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2013
7
Feb

Intervista con Nadia & The Rabbits

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Nadia von Jacobi è nata a Monaco di Baviera, risiede in Italia e vive… nel mondo. È proprio la commistione di parole, suoni e sensazioni tratte della sua storia personale che crea la sintesi della sua musica globale. Così come i tanti porti incrociati e la stessa origine mittel-europea consentono a Nadia di spaziare con le parole senza essere imprigionata dagli idiomi. Testi che restano profondi e diretti in inglese come in tedesco, in portoghese come in italiano. Fin dagli esordi, l'artista ha abituato il suo pubblico ad ascoltarla in tutte le lingue, mostrandosi capace di trarre da ognuna la sua musicalità intrinseca. La passione per le sette note e la ricerca della libertà spingono Nadia a esibirsi fin da giovanissima, passando indenne dalle gloriose assi del Rolling Stone ai peggiori bar delle Galapagos; è così che “si fa le ossa”: passeggiando dentro luoghi che contribuiranno a rendere inconfondibili i suoi lavori e a formare una filosofia di vita e una visione che s'identifica sempre più compiutamente nei testi e nella musica che esprime. È il 2009 quando arriva il primo frutto di questo viaggio: Song Fairy Tales è un album autoprodotto e registrato dal vivo tra Londra e l'Italia. Qui s'incontrano alcuni temi che costituiscono l'essenza del suo pensiero, come la fiaba, un coniglio mannaro che ci corre dentro e che aspetta di incontrare i suoi simili. Sempre di questo periodo è giustappunto l'incontro con un branco di Rabbits, che cominciano a seguirla sui palchi di un mondo che per loro continua a espandersi, trovando modo di presentare questo nuovo ensemble anche a Vienna e in Germania, oltre che nei luoghi già marcati in precedenza, con vari tour durante i quali si mette a fuoco tutta l'attitudine pop-folk di Nadia & The Rabbits. È un incontro determinante che porta oggi alla nascita di un progetto internazionale, in cui convergono le esperienze di musicisti italiani, germanici, austriaci, francesi, americani, giapponesi, spagnoli e coreani impegnati nell'estrapolare da 32 strumenti il meglio dei suoni, accompagnando la voce di Nadia. Nel suono del loro Folk Obliquo, la sintesi di una scelta di vita: un vagabondare che si trasforma poco alla volta in registro culturale ben definito e non privo di rigore. Le canzoni come testimonianze di suoni, aromi, suggestioni e incontri possibili, tra i beduini del deserto e le cavalcate in Mongolia fino al lento flusso del rio delle Amazzoni. Inebriati dall'energia di New Orleans, i brani selezionati per il nuovo album, trovano l'ultimo tocco di magia. Noblesse Oblique, realizzato con la co-produzione di LeLe Battista, e registrato in Italia (Milano, Firenze, Rubiera e Cantù), negli USA (New Orleans), in Austria (Vienna), in Germania (Detmold) e in UK (Londra) verrà pubblicato da Mescal il 29 Gennaio 2013. Siamo certi che attraverso il gusto indiscutibile dell'ex La Sintesi, le influenze di Van Morrison, Tim Buckley, Depeche Mode, Čajkovskij, Lena Horne e Bob Dylan, il disco di Nadia & The Rabbits sarà un nuovo e grande viaggio, riservato questa volta solo agli ascoltatori.
 
Manuela Longhi
Ufficio Stampa Mescal
 
06-02-2013 RUBIERA (RE) – Il Mattarello
07-02-2013 ASTI – Diavolo Rosso
10-02-2013 CASALE MONFERRATO (AL) – Circolo Arci Pantagruel
14-02-2013 ALESSANDRIA – Meg Mell
16-02-2013 MILANO – Arci Cicco Simonetta
03-03-2013 GENOVA – Lucrezia
 
Intervista
 
Davide
Ciao Nadia. Noblesse Oblique, pubblicato da Mescal il 29 Gennaio 2013, è stato registrato in Italia (Milano, Firenze, Rubiera e Cantù), negli USA (New Orleans), in Austria (Vienna), in Germania (Detmold) e in UK (Londra). Perché tanti luoghi diversi per registrare questo disco?
 
Nadia
Ciao Davide! Piacere :)
...i tanti luoghi del disco riflettono il nostro modo di vivere. Siamo girovaghi, siamo una band che si compone di musicisti sparsi per tutto il mondo: i luoghi sono quelli che abbiamo trovato lungo la via! Non li stavamo rincorrendo, forse - e mi piace pensarlo - sono loro che cercavano noi!
 
Davide
Noblesse Oblique… segue l’esordio di Song Fairy Tales. Una cosa sola (tra le molte) mi pare insopportabile all'artista: non sentirsi più all'inizio; così scrisse Cesare Pavese ne Il mestiere di vivere. Cosa continua e cosa è cambiato dagli esordi a oggi e tra il tuo primo e il tuo secondo lavoro?
 
Nadia
Beh, la posizione di Noblesse Oblique è ambigua al riguardo: si tratta del secondo album totalmente composto da me, ma è il primo prodotto musicale vero e proprio. Le Song Fairy Tales - senza voler togliere niente all'identità di ogni singolo brano - erano una sorta di biglietto da visita, una sperimentazione, un immaginarsi musicisti. Abbiamo “prodotto” quel primo album con mezzi di fortuna (e con molta fortuna, direi!), registrando live durante i concerti e post-producendo in una cascina in mezzo alla neve. Noblesse Oblique è - purchè sempre autoprodotto - un album che ha un percorso volutamente professionale – anche se nomade - in cui abbiamo seguito tutti i criteri di qualità abituali dell'industria musicale.
Rispetto a come mi sento io... direi sollevata! Mi sento molto più sicura e serena ora, sono un po' orgogliosa di essere riuscita a crescere e ho molto meno paura di quello che verrà.
 
Davide
Come e da cosa nasce una tua canzone?
 
Nadia
Dipende… Non c'è uno metodo “scientifico” da perseguire... L'origine però è un’impellente necessità di comunicare (non credo sia sorprendente!). Ci sono cose dentro di me che non capisco e che mi tormentano: solo quando riesco a dare loro un’anima, inserendole in un contesto come quello di una canzone (che per me è sempre anche una storia), riesco a fare pace con l'incomprensibile.
 
Davide
C’è un tema o un contenuto in particolare racchiuso in “Noblesse Oblique” che accomuni a tutte le tue/vostre nuove canzoni?
 
Nadia
Noblesse Oblique è un album dedicato all'epoca d'oro della nostra vita: quel momento nel quale ci si libera dalle paure e dalle incertezze tipiche dell'adolescenza e ci si ritrova a credere fortemente di poter essere degli “attori protagonisti” di un mondo che forse diventerà un po' più come lo vogliamo noi. All'interno di questa parentesi generale, Noblesse Oblique è come una raccolta di piccoli spunti, emozioni, suggestioni che si sono impregnati nella mia anima, soprattutto durante i lunghi viaggi che mi hanno portato a confrontarmi con luoghi e valori lontani. Noblesse Oblique racchiude - per me - il meglio di ciò che potrei essere: è un viaggio tra gli ideali nei quali mi rispecchio e il rispetto verso altri, il riconoscere i propri limiti e farne la propria arma - il tutto con un pizzico di ironia e un po' di rock and roll.
Il "leitmotif" racchiuso in Noblesse Oblique è traducibile in un invito a cercare il meglio di sè e di saperlo difendere, senza prendersi troppo sul serio.
 
Davide
In questo disco canti prevalentemente in inglese, ma anche in tedesco, in italiano… Cosa determina la scelta di una lingua o di un’altra?
 
Nadia
Soprattutto aspetti tecnici della composizione: decido in base alla ritmica del brano. Ogni lingua ha un suo ritmo, una metrica e una fonetica propria, che può essere valorizzata a livello sonoro. Di contro, sbagliare la lingua può massacrare un brano.
 
Davide
Il nostro viaggiare su e giù indica, oltre che curiosità, anche un bisogno, ma di che? Che cosa ci manca? Così si interrogava Krista Wolf. Cosa vuol dire per te viaggiare o “vagabondare”?
 
Nadia
L’ho capito in Mongolia: vagabondare significa chiedersi continuamente se le cose delle quali ci circondiamo ci servono davvero. Viaggiare è sempre un atto di bilanciamento, in cui decidiamo quanto del vecchio (banalmente anche le cose che mettiamo in valigia) ci portiamo appresso e quanto spazio facciamo al nuovo (impressioni, idee, amici). Per quanto mi riguarda, viaggiare è un continuo lavoro su di me... senza doversi arenare sulle opinioni già acquisite e sulle esperienze già avute. Viaggiando riusciamo a liberarci di quei “falsi tesori” che accumuliamo e che possono facilmente diventare zavorre per la nostra mente.
 
Davide
Chi ha suonato con te nel disco?
 
Nadia
In Noblesse Oblique hanno suonato molti musicisti di diversa estrazione: in primis i Rabbits che comprendono Bernhard Bauer, Max Malavasi, Alberto Greguoldo, Camillo Achilli e Luca Rubiu. LeLe Battista ha suonato in qualche pezzo, come anche un gruppo di musicisti della scena rock fiorentina alla quale sono ancora molto legata: Guido Melis, Matteo Urro e Francesco Bottai. La programmazione elettronica di Treasures Away l'ha fatta STE a Londra e Silvio Centamore ha aggiunto una ritmica. Abbiamo poi coinvolto una serie di musicisti più vicini alla musica classica in alcuni brani: Chisa Yoshinaga, Keiko Nishikori, Fernando Cienfuegos, Chinen-Feng Han.
A New Orleans abbiamo avuto la fortuna di incontrare un ultimo gruppo di musicisti più affini al jazz tradizionale: Norbert Susemihl, Gregory Agid, Jeremy Phipps e il grandissimo Roland Guerin.
 
Davide
Cosa intendi per “musica obliqua”? Cos’è per te l’obliquità?
 
Nadia
L'obliquità per me è una cosa non-diritta, ma neanche storta. Ha una sua rettitudine, ma non è prevedibile: dinanzi a un oggetto obliquo, la nostra mente si pone delle domande: "sto vedendo giusto?", "devo cambiare punto di vista?"
L'obliquo per me è cercare delle vie coerenti ma fuori dalle righe…
Nella musica questo si traduce nella commistione di elementi apparentemente incompatibili: strumenti classici come l'oboe e il fagotto, abbinati a groove o effetti elettronici oppure una sezione di fiati jazz su un brano scritto nel deserto della Giordania. In generale: il libero spaziare tra generi diversi come il Pop, il Folk, la Darkwave, il TripHop... senza sentirsi rinchiusi e mantenendo un rigore... molto personale.
 
Davide
Nella tua storia personale c’è un disco, uno solo in particolare o più di altri, che ti abbia fatto nascere il desiderio di suonare, cantare, scrivere canzoni?
 
Nadia
Non ce n'è uno solo, ce ne sono molti. Però c'è un disco in particolare che in un certo momento della mia vita mi potrebbe aver “salvata” ed è "Disintegration" dei Cure: è un album molto triste e ora lo sento molto meno, ma è un opera che mi ha fatto capire il significato profondo che la musica può avere, per l'esistenza di una persona.
 
Davide
Un bel disco che ha anche una copertina molto bella ed evocativa. Accomodata su una poltrona, hai alle spalle un bosco verso il quale sembra che tu ti stia voltando con un sorriso disteso. Il bosco, che nell’immaginario collettivo è quel luogo selvaggio e oscuro (ma a volte è anche protettivo) in cui è facile perdersi e fare o temere incontri pericolosi o misteriosi con una diversa realtà. Perché in particolare questa composizione fotografica?
 
Nadia
Bella la tua descrizione!!! Il bosco per me è un luogo onirico, che mescola - proprio come dici tu - elementi di pericolo con elementi di calma, tipici della natura. Volevo un richiamo allo spazio, alla natura e al mistero, perchè quest’album è molto intriso di luoghi presenti sul nostro pianeta ma anche esistenti solo nella mente. La poltrona forse è solo lì per raffigurare l’idea che siamo di casa nei luoghi obliqui.
Di fatto mi soprende il “sorriso disteso”: la foto è stata scattata all'improvviso, mentre mi giravo spaventata perchè aveva tuonato!
 
Davide
Qual è stato l’apporto di LeLe Battista?
 
Nadia
LeLe ha fatto da spina dorsale alla produzione dell'album. Abbiamo registrato molti strumenti da lui a Milano e con lui ho impostato i "mother-files" di tutte le canzoni. Abbiamo infine fatto moltissimo editing, sempre insieme. Inoltre lui ha suonato anche il piano e il basso su alcuni pezzi. Il suo apporto è stato fondamentale per la buona riuscita dell'album.
 
Davide
Hai girato e continui a girare per il mondo, ma leggo che hai scelto l’Italia come residenza… Posso chiederti le ragioni di questa tua elezione?
 
Nadia
L'Italia è un luogo speciale, che ha molto da dare al mondo. Vedo con amarezza che vive un momento in cui la grandezza di questo paese passa in secondo piano, quasi sempre perchè prevalgono logiche di interesse privato sulle logiche di interesse pubblico.
Per ora vivo qui. Non so dove mi porterà la vita.
 
Davide
Cosa seguirà?
 
Nadia
Spero solo cose belle! Per quest'anno, oltre al tour italiano, abbiamo in programma un giro negli Stati Uniti e in Scandinavia: l'ambizione è quella di far sentire l'album a più persone possibili, nei luoghi più diversi che riusciamo a raggiungere! Siamo aperti a tutto.
 
Davide
Grazie e à suivre…
 
Nadia
Grazie a te! Ti aspettiamo a uno dei nostri concerti!
 
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:: Davide Riccio
Davide Riccio, di Torino, educatore, musicista polistrumentista, compositore e giornalista. Ha collaborato con molti musicisti italiani e internazionali. Ha scritto poesie, racconti e saggi, che ha pubblicato su antologie e riviste sparse dal 1983 ad oggi (tra le ultime opere pubblicate “Il Musico David Rizzio” (biografia, ebook, 2006), “Povertssiment” (Genesi 2006), “Sversi” (Libellula, 2008), Neumi, cantus volat signa manent – La musica che lascia il segno (con cd di autori vari, Genesi-Into my Bed-Unamusica 2011). Dal 1998 è stato inquirente e articolista ufologo, copywriter in pubblicità e giornalista (il settimanale La Val Susa, il quotidiano Torino Sera, e il mensile Oblò di Livorno) occupandosi di cultura in genere e divulgazione.
 
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