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Intervista con Elisabetta Fadini

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Rumors nella sua prima edizione verrà ospitato nella splendida cornice del Teatro Romano di Verona, all'interno dell'Estate teatrale Veronese, nei giorni 19-20-21 giugno.
Rumors è dedicato alla voce, alla vocalità, alla poetica del suono vocale e del suo significato. 
Voce vista come tante facce di uno stesso mezzo di comunicazione, come ruota di un superbo e maestoso pavone.
La voce è flessibile come una spina dorsale ma al tempo stesso diventa un vocabolario delle trame della vita, essa è forma materiale che ha corpo, una mano invisibile che si proietta nello spazio.
La voce è atto magico, sa far volare, sublimare, esplorare i reconditi spazi dell’essere e dell’esistenza stessa.
“Vis” infinita, che sa scandagliare confini e continenti.
Il suono da sempre emoziona, la voce è il suono più completo dell’universo, non ha confini culturali o linguistici reali, sa accompagnare in altri spazi potenti, sa emozionare, esaltare, accompagnare, raccontare, educare, ci fa esprimere.
C’è chi ne ha fatto strumento di lotta e chi ne fatto strumento d’arte e di cultura.
Da sempre ne cerchiamo i confini ma non riusciamo a trovarne la fine… fortunatamente.
Dal canto al Reading, dalla vocalità teatrale alla voce come strumento musicale, alla parola come significante.
 
L’idea trae ispirazione dalla fondazione del “Manifesto di Reading” fondato da alcuni dei maggiori esponenti della scena artistica contemporanea, musicisti, attori, scrittori, cantanti italiani che hanno deciso di sottoscrivere un manifesto artistico totalmente dedicato alla voce e alle sue varie forme ed espressioni. Tra i firmatari: Elisabetta Fadini, Stefano Bollani, Alessandro Bergonzoni, Paolo Fresu, Mauro Ermanno Giovanardi, Cristiano Godano, Gianni Maroccolo, Fabrizio Bosso, Rosario Giuliani, Elena Ledda, Gianmaria Testa, Daniele Scannapieco, Enrico Brizzi.  (www.myspace.com/manifestodireading). Era dal 1909 dal Manifesto Futurista che in Italia non veniva fondato un manifesto artistico così variegato tra le arti.
 
 “La voce non è come un violino che una volta usato viene riposto nella sua custodia, al contrario vive giorno e notte assieme a noi, cambia, subisce involuzioni, evoluzioni, vola molto in alto e cade rovinosamente in continuazione. E chi l’ha fatto suo mezzo d’espressione preferito ben lo sa.”
Francoise E. Goddard
 
Il festival si articola in tre serate:
 
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Emanuele Salce – Elisabetta Fadini
 
19 giugno
La serata si dividerà in due parti, il primo spettacolo sarà per voci e musica, un reading dal titolo “Quando sarai tu il sole. Da Baudelaire a Jim Morrison.” Con gli attori EMANUELE SALCE ed ELISABETTA FADINI accompagnati da due musicisti. Un viaggio magnetico e itinerante tra le trame della vita, al limite dei tempi nella poetica tra il simbolismo e la realtà, tra il bene e il male, i versi onirici e rarefatti dei più grandi poeti simbolisti francesi, Baudelaire, Verlaine, Mallarmé, Rimbaud, per arrivare alla poetica musicale di Jim Morrison.
Il mio miglior amico è lo specchio, perché quando piango non ride mai”. JM
 
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Teatro degli Orrori
 
La seconda parte della serata verrà affidata al TEATRO DEGLI ORRORI un gruppo musicale d’avanguardia, che passa dal rock al punk attraversando le tematiche teatrali e la poesia, che in questo momento sono una delle realtà più creative e innovative del panorama rock italiano, raggiungendo ora quel successo a lungo inseguito e oggi consacrato dalla critica e pubblico con la loro ultima fatica discografica “Un mondo nuovo”.
 
Pierpaolo Capovilla – voce
Gionata Mirai – chitarra
Giulio Ragno Favero – basso
Francesco Valente – batteria
Kole Laca – tastiere
Marcello Batelli – chitarra
 
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Fresu, Youssef & Aarset Trio
 
20 giugno
Nella seconda serata sarà in scena il FRESU, YOUSSEF  & AARSET TRIO.
Il trombettista Paolo Fresu con questo trio di magico e ipnotico minimalismo ci porta a vivere un’incredibile avventura sonora giocata sulle possibilità d’immagine che la musica può raramente offrire a questo livello.
 
Paolo Fresu: tromba e flicorno
Dhafer Youssef: voce e oud:
Eivind Aarset: Chitarra
 
 
 
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Ute Lemper
 
21 giugno
UTE LEMPER una delle regine della musica europea, sublime cantante, interprete tedesca dalla fama internazionale in grado di passare con notevole maestria dalla grande chanson francese alla tradizione di Bertolt Brecht e di Kurt Weill, all’eleganza del pop inglese. Cantante, attrice, ballerina. Per l’occasione porterà il suo ultimo spettacolo, un incantevole esempio di poesia tradotta in canzone, “Ute Lemper canta Pablo Neruda. A song cycle of love poems”, che nasce dall’incontro con le poesie d’amore del poeta Pablo Neruda. Questo delicato e bellissimo repertorio è presentato per lo più in spagnolo, ma contiene anche adattamenti in francese e inglese. È una fantastica celebrazione di quegli splendidi e sensuali poemi che Neruda scrisse all’Isla Negra in Cile, dopo anni d’esilio.
 
Ute Lemper: voce
Marcelo Nisinman: bandoneon
Vana Gierig: pianoforte
Steve Millhouse: contrabbasso
 
DIREZIONE ARTISTICA: Elisabetta Fadini
ORGANIZZAZIONE: Slang Music srl
Ufficio Stampa: Ma9 Promotion – www.ma9promotion.com/
 
 
Per informazioni
URP – Ufficio per le Relazioni con il Pubblico
Comune di Verona
tel. 045 8077500 
 
Intervista
 
Davide
Ciao Elisabetta. Com’è nata l’idea del Rumors Festival e con quali obiettivi?
 
Elisabetta
Ciao Davide! Rumors Festival-Illazioni vocali è nato dalla creazione del Manifesto di Reading, che fondammo qualche anno fa con alcuni colleghi attori, cantanti, musicisti, compositori, scrittori, etc. Era giusto dare uno spazio reale oltre che “cartaceo” a questo manifesto e alla sconfinata tematica della voce. Ho trovato uno straordinario interlocutore nel Sindaco di Verona, che ha accolto e “sposato” questa causa, appoggiandola dai primi momenti fino a questi ultimi della realizzazione. Ha creduto nell’idea di donare spazi a nuovi eventi dando ancora voce a queste iniziative che creano cultura o per lo meno ci provano a crearla. E sono felice di spezzare una lancia a favore delle brave persone, tutto questo festival è stato voluto, scelto e promosso nella totale pulizia d’intenti. C’è ancora qualcuno che crede nella cultura, nei progetti nuovi e nell’onestà degli intenti. Ci tengo veramente a dire questo, a maggior ragione in questi tempi corrotti e terribili per questo paese che non trova più una strada.
 
Davide
Rumors è anche traducibile in italiano con pettegolezzi… e poi le illazioni vocali… Perché, insomma, Rumors, illazioni vocali?
 
Elisabetta
Mi è piaciuto il gioco di parole, perché oltre che pettegolezzi, Rumors dalla traduzione inglese vuole dire anche “voci”, voci di corridoio, quindi mi piaceva l’idea di dare anche questa immagine della voce oltre a quella più consona. Illazioni vocali mi piace vederlo come insinuazioni vocali, come voci fuori dal coro che si insinuano tra le altre. Ecco perché il titolo.
 
Davide
Al centro di tutto la voce e le parole? Un festival piacevolmente vario (oltre che di classe), tre serate musicalmente piuttosto diverse. In che cosa siete o vi sentite invece somiglianti nel significato di questa rassegna, di cosa siete portatori comuni tu ed Emanuele Salce, il Trio Fresu, Youssef & Aarset,  il Teatro degli Orrori e Ute Lemper?
 
Elisabetta
La centralità è quella di raccontare in musica le molteplici voci, i mille sussurri di un universo umano e geografico altrettanto frammentato. Tutto ciò ci rappresenta appieno.
 
Davide
 “Quando sarai tu il sole. Da Baudelaire a Jim Morrison”, dai simbolisti francesi a Jim Morrison. Com’è nato questo vostro spettacolo, cosa accomuna questi poeti oltre la superficie della ribellione e del poeta maledetto? Una voce che ci rianimi al sogno, per dirla con i versi di Baudelaire e con quel sognare anche di giorno che fu anche di Poe? "Conservali, i tuoi sogni. i saggi non ne hanno di così belli come i pazzi"?
 
Elisabetta
Lo spettacolo è nato dall’amore per questi poeti. E poi la loro visione assomiglia molto a questo nostro tempo, a questa situazione sociale e culturale. Mi sembrano sempre attuali i loro versi. Li accomuna un amore per Il malessere, l’esistenzialismo, la malattia del vivere, l’espressione di un’angoscia umana, il realismo senza maschere, la ricerca di una cura per il mondo. Come diceva Baudelaire “trasformare il fango in oro”. Citerò anche Artaud, e Celine oltre che un brano di Nico. Bella la tua citazione, anche perché sarà una tra quelle che faremo durante lo spettacolo.
 
Davide
Di chi sono e chi suona le musiche?
 
Elisabetta
Le musiche saranno per la maggior parte musiche originali. A parte qualche citazione di qualche brano noto, anche qualcosa dei Doors ovviamente. I musicisti che accompagneranno me ed Emanuele Salce saranno Michele Gazich al violino e Marco Lamberti al pianoforte e chitarra.
 
Davide
Com’è nato il sodalizio artistico con Emanuele Salce per quest’opera?
 
Elisabetta
Siamo amici da tempo, volevamo fare qualcosa insieme, un progetto nuovo, interessante e accattivante e così ci siamo ritrovati a fare questo.
 
Davide
Perché leggere a voce alta? Per la meraviglia! Scrisse Pennac. Il leggistorie è… un animatore passionale, che in modo appassionato comunica una passione. Il leggistorie è anche un incantatore simile a uno stregone o a un alchimista perché gli aridi e morti segni d'inchiostro stampati sulle bianche pagine prendano vita e risuonino negli antri nascosti dell'animo dell'ascoltatore. Perché è importante leggere ad alta voce e cosa significa per te?
Elisabetta
Talvolta mi sento un “tramite”, una “via” un “medium”. Le parole per chi non le conosce possono sembrare segni o disegni, che poi diventano suoni, poi a voce alta emozioni e alla fine spero per chi le ascolta “tradotte” in voce, anche passioni. La voce ha grande potere terapeutico, o al contrario potere inquietante. La voce ha aizzato folle, condotto guerrieri, convinto popoli, scolpito leggi, narrato i secoli. La chiave è sempre quella della comunicazione, se tocca l’anima il gioco è fatto. Cerco di tradurre quello che sento io nel leggerle, nel recepirle, nel vivere queste parole, questi concetti e di creare una magia tra il me e il pubblico. Questo è sempre il sogno, creare meraviglia e incanto. Vorrei che il pubblico a fine spettacolo si alzasse colmo dentro, pieno di cose nuove, questo quando riesce è sempre una grande gioia e meraviglia..
 
Davide
A cosa serve il manifesto del reading?
 
Elisabetta
Per noi era un atto dovuto. Un omaggio alla voce e a tutte le forme artistiche che la possono rappresentare. Dal canto, al reading, alla ricerca vocale, alla narrazione. Per anni ci siamo trovati a fare reading e a trovare giornalisti ignari di quello che avrebbero visto sul palco. Parlo in prima persona, io ero stanca di avere sempre interlocutori ignari, quindi abbiamo pensato bene di scrivere questo manifesto, ma andando oltre al reading, cercando di sfiorare tante delle altre possibilità che appartengono allo stumento voce. Poi ci piaceva l’idea di essere i firmatari di un manifesto multi artistico (viste le arti varie di cui si occupano i firmatari) dopo cento anni dall’ultimo italiano dei futuristi del 1909. Nel secolo scorso sono nati tanti manifesti ma sono stati tutti settoriali, tutti redatti tra artisti che si esprimevano nella stessa arte, in questo caso il bello è anche che un musicista e un compositore si possa esprimere sulla voce, visto che la voce è il primo e assoluto strumento musicale dell’uomo. 
 
Davide
Cosa hai fatto tra “Desmodus” del 2009 http://www.kultunderground.org/articoli.asp?art=1775 alla direzione artistica di questa rassegna? E cosa seguirà?
 
Elisabetta
Molte cose, una di queste è ancora in fase di creazione, ed è il prossimo disco, che non sarà solo di reading ma in gran parte cantato. Ho lavorato a progetti molto diversi tra loro, con compositori e musicisti stranieri, inglesi, tedeschi, americani, passando dalla musica contemporanea per ritornare al jazz. Ho fatto collaborazioni ancora con musicisti con i quali avevo già lavorato, per nuovi progetti condivisi. Ho fatto concerti negli USA, in Francia, e in Turchia e devo dire che mi sono divertita parecchio. Spero di portare aventi uno dei migliori (a parer mio) spettacoli che ho fatto in tour che è la storia del Village Vanguard lives. Seguiranno a breve altre date di questa prima italiana di “Quando sarai tu il sole” con Emanuele Salce, appunto. Ho un bel progetto nel cassetto, che presumo verrà messo in scena il prossimo autunno di un autore francese molto discusso, ma di certo uno dei più grandi scrittori di tutti i tempi. Ho un sogno che spero di realizzare presto, di andare per qualche mese a vivere a New York, spero di riuscire a breve, ma prima devo finire il disco, che sta aspettando da troppo tempo oramai.
 
Davide
Che significato ha per te il nascere e lo svolgersi di questo festival in un teatro così importante e in una città come Verona, meta culturale e artistica d’eccellenza?
 
Elisabetta
Per prima cosa Verona è la mia città, io ci vivo. Sono felice di poter fare qui Rumors Festival – Illazioni vocali perché ritrovo il pubblico dei miei esordi. Il Teatro Romano dove si svolgerà il festival è uno dei luoghi più suggestivi della città, ed ha una straordinaria acustica oltre che dare modo agli artisti che saliranno su quel palco di poter osservare davanti a loro oltre che il pubblico, una splendida scenografia naturale. Abbiamo deciso che sarebbe stato bello mettere Rumors all’interno dell’Estate teatrale veronese, che quest’anno più che in altri anni è ricca di eventi molto speciali e di grande qualità artistica. Tra l’altro negli ultimi anni a Verona sono stati fatti molti eventi importanti e di grande interesse. Verona era già una città importante per l’Arena, e per la lirica, oltre che essere la città di Romeo e Giulietta di Shakespeare. Oggi sta diventando anche spazio per prime italiane importanti, per concerti internazionali molto belli, direi che questa è una bella cosa, soprattutto in un momento così difficile per questa nazione.
 
Davide
Il fatto che sia indicata la prima edizione fa ben sperare che ci sarà un seguito?
 
Elisabetta
L’intenzione appunto è quella di dare un seguito sempre più prestigioso a Rumors Festiva l- Illazioni vocali e che diventi un appuntamento annuale, quindi mi auguro di tutto cuore che la prima edizione possa essere all’altezza di tutte le aspettative.
 
Davide
Grazie e à suivre…
Grazie a te Davide.. a bientot
 
 
 
lgo_reading
 
Il Reading è lettura – suono vocale – canto – interpretazione di un testo (racconto – canzone- romanzo – interpretazione vocale sonora – poesia – diario – lettera – brano teatrale – appunti – qualsiasi cosa possa essere raccontata, interpretata.. ect..).
Il Reading è la vera essenza della parola, musicalità della parola.
Il contenuto rivive le emozioni di chi l'ha scritta, parola esasperata, interpretata, vissuta da chi la legge o da chi la canta, riportata a vita, parola animata, fatta resuscitare. 
Il Reading è la vera forza dell'essenza del teatro, della canzone in qualsiasi forma essa si possa esprimere. Il futuro del teatro e della canzone: essenziale, disarmante, sintetico, enfatico o misurato ma vivo, vivo della vita emotiva di chi interpreta. Riassunto del bagaglio culturale ed emotivo di ogni esecutore.
Il Reading è la parola in musica o/e la musica della parola.
Il Reading è vocazione, perché essere interprete non sempre significa emozionare ed essere attore o cantante non sempre vuol dire veicolo di trasmissione… Nel reading la vocazione è indispensabile. 

Il Reading è spettacolo, messa in scena.

Il Reading può essere anche l'evoluzione logica che uno scrittore compie del proprio libro.
Il Reading non è solo esibizione vocale, ma anche espressione naturale.
Il Reading è concentrazione di suono – significato – ritmo – emozionalità – tecnica – capacità registica – ricerca vocale – ricerca artistica.
Il Reading è una voce che segue la musica, non solo la musica che segue la voce.
Il Reading è respiro dell'anima (potere del suono e del significato). Il connubio che si verifica tra la voce del narratore e il testo crea un "unicum" di emozione che è il potere del suono e del significato. Esso crea trasporto, una scia di particelle trasparenti, piene di forza, di energia…senza spesso l'uso di una scenografia, né di una gestualità corporea. La gestualità è contenuta nella forza della voce, nella forza del suono… perché un suono crea nella mente immagini, movimenti, storie parallele, intenzioni e forze.
Il Reading è libertà di immaginazione perché da la possibilità al cervello del pubblico di creare delle proprie storie parallele, di crearne di nuove non essendo costretto da immagini scenografiche o suggerimenti costruiti dal palcoscenico.
 
Il Reading è la sintesi del teatro e della canzone.
Il Reading è dinamica, movimento linguistico, ritmicità linguistica, dove la voce è il centro dell'opera e la musica il suo "alter-ego" puro, originale. 
Il Reading non è la scorciatoia per portare in scena un'opera teatrale senza la complicazione delle scenografie. Il Reading ha una sua essenza che non si può confondere con un'opera teatrale. 
Il Reading non ha paura della parola, non ha paura dell'inciampo linguistico come nel teatro e non ha paura dell'improvvisazione.
Chi fa Reading non usa solo i risuonatori vocali e i toni dell'attore e del cantante, ma sa anche usare una voce naturale, più ritmata, non artefatta, creando così toni vocali normalmente non usati nel teatro e nella canzone.
Il Reading è attualità.
Il Reading è una nuova forma artistica, in continua evoluzione, che di giorno in giorno sta prendendo sempre più spazio ed identità nel mondo del teatro e nel mondo della musica. 
Il Reading è linguaggio universale. 
La voce ha in sè un potere evocativo importantissimo, non ha spesso bisogno di immagini reali. 

Il Reading nasce come pura vocalità significante, il vero significato della parola portato in scena. La musica ha in sé contenuti fondamentali, unitari, già ricchi di significati e può viaggiare da sola. L'accostamento, infatti, nasce con il movimento americano della Beat Generation. I poeti beat accostarono la loro formulazione grammaticale alla …quinta diminuita… del jazz, l'evoluzione che ha troncato in modo dissonante lo "swing", creando un nuovo movimento quello del "Be Bop". Se si riflette con attenzione, non c'è, molta distinzione drammaturgica e musicale tra il reading attuale e la sacralità che lo stesso antico teatro greco fece della vocalità in scena… una musicalità che si estrinsecava con l'uso di attori, di coreuti e di musicisti tutti in scena a creare un universo sonoro corale. La nascita avvenne da queste eccellenti fonti che non facevano un distinguo tra voce cantata e voce recitata. Oggi la vera evoluzione del teatro non sta più nella messa in discussione del teatro stesso, ma in un vero e proprio bisogno di essenza, elementarità, una fuga dal "troppo", un bisogno maggiore da parte del pubblico di autonomia intellettiva, di autonomia creativa. Oggi il pubblico cerca solo uno "spunto" per emozionarsi e non ha più bisogno di troppi elementi in scena. La cultura attuale ha già formulato una precisa operazione e cioè quella di educare lo spettatore ai massimi sistemi di comunicazione. Ognuno nel nostro tempo ha un proprio bagaglio culturale sufficientemente autodefinito e complesso. Non cerca più al di fuori di… ma dentro se stesso cerca il veicolo per trovare il giusto sfogo.

Il Reading è un uomo per l'uomo, un "faccia a faccia", violento e spesso forzato, ma pur sempre intenso.
La musica nella sua piena autonomia ha una sua consistenza, una sua storia, un suo gergo, un suo privato esercizio da rispettare, di fronte alla quale ci si deve inchinare in segno di riconoscenza e non ha bisogno di aggiunte, ne di merletti, ma in questo caso, accompagnandosi alla voce di chi legge, alla voce di chi canta acquista un valore unico, totale, che ha potere seducente. 
Nel caso degli attori, di solito, alcuni, non riescono a trovare il modo per seguire un musicista che suona, perché non conoscono il metodo per interagire, per accostare la propria voce alla voce dello strumento, al ritmo di quella melodia. Il reading, invece, lo fa, per questo il reading è "vocazione"; serve una voce musicale per riuscire a fare il vero reading, come ad esempio, molti cantautori riescono nell'impresa. La vera poesia teatrale, magnificenza poetica, è un essere umano su un palcoscenico per esseri umani. E' solo, con un leggio spoglio o quasi, pochi fogli denutriti, spesso stropicciati in parte, magari da un solo lato, con uno o più musicisti, forse anche senza. Non ha costumi che lo mascherano, ne trucco per nascondersi, solo voce e spesso un microfono perché la voce abbia il suo giusto riconoscimento, perché la si possa sentire nei minimi dettagli sonori, nei silenzi delle pause dove echeggia solo il vuoto delle voci e il silenzio del pubblico, e perché sia sullo stesso piano della musica, perché entrambe vivano la stessa medesima dimensione e abbiano la possibilità di arrivare all'unisono e sulla stessa frequenza. E' un uomo con abiti da uomo, i suoi, quelli che usa per la sua vita, per andare in tram, dal calzolaio, a teatro. Parla di quei fogli, ne racconta il contenuto, lo racconta a tutti quelli che lo vogliono ascoltare; lui, però, non è un attore e nei panni di se stesso non può far altro che essere sé stesso e raccontare di sé, della sua vita, attraverso le parole che interpreta. Lui è solo, perché non ha paracaduti, solo la sua voce può aiutarlo a discutere con i pensieri dell'ascoltatore, di chi è lì per essere stupito, deviato, analizzato, protetto da una storia, da un racconto. E il vuoto aiuta a suggellare la sua grande impresa…la vita per la vita.
Il Reading ha in sé il potere di darci la libertà che avremmo sempre voluto. Il Reading è sincretismo, deve contenere in sé l'onnipotenza del grande dramma a livello emotivo e la semplicità linguistica di un racconto per uomini vivi, con sangue che veloce attraversa vene. Chi conosce profondamente e pratica il reading altrettanto conosce la musica, conosce i musicisti, ama la musica e la musicalità in qualsiasi forma si esprima…e ama avventurarsi in nuove forme musicali, in nuove melodie, improvvisando. Si perché chi fa reading ama anche l'improvvisazione…la cerca spesso, quasi come il jazzista e la rende magica. Siamo noi quell'essere umano sul palco, con quei fogli, e stiamo aspettando di vederci compiere l'impresa del comunicare. 
Firmatari:

ELISABETTA FADINI – attrice, ricercatrice vocale.

STEFANO BOLLANI – musicista, pianista.
PAOLO FRESU – musicista, trombettista.
JOE MAURO ERMANNO GIOVANARDI – cantante, autore, (voce dei La Crus).
ALESSANDRO BERGONZONI – attore, scrittore
FABRIZIO BOSSO – musicista, trombettista
ELENA LEDDA – cantante
DANIELE SCANNAPIECO – musicista, sassofonista
ROSARIO GIULIANI – musicista, sassofonista.
GIANMARIA TESTA – cantautore
ENRICO BRIZZI – scrittore
GIANNI MAROCCOLO – musicista, bassista, compositore, produttore.
CRISTIANO GODANO – cantante, autore, musicista-chitarrista, scrittore (voce dei Marlene Kuntz). 

 

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