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Dietro le stagioni – Francesco Aprile

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prefazione di Cristiano Caggiula
I Quaderni del Bardo (Lecce, 2015)
pag. 42, euro 7.00.
 
La poesia di Francesco Aprile, ammettiamo immediatamente, per noi è una bella scoperta. Di quelle che capitano molto di rado. Insieme alla notizia che la silloge “Dietro le stagioni”, del leccese Aprile, è il primo titolo in assoluto e dunque felice esordio della piccola casa editrice salentina I Quaderni del Bardo. “Poeta, poeta verbo-visivo, critico, nel 2010 ha aderito al movimento letterario New Page, fondato da Francesco S. Dòdaro. Ha fondato il gruppo di ricerca Contrabbando Poetico (2011) e la rivista di critica e linguaggi sperimentali www.utsanga.it (2014, con Cristiano Caggiula). Nell’ambito dei linguaggi di ricerca sue opere sono archiviate presso istituzioni come il Poetry Library (Londra) e collezioni private, Imago Mundi (Fondazione Benetton). È presente nel volume An Anthology of Asemic Handwriting (2013), e in riviste quali Letteratura e Società, Revista Laboratorio (Universidad Diego Portales, Cile), Infinity’s Kitchen (USA), La Clessidra, Il foglio clandestino, S/V Revue (Lione), Rivista di studi italiani (Toronto)”, racconta la sua interessante nota bio. Perché fin da subito abbiamo amato i versi recapitati dal sempre attento Stefano Donno? Intanto diciamo che le immagini offerte dallo sguardo ripropostoci da Aprile sono le nostre vicissitudini esistenziali di sostanza spazio-geografica. Che divengono potere assoluto della parola, e non soltanto per forma e cadenza e/o musicalità, capace ancora di stupirci. E farci perdere, prima di tutto. Il senso versificato di Francesco Aprile scotta. Ci sposta nelle costellazioni di Sinisgalli e ci spaventa con Vittorio Bodini. Se c’è un senso nella spietatezza comunicativa di Claudia Ruggeri, Aprile raccoglie quel valore di forza materica e simbolica trovando un piccolo rimando al lucano Alfonso Guida. Proprio ai frastuoni elementari e difficili di Guida, anzi, assomigliano alcune tonalità d’Aprile. Che compone versi irrequieti e dotati delle movenze della terra sulla quale scivolano oppure nella quale vorrebbero far perforazioni. “Dietro le stagioni – ha scritto per esempimo in maniera sicura e precisa Caggiula in sede di prefazione all’opera – rappresenta la costante di Fidia del paradigma mediterraneo, Aprile ha subito il rapporto delle due essenze disuguali della natura e ne ricava una proporzione media ed estrema, per trasformare il patire in agire poetico”.

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