale nel 2009 sarà pubblicato il duetto Insonnia contenuto nell’album degli Ottodix Le Notti di Oz. Dopo un anno di concerti in tutta Italia, nel 2005 inizia ad affrontare il tema dei meccanismi delle paure umane realizzando come artista visivo una serie di grandi assemblage a tecnica mista intitolata Fear Project – Generator, presentata alla galleria Spazio Paraggi di Treviso e ricevendo sostegno critico da Achille Bonito Oliva. Nel 2006, ispirato dallo stesso tema, pubblica il secondo album Nero (Discipline/Venus 2006), prodotto dal noto cantautore Garbo, tra i principali esponenti della new wave italiana. Dall’album viene estratto il singolo e videoclip Ossessione, che sarà ritrasmesso dai canali televisivi MTV e AllMusic. L’album presenta chiare influenze synth pop con testi spesso oscuri ispirati al dualismo amore/morte. Nella copertina dell’album è raffigurato un assemblaggio dell’opera Fear Project. Nello stesso anno Garbo affida il riarrangiamento del suo live show a Zannier, che con la  band Ottodix lo accompagnerà nel tour italiano dell’album Gialloelettrico. Nel 2007 partecipa all’album tributo a Garbo ConGarbo con due brani, uno dei quali viene scelto come singolo di punta, insieme a nomi come Boosta (Subsonica), Madaski, Meg, Baustelle, Delta V, Krisma e Franco Battiato. Sempre nel 2007 è tra i partecipanti alla Biennale Internazionale dell’Arte Contemporanea di Firenze con la scultura di grandi dimensioni I-MAN, mentre nel 2008 insieme alla sua band affronta il tour italiano di 15 tappe Nero Tour. Nel 2009 pubblica il concept album Le Notti di Oz, che fa da colonna sonora ideale a una filastrocca visionaria contenuta nel booklet. Ne sono stati estratti i singoli I-Man, Strananotte e Joker, e il video del primo di questi è stato trasmesso numerose volte da AllMusic e QOOB. L’album è popolato di personaggi ispirati ai mondi virtuali, ha sonorità a tratti orchestrali vicine al soundtrack, contrapposte ad un utilizzo di suoni elettronici distorti e contiene brani in duetto con Madaski, Gi Kalweit, Garbo e Luca Urbani. Nello stesso anno partecipa al Festival della Filosofia di Modena, Carpi e Sassuolo con la mostra Sogno di un Avatar, con opere ispirate sia al suo più recente album che alle relazioni nel mondo virtuale.
Nel 2011 inizia a esplorare temi cari alla fantascienza classica come l’intelligenza artificiale nell’era contemporanea e l’influenza della cultura giapponese attraverso i manga e anime degli anni ’70 nelle generazioni occidentali. Sono queste le tematiche dell’album Robosapiens (Discipline/Venus) pubblicato alla fine di quell’anno, contenente i due singoli La Guerra dei Mondi e Ufo Robot Generation, riproponendo un’elettronica vintage dal suono analogico anni ’70 e l’uso di strumenti come il theremin, mentre i testi si avvalgono di metafore care alla fantascienza per parlare dei rapporti dell’uomo contemporaneo. Le stesse tematiche sono alla base della mostra Robosapienshow, ospitata dalla città di Marsiglia e patrocinata dal Ministero della Cultura Francese, presso la galleria Passage de l’Art, esposta nel 2012 anche a Napoli, per la collettiva internazionale Underscore, presso il centro artistico Spazio Blanch.
Nel 2013 pubblica come scrittore il libro I Fantasmi di Ottodix per l’editrice 001 Edizioni di Torino, contenente racconti ispirati ai vari album pubblicati nel corso di dieci anni, con prefazione di Garbo e in appendice la prima biografia ufficiale della band Ottodix. In allegato anche la prima raccolta O.Dixea (Discipline, 2013) contenente 15 singoli e due inediti tra cui il brano Ipersensibilità
Tra il 2013 e il 2014 prende forma il progetto Chimera, che contraddistinguerà le produzioni sia artistiche che musicali degli anni successivi, rappresentando “una messa in scena di una decina di utopie fallite, di mostri e di zavorre generate dal ‘900”. Nel 2014 porta nuove iterazioni di questo progetto nella galleria Spazio Paraggi di Treviso, all’Espace Culture di Marsiglia e alla Biennale Cina-Italia di Pechino, nella Zona d’Arte 798 dove rappresenta l’Italia assieme ad artisti di fama mondiale come Maurizio Cattelan e Michelangelo Pistoletto, realizzando una farfalla dall’apertura alare di 5,5 m x 6 m, risultando l’opera più grande e in vista dell’evento. Chimera è anche il titolo del quinto album come Ottodix, del 2014.
Ottodix è considerato uno dei progetti di punta dell’electro pop italiano attuale, tanto da essere stato omaggiato da artisti vari nella compilation Remakes Ottodix (etichetta Discipline), pubblicata online nel 2014.
“Chimera” è il quinto album di Ottodix, uscito a novembre del 2014 per la Discipline Records.
 
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Dal vivo il 6 agosto alla Biennale Italia – Cina presso il Mastio della Cittadella a Torino
 
Precedenti interviste

  

Davide
Ciao Alessandro. Intanto, per l’occasione, sono andato a rileggermi le nostre due precedenti interviste, alle quali rimanderei – per chi avesse tempo e curiosità – i lettori. “Chimera” è il tuo/vostro quinto album e  il concept su cui si basa è la fine delle utopie del XX secolo. La prima riflessione che mi ha indotto è che, forse, le utopie appartenevano più all’Ottocento, diciamo fino alla Belle Époque, e che il Novecento – dalla prima guerra mondiale in poi – è stato soltanto un secolo di continue distopie. Qual è il tuo personale concetto di utopia/distopia e come lo hai affrontato nei temi di queste tue nuove canzoni e composizioni? 

Alessandro 
Credo che il XX Secolo abbia provato a mettere in pratica delle utopie precedenti portandole alle estreme conseguenze. Una certa retorica ottocentesca applicata ai mezzi micidiali che il XX secolo avrebbe avuto di lì a poco, ha procurato disastri e eccessi di ogni genere. Tuttavia le utopie ci sono state eccome, e si sono tradotte negli “ismi”. Non certo solo gli “ismi” salubri e innovatori delle avanguardie storiche nell’arte, ma anche e purtroppo nell’ideologia politica e di società. Ho citato visionari di ogni epoca in questo album, facendo convivere in un unica città immaginaria, personaggi e mostri allegorici della storia. A volte facendo loro vivere utopie, a volte distopie, a volte perfino ucronìe, come nella prima traccia dell’album.
 
Davide
La tua opera prende spesso spunto dal Novecento e ne compendia echi e simboli. Come rapporti tutto questo al nuovo secolo, nonché millennio, sia in termini di timori o speranze e aspettative, sia in termini di bagaglio esperienziale? Cosa in particolare implica l’essere nato e vissuto a cavallo di un secolo particolarmente “ingombrante” come il Novecento, in cui sembra che ogni strada sia stata finalmente tracciata e percorsa, e il successivo, ancora indistinto e indistinguibile?
 
Alessandro 
Il Novecento è stato anche il secolo della rincorsa al nuovo come forma di distinzione culturale e personalistica. Questa cosa grazie a Dio è in procinto di finire. Credo che il nuovo secolo abbia il compito di riorganizzare in contenuti universali e duraturi quello che questo secolo appena trascorso ha creato in un vortice di velocità spasmodica e irrazionale. E’ stato inventato tanto, troppo in poco tempo e l’era digitale è l’ultima eredità pesante consegnata al nuovo millennio. Ci sono un mare di cose buone che si possono fare con questi potenziali, ma per ora vedo ancora un caotico e disorganizzato modo di procedere. Mi auspico che a prevalere siano nei prossimi anni la cultura e il dialogo, mediati dalla scienza, dalla tecnologia e dall’attenzione globale per l’ambiente, divenuto urgenza comune primaria. La situazione però non è oggi ancora rosea e si scontano ombe lunghe gettate da egemonie economiche, culturali e militari del ‘900. Credo che si inizierà la svolta quando la cosa sarà gestita interamente dai figli del XXI secolo. Almeno lo spero. 
 
Davide
Mi ha incuriosito riflettere sul doppio significato forse collegato della parola “chimera”: l’utopia, i sogni vani da una parte, dall’altra l’incarnazione delle forze distruttrici. Cos’è Chimera? 

Alessandro 
È enrambe le cose e pure una terza: il mito classico dell’ibrido, della creatura impossibile creatada più anime che ci convivono. Ovviamente quest’ultima interpretazione è strettamente legata alla natura del progetto, ibrido per eccellenza, da sviluppare attraverso musica, scrittura e arti visive, oltre che incarnare il mio modo trasversale di approcciarmi alle arti.
Poi, entrando nel merito, è come dici tu una parola ambivalente che incarna il senso dell’utopia nella sua accezione positiva, come sogno da raggiungere e motore di cambiamento, ma anche nell’accezione negativa dell’irraggiungibilità di uno scopo, nell’impossibilità di tradurre certi ideali o ideologie da astrazione a realtà.  

Davide 
Molte citazioni anche in questo tuo lavoro. Non sfugge quella al Ray Bradbury di Fahrenheit 451. Io ho idea che il libro elettronico sia un artefatto ancora più fragile e potenzialmente annullabile del libro cartaceo. Qual è il tuo rapporto tra elettronica e materia, tra il qui e ora e la memoria che stiamo lasciando sempre più affidata alle vulnerabilità velocemente obsolescenti delle continue nuove tecnologie e a suoi dati immateriali? 

Alessandro 
Questa domanda è davvero molto interessante perché riguarda un argomento che sto sviluppando ora nelle arti visive e che riguarda proprio l’impossibilità di archiviare la memoria storica collettiva di questa prima era digitale. Sto realizzando una serie di “monumenti ai caduti”, con le sembianze dei vecchi sistemi di archiviazione digitale (es. floppy disk), che ci hanno spacciati per eterni e che ora rischiano l’oblio per mancanza di apparecchiature in grado di leggerle, entro pochissimi anni. Buchi di memoria collettiva. Una cosa pericolosissima, come la storia ad esempio dell’olocausto insegna. A lanciare l’allarme non è stato il papa o un filosofo o un politico, ma il vice direttore di Google pochi mesi fa. Molti artisti contemporanei si stanno occupando da tempo di questo problema, auspicando un backup analogico della memoria digitale, prima che sia troppo tardi. Ed io farò altrettanto.
 
Davide
Chimera non è solo un disco, ma un progetto più ampio con una serie di mostre itineranti, intitolate appunto “Chimere” e che rappresentano una messa in scena di una decina di utopie fallite, di mostri e di zavorre generate dal ‘900″. 10 installazioni inedite in 10 città diverse, da coprire nel biennio 2014-2015 e che ha già toccato le città di Treviso, Marsiglia, Venezia, Berlino, Pechino per la Biennale Cina-Italia, in cui la tua installazione ha rappresentato l’Italia assieme ad artisti di fama mondiale come Maurizio Cattelan e Michelangelo Pistoletto, risultando l’opera più grande e in vista dell’evento. Ora sei presente a Torino con la Chimera 7, sempre per la Biennale Italia-Cina, al Mastio della Cittadella. Puoi raccontarci di queste 10 “Chimere”, cosa sono, cosa rappresentano?
 
Alessandro 
Come hai giustamente introdotto, rappresentano alcune delle utopie fallite del ‘900, questo vecchio secolo ancora, a mio avviso, duro a morire, in cui si trascinano ideologie superate, vecchie utopie e obsoleti schemi mentali per concepire società, lavoro, ambiente e geografia. Credo che sia ora di sganciarsi da queste zavorre per poter guardare con un po’ di entusiasmo al nuovo. L’eredità del XX secolo è pesantissima per i Paesi occidentali, che non si sanno reinventare, né riescono a fronteggiare più le reazioni a catena del capitalismo tanto amato, le reazioni terroristiche, l’inquinamento necessario a mantenere “lo status”, eccetera.
Le utopie fallite che ho messo in scena con queste grandi installazioni, simbolicamente abbracciano più aspetti della società, dall’utopia dell’eterna giovinezza, a quella della crescita economica perpetua, a quella della stabilità. Sono come enormi “babau”, che vengono mostrati e quindi esorcizzati in pubblico, per poterli mettere idealmente al rogo, com e si faceva con le antiche superstizioni nei riti pagani.
 
Davide 
Oltre a far viaggiare insieme il concept del disco con le tue sculture o installazioni artistiche, come si compenetrano e si completano due linguaggi così diversi tra loro? Cosa sono il tempo e l’ineffabilità nella tua scultura, cosa la visualità e la tridimensionalità, l’addizione e la sottrazione della tua musica?
 
Alessandro 
È davvero difficile rispondere, perché queste cose sono per me sempre di più più un tuttuno. Nascono visivamente nella mia testa come film, come concetti, in cui la musica diviene colonna sonora, i testi sono una sorta di saggio che sviluppa in vari capitoli in argomenti, le installazioni, le immagini sono come le scenografie di questi kolossal. Probabilmente ho una vocazione frustrata per la regia cinematografica. 
 
Davide
So che per l’occasione hai lavorato anche alla produzione di un cortometraggio (per altro complimenti non solo per il disco, ma anche per i bei videoclip di “Post” e de “L’ultima chiesa”). Ce ne puoi parlare? 
 
Alessandro
Per il videoclip de “L’Ultima Chiesa” ho ideato una cosa semplicissima e animata a mano, che potesse suggerire la simbiosi di una coppia di lunga data, in cui giovinezza e vecchiaia si fondono in una dimensione atemporale. Il regista ha montato e dato forma a questa mia idea.
Il videoclip di Post, invece, uscito appena prima dell’album, avrebbe dovuto presentare come in una sorta di trailer l’anteprima del cortometraggio da pubblicare in seguito. Il regista Vittorio Demarin ha visualizzato e dato movimento in modo egregio al complesso lavoro visionario che ho fatto per l’artwork grafico del cd, in cui uomini in bombetta stile Magritte o Montypithon, popolano scenari urbani deserti, incisioni del ‘500 e del ‘700 dagli stili architettonici utopistici e inquietanti (cito Boullée e Ledux anche in alcuni brani).
Tuttavia, e lo dico con rammarico, il cortometraggio non ci è più stato consegnato, nonostante lunghissimi tempi di paziente attesa e ritardi continui. Questo ha ovviamente messo fine alla collaborazione con il regista. Spero di poter portare a termine anche più avanti questo ambizioso progetto, perché il mondo immaginario sviluppato per Chimera ha una bellissima storia che deve essere raccontata, magari da persone più qualificate.
 
Davide
A Nikola Tesla hai dedicato uno strumentale, “Gli archivi di Tesla”. Un genio, ma anche una personalità eccentrica e disturbata, che fece molte incredibili affermazioni, forse il prototipo per eccellenza dello “scienziato pazzo”. Purtroppo continua a essere usato da diverse pseudoscienze più o meno new o next age, che gli attribuiscono  le idee,  le teorie o le invenzioni più strampalate, oltre che una complottata fine nel discredito e nel “dimenticatoio”. Perché lo hai annoverato tra le “chimere”?
 
Alessandro 
Penso esattamente come te che il mito eccessivo di Tesla sia una cosa romanzata frutto di questi tempi in cui il sensazionalismo, il complottismo, gli UFO e la cultura dell’Apocalisse viaggiano a braccetto a colpi di notizie clamorose e rivelazioni fatte da personaggi eccentrici. Però Tesla ha anche fatto qualcosa di buono e di vero nella sua ricerca. Era soprattutto un visionario, un eccentrico e un utopista controcorrente. È questo aspetto che me lo ha reso interessante, esattamente come ho inserito Napoleone. Personaggi controversi ma evocativi. Volevo un album dalle suggestioni metastoriche, tra illuminismo, surrealismo, para scienza, cultura dell’Apocalisse, visioni e visionari (Don Chisciotte in “Mulini a Vento”). Insomma, “Chimera” è un colosso sgangherato che condanna la nostalgia per il XX secolo e la sua parte peggiore che vuol sopravvivere nel XXI° uccidendo la fantasia per nuove utopie. Le utopie sono il motore del mondo, lo sono sempre state durante tutto l’arco della storia, vanno solo rimpiazzate. Mi pare che stiamo vivendo un periodo di relativa impasse. Chimera è un album dedicato ai visionari e agli utopisti della storia (che inseguivano delle chimere, appunto).
 
Davide
Finiti gli “ismi”, pare che sia iniziata l’epoca dei “post”. Forse non è tanto meglio…
 
Alessandro
Nella mia canzone il “post” fa il verso alla cultura della celebrazione continua del vecchio, riverniciato e spacciato per semi nuovo. Post – human, post – punk, post – modern ecc… Non c’è più neanche la fantasia di inventarsi un nome per una nuova tendenza che nuova non è. Meglio gli “ismi”, a patto che siano nuovi di zecca.
 
Davide 
Torniamo al disco. Chi sono oggi gli Ottodix e come sono i vostri rapporti umani e nondimeno professionali e artistici?
 
Alessandro 
I nostri rapporti umani sono fraterni dietro le quinte, dopo tutti questi anni. Tuttavia il tastierista Rocco Prete due anni fa ha lasciato la family per dedicarsi ad una vita più “normale” e non è detto che non capiti lo stesso anche ad altri dei tre superstiti. Gli anni passano e se non sei una super star che macina soldi, devi fare i conti con il tempo che ti cambia. Tuttavia con Mauro Franceschini, (il nostro bravissimo percussionista-batterista) ho un rapporto da “soci co-fondatori” della band on stage e ne abbiamo passate davvero tante assieme, quindi penso che salvando questo nocciolo il progetto potrà reinventarsi e rinnovarsi ancora a lungo. Proprio in questi mesi stiamo studiando una piccola rivoluzione dopo molti anni. Fa bene muovere le cose.
 
Davide
Il 6 agosto sei stato a Torino alla Biennale Italia-Cina presso il mastio della Cittadella. Per l’occasione le musiche di Ottodix sono state arrangiate e suonate per quartetto d’archi e pianoforte. C’è stata inoltre una performance di danza ed elettronica ambient in collaborazione con Sea Shepherd dalle Fær Øer, eco attivisti impegnati contro un annuale mattanza assurda di delfini. La tua Chimera 7, presente a Torino, rappresenta inoltre il fungo atomico di Hiroshima e il 6 agosto ricorre il settantesimo anniversario della bomba di Hiroshima (senza ovviamente dimenticare Nagasaki). Un evento veramente ricco di contenuti. Città dai mille continui cambiamenti, vorrei chiederti le tue impressioni su Torino… 
 
Alessandro 
L’evento alla Biennale, seguito da un vero bagno di folla a Treviso con Max Gazzè il giorno prima, è stato la ciliegina sulla torta di una stagione straordinaria su più campi. Essere un giorno prima in un grande palco con la band a sudare e gridare la nostra musica e il giorno dopo a cantare a Torino in un contesto diversissimo, artistico internazionale, mi ha riempito il cuore. Cantare le mie canzoni riarrangiate per quartetto e pianoforte, assieme a un video, alla danzatrice Alice Rusconi Bodin e a Sea Shepherd è stato davvero come respirare per un attimo quell’utopia dell’arte totale, di wagneriana memoria.
Torino è una città che amo e che frequento saltuariamente ma con costanza negli anni, anche grazie ad amicizie radicate e preziose. È una città che ha ancora un suo stile, in cui l’arroganza cafona tipicamente italiana fa fatica ad attecchire. Credo che solo Torino e Trieste mi diano questa sensazione, forse perché sono due città collegate all’Europa più di altre, di frontiera. 
Ho anche pubblicato nel 2013 il mio primo libro di racconti e la biografia degli Ottodix (“I fantasmi Di Ottodix” 001 edizioni Torino con allegato il cd best of “O.Dixea”), in occasione del decennale della band, quindi non posso che dire di sentirmi legato con gratitudine a questa città.
 
Davide
Quali altri appuntamenti con Chimere e cosa ci sarà a seguire?
 
Alessandro 
Chimera terminerà la sua corsa quando installerò la decima creatura. ne mancano tre e sto valutando alcune città candidate ad ospitare Chimera8, Chimera9 e Chimera10. nel frattempo sul fronte musicale la stagione live si protrarrà fino a dicembre con una coda del Chimera Tour atta a promuovere il terzo singolo in arrivo: “King Kong”. Poi, forse entro Natale, il materiale video e audio di questo tour verrà raccolto in un contenuto multimediale online davvero speciale. Una sorta di live consultabile gratuitamente in cui farsi un viaggio nel mondo di Chimera e in questa nostra importante stagione che va a chiudersi.
Poi, nel 2016, ci saranno in serbo altre sorprese. Per il nuovo album ci sarà da aspettare un po’, ma l’idea di base già c’è, anche se divento sempre più lento ed esigente nello scrivere.
 
Davide
Saltykov disse che senza utopia, nessuna attività veramente feconda è possibile. Tu ne hai una? Quale? 
 
Alessandro 
Io ne ho in continuazione. Appena mi avvicino a una (le vere utopie non si realizzano mai del tutto per definizione), ne invento subito una successiva. È come spostare l’asticella sempre un po’ in là. Avere un orizzonte verso cui andare è importante. Chi arriva a centrare in pieno un obbiettivo si ferma e non si muove più.
 
Davide
Grazie Alessandro. Grazie anche per il tuo lavoro, sempre molto stimolante. 
 
Alessandro 
Grazie a te per avermi ospitato ancora qui, anche a nome della band. 

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