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2013
24
Ott

Intervista con Luca Poletti

media 5 dopo 1 voti
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Un eccitante album di debutto per il giovane pianista veneto: il celebre trombettista è l'ospite di lusso in un'opera prima fresca e accattivante, un concept ispirato alle suggestioni dei colori che esplora varie anime del jazz contemporaneo
Colors: il disco d'esordio di Luca Poletti con special guest Paolo Fresu!
 
 
Luca Poletti Trio
è lieto di presentare:
 
COLORS
 
Special guest: Paolo Fresu
 
17 tracce, 68 minuti
 
Colors copertina
 
 
Un disco dedicato ai colori, un'opera prima frizzante e delicata per il giovane pianista bellunese: è Colors, disco di debutto di Luca Poletti, che si presenta al pubblico con un album ricco di jazz, messaggi e speranze. Innanzitutto un originale concept, come spiega orgoglioso l'autore: "Il disco è una sorta di viaggio, pezzi senza soluzione di continuità che rievocano la storia di un pianista che, in cerca di ispirazione, fa zapping tra le frequenze radio alla ricerca di qualcosa che lo possa coinvolgere. Trova prima Monteverdi, poi Chopin, Petrucciani e Leonard Bernstein (i miei amori!) finchè scopre una composizione che lo colpisce. Sintonizza meglio e... zac, parte il disco. I brani scorrono finchè verso la fine del disco il segnale diventa improvvisamente così disturbato che il pianista decide di spegnere e sedersi al pianoforte per ripercorrere ciò che ha sentito. Avendo ascoltato questi brani una volta sola, cerca di eseguire quello che ricorda...".
 
Nato a Belluno nel 1986, Luca Poletti ha una carriera breve ma eccezionale: laureato in pianoforte, musica jazz, strumentazione e composizione per banda a Trento, ha vinto numerosi festival internazionali e ha collaborato con colossi del calibro di Uri Caine, Steve Swallow, Bruno Tommaso, e per il suo Colors ha immaginato subito una tromba d'eccezione, Paolo Fresu. "Paolo è quel genere di artista di cui ti puoi innamorare facilmente: suono avvolgente e radicato, fraseggio intrigante, eleganza e profondità in ogni singola nota... un artista unico. Queste caratteristiche sono estremamente vicine al mio ideale di suono, di intenzione musicale e di visione della Musica; dentro di me ho sempre saputo che l’artista perfetto per questo disco sarebbe stato lui". Registrato da Stefano Amerio agli Artesuono in compagnia di Fresu e del trio di Poletti, Colors riassume bene il mondo sonoro caro al pianista: "La varietà stilistica è stata una scelta quasi obbligata per via dei miei interessi musicali che vanno da Monteverdi a Charlie Parker passando per i Pink Floyd, Herbie Hancock, Mingus e i Led Zeppelin. Per me il Jazz, in fondo, è proprio questo, sintetizzare ed esprimere il proprio mondo cercando di essere ascoltatore attento del proprio presente."
 
Diciassette pezzi intervallati da Preludi (di cui due scritti da Fresu), una intrigante eterogeneità di fondo e la freschezza delle intenzioni rendono Colors un album sincero e piacevole, con brani che rivelano storie personali e sensazioni: "Raining Grey” ad esempio esprime ciò che mi trasmette la città di Trento e la mia curiosità per compositori come Luciano Berio, Sirene la mia passione viscerale per l’armonia, Strolling Around la leggerezza del vagare senza meta e le meravigliose sonorità ECM, This Is For You una parte molto importante del mio cuore come Leo, brano dal sapore pop dedicato al mio piccolo nipotino. Ho sperimentato alcune soluzioni free in Bastian oirartnoC, in Preludio e fuga (dalla realtà) invece è uscita la parte più intima e fumosa del jazz e in Sold 20% emerge la mia passione per il funk nero con una strizzata d’occhio ai Tower of Power".
 
Info:
 
Luca Poletti:
www.lucapoletti.com
 
Luca Poletti:
www.facebook.com/LucaPolettiMusician
 
Synpress44 Ufficio Stampa:
www.synpress44.com
 
 
LUCA POLETTI
 
 
Luca Poletti nasce nel 1986 in provincia di Belluno dove, sotto la guida del m° Renato Pante, in tenera età intraprende lo studio del pianoforte. Nel 2005 si diploma al Liceo Musicale annesso al Conservatorio Statale di Musica “F.A.Bonporti” di Trento. Nel 2009 si Laurea brillantemente in Pianoforte sotto la guida dell'insegnante Nicoletta Antoniacomi. Nel 2010 si diploma in Composizione e strumentazione per Banda col m° Daniele Carnevali. Nel 2012 si laurea (magistrale) con 110, lode e menzione d’onore in Musica Jazz sotto la guida di Roberto Cipelli e Bob Bonisolo.
 
Cura la composizione e segue masterclass tenuti da docenti quali Salvatore Sciarrino e Riccardo Risaliti oltre che approfondire la direzione d’orchestra con il M° Giancarlo Guarino. La sua formazione si rafforza attraverso lo studio con docenti ed artisti fra i quali Andrea Lucchesini, Massimiliano Damerini, Lya De Barberiis, Piero Rattalino, Miroslav Vitous, Pat Martino, Stefano Bollani, Jeff Ballard, Franco D’Andrea, Giovanni Tommaso, Markus Stockhausen, Phil Markovitz, Roberto Cipelli e molti altri. Frequenta inoltre diversi workshop tra cui Berklee College of Music di Boston, Nuoro jazz, Merano Jazz, Saint Louis College of Music.
 
 
CONCORSI INTERNAZIONALI VINTI:
 
European Jazz Contest 2011 - sezione COMPOSERS ( 1° premio assoluto - Giuria: Intra, Damiani, Oddi, Biriaco, Solimene, Mastruzzi)
 
Barga Jazz 2010 (finalista - esecuzione dell'arrangiamento: Steve Swallow e Barga Jazz Orchestra)
Baronissi Jazz Contest 2013 (SA) ottiene il 2° premio (50 gruppi partecipanti)
Barga Jazz 2013 per gruppi emergenti 1° premio
Piacenza Jazz Fest, menzione speciale della giuria (pubblicato sulla rivista Musica Jazz) e l'arrangiamento viene eseguito dall'Orchestra della Società Italiana di Musicologia-Afroamericana
Concorso Internazionale di Musica Nuovi Orizzonti ottiene il 1° premio e il 2° assoluto su tutte le categorie
(Ri)scritture in Jazz  Finalista
Trento Film Festival 2013 Miglior colonna sonora (Film “Il tocco degli angeli”)
Concorso nazionale Luigi Nono della Rai - finalista
European Music Competition - 2°premio (primo non assegnato)
Concorso Internazionale Città di Carlino – (3° premio).
 
ATTIVITA’
Guida diversi gruppi jazz (a proprio nome), collabora con diverse orchestre in qualità di direttore, pianista e compositore e con alcuni cantautori come arrangiatore/orchestratore e pianista oltre che essere un richiesto arrangiatore e orchestratore per corti animati. E' il direttore dell'Orchestra Jazz del Dipartimento di Musica Jazz del Conservatorio di Trento.
Ha recentemente pubblicato il suo primo lavoro discografico “COLORS” che vede come ospite il trombettista Paolo Fresu
Scrive arrangiamenti e collabora con varie orchestre tra cui: Quintetto dell'Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI, Bonporti Jazz Band, i “I Filarmonici”, “Orchestra PSA”, “Paolo Fresu and Alborada String Quartett”, RIMM for Brass della Fenice di Venezia, "BargaJazz Orchestra" “Big Band LINZ”, “Swingin’ Jazz Orchestra”, "Corpo Bandistico Città di Albiano", Saint Louis Big Band, Sidma Orchestra.
Ha partecipato a diversi Festival internazionali tra cui “Primiero Dolomiti Festival”, "Serravalle Pistoiese in Jazz", “MaerzMusik – Berlin”, "Casa del Jazz Festival  - Roma", “Trento Film Festival”, “Festival dell’Economia-Trento”, “Pomeriggi Musicali”, "Barga Jazz Fest", "Odio L'estate, Roma", “Itinerari Jazz- Trento”, "Valsugana Jazz Tour", “Reggio Emilia Music Festival”, “Venerdì in Filarmonica”, …).
 
ALTRE ESPERIENZE:
Collaboratore musicale nei progetti del Teatro Lirico “La Fenice” di Venezia.
Musicista nel progetto “Intonarumori – Music for new intruments” in collaborazione con “University of San Francisco – Deparment of composition and musicology”.
Prima esecuzione Europea realizzata presso il MaerzMusik Festival (Berlin).
 
HA SUONATO CON:
Paolo  Fresu, Uri  Caine, Steve  Swallow, Enrico  Ruggeri (support  band),  Bruno Tommaso, Daniele Carnevali, Andrea Tofanelli, Achille Succi, Alborada String Quartett, Gigi  Grata, Davide  Ghidoni, Stefano  Senni,  Roberto  Cecchetto,  Luca  Gusella,  Gigi Grata, Stefano Pisetta.
Luca Poletti e Paolo Fresu
 
 
Intervista
 
Davide
Ciao Luca. Un disco sopraffino, eccellente da ogni punto di vista… anzi, di ascolto. Come sei giunto finalmente, e non prima, al tuo esordio discografico come Luca Poletti Trio?
 
Luca
Ciao Davide. Questo disco è nato dalla forte necessità di imprimere su disco tutte le idee musicali che mi ronzavano in testa da tempo. Un paio di anni fa è nata l’idea del disco, ero molto eccitato all’idea, ma sentivo che non era arrivato ancora il momento giusto. Quest’anno, però, dopo un periodo di studio intenso ho sentito che era arrivato quel momento, ho cesellato e rifinito i brani e gli arrangiamenti, ed in tutta libertà ho creato il disco che avrei sempre voluto fare. I musicisti che hanno intrapreso questo viaggio con me sono straordinari tanto che li ho voluti scegliere per le loro caratteristiche uniche.
 
Davide
Ricordo un episodio de “I mondi invisibili” di Richard Hammond in cui si spiegava in modo molto efficace come lo spettro elettromagnetico della luce sia paragonabile a una tastiera di pianoforte lunga dalla terra al sole, e quella parte dello spettro visibile che cade tra il rosso e il violetto sia paragonabile a una sola ottava di quella tastiera. Quindi ho subito pensato agli esperimenti di Scriabin, che poneva in stretta relazione i colori alle note musicali: lui stesso suonava su una tastiera per luce con i tasti colorati di tinte diverse, componendo o improvvisando più ispirato dagli intrecci di colori che non delle note. In che modo il tuo disco è dedicato ai colori?
 
Luca
Scriabin! Mi fa piacere che mi sia rivolta questa domanda. Fin dai tempi del Conservatorio ho adorato questo grande artista, mi aveva affascinato molto il suo concetto di colore musicale e il suo famoso “accordo mistico”, un accordo costruito sulle quarte (alcune diminuite) che formano un blocco sonoro molto moderno per l’epoca. Ho amato sempre i suoi preludi e le sue composizioni più tese.
Alcune sonorità di Scriabin sono infatti presenti, sparse qua e là per il disco, in Sold 20% ad esempio, il brano superfunk del disco, è proprio “l’accordo mistico” che regna sovrano. Mi è sempre piaciuta l’idea di “fondere” questi mondi (e non di “contaminarli”, perché, come dice Fresu, “contaminare suona da ospedale”).
Colors è questo, il mio amore per i diversi generi musicali, che in fin dei conti fanno parte di un unicum sonoro contemporaneo. Ogni brano rappresenta specificamente un colore sonoro unico e lo sforzo è stato quello di fotografare un solo momento cromatico, ma approfonditamente, senza passare subito oltre per paura di non trovare un collegamento tra i brani. I preludi, invece, sono stati il collante di tutto il lavoro. I brani toccano il jazz ECM, il pop, il gospel, il funky e l’elettronica e, in parte, il free jazz.
 
Davide
Presentaci i tuoi compagni di musica, Stefano Senni e Matteo Giordani. Ma nel disco sono presenti anche altri ospiti: Matteo Cuzzolin al sax, Christian Stanchina alla tromba, Annika Borsetto, voce, e Michele Bazzanella al basso elettrico. Perché un terzetto e non un altro tipo di formazione ?
 
Luca
Il trio è una formazione molto delicata da gestire perché ogni strumentista ha una grande responsabilità, ma allo stesso tempo, ha dei potenziali che sono incredibili. Quest’estate a Siena Jazz ho avuto il piacere di conoscere Jeff Ballard, un musicista straordinario ancor prima che batterista incredibile del trio di Brad Mehldau; con lui abbiamo parlato a lungo sull’importanza dell’interplay, dell’arrangiamento e delle possibilità espressive del trio. Da lui ho appreso direttamente cosa significa lavorare in gruppo cercando di creare un qualcosa di superiore a noi, lavorare per la Musica.
I miei compagni di viaggio sono stati davvero incredibili in questo senso. Matteo Giordani e Stefano Senni sono stati compagni fidati e ottimi consiglieri, con loro infatti abbiamo scelto il sound generale dei pezzi, la forma definitiva, gli accompagnamenti, e i dettagli definitivi. Ho scelto con cura i musicisti perché ogni artista è un mondo a sé, ognuno suona con caratteristiche inconfondibili, ha un proprio linguaggio e una propria sensibilità verso la musica. I ragazzi con cui ho lavorato sono innanzitutto amici con i quali collaboro da molto tempo e che conosco” musicalmente”. Le composizioni in un certo senso le ho plasmate su di loro: la sezione ritmica funky è composta ovviamente da Michele “Bazza” Bazzanella, funky groovy machine; per la sezione fiati ho chiamato Christian Stanchina che è una garanzia di potenza e lirismo; Matteo Cuzzolin l’ho scelto per il brano free ed il funky. Come voce ho preferito quella di Annika Borsetto che rappresenta il mio ideale di voce soul, il brano è nato in questo modo perché conoscevo le sue caratteristiche. Mi sono sentito un po’ Duke Ellington in questo senso: scrivere su misura per i musicisti con i quali registrerai penso sia fondamentale, trovare un equilibrio tra l’espressione musicale e le qualità dei singoli... il Duca ci ha dato una grande lezione che nel mio piccolo ho voluto cogliere.
 
Davide
E poi l’onnivoro Maestro Paolo Fresu… che ha suonato in ogni continente e con i nomi più importanti della musica jazz e non solo jazz degli ultimi 30 anni, 350 dischi alle spalle e una miriade di progetti… Parlaci di questo vostro incontro in “Colors”.
 
Luca
Poter registrare con Paolo è stato davvero un onore immenso, in particolare mi sono sempre piaciute due cose del suo modo di suonare: l’intensità con cui esegue ogni singola nota e il suo suono ricco e morbido che si plasma sulla musica che va ad eseguire, molto malleabile. Paolo è un artista che ammiro molto perché vive e si esprime all’interno del mondo contemporaneo, passa dal jazz più mainstream, all’elettronica, dal pop alla sinfonica in un colpo solo.
Per questo disco, il suono che corrispondeva al mio immaginario era quello di Fresu e riuscire a realizzarlo è stato davvero una grande emozione ed una spinta verso la conoscenza più profonda della musica.
Avendo conosciuto meglio Paolo posso dire che è un artista estremamente generoso, sempre alla ricerca di una nuova veste da dare alla musica....la sua creatività è unica; per farti un esempio, in Raining Grey, ha voluto sovraincidersi diverse volte ottenendo l’effetto “botta e risposta” con se stesso, una voce era il suo flicorno e l’altra la sua tromba con sordina...insomma un Fresu alla ... seconda. All’inizio della sessione mi ha detto: “Ho pensato che sia una bella idea se teniamo entrambe le trombe che dialogano assieme, che ne dici?”, un’idea talmente potente che ho deciso di tenerla. Ho conosciuto Paolo grazie alla generosa opera di Roberto Cipelli, pianista di spicco ed amico con il quale ho avuto il piacere di studiare (in Conservatorio al Biennio Specialistico di Musica Jazz) il quale si è sempre prodigato nel farci recepire esperienze molto forti e collaborare con artisti di primo livello, lezioni che ci sono poi servite nel nostro percorso artistico.
 
Davide
Se ci sono più di tre accordi, è jazz, disse un po’ drasticamente (ma certo provocatoriamente) Lou Reed, certo più per definire il rock o il rock’n’roll che non il jazz. Qual è la tua idea di jazz, cosa è per te rispetto ad altri linguaggi musicali?
 
Luca
Lou Reed ha ragione, ci sono un sacco di accordi (risata)! Nella sua provocazione ha centrato un punto importante,  siamo abituati ad un’idea di jazz che forse ormai non corrisponde più alla contemporaneità. Molti hanno ancora l’idea che il jazz sia “quella cosa” che suonano tipi di colore piuttosto strampalati a Kansas City, una musica allegra ma che alla fine “è troppo difficile”, “o ti piace o non ti piace”, “e poi non c’è nessuno che canta” e “i pezzi sono troppo lunghi”. Quest’idea è piuttosto obsoleta, sicuramente tutti ascoltano il jazz in via diretta od indiretta, magari non il mainstream o l’hardbop però in qualche modo ne sono toccati. E’ proprio questo l’aspetto che mi piace del jazz, la sua mutevolezza e la sua contemporaneità, è sinonimo di freschezza perché elimina le barriere di genere e, se vogliamo buttarla in filosofia, il jazz è un modo di vivere: la continua ricerca e scoperta delle cose che ci circondano, una volontà di mescolare sempre le carte, un mezzo espressivo che ci permette di fare ciò che vogliamo. In fin dei conti Miles Davis ha “suonato” il ‘900, è partito dal bebop, ha oltrepassato il cooljazz, ha utilizzato le grandi orchestre, ha introdotto il modal jazz ed ha svoltato con l’elettronica ed il rock (nell’ultimo periodo anche il pop)...ecco la potenza di questo linguaggio musicale, la sua libertà onnivora.
 
Davide
Hai un curriculum straordinario. Cosa hai imparato dalla musica e dai musicisti sopra ogni altra cosa?
 
Luca
È vero, ho avuto il piacere di collaborare con diversi musicisti che hanno trovato la loro strada e soprattutto la loro personale voce...da ognuno di loro ho rubato qualcosa che mi ha permesso di migliorare molto il mio rapporto con la musica: di Uri Caine, pianista Newyorkese molto eclettico, ad esempio, ho amato fin da subito la sua idea di musica tout-court cioè l’idea che la Musica è una sola ed i generi non sono altro che dei piccoli tasselli di un unico puzzle, la stessa cosa che dice Fresu e non a caso suonano assieme da molto tempo. Da Enrico Ruggeri (al quale ho avuto modo di fare da gruppo spalla per un concerto in Trentino) ho appreso che l’artista è sia artista che uomo, molte volte questi aspetti vengono confusi e ci si limita a vedere solo la parte più esposta di loro; in Steve Swallow ho notato fin da subito la sua passione per quello che fa, una passione che va al di là dell’età e del luogo, una passione che “brucia” da dentro, Da Fabrizio Bosso poi ho potuto apprendere che in ogni situazione bisogna essere preparati e concentrati..
Avrei un milione di aneddoti che mi piacerebbe raccontare ma ne dirò simbolicamente uno: una volta, lavorando con Bruno Tommaso, in un momento di tensione generale, un musicista dell’orchestra chiese a Bruno di ripartire “dalla battuta 273”, lui in tutta schiettezza disse: “Sono un letterato non un matematico, dimmi da dove partire con le lettere scritte in partitura e vedrai che ci capiamo subito”... una bella lezione di come gestire le situazioni di stress con ironia e sagacia.
 
Davide
Il pianoforte, da oltre due secoli è ancora considerato il principe degli strumenti…  Che pianoforte hai usato, qual è il tuo pianoforte ideale e, soprattutto, cos’è per te il pianoforte?
 
Luca
Registrando il mio lavoro da Stefano Amerio ad Artesuono ho avuto il piacere di mettere le mani sul Fazioli che ha in studio. All’inizio ho dovuto un po’ conoscerlo per prendere le misure, è uno strumento eccezionale ma estremamente pretenzioso, devi suonare tutto in modo molto chiaro e sicuro, altrimenti lui non dà il meglio di sé ma poi, inutile dirlo, è stato subito amore. Il Fazioli è uno strumento indubbiamente ricco di armonici e ti permette di ottenere un suono molto simile a quello che cerchi, non a caso il grande Herbie Hancock suona solamente su questi strumenti friulani. Il pianoforte è infinito, in un certo senso scopri sempre delle sfide su cui lavorare e ti trovi di fronte ad un mezzo duttile ma allo stesso tempo misterioso e delicato. Non ho mai avuto un rapporto reverenziale con il pianoforte al contrario di molti altri miei colleghi perché credo che lo strumento (non a caso si chiama in questo modo, un mezzo) sia un tramite tra il tuo mondo interiore e l’esterno. È giusto curare il suono, il fraseggio, l’espressività, la tecnica e le sfumature senza però diventarne schiavo; devo dire inoltre che scrivo le mie musiche prevalentemente al pianoforte, per cui è naturale che tra di noi  che ci sia un rapporto più diretto e meno “timoroso”.
 
Davide
Perché hai scelto di registrare all’Artesuono recording Studios di Stefano Amerio?
 
Luca
È sempre stato un mio sogno poter registrare da Stefano Amerio, ogni volta che ascoltavo un disco registrato nel suo studio avevo la sensazione che i musicisti fossero lì accanto a me. La naturalezza e la fedeltà della riproduzione degli spazi sonori è una caratteristica di Stefano che mi ha sempre affascinato molto ed in Colors è riuscito ad ottenere una definizione ed un realismo sonoro davvero unici. E’ stato inoltre un consigliere molto paziente assecondando anche alcune mie idee un po’ bizzarre che avevo un mente di realizzare....che alla fine ho portato a compimento. Un professionista con una creatività ed apertura mentali a 360°, talvolta ha anticipato le soluzioni che avrei voluto inserire...cosa volere di più?
 
Davide
Bastian oirartnoC… Da torinese ricordo che  il Bastian Contrario per antonomasia è considerato il Conte di San Sebastiano, che nella battaglia dell'Assietta fu il solo a disobbedire all'ordine di ripiegare sulla seconda linea. Il gesto del Conte e dei pochi fedeli granatieri da lui comandati determinò l'esito favorevole di tutta la battaglia contro l'esercito franco-ispanico. Qual è il tuo rapporto di obbedienza o disobbedienza  alle leggi musicali?
 
Luca
Ti dirò che mi sento come disse Faber De Andrè “disobbediente alle leggi del branco” anche se devo confessare che il mio percorso di studi mi ha portato ad avere una doppia anima; da una parte gli studi di Composizione e Pianoforte mi hanno portato ad avere una visione di rispetto delle regole in relazione al periodo storico ed alle necessità musicali dell’epoca e dall’altra gli studi sul Jazz mi hanno lasciato completa libertà espressiva personale. In fin dei conti entrambe le posizioni sono valide, se aggiungiamo anche un po’ di azzardo diventa tutto più interessante e magico.
Ti confesso che continuo ancora a studiare i grandi del passato perché scopro di volta in volta alcuni dettagli che non avevo notato subito e questo mi piace, perché trovo un nesso tra tutte le cose che faccio; una regola nuova può diventare una conoscenza in più da usare a favore o contro la regola stessa. D’altro canto se non conosciamo alcuna regola facciamo la fine del povero Don Chisciotte che lottava contro qualcosa che non conosceva nemmeno.
Il Conte di San Sebastiano è un’ottima metafora perchè vediamo che “disobbedendo alle leggi del branco” ha portato  alla vittoria i suoi, ha scartato l’idea di “dovere” scegliendo invece quella di “sentire” attraverso le sue conoscenze ed esperienze passate. La conoscenza delle leggi paradossalmente va a braccetto con la libertà. Per quanto riguarda invece il brano Bastian oirartnoC ho avuto modo di sperimentare alcune soluzioni di free jazz che mi hanno sempre incuriosito ed affascinato.
 
Davide
Wynton Marsalis ha detto:” La nostra vita di artisti è una lotta interiore tra una parte della personalità che vuole restare autentica, prende responsabilità, si pone domande a cui non trova risposte e una propensione a seguire. Chi segue questa identità finisce per mischiare jazz, hip hop, musica classica, come ketchup, hamburger e mayonese. Risultato: un piacere immediato e bulimico. Ogni giorno affamato, obeso e pertanto vuoto.” Come descriveresti la tua vita d’artista?
 
Luca
Apprezzo molto Wynton Marsalis come musicista e divulgatore musicale oltre che come immenso trombettista, mi trovo d’accordo riguardo a quello che dice però mi permetto di dire che manca un tassello alla sua descrizione. Il fatto di non “seguire” e prendere responsabilità non vuole dire per forza di cose “fossilizzarsi sul passato” cercando di cristallizzare una musica che è meticcia per natura. Ci vuole ovviamente chi mantiene viva la tradizione e chi cerca di proseguire a modo proprio. A me personalmente piace sia il dixieland che il rock, non capisco perché dovrei scegliere di stare da una parte piuttosto che dall’altra; l’idea di Colors è anche questa, portare le esperienze musicali ed extramusicali all’interno di un percorso guidato (com’è il concept album) cercando di realizzare ciò in cui ognuno di noi crede. Mi piace cercare sempre nuovi spunti musicali anche se lontani da me proprio per impreziosire ed arricchire ciò che sto realizzando, da questo punto di vista mi trovo molto vicino a Fresu ed a Rava, per non parlare poi di Bollani che amo molto. Alla fine credo che siano più importanti l’intensità e la profondità con cui realizzi le tue opere piuttosto che la loro provenienza, in fin dei conti siamo in bene ed in male legati all’epoca in cui viviamo...
 
Davide
Cosa seguirà?
 
Luca
I progetti sono già molti, alcuni in via di progettazione ed altri in via di realizzazione. Per ora posso asserire che ci sarà sicuramente un tour promozionale del disco Colors per il resto... beh, potete trovarlo sul mio sito www.lucapoletti.com tra qualche tempo! :)
 
Davide
Grazie e à suivre.
 
Luca
Grazie a te!
 

 

 
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:: Davide Riccio
Davide Riccio, di Torino, educatore, musicista polistrumentista, compositore e giornalista. Ha collaborato con molti musicisti italiani e internazionali. Ha scritto poesie, racconti e saggi, che ha pubblicato su antologie e riviste sparse dal 1983 ad oggi (tra le ultime opere pubblicate “Il Musico David Rizzio” (biografia, ebook, 2006), “Povertssiment” (Genesi 2006), “Sversi” (Libellula, 2008), Neumi, cantus volat signa manent – La musica che lascia il segno (con cd di autori vari, Genesi-Into my Bed-Unamusica 2011). Dal 1998 è stato inquirente e articolista ufologo, copywriter in pubblicità e giornalista (il settimanale La Val Susa, il quotidiano Torino Sera, e il mensile Oblò di Livorno) occupandosi di cultura in genere e divulgazione.
 
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