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2014
25
Ago

Croce Rossa Internazionale

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“Una bandiera distintiva e uguale per tutti
 sarà adottata dagli ospedali, dalle ambulanze e durante le evacuazioni.
Essa dovrà essere, in ogni caso, accompagnata dalla bandiera nazionale.
Il personale neutrale porterà anche un bracciale, ...
 La bandiera e il bracciale porteranno una Croce Rossa su sfondo bianco”
Art. 7, Convenzione di Ginevra, 22 agosto 1864
 
La nascita dell’idea della Croce Rossa, la più grande organizzazione umanitaria oggi attiva nel mondo, risale ad oltre 150 anni fa: all’epoca nel nord della penisola italiana si combatteva per l’indipendenza dall’Austria e per l’unità nazionale. Il 24 giugno 1859, sulle colline di Solferino e San Martino a pochi chilometri da Castiglione delle Stiviere (Mantova), si svolse una delle più sanguinose battaglie che siano mai state combattute in Europa: fin dal primo mattino, per quindici ore, si scontrarono l’esercito franco-piemontese e quello austriaco, con il coinvolgimento di una massa totale di oltre trecentomila soldati, su un fronte lungo più di sedici chilometri[1]. A sera, sul campo, rimasero i corpi di circa quarantamila uomini fra morti e feriti di entrambi gli eserciti: anche questa carneficina indusse Napoleone III a firmare l’armistizio di Villafranca, che concluse di fatto la “seconda guerra di indipendenza italiana”[2].
Testimone casuale della battaglia fu Henry Dunant, imprenditore e cittadino svizzero, il quale di fronte alla disorganizzazione con cui furono portati i soccorsi ai feriti, causa della ulteriore perdita di molte vite umane non ostante la grande abnegazione, spirito di solidarietà e compassione dimostrate dalle popolazioni civili locali, incuranti del colore delle divise dei caduti, rimase fortemente impressionato[3]. Per Dunant, rientrato in Svizzera, il problema dell’organizzazione dei soccorsi ai feriti sui campi di battaglia divenne un’idea fissa: per concretizzarla e diffonderla iniziò una paziente opera di pressione sulle autorità politiche del tempo e scrisse il libro “Un Ricordo di Solferino” (Un Souvenir de Solférino, Ginevra 1862), in cui raccontò la sua esperienza e le sue riflessioni sulla battaglia. Si costituì così un “Comitato dei cinque”, composto da Guillaume-Henri Dufour, Theodore Maunoir, Louis Appia, Henry Dunant, Gustave Moynier, esponenti delle professioni, della borghesia e delle alte gerarchie militari, che si farà promotore (Ginevra 1863) di una prima Conferenza Internazionale alla quale partecipano i rappresentanti ufficiali di 14 Stati. Nacque, così, il Movimento Internazionale della Croce Rossa basato sulla prima Carta Fondamentale, firmata il 29/10/1863, contenente dieci risoluzioni dirette a migliorare l’assistenza ai feriti durante le Guerre. A questo punto il Governo svizzero offrì appoggio all’ulteriore sviluppo dell’iniziativa convocando, l’8 agosto 1864, una Conferenza diplomatica alla quale partecipano i rappresentanti di 12 governi, compresi gli Stati Uniti d’America, unica potenza non europea. La Conferenza si concluse il 22 agosto 1864 con l’adozione della prima “Convenzione di Ginevra per il miglioramento delle condizioni dei feriti nelle armate sul campo di battaglia”. Il documento, composto da dieci articoli, garantiva neutralità e protezione alle ambulanze e agli ospedali militari, al personale delle équipes sanitarie e al materiale utilizzato (art.2 e 3); la protezione veniva estesa anche alla popolazione civile impegnata nei soccorsi ai feriti (art.5). Veniva stabilita, inoltre, la regola, piuttosto innovativa per l’epoca, secondo la quale “i militari feriti o malati saranno raccolti e curati, a qualunque nazione costoro appartengano” (art.6). Inoltre, con questo accordo gli Stati aderenti si proposero:
·                     di creare delle società di soccorso nei singoli Stati;
·                     di inviare infermieri volontari sui campi di battaglia;
·                     di organizzare altre conferenze internazionali su questi temi;
·                     di adottare un segno distintivo, uguale per tutti, che protegga feriti e soccorritori: un drappo bianco con una Croce Rossa.
Il simbolo che tutti oggi conosciamo, fin dalla prima Convenzione del 1864, è rappresentato da una Croce Rossa su fondo bianco e non ha alcun significato religioso, ma richiama, seppure con i colori invertiti, la bandiera svizzera, in ricordo del luogo di nascita della Organizzazione e della storica neutralità di questa nazione. Il simbolo era, ed è tutt’oggi, ben visibile sulle divise dei volontari soccorritori, sulle tende da campo ove vengono ricoverati e assistiti feriti, profughi, vittime di calamità naturali; sulle barelle e sui mezzi con cui queste persone sono trasportate al riparo dai pericoli estremi. Il simbolo della Croce Rossa porta con sé un messaggio di neutralità, imparzialità e universalità, e viene esibito durante gli interventi di soccorso al fine di garantire protezione sia a chi porta aiuto sia a chi lo riceve. Nei Paesi di religione islamica, per evitare che la Croce venisse interpretata come simbolo cristiano, mettendo a rischio la vita di soccorritori e feriti, dal 1929 l’Organizzazione ha adottato il simbolo della mezzaluna rossa, utilizzato fin dal 1876 nel corso della guerra tra la Russia e Impero Ottomano. Nel corso degli anni, a causa delle complesse situazioni di conflitto politico-religioso dell’area mediterranea alcuni Stati hanno chiesto che altri simboli fossero aggiunti ed equiparati alla Croce/Mezzaluna[4]; così per evitare la proliferazione dei simboli l’Organizzazione ha sviluppato l’emblema del (terzo) protocollo alle Convenzioni (adottato l’8 dicembre 2005), cioè il cristallo rosso (un quadrato piegato a rombo), che non sostituisce i simboli in uso, ma può all’occorrenza affiancare quelli tradizionali.
Con il passare degli anni, la situazione internazionale cambiò, come cambiò anche il modo di fare la guerra: in principio, gli scontri erano, nella quasi totalità, effettuati da schieramenti contrapposti, e che si trattasse di battaglie campali di terra su fronte aperto, o di combattimenti di trincea, i coinvolti erano per lo più militari, come lo furono, nella quasi totalità, circa il 90% dei morti o feriti della prima guerra mondiale. Ben presto, quindi, si avvertì la necessità di aggiornare quella Convenzione che rappresentava la base del diritto internazionale umanitario e, dapprima nel 1906/1907 la Seconda Convenzione di Ginevra, che sostituì l’originaria, estese il diritto di neutralità anche ai feriti di scontri condotti per mare (riconoscendo, per la prima volta, l’immunità ai naufraghi), in seguito si decise di emanare un’apposita Convenzione riguardante il trattamento da riservare ai prigionieri di guerra, riconoscendo anche per loro il diritto alla neutralità (Ginevra, 27 luglio 1929). Con l’avvento dei bombardamenti di massa, la situazione cambia ancora radicalmente. A morire, nella seconda guerra mondiale, sono vittime per il 50% militari e per il 50% civili; nasce cosi la necessità di discutere di nuovo norme che tutelino tutte le parti in causa. Per questo, a guerra finita, il 12 agosto 1949, furono adottate quattro convenzioni, attualmente vigenti, destinate a sostituire integralmente il corpo giuridico preesistente:
·                     I Convenzione per il miglioramento delle condizioni dei feriti e dei malati delle Forze armate in campagna;
·                     II Convenzione per il miglioramento delle condizioni dei feriti, dei malati e dei naufraghi delle Forze armate sul mare;
·                     III Convenzione sul trattamento dei prigionieri di guerra;
·                     IV Convenzione sulla protezione delle persone civili in tempo di guerra[5].
Il processo di decolonizzazione avvenuto tra gli anni ’50 e gli anni ’70, oltre che l'estendersi dei conflitti non simmetrici[6], ha condotto all'integrazione delle Quattro Convenzioni di Ginevra con due Protocolli Aggiuntivi, adottati sempre a Ginevra l'8 giugno 1977:
·                     I protocollo aggiuntivo relativo alla protezione delle vittime dei conflitti armati internazionali;
·                     II protocollo aggiuntivo relativo alla protezione delle vittime dei conflitti armati non internazionali[7].
Questo complesso di norme e di strutture organizzative da esso dipendenti, create nel corso dei decenni dai cittadini volontari dei diversi Stati, ha dato vita e alimentato un vero e proprio Movimento Internazionale della Croce Rossa, che per poter operare in modo efficace nelle varie situazioni, è così organizzato:
·                     Il Comitato Internazionale della Croce Rossa (CICR) è l’organo che garantisce l’applicazione delle Convenzioni di Ginevra. Esso interviene come intermediario in caso di conflitto armato e di disordini internazionali e/o interni agli Stati[8]. Il suo intervento consiste nel recarsi presso le persone da proteggere (prigionieri di guerra, civili in zone occupate, etc.). I delegati del CICR visitano così gli ospedali, i campi, i luoghi di lavoro, e di prigionia. Sia che le attività del CICR si svolgano nel quadro delle Convenzioni, sia che siano realizzate fuori dal campo di applicazione del Diritto Internazionale Umanitario (detenuti “di sicurezza”), esse vengono condotte secondo criteri precisi. Ad esempio, così come è stabilito nelle Convenzioni, solo i delegati del CICR possono vedere tutti i prigionieri (tutti i detenuti) e possono parlare con loro liberamente, senza testimoni; hanno accesso a tutti i luoghi di detenzione e possono ripetere le visite. Le visite del CICR riguardano le condizioni materiali e psicologiche della detenzione e non i motivi di questa. Il CICR distribuisce beni di soccorso, secondo le necessità (sia ai detenuti che alle loro famiglie). Le relazioni su queste visite sono riservate; sono trasmesse esclusivamente alle autorità detentrici (così come, in caso di prigionieri di guerra, alla Nazione d’origine). Naturalmente l’intervento del CICR non si limita alla sola assistenza ai prigionieri (detenuti), ma riveste un ruolo fondamentale nella protezione e cura della popolazione civile, vittima principale nei conflitti moderni, dato il carattere spesso indiscriminato dei combattenti e l’uso di armi sempre più sofisticate.
·                     La Federazione Internazionale della Società Croce Rossa e Mezzaluna Rossa è composta dalle Società Nazionali di CR e MR, con il compito di coordinare le azioni di soccorso d’urgenza in caso di catastrofi naturali e i progetti di cooperazione nei Paesi in via di sviluppo[9].
·                     Le Società Nazionali di Croce Rossa sono in tutto 189 (una per Paese), esse intervengono in ogni Paese secondo le necessità locali, sempre con lo scopo di alleviare le sofferenze delle persone. In molte situazioni le Società Nazionali lavorano in collaborazione con le autorità locali e con altre organizzazioni umanitarie.
Nel 1965 il Movimento Internazionale della Croce Rossa (e Mezzaluna Rossa) sentì la necessità di sintetizzare lo spirito e l’etica con cui opera l’associazione, con l’istituzionalizzazione di Sette Principi Fondamentali che ispirano e guidano tutte le azioni dell’Organizzazione (Umanità, Imparzialità, Neutralità, Unità, Indipendenza, Carattere Volontario, Universalità). Anche in forza di queste caratteristiche la Croce Rossa Internazionale è generalmente considerata dalla dottrina giuridica come una O.I.N.G. (Organizzazione Internazionale Non Governativa), vale a dire un’associazione creata ad iniziativa di soggetti privati volta ad instaurare un legame a livello transnazionale tra diverse associazioni nazionali che operano nel settore del soccorso sanitario/umanitario. La personalità giuridica internazionale delle OING è generalmente negata dalla stessa dottrina, anche se spesso esse sono richiamate dai Trattati istitutivi delle Organizzazioni Internazionali in qualità di organi consultivi o incaricati di specifiche funzioni[10].
L’efficacia e l’effettività dell’azione del complesso sistema della Croce Rossa Internazionale dipende, come si può facilmente intuire, oltre che dalla libertà di azione e indipendenza riconosciutale dalle parti belligeranti nei singoli teatri bellici, anche dalla quantità di risorse materiali e finanziarie assicurate dalle quote associative annuali delle Società Nazionali, dai contributi dei singoli Governi, e dai fondi, donazioni e lasciti di cittadini privati.
 
L’origine della pace è avere un cuore che
comprenda il dolore dell’altro.
Anonimo sopravvissuto alla Bomba di Nagasaki

[1] Mentre a nord, sui colli di San Martino, le truppe piemontesi combattevano con l'ala destra dell'esercito austriaco, l'esercito francese si scontrò a sud, più precisamente a Solferino, con il grosso delle truppe nemiche. 

[2] L’Austria fu costretta a cedere la Lombardia, eccetto Mantova, alla Francia che, come prevedeva l’armistizio e il successivo trattato di Pace di Zurigo (10/11/1859), la cedette a sua volta al Regno di Sardegna. 

[3] Jean Henri Dunant, più noto come Henry Dunant (Ginevra, 8 maggio 1828 – Heiden, 30 ottobre 1910), è stato un umanista, imprenditore e filantropo svizzero. Premio Nobel per la pace nel 1901 - il primo anno in cui venne assegnato tale riconoscimento - per aver fondato la Croce Rossa. Fonte Wikipedia

[4] La Persia (attuale Iran) fece in modo che nella revisione delle Convenzioni del 1949, fosse previsto all’art.38 come terzo simbolo dell’Organizzazione il “Leone e Sole Rosso”, proprio emblema nazionale; il regime islamico subentrato al governo del Paese nel 1980, ha optato per la Mezzaluna Rossa, pur riservandosi il diritto di riutilizzare il leone rosso in qualsiasi momento. 

[5] Sessantuno Stati ratificarono le quattro Convenzioni favorendo la successiva ratifica da parte di altri Stati. 

[6] Cioè conflitti che non coinvolgono sempre eserciti regolari contrapposti, ma anche guerre c. d. “civili”, fra gruppi armati irregolari nell’ambito del medesimo territorio nazionale. 

[7] Poiché la sottoscrizione e la ratifica di questi due protocolli ha incontrato forti opposizioni, specie fra le grandi potenze e le potenze regionali europee, le norme ivi contenute non hanno per il momento assunto valenza di diritto internazionale consuetudinario. Infatti, le norme internazionali, che regolano i rapporti fra Stati, sono soprattutto di natura consuetudinaria. Le norme consuetudinarie hanno portata generale (come le norme sulla tutela dei diritti umani fondamentali), cioè si impongono a tutti gli Stati, compresi quelli che non hanno partecipato alla loro formazione. 

[8] L’organo supremo del CICR è un’assemblea composta di cittadini svizzeri (venticinque al massimo), eletti per cooptazione. Il mandato del Presidente del CICR è di quattro anni, rinnovabile. Il CICR è diretto da un Consiglio esecutivo di sette membri (il Presidente, il Vicepresidente permanente, due altri membri dell’Assemblea, il Direttore Generale, il Direttore delle operazioni, il Direttore della Dottrina e Diritto).
 
[9] Un dirigente della Società Nazionale Americana, Henry P.Davison, convocò nel 1919 una conferenza medica internazionale e propose, in tale occasione, di “federare le Società Nazionali della Croce Rossa in un’organizzazione paragonabile alla Società delle Nazioni (l’ONU sarebbe nata solo dopo la seconda Guerra Mondiale), al fine di condurre un’azione permanente e universale per migliorare la salute, prevenire le malattie e alleviare le sofferenze delle popolazioni. Venne così fondata la Lega delle Società della Croce Rossa (dalla fine del 1991, Federazione Internazionale delle Società della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa). Essa fissò la sua sede dapprima a Parigi, poi a Ginevra, dove si stabilì definitivamente, a partire dal 1939. 

[10] La Personalità internazionale, conosciuta anche come soggettività internazionale, indica la qualità giuridica di soggetto di diritto internazionale ovvero la capacità di essere destinatario di norme giuridiche internazionali. Essa è riconosciuta a tutti gli Stati, nonché alle organizzazioni internazionali (es. ONU, UE). Gli Stati non acquistano la personalità internazionale con un atto formale, ma in virtù del principio generale dell’effettività e dell’indipendenza del loro potere d’imperio: cioè, un ente statuale diviene ipso facto soggetto nel momento in cui controlla effettivamente una porzione di territorio su cui è insediata stabilmente una comunità organizzata e dispone di un ordinamento che non dipenda da altro Stato.

 
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:: Alberto Monari
Alberto Monari, (Carpi –Modena- 28 giugno 1971), si è laureato in Giurisprudenza all'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, e si è specializzato poi in Diritto, Economia e Politica delle Comunità Europee presso il Collegio Europeo di Parma. Ha lavorato per associazioni di categoria, enti pubblici, aziende private e studi di consulenza sia in Italia che all'estero, sempre nel settore delle politiche e del diritto comunitario. Dal 2005 è Funzionario Ufficiale Giudiziario presso il Tribunale di Piacenza.
E' appassionato di Storia, Politica, Arte antica e Internet. Collabora con Kult fin dal 3° numero (dicembre 1994).
MAIL: diritto@kultunderground.org
 
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