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Intervista con Elisabetta Fadini

14 min read
 
ELISABETTA FADINI incontraDESMODUS
 
 
Desmodus è il primo album di ElisabettaFadini, un’artista, un’attrice dedita alla ricerca vocale.
Desmodus il vampiro, nasce da musica esoggetto di Garbo, con l’intento di creare un personaggio, oltre cheletterario, anche teatrale e cinematografico assolutamente inedito, riportatoin vita proprio dall’attrice Elisabetta Fadini, “l’anima parlante”,l’identificazione stessa di Desmodus. D’ispirazione gotica, l’opera sisviluppa in un’unica suite di oltre 30 minuti di musica scura, profonda e diampio respiro, che si evolve negli intrecci ispirativi reciproci.
La figura  vampiresca e romantica di Desmodusoffre in realtà – anche attraverso i personaggi di Nureyev, Shakespearee Von Kleist, tra gli altri – una chiave di lettura del ruolo dell’arte nellacostante ricerca del superamento del tempo, laddove i succitati artistiappartengono allo stesso “branco di nobili viaggiatori doloranti dell’eternità”.Come Desmodus stesso.
L’artista si avvale tra l’altro dellacollaborazione di Alberto Styloo e Angelo Bellandi (Ovophonic),
Elisabetta Fadini: “Ho scelto diinterpretare Desmodus perché è femmina e uomo, ma anche animale, è buioe luce, è bisogno di eternità… è l’arte“.
 
 
Garbo: Desmodus nascedall’esigenza di fermare il tempo, ecco perché ho voluto poco più di trentaminuti di eternità sonora dove evolvermi con la voce di Elisabetta Fadini.Desmodus è la proiezione di chi è “artista”, di chi si alimenta delsangue del tempo, ma non della gente, perché un artista non ha paura delprossimo, ma della scadenza del tempo…” 

www.myspace.com/regarbo

www.myspace.com/disciplinemusica

www.venusdischi.com

 
Elisabetta Fadini/ Desmodus: pubblicato daDiscipline il 3 Luglio 2009 (distribuito Venus)
 
Ufficio Stampa per Discipline: ManuelaLonghi
 
 
 
BIOGRAFIAELISABETTA FADINI
 
Elisabetta Fadini, attrice, artistadedita alla ricerca vocale.
 
Dopoanni di esperienze che arrivano dal lontano e primordiale incontro con RobertoSanesi (figura di spicco della cultura italiana del ‘900), Elisabetta Fadini,già applaudita attrice, ha intrapreso un percorso artistico che l’ha portata inun primo tempo a fondere la propria ricerca con il gruppo teatrale americano”Living Theatre” (pietra miliare del teatro d’avanguardia del ‘900) per poicreare trame vocali attraverso molteplici collaborazioni, che l’hanno infineportata all’evoluzione del “Reading”. Queste sinergie d’arte hanno condotto ElisabettaFadini, ad esplorare un mondo musicale variegato e composito che va dalJazz, alla musica Etnica, passando dalla Classica al Blues fino ad arrivareall’area “radicale americana”.
A fianco di Elisabetta Fadini, PaoloFresu, Vladimir Denissenkov, Janosh Hasur, Roberto Zorzi, John De Leo, Il PartoDelle Nuvole Pesanti, Paco Suarez, Athesis Chorus & Academia de li Musici,Full Metal Klezmer, Acquaragia Drom, solo per citarne alcuni.
Idee, parole e musica che si trasformano incentinaia di concerti, realizzati in questi anni con lo scopo dichiarato dicreare una sintesi dell’esperienza accumulata sfociata nella fondazione del “Manifestodi Reading“, con Stefano Bollani, Paolo Fresu, Elena Ledda, Mauro ErmannoGiovanardi, Fabrizio Bosso, Alessandro Bergonzoni, Enrico Brizzi, CristianoGodano, Gianni Maroccolo, Gianmaria Testa, Rosario Giuliani, DanieleScannapieco.
Reinventa per le varie occasioni, testi diautori del mondo che vanno dai Classici ai Contemporanei, creando numerosispettacoli – reading, messi in scena all’interno di varie rassegne musicali eteatrali italiane, tra le quali:  “Le armi scintillanti” tratto dall’Iliade diOmero e dai Poemi di Re Artù e i cavalieri della tavola rotonda, “LacrimeD’ambra” dalle Metamorfosi di Ovidio – Il mito di Fetonte, “Epopea diGilgamash”, “Ulisse” da J. Joyce, “Addio Novecento… poesie da Montale ai giorninostri”, “Occhi Diversi”, “Canti degli Sciamani”, “Ode alla gioia” di F.Schiller, “Omaggio a Micheal Petrucciani”.
Come regista e attrice realizza, tra itanti, il progetto “Village Vanguard Lives”, omaggio al noto locale newyorkesedi jazz, sulla vita e le opere dei musicisti che hanno fatto la vera storia deljazz, nella prima edizione con il Paolo Fresu Quintet e John De Leo,attualmente con Fabrizio Bosso e il suo gruppo.
Il non darsi limiti e confini portarecentemente Elisabetta Fadini a collaborare al brano “Voglio tutto”,incluso nell’album “Come il vetro” di Garbo, artista che rappresenta la zonapiù trasversale del pop – rock italiano, da cui nasce l’idea di questa nuovaesperienza musicale – letteraria: “Desmodus“. L’album è stato pubblicatoda Discipline il 3 Luglio 2009.

 
 
INTERVISTA

Davide
Ciao Elisabetta. Com’è nata questacollaborazione con Garbo?
 
Elisabetta
Garbo mi aveva chiesto di partecipare in unbrano “Voglio tutto” che è contenuto nel suo disco “Come il Vetro”, l’ultimodella sua trilogia cromatica, una sorta di “reading- spoken word”.
È stata un’esperienza interessante inquanto è nata in modo molto spontaneo; in realtà siamo partiti da una sola notae da un testo.
E da questa prima collaborazione, Garbo miha proposto un disco mio, con le sue musiche e i suoi testi. Ho letto”Desmodus” che lui aveva scritto nei primi anni ’90. L’ho letto eimmediatamente ho sentito Desmodus nella mia voce, l’ho vissuto ed è uscitoquesto CD. C’è stata molta intensità nella creazione di Desmodus.
C’è una forte affinità artistica tra di noi:Garbo come dico sempre nelle interviste è un artista che ama lasperimentazione, e realmente nella musica italiana ha fatto veramente tanto. Amail confronto, il mettersi in discussione e dire che è un cantante e musicistapop, è solo esporre una piccola parte della sua creatività che è veramenteimmensa.
Io amo lavorare con molti generi musicali,mi piace spingere la mia voce oltre, amo il confronto, la sperimentazione, c’èun mondo musicale infinitamente interessante nella vocalità.
 
Davide
Desmodus, nome scientificodato al vampiro (Desmodus rotundus quello comune, Desmodusdraculae quello gigante ormai estinto del pleistocene). Il concetto divampirismo sotto forma di demoni, precursori dei vampiri di John Polidori o diBram Stoker, esiste da tempo immemorabile, fin dalle culture mesopotamica,ebrea, perfino greca e romana. Cos’è, chi è il vampiro Desmodus?
 
Elisabetta
Grazie per questa domanda, non si parlaquasi mai più diffusamente della figura vampiresca nella cultura arcaica.
Ciò che penso è che l’arte è vampirismo.L’essenza dell’arte è vampiro. Gli artisti sono tali. Addentano, succhiano perpoi creare. È bisogno assoluto. Il vampiro si nutre di sangue e quindi diessenza vitale. Centro della vita.  Il vampiro è un essere pressoché immortaleed è come l’arte, senza tempo, senza fine. Non spirata. Androgina. Esseremaschile e femminile al contempo, che oggi è Desmodus, domani è Dessa edopodomani sarà Des. Così sono firmate le songs di “Desmodus”.
Dalle nove Muse patrone dell’arte nellamitologia antica, al parallelismo della figura di Carmilla di Sheridan La Fanu, questa donna vampiro che anticipò lo stesso Stoker con Dracula. O Lilitu nella culturaassiro- babilonese e poi nell’ebraica Lilith, demoni donne anticipatrici diquelli che noi oggi vediamo nella figura del vampiro. Empusa nella culturagreca e latina e la Strige, uccello notturno, in quella romana. Divinità odemoni che anticiparono nelle culture arcaiche la valenza di quella che poinella cultura popolare divenne la figura del vampiro che a noi oggi è piùconosciuta. Desmodus non è altro che l’evoluzione di quanto citato, tra”miglioramento o peggioramento” perché vive dentro questo tempo, in questesocietà e non è affatto demoniaco in quanto come un lupo caccia solamente pernutrirsi e non perché deve uccidere qualcuno, difendendo la sua condizione.Credimi: anche i lupi piangono quando fanno vittime, ma hanno fame e devonofarlo.
 
Davide
Dei tanti vampiri creati dalla letteratura,dal cinema, dall’arte tutta e dalla superstizione, quale somiglia di più aDesmodus e perché?
 
Elisabetta
Come stavo anticipando nella tua domandaprecedente, non è facile trovare un antenato ispiratore di Desmodus, perché neha molti: dal “Vampiro” di Polidori allo stesso “Dracula” di Stoker.  Dalla DeaSekhmet nell’antico Egitto a Lilutu dall’antica Babilonia e Assiria cheprosegue con Lilith nella tradizione ebraica. Ma è l’arte più di tutto lametafora di Desmosus, l’ispirazione, l’appartenenza e la sua immortalità comelo stesso “Vampiro”.
 
Davide
Trenta minuti di sospensione sonora, unamusica che non cambia se non che minimalmente a tratti e verso la fine. Qualcosache mi ha ricordato – anche se diversi e “ostici” – il minimalismo delleorigini (insomma cose come Strumming Music di Charlemagne Palestine, operfino L’Egitto prima delle sabbie di Battiato). Garbo è riuscito aprodurre una musica invece che si reitera per mezz’ora senza risultare faticosada ascoltare, avvolgente, ma che pur sempre si riavvolge e ripete; forse pernon distrarre la tua declamazione, l’attenzione sul contenuto del testo: forseper una qualche idea di eternità o di eterno ritorno (il loop come un uroburo).Come hai lavorato concettualmente nella recitazione su questa musica?
 
Elisabetta
Nell’ultimastesura musicale di Garbo – naturalmente in piena notte e non scherzo – hoascoltato e interpretato di getto tutti i testi… Alla fine del primo ascolto hodetto a Garbo che ero pronta per interpretare Desmodus.
Ho seguito la musica, ho liberato la vocein una dimensione di accoglienza in questo infinito loop, lasciando scorrere letrame linguistiche nella ripetizione sonora. La voce ha trovato le sue pause,le sue increspature.
Trenta minuti di musica, cosa sono per unVampiro immortale? La temporalità ha un significato solo per chi ha un tempo ascadenza.
In un disco a volte c’è l’ossessione delladurata di una song, ma l’esatta perfezione dell’opera d’arte non ha tempo,quello visibile è solo fittizio.
 
Davide
Desmodusè un personaggio vampiresco, ideato da Garbo, che vuol essere letterario ma nelcontempo anche teatrale e cinematografico. Avete portato o porterete in scena oin video “Desmodus” e in che modo?
 
Elisabetta
Ho già fatto delle date con Desmodus,diversissime tra loro, con musiche originali, musicisti e stili musicalidiversi in ogni data… arrivando addirittura ad adattarlo a basi techno.
Certo che faremo altro ancora, ma nonabbiamo la scadenza del domani, del tra un anno, del tra dieci giorni o traun’ora. Giorno dopo giorno prende vita un grande progetto, d’altra parte segiri il CD dietro non c’è una scadenza con un: “Da consumarsi preferibilmenteentro…”

Davide
Cos’è, cosa significa per te la recitazione(termine, quest’ultimo, che avrebbe fatto imbestialire Carmelo Bene ma, ahimè,questo è)?
 
Elisabetta
Giusta osservazione Davide.
Tutto.
Adoro seguire la musica con la voce, cosache poco si fa nel reading e tanto meno a teatro, perché solitamente si fa ilcontrario, quindi il musicista ha sempre seguito l’attore o come lo si preferiscechiamare. Questo “Reading” o “Spoken work” o “Sprachgesang”, porta in sé unaliberazione che è quella della trasformazione vocale che può andare dalrecitato al cantato… senza nessuna costrizione vocale. Di certo Carmelo Bene nesapeva qualcosa, ma dimenticando di rapportarsi alla musica – incantatorevocale – nella stessa voce che è di per sé uno strumento musicale appagante,come dimostrato dallo stesso Carmelo Bene nel suo cantar-recitando. Io tento diandare oltre.
La recitazione è il punto massimo delpiacere; è la stessa cosa nel canto…
La vocalità è l’apice del godimento… like”to make love”.
La recitazione impiega ogni millimetro delcorpo e della mente, del cuore, della pancia, sangue, polmoni, memoria, sudore,paura e sofferenza. Non vorrei ripetere quello che già è stato detto neisecoli, avrebbe poco senso oggi.
È la letteratura del corpo.
 
Davide
Cosa fa la fondazione del “Manifesto diReading”?
 
Elisabetta
La fondazione del “Manifesto di Reading” èstata un atto dovuto a tutto questo “fare” che negli anni non ha trovato sfogose non nei palcoscenici. C’era troppa confusione nell’intendere spettacoli trarecitazione e musica. Era da più di cento anni che in Italia non veniva fondatoun manifesto così variegato tra le arti ed i generi, come si può leggere tra inomi dei firmatari molte sono le forme di espressione degli stessi artisti:musicisti, attori, cantanti, cantanti-autori, scrittori, compositori.
La vocalità è al centro dei nostri intenti,senza distinzioni tra canto e recitato, da sola o relazionata con la musica.Non esiste più questa distinzione da decenni ma ci s’incaponisce nel metteredei paletti inutili. Per dirla in breve: la voce è musica. La voce È… e puòfare tutto. Ci sarà presto anche un Festival del Manifesto di Reading.
 
Davide
Narrazione e invenzione, Daniel Pennac, lapratica e la funzione della lettura ad alta voce…  La lettura ad alta voce faemergere il valore sonoro, emotivo e sensuale della parola. Leggere ad altavoce, a me, provoca anche una sorta di benessere, legato forse allarespirazione… qualcosa di “mantrico”… Cosa ne pensi?
 
Elisabetta
Anche questa tua domanda mi piace molto.
L’esercizio sonoro della lettura mette infunzione tanti organi del nostro corpo, ma più di tutto, la cosa interessante èche attiva un processo interiore di sensibilizzazione, un processo emotivo edemozionale a volte.
È giusto dire mantra perché nella suaetimologia che viene dal sanscrito “manas- mente e da trayati- liberare” trovandol’esatta collocazione nel concetto.
Di fatto è come una preghiera, di qualsiasireligione… l’atto della lettura è come il pregare, per questo dà assuefazionesonora, ed è nella ripetizione che accade la seduzione. L’ascoltarsi ol’ascoltare crea una direttrice sonora che affascina e t’affascina appunto comeuna canzone, come una nenia, una litania o una ninna nanna.
Non a caso se pensiamo a tanti successidiscografici mondiali erano delle songs che contenevano dei mantra, delleripetizioni sia musicali che vocali.
 
Davide
Hai fatto davvero molte cose interessanti.Ho assistito una volta, assai giovane, a uno spettacolo del Living Theatre e miha molto colpito. Mi fece comprendere in modo viscerale come la conoscenza siapiù profonda e autentica se passa attraverso la sensazione, l’emozione. Cosahai fatto con il Living Theatre e cosa ti ha lasciato? Quali altre esperienzein particolare ti hanno portato alla maturazione artistica?
 
Elisabetta
Ho lavorato con loro nel ’98. È stataun’esperienza da principio entusiasmante; incredibile lavorare con un gruppoteatrale che dapprima conosci sui libri di scuola. Ho imparato a lavoraresull’essenza delle cose, sulla totalità dell’uso del corpo e della mente,sull’improvvisazione come nel jazz e sulla liberazione dalle costrizioni che ilnostro vissuto ci dà. Quanto è importante la memoria per il teatro del secoloscorso per ricreare un presente credibile in scena, tanto è importantesmembrarlo per ricreare un presente libero e sgombro da stereotipi o abitudinimentali e fisici.
Se si arriva all’essenza si può arrivare alsuperamento del passato.
Il Living Theatre era una casa, unafamiglia oltre che un gruppo teatrale che all’inizio ti rasserena perché tisenti protetto anche se nel mio caso dopo un po’ hai bisogno di fuggire e diricominciare una tua personale strada.  Judith parlava di sacralizzare edissacrare il teatro come un atto possibile.
Per riuscire a fare quello che leavanguardie teatrali del Novecento si prefiggevano, serviva un atto disuperamento della propria individuale personalità, l’attore o l’artista dovevaessere puro e incontaminato, solo così poteva essere un perfetto artista sulpalco. Meraviglioso il risultato, ma molto, troppo pericoloso per una personache deve poi uscire da quel teatro. Anche se realmente forse però è l’unicomodo per sentirti invincibili su un palcoscenico.
Ho amato molto quel periodo e quegliartisti e faranno sempre parte della mia formazione.
Sicuramente lavorare con molti jazzisti hamodificato molto il mio rapporto con la voce e con la vocalità. È una palestra doveogni giorno impera l’improvvisazione. È anche per questo che amo il jazz.
 
Davide
In “Desmodus” c’è una precisa critica allatelevisione… La riporto perché mi piace e la condivido, anche se non èstrettamente attinente alla domanda.
Pensai invece a quanto la televisione fosseimportante per gli uomini e quanto fosse in grado di modificare la loro vita.Pensai che la televisione dovrebbe servire le genti dando loro conoscenza,quindi ricchezza mentale, che ridiventando televisione produce a sua voltaancora più ricchezza, pensai anche quanto la televisione somigli al vampiro chegli uomini hanno sempre romanticamente raccontato come seduttore e orrorifico.La televisione mostra beni, luoghi, persone e racconti per irretire, predare enutrirsi, togliendo lentamente all’uomo la propria autonomia, la forza dipensare, di sapere e di essere.
Molti si lamentano del fatto che non siveda più il teatro in televisione. Ti chiedo se in fondo questo non sia unbene… per il teatro, naturalmente.
 
Elisabetta
Per anni ci siamo lamentati in Italia, checi fosse poco teatro e poca musica in televisione, poca cultura in genere. Oggimi fa sorridere questo pensiero, perché c’è troppo del “troppo”, di quello chenon serve… ancora si prosegue nel fare programmi che non insegnano, noneducano, non toccano, fanno solo finta di toccare, appunto perché sonocostruiti per emozionare senza darti spazio e tempo per costruirti le tuepersonali emozioni. Tutto finto, si recita nella vita, poco in scena, perché lì- forse – oggi si cerca solo di lavorare, e non va bene nemmeno questo.Servirebbero “medium” “tramiti” umani reali, concreti, appassionanti einvincibili come le divinità, le Dee Madri o dei supereroi.
Mi preoccupa forse di più che la gente vasempre meno a teatro e ai concerti in Italia. 
I media tutti sono importanti per ladiffusione della cultura, che è un bene che ci potrà sempre salvaredall’ingordigia di certa dittatura mediatica e di altra natura.  La conoscenzaporta alla salvezza. La chiusura porta “all’annegamento”. Si dovrebbe fare piùcultura, più arte in televisione; in questo modo la gente potrebbe capire diche cosa si tratta e scegliere… finalmente poter scegliere, ma non dimenticareanche di andare a teatro, ai concerti, perché questi luoghi sono le case delleanime… tutte quelle emozioni lasciate da pubblico e artisti, sono lì per essereusate. E la fisicità che comporta l’essere insieme, pubblico e artisti, acondividere uno spazio è impagabile. Tutto questo non può morire davanti allatelevisione o ad uno schermo del computer.
 
Davide
Insieme a Desmodus, nel “branco di nobiliconoscitori e navigatori doloranti dell’eternità nella sua incommensurabilepovertà”, ci sono  in primo piano Nureyev, Shakespeare e Von Kleist. Perchéproprio loro?
 
Elisabetta
Qui ti cito le parole di Garbo: “Attraversola loro esperienza creativa e anche fisica umana hanno rappresentato molto benequesta volontà di passaggio dalla mortalità all’eternità attraverso la loroopera. Non a caso Nureyev usa l’armonia del proprio corpo per compiere ilproprio atto creativo, che ancora oggi rimane come un riferimento indiscutibilenella danza, che forse ancora nessuno è riuscito ad eguagliare. Von Kleist,considerato un pazzo, schizofrenico, sulla sua lapide riporta “qui giace ilmigliore della nostra stirpe… ” e non a caso era un drammaturgo. Shakespeareproclamava “essere “o” non essere, questo è il problema”, Desmodus dice “essere”e” non essere” (quasi fosse contemporaneamente io sono e non sono),esattamente come l’artista e come il vampiro. Una vocale può cambiarecompletamente lo scenario, come chiunque può notare. Questi rappresentavanosecondo me l’eternità”.

Davide
In Desmodus sono rievocati dueparticolari episodi. Quello dell’estate del 1817, quando Percy Bysshe e MaryShelley trascorsero un‘estate sul lago di Ginevra con Lord Byron, John WilliamPolidori e Claire Clairmont, e in una notte di tempesta scrissero ciascuno, persfida e per gioco, un racconto del terrore (nasceranno qui in particolare gliimmortali Frankenstein di Mary Shelley e il Vampiro di Polidori). L’altro èl’epilogo drammatico di Heinrich Von Kleist, che uccise Henriette Vogel, malatadi tumore, per poi togliersi la vita a sua volta. Qual è invece la biografia ol’epidosio di una biografia che più ti ha affascinanto, o influenzato inqualche modo?
 
Elisabetta
Adoro le biografie. Moltissimo. Te nepotrei citare veramente tante. Da Maria Callas, a Giulio Cesare, da John Lennona Napoleone… Charlie Parker, Antonin Artaud, Shopenhauer, Beethoven, EleonoraDuse, Copernico, William Blake, Thelonious Monk, Marlene Dietrich, Arnold Schönberg,Edith Piaf, Vaslav Nijinsky e tante altre ancora. Mi interessano tanto le vite. 
 
Davide
Cosa vuol dire per te sperimentare?
 
Elisabetta
Potrei trovare dei vocaboli per spiegareche cos’è per me “sperimentare”. Superamento. Conoscenza. Infinito. Ingordigia.Volontà. Amore. Umiltà e pienezza. Scienza. Valore. Passione. Profondità. Vita.Ecco, queste sono alcune delle cose che vedo nella sperimentazione.

Davide
Cosa stai facendo ora e cosa a venire?
 
Elisabetta
In Italia poco per il momento, prossimamentesarò a Toronto, a Istanbul, a Parigi, a Berlino, a Londra e tornerò presto aNew York. In Italia torno in scena tra qualche mese. Sto lavorando con moltimusicisti e compositori stranieri, che vanno dalla classica alla contemporaneaal jazz. Un disco nuovo che uscirà quest’anno che sarà più cantato e vocalmentesperimentale ed un singolo probabilmente.  Altre date del “Village Vanguardlives” che in origine feci con il Paolo Fresu Quintet. Un bel progetto italianomusicale e di spoken word “De par le roi du Ciel” di Sergio Gilles Lacavalla. Eho tanti altri progetti nuovi con musicisti che amo molto e con i quali vorreilavorare al più presto, che ho accettato sulla carta e che mi piacerebberealizzare a breve scadenza.
 
Davide
Grazie e… à suivre.
 
Elisabetta
Grazie a te Davide, è stato un veropiacere. À bientôt.

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