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2012
16
Nov

Intervista con Valeria Caputo

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Valeria Caputo, songwriter e compositrice pugliese adottata dall’Emilia Romagna, fin dall’adolescenza coltiva la passione per la musica, dedicandosi con convinzione alla propria creatività e approfondendo modalità espressive orientate verso studi tecnico-musicali. La sua attenzione si concentra soprattutto verso l’arte della composizione e le tante possibilità che le nuove tecnologie offrono a riguardo. La sua curiosità la porta, inoltre, ad approfondire diversi generi e vari indirizzi espressivi oltre la forma canzone. Artista poliedrica, si cimenta in varie attività nell’eclettico intento di esprimersi senza avere confini. 
 
Valeria si diploma nel 2001 come tecnico di “Musica Interattiva per le Arti Digitali” presso la scuola di “Alto Perfezionamento Musicale” di Saluzzo (CN); proseguendo in questa direzione nel 2011 consegue il diploma di laurea in “Musica Elettronica” presso la classe del M° Lelio Camilleri del Conservatorio di musica di Bologna G.B.Martini. Approfondisce gli studi di canto presso il corso sperimentale di canto jazz al Conservatorio Paisiello di Taranto seguita dal M° Mario Rosini (2006/07); appassionata del mondo del musical e della “Rock Opera” si avvicinerà al genere per capire i vari aspetti di questo linguaggio e osservarne i meccanismi interni, diplomandosi alla Musical Theatre Accademy di Roma come performer (2002).
 
Nel 2012 esce il suo disco d’esordio Migratory Birds, che raccoglie 10 brani intimisti e sospesi in un arco tensivo che va dalla song acustica all’idea “progressive” dell’articolazione musicale.  Migratory Birds è autoprodotto e sostenuto da un’azione di “raccolta dal basso” che le ha permesso di continuare con fiducia la sua strada sempre in evoluzione. 
 
Valeria Caputo
 
Valeria Caputo su Facebook
 
 
 
INTERVISTA
 
Davide
Ciao Valeria. Non ascoltavo con piacere un disco così dai tempi in cui da ragazzo scoprivo Joni Mitchell, Carole King, Emmylou Harris… Ma soprattutto Joni Mitchell. Cosa sono gli “uccelli migratori” di questo esordio?
 
Valeria
Ciao Davide.
Gli “uccelli migratori” siamo tutti noi… l’umanità. Io sono un uccello nello stormo e faccio due operazioni; una è quella di unirmi o distaccarmi dalle masse ed il volo rappresenta un percorso in cui io sono parte del tutto. L’altra è riflessiva, si rivolge all’interno e riguarda la mia sfera emozionale, il volo rappresenta una serie di status umorali (analogici!) e rispecchia i movimenti della mia coscienza.
Direi che questa descrizione ricalca abbastanza bene l’idea che ho dei “Migratory Birds”… non sono sola nel mio cammino, nessuno lo è. Vivo da sempre sentendo di essere parte di una collettività e mi rivolgo spesso verso l’esterno. Nei miei testi parlo sempre, diciamo… col prossimo... cercando di indirizzare sempre uno sguardo verso la mia intimità per restare sincera durante questo atto di confronto. Poi il segreto sta tutto nel fatto che se volessimo potremmo volare, confido in una nuova era.
Ti ringrazio, inoltre, dei complimenti riguardo al mio album, mi fa davvero piacere questo apprezzamento!
 
Davide
Migratory Birds è autoprodotto e sostenuto da un’azione di “raccolta dal basso”; ti va di precisare meglio cosa sia la “raccolta dal basso” o “crowd funding” e cos’è stata in particolare nel tuo caso?
 
Valeria
La raccolta dal basso è una iniziativa che parte dal singolo e che poi diventa affare di quanti si sentono coinvolti e vogliano partecipare. Oggi come oggi, le raccolte collettive stanno prendendo molto piede. Penso che per il momento storico che stiamo vivendo questo sia un gran bel metodo per coinvolgere tutti, by-passando i grandi-piccoli speculatori.
È fantastico vedere che le persone comuni si coalizzano per la stessa causa, e non parlo ovviamente, solo dell’operazione di sostegno che i miei co-produttori hanno avuto per me. Noto sempre più che le persone, tutte insieme, creano una forza molto potente, e credo che l’unione ci salverà. Restiamo uniti.
 
Davide
Quando hai cominciato a suonare e a scrivere le tue canzoni?
 
Valeria
Ho iniziato a 14 anni, quando il mio papà, notando che ero un po’ appartata e che necessitavo di uno stimolo creativo, mi donò la mia prima chitarra. È stato un meccanismo automatico… da autodidatta, in un’estate imparai a strimpellare ed a fine stagione scrissi la mia prima canzone insieme a mia sorella, Stefi.
Poi al liceo, qualcuno sapeva che scrivevo e che avevo delle idee e degli studenti che suonavano mi chiesero se volessi prendere parte ad una band. Secondo te cosa ho risposto? :)
 
Davide
Si tratta di un esordio assoluto o prima di questa bella prova, già di indubbia maturità artistica, hai preso parte ad altri lavori con altri artisti / gruppi?
 
Valeria
Questa maturità di cui parli si è sviluppata col tempo. Ho imparato moltissimo dai miei amici e colleghi musicisti che hanno creduto in me. Ho suonato quasi sempre del rock quando ho fatto parte di una formazione e mi sono sempre rifatta a Janis Joplin, Jefferson Airplane, Doors e tutta quella scena freak… voglio ricordare I “San Francisco Experience” con i quail abbiamo composto un brano prog stile “Canterbury” che si chiama Pink Star (si trova su youtube). Poi sono stata parecchio fortunata ad incontrare dei grandi maestri, tra i miei preferiti, il top dell’entusiasmo è stato Sergio Taglioni, che insegnava (purtoppo parlo al passato) all’APM di Saluzzo e mi ha lasciato e ci ha lasciato tantissimo, utilissimo bagaglio - sono costernata per la sua perdita - ci manca moltissimo.
 
Davide
Andare alla scoperta della musica, approfondirla, conoscerla sempre più, è anche un modo di andare alla scoperta di se stessi? Insomma, c’è qualcosa in particolare che tu abbia scoperto grazie alla musica?
 
Valeria
Cosa ho scoperto… tutto! La musica è uno stato armonico universale e un potentissimo mezzo di comunicazione. Grazie alla musica imparo a conoscermi, grazie alla musica imparo la bellezza e i rapporti che regolano la vita. Tutto vibra e tutto ha un ritmo - insomma tutto è musica. Con la musica sto andando verso una direzione molto spirituale ma che è fatta altrettanto di energia e di presenza. Soprattutto mi sento fluida come una danzatrice sulle note della vita.
 
Davide
Dall’ispirazione all’opera si apre un abisso psichico al punto che, solitamente, per chi vive questo stato, l’opera è solo un intento di manifestare la visione-audizione dell’ispirazione… Così scrive il professor Ivano Spano dell’Università di Padova (I significati della musica nella costruzione del Sé e del Mondo). Cos’è per te l’ispirazione?
 
Valeria
Questa teoria, del Prof. Spano, apre una bellissima visuale riguardo a questo processo.
L’ispirazione è un mistero, comunuqe è qualcosa che gratifica nel momento in cui si rivela durante l’atto di “creare”. Credo che il concetto chiave sia, “consapevolezza nella capacità di creare”. Io preferisco pensare che questo sia il risultato di un processo di elaborazione degli eventi emozionali della vita di un artista capace di coinvolgere e far immedesimare gli altri - ovvero portare in risonanza chi percepisce l’opera. Allo stesso modo, un’opera funziona quanto più l’artista che l’ha prodotta ha vibrato nella sua essenza più pura, nel momento in cui l’ha realizzata. Non è un processo completamente gestibile, è un flusso di energia e di informazioni generato da un propulsore collegato alla “deus ex machina”. Poi ci sono tutti quei discorsi sull’estetica che lascio fare ai critici.
 
Davide
Tra i tuoi studi ci sono la musica elettronica, la musica interattiva per le arti digitali, il canto jazz, la rock opera… Però è il folk (progressive) ciò che sta nelle tue più intime corde?
 
Valeria
Eheheh… difficile gestire una come me, per me stessa… si forse il folk-rock con una forte influenza progressiva è quello che mi viene più istintivo. Amo tutte le forme della musica purchè di base ci sia un concetto, un filo logico, una coerenza estetica e formale.
 
Davide
Ci presenti i musicisti che ti hanno affincata in questo disco?
 
Valeria
Prima di tutto vi presento Marco Pizzolla. Lui merita la precedenza perché è stata la persona che sia musicalmente che umanamente mi è stata più vicina durante tutto il periodo prima, durante, dopo la realizzazione. Iniziamo col dire che è il bassista dal suono suadente che sentite suonare nel mio disco, con lui suono da una vita (si può dire!) ed è il compagno di viaggio silente e intelligente che come il suono grave del suo strumento, regge tutto e definisce le forme armoniche a volte con qualche picco estroso, mi accompagna con fiducia nel mio percorso musicale anche dietro le quinte.
Poi Silvia Wakte - che dire - l’avete ascoltata! È innanzi tutto una professionista a tutto tondo. Poi una persona con la “P” maiuscola. Gli ingredienti giusti per lavorare in modo equilibrato e sereno. Poi come ho già affermato in un’altra intervista, una presenza femminile è stata preziosissima per me. Sono orgogliosa di averla al mio fianco con la sua energia strabiliante, la sua sensibilità, la stessa fragilità e comprensione che è femminile  e che genera complicità!
Poi Vince Vallicelli, Enzo, si quello degli “Uno” tanto cari agli estimatori dei gruppi progressive anni ‘70. Lui ha l’esperienza e il tocco giusto, quello che cercavo, la personalità di un artista e non solo di un esecutore. La sua imprevedibilità la sua energia contagiosa e perché no, anche la sua generosità e la sua dedizione che mi hanno fatto apprezzare il grande personaggio che è. Che dire, è stato un onore e un piacere!
Poi Tiziano Raspadori, il sassofonista… super istintivo… è venuto in studio ha suonato e ha dato tutto “buona la prima”! Mi è sempre piaciuto il suo suono e il suo “appeal”, devo dire che ha fatto un ottimo lavoro così come Paolino Marini che si è tanto dedicato e che possiamo apprezzare a pieno in December Sun, lui come gli altri a livello umano sono delle gran persone e dei signori musicisti.
Durante le registrazioni però tutto era nella mia testa e ho cercato di riequilibrare le forze per poter gestire meglio le emozioni che ci sono state e sono state troppe, e forse anche per questo “Migratore Birds” possiede la sua magia.
Insieme ai musicisti sono solita citare e ringraziare i fonici che sono stati i miei complici, maestri e grande risorsa di stimoli, Franco Naddei del Cosabeat Studio (FC) e Davide Abbruzzese  di Groovefarm, Roma.
 
Davide
Hai viaggiato molto per l’Italia, anche nel tuo percorso formativo. Infine, cos’hai lasciato a Taranto e cos’hai trovato a Forlì? Quali città italiane hai amato, cosa ami di più e cosa più rimproveri al nostro paese?
 
Valeria
Sì, ho amato tutti i posti in cui ho vissuto… mi son trovata molto bene anche a Saluzzo bellissima cittadina medievale piemontese a valle del Monviso, lì ho vissuto in un ex convento del ‘600 insieme ad altri studenti APM, eravamo 40! Esperienza tra le più belle della mia vita. Ho vissuto a Parma, città che adoro e soprattutto i bei ricordi legati ad essa. Un po’ di problemini li ho avuti con Roma. Con lei ho sviluppato un rapporto conflittuale: ”Roma, madre severa, maestra di vita, macchina del tempo, maestosa e marmorea che ti sorride dalle pubblicità. Maltratta Roma, miracolata Roma, metropoliticizzata Roma, mia adorata e maledetta.” Sono le parole che ho usato per descriverla in una mia poesia.
A Taranto ho lasciato il cuore… oltre ad essere la mia città natale è un posto che strega, forse tra le più belle città di mare del mondo. Ha un fascino tutto suo e chi vi è nato conosce a fondo questo sentimento. Chi ci arriva come turista, inoltre, non può restare indifferente a cotanta bellezza e scempio allo stesso tempo (parlo della presenza dell’Ilva). Il nostro cuore è stato invaso ma la bellezza di questo posto ci commuove. A Taranto ho lasciato tante persone che hanno deciso di restare e di lottare anche per me.
Il problema della tutela ambientale e del diritto alla salute, ma anche quello del lavoro è questione assai delicata e non è questa la sede per parlarne, ma vorrei citare l’ass. AUT (Artisti Uniti Taranto) ai quali mi associo spiritualmente nell’atto di sensibilizzare l’opinione pubblica a riguardo della nostra causa. Questo argomento oggi è al centro di molta attenzione (finalmente!) ma è un nodo che ogni tarantino e ogni artista nato e cresciuto lì si porta dentro. Certo, abbiamo una motivazione e una grinta tutta nostra. Taranto riserva molte sorprese anche belle e soprattutto per il numero di artisti che ha generato.
Forlì è in una posizione strategica anche se è piccola, a dimensione d’uomo - eppure sento che ho molto da conquistare in questa città. Mi piace pensare alla Romagna, più in grande, territorio ospitale dal quale discendo, la mia nonna paterna, infatti, era una  “riminese” doc. Per ora sono contenta di vivere qui.
 
Davide
Quanto meno musicalmente, però, si può dire che il tuo cuore sia un po’ più negli States?
 
Valeria
La cultura americana ha invaso l’Italia, dal dopo guerra in poi: “yes”, “chewingum” e “freedom”, come molti altri, sono termini che ormai fanno parte della nostra cultura appieno! E anche il contrario è vero, ad es. il batterista di CSNY è italo-americano!
La cultura americana e anche quella inglese è arrivata a me grazie ai dischi di mio padre e poi non sono riuscita più a smettere. Per me è radicata e la sento mia come se ci fossi stata, mi piace vivere in questa illusione…dopotutto in un certo senso siamo un unico popolo non credi? Imagine…
 
Davide
Perché hai scelto la lingua inglese?
 
Valeria
Ci tengo a sottolineare che adoro la cultura musicale italiana, soprattutto il sottosuolo che ancora offre tantissimi artisti validi. Aggiungo di aver scritto, e di scrivere ancora, in italiano inediti nel cassetto o per terzi. Per ora la mia è una scelta in questa direzione data dalla musicalità inglese che tanto mi affascina e dalla mia attitudine “think big!”… così sono arrivata anche in Norvegia riuscendo ad essere comprensibile a tutti.
 
Davide
Diceva Robert Plant: l’essenza delle mie canzoni è il desiderio di pace e armonia. Quale definiresti l’essenza delle tue?
 
Valeria
Sono d’accordo con Robert, il medesimo slancio di condivisione mi muove.
Poi adoro chi riesce a “far pensare e riflettere” per me questa è la voce dell’arte.
 
Davide
Cosa seguirà?
 
Valeria
È in divenire la progettazione e la stesura di un video artistico (più che promozionale) ha bisogno dei suoi tempi, l’ispirazione non ci manca! E poi concerti, concerti e sempre più live (si, lo voglio!). Le date e gli aggiornamenti sulle mie attività live sono sul mio sito al link: http://www.valeriacaputo.com/prossimi-concerti
 
Davide
Grazie Valeria. À suivre…
 
Valeria
Grazie a te Davide!
 
 
 
 

 

 
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:: Davide Riccio
Davide Riccio, di Torino, educatore, musicista polistrumentista, compositore e giornalista. Ha collaborato con molti musicisti italiani e internazionali. Ha scritto poesie, racconti e saggi, che ha pubblicato su antologie e riviste sparse dal 1983 ad oggi (tra le ultime opere pubblicate “Il Musico David Rizzio” (biografia, ebook, 2006), “Povertssiment” (Genesi 2006), “Sversi” (Libellula, 2008), Neumi, cantus volat signa manent – La musica che lascia il segno (con cd di autori vari, Genesi-Into my Bed-Unamusica 2011). Dal 1998 è stato inquirente e articolista ufologo, copywriter in pubblicità e giornalista (il settimanale La Val Susa, il quotidiano Torino Sera, e il mensile Oblò di Livorno) occupandosi di cultura in genere e divulgazione.
 
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