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Quartiere non è un quartiere – Luciano Curreri

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con immagini, Amos Edizioni (Venezia, 2013)
pag. 120, euro 12.00
 
Un altro saluto ai margini. Il concetto di marginalità, lo sappiamo, è oggi ineludibile. E con "Quartiere non è un quartiere", titolo apparentemente lontano dal motivo del libretto ma quasi paradossalmente accordato all'obiettivo dell'importante libricino, Luciano Curreri entra nel posto della sua formazione primaria. Perché, appunto, è questo forse il margine per lui più importante. Trascurando, secondo noi, altre marginalità proprie del presente. Innanzitutto Curreri decide d'abbracciare il ricordo di sua nonna, ma in verità usa la figura che le sta più a cuore proprio con l'idea di riprendersi per un attimo tutto quel che è stato. Prima foto, sfocata. Verso altri scatti: quando diventa più riuscita, la fotografia, troviamo altri momenti e, insomma, altri tempi stati del Curreri. Nonna Dolenes insegna. Dentro: "Storie di una campagna delle nostre dove il fango dei canali, la carne dei salami, il mosto del Lambrusco, la polpa dei pescegatti, il sangue degli amori e tutti gli altri umani umori sono un'unica materia duttile, greve anche immonda ma alla fine saporita e che in qualche modo va insaccata", dice l'esperto Diego Marani. Eppero Curreri sa benissimo che sta dando pagine ai posteri. Al di là di tutto. Ché il suo intento principale è di spiegare a chi verrà come e quanto è necessario mantener viva l'adesione almeno sentimentale e quindi morale al proprio ceppo fisico di nascita. Classe '66, Curreri, ordinario di lingua e letteratura italiana all'Università belga di Liegi, saggista e narratore, e tra le altre cose autore d'un graphic essay in collaborazione col fumettista materano Giuseppe Palumbo, questa vul fare. E ci riesce bene. Anche se in un anno "fatto di lutti, tradimenti, disillusioni fortissime – il tempo per riappropriarmi di uno spazio che non era più davvero 'mio' da quasi un decennio, e forse da molto di più, in fin dei conti", ha raccontato a Marino Magliani che l'intervistava per Lpels. Veramente non si tratta di un libro di geografia, "né umana né letteraria", però le presenze umane e di luoghi fanno il libro; ad abbracciarli, quei margini. Per un piccolo saluto di riconoscenza. Oltre che di coscienza.

 

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