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2011
20
Feb

Culture Migranti - Laura Cerrocchi e Annamaria Contini

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luoghi fisici e mentali d'incontro
 
Il tema della diversità culturale è sicuramente uno dei temi centrali per comprendere la società contemporanea; già dagli anni Sessanta- Settanta del secolo scorso l'antropologia culturale ha cominciato un vasto processo di "de-costruzione" del pensiero occidentale, evidenziando i profondi legami tra una certa visione di uomo (che potremmo definire con il trinomio utilizzato anche nella prefazione di questo libro, bianco – ricco – alfabetizzato) e l'appartenenza a un mondo che nel corso dei secoli ha sempre avuto la pretesa di imporre le proprie visioni e il proprio modo di pensare su altri popoli e su altre culture.
E' innegabile che oggi si viva in una società multiculturale: non è solo un discorso che fa l'antropologia culturale, basta dare un'occhiata ai registri scolastici delle nostre classi, sempre meno segnati da cognomi di origine italiana e sempre più "popolati" da cognomi che provengono dai paesi più lontani dell'Africa, dell'Asia, ma anche della vicina "Europa dell'Est". Il ripensamento che ha investito l'analisi della cultura riguarda dunque anche le scienze pedagogiche; in esse il modello dell'uomo bianco – ricco – alfabetizzato si confronta con modi diversi di concepire l'alfabetizzazione, la socializzazione, l'educazione.
In questo senso l'ultimo lavoro della Erickson, Culture Migranti, che fa capo a un numero molto ricco di autori (ne ho contati addirittura ventisei), offre davvero tanti spunti per interrogarsi e per riflettere su cosa vuol dire ripensare il lavoro educativo in un contesto e in un'ottica multiculturale.
I diversi contributi sono stati organizzati e curati da due docenti,  Laura Cerocchi e Annamaria Contini, che lavorano all'interno della facoltà di Scienze della Formazione dell'Università di Modena e Reggio Emilia; la maggior parte dell'esperienze riportate provengono proprio dal contesto territoriale di queste due città e segnalano un bel rapporto tra università e territorio, portato avanti da ricercatori, insegnanti e pedagogisti.
La tesi centrale del libro è che l'appartenenza culturale non è una realtà monolitica; da sempre le culture si sono mescolate attraverso processi continui di inculturazione (cioè trasmissione di contenuti culturali da una generazione a quella successiva) ed acculturazione (cioè incontro – ibridazione costante delle diverse culture che sono venute a contatto per i più diversi motivi nel corso dei secoli). L'incontro culturale è dunque una situazione che, oltre, diremmo noi, essere inevitabile nel contesto di globalizzazione in cui viviamo, è un naturale processo di confronto e di relazione tra culture che c'è sempre stato in Occidente, come in qualsiasi altra parte del mondo. Segno di questo incontro, come viene sottolineato in diversi aspetti in questo testo, visto anche una particolare sensibilità intorno a questo argomento da parte delle curatrici, è la stessa dimensione artistica, che testimonia un continuo scambio di tecniche, contenuti e forme. Allo stesso modo le discipline pedagogiche non possono non affrontare un ripensamento che parta proprio dall'incontro con le diverse culture, sempre più presente nelle nostre scuole, come un arricchimento di saperi e come occasione di incontro, fisico e mentale.
Il libro si divide in quattro parti: la prima parte è sicuramente la più "corposa" e consiste proprio in una riflessione generale sulle dinamiche e sui processi che riguardano l'acculturazione e l'inculturazione; quasi la metà del libro è occupata da questa parte teorica, che serve a fornire la "cassetta degli attrezzi" (per usare una metafora anche questa cara all'antropologia culturale) per comprendere il fenomeno dell'incontro tra culture e per fornire concetti teorici generali per descriverlo e per affrontarlo anche dal punto di vista pedagogico. Si forniscono sempre in questa parte delle osservazioni particolari che riguardano proprio l'approccio artistico della riflessione sull'integrazione fra culture; ci sono inoltre alcuni interessanti contributi che descrivono anche i concetti giuridici che coinvolgono i minori immigrati.
La seconda parte fornisce l'analisi di alcune esperienze sul campo in cui, a partire da esperienze concrete, come appunto le scuole di infanzia, i centri di ascolto della Caritas, i centri di animazione e di aggregazione giovanile, si vive in prima persona cosa significa "fare integrazione" tra diversi modelli educativi e diverse culture. In questa parte vanno segnalate, come dicevo, il profondo legame con il territorio che questo tipo di contributi vogliono evidenziare nella la ricerca pedagogica.  Gli autori sono infatti da una parte ricercatori legati al mondo dell'università, dall'altra spesso anche educatori, insegnanti, operatori che riferiscono della loro esperienza in modo da elaborare una riflessione che "legga" l'esperienza in una prospettiva più ampia.
La terza parte apre un orizzonte su diversi modelli scolastici ed educativi che riguardano paesi diversi dal modello "occidentale"; in questa parte vengono quindi riferite esperienze che provengono dalla Romania, dall'Etiopia, dall'India, dalla Cina e dal Giappone. L'intento è quello di illustrare teorie e prassi educative considerate "altre" rispetto al nostro mondo per favorire una riflessione che relativizzi i nostri sistemi e li apra al confronto con diversi modi di intendere la società e le dinamiche di trasmissione culturale. Anche in questo caso gli autori partono spesso da progetti di incontro vissuti in prima persona tramite scambi culturali o esperienze di volontariato.
L'ultima parte segnala alcune strategie che si possono utilizzare nella programmazione didattica ed educativa per favorire una pedagogia inter-culturale: l'utilizzo di mezzi multimediali, il gioco, laboratori di arte e le stesse tecniche teatrali possono costituire dei validi supporti per proporre una prassi educativa che favorisca l'incontro, lo scambio, il dialogo tra diversi soggetti che esprimono culture e sensibilità differenti e che, con queste strategie, possono trovare da questo incontro un arricchimento reciproco.
Il manuale dell'Erickson si presenta come un testo completo che offre validi spunti di riflessione su un argomento di importante attualità (basti pensare a tutto il dibattito su come concepire l'integrazione a scuola, sulle dinamiche dei processi di alfabetizzazione e di accoglienza per gli alunni stranieri etc.) e allarga la prospettiva da problemi contingenti a riflessioni più ampio di tipo filosofico, antropologico e pedagogico proprio sull'incontro tra culture che questi problemi sottendono. L'importanza che il manuale dà alla prima parte sottolinea che il pubblico a cui  il libro si rivolge è innanzitutto un pubblico di specialisti; il linguaggio utilizzato nella prima parte è soprattutto un linguaggio "scientifico" di chi è comunque iniziato a un discorso pedagogico e antropologico di livello universitario. Le altre tre parti sono comunque accessibili a un pubblico più vasto di operatori del settore educativo che vivono i "problemi" dell'integrazione nella loro esperienza di lavoro quotidiano e che troveranno in questo libro occasioni di riflessione, di confronto con diverse esperienze sul campo e proposte di strategie operative interessanti. Soprattutto tutti potranno trovare un modo di leggere le dinamiche dello scambio tra diverse culture in una prospettiva più ampia, che non sia solo quella di un imposizione di un modello "pre-costituito", ma quella di un dialogo e di un arricchimento reciproco.
 
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:: Luca Giorgini

Luca Giorgini lavora come educatore in ambito scolastico e territoriale con ragazzi della scuola secondaria di primo e secondo grado. Nel suo percorso formativo ha conseguito la laurea Specialistica in “Antropologia Culturale ed Etnologia”, il Baccellierato in Teologia e ha frequentato un corso annuale di “Handicap e Svantaggio nell’apprendimento”. Ama il suo lavoro, leggere e fare due chiacchiere con gli amici.


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