:: Home » Numeri » #205 » MUSICA » Italiani negli inni nazionali del mondo
2012
27
Ago

Italiani negli inni nazionali del mondo

media 4.85 dopo 7 voti
Commenti () - Page hits: 7400
 
Questo articolo non vuole dimostrare nulla. È nato per gioco e un gioco in fondo rimane. Avendo negli anni collezionato gli inni nazionali di tutto il mondo, un giorno ho pensato che…
Hatikvah, l'inno di Israele, è basato su "La Mantovana", un brano tardorinascimentale di Gasparo Zannetti. La melodia fu adattata nel 1888 da un compositore moldavo Samuel Cohen (1870-1940) sulla base del tema musicale della canzonetta "La Mantovana", conosciuta anche come Ballo di Mantova, un brano che nel Seicento divenne molto popolare in Europa fino alle terre di lingua romena (Oi Scha o Carul cu Boi) da cui Cohen proveniva. Il tema venne usato anche nella Vltava da Bedrich Smetana, che a sua volta potrebbe aver tratto da una versione svedese della Mantovana (Ack, Värmeland). Tracce della Mantovana sono presenti anche nella melodia sefardita della preghiera dell'hallel e in una canzone popolare yiddish.
La Mantovana (Banda dei Pizzichi) http://www.youtube.com/watch?v=gQDjPqaZI1g
 
La musica dell'inno del Regno Unito, o quanto meno di Gran Bretagna (storicamente la Scozia ha Flower of Scotland, il Galles Cym rhonda land of my fathers, l’Irlanda del Nord A Londonderry air e raramente Danny Boy o Ireland’s call che condivide col sud d’Irlanda) è anch’esso di assai probabile origine italiana. God save the Queen è stato l'inno reale di molte nazioni del Commonwealth e, provvisoriamente, della Svizzera ("Rufst du mein Vaterland” fino al 1961). Ancora oggi è l’inno del Liechtenstein (Oben am jungen Rhein). Alcuni asseriscono che la melodia venne composta nel 1745 su ordine di Giorgio II Hannover divenuto re di Gran Bretagna; ed  essendo questi principe elettore di Hannover, l'inno divenne tale anche per la Confederazione Germanica, passando poi nel 1870 all'Impero Tedesco di Guglielmo II che lo adottò come inno nazionale col nome di "Heil dir im Siegerkranz" ("Ave a te nella corona della vittoria"), rimanendo in vigore senza testo nella nuova Repubblica tedesca fino al 1922.
È probabilmente l'inno più famoso al mondo in quanto in uso in tutti i territori dell'Impero Britannico; rimase inno nazionale in Canada fino all'adozione di quello attuale nel 1980 e così è stato in Australia fino al 1984. In Sud Africa è stato sostituito nel 1961. In Nuova Zelanda l'inno ha ancora valenza nazionale affiancato a "God defend New Zealand”. In Russia la stessa melodia venne adottata dal 1816 al 1833 col nome di Dio salvi lo Zar (Boe, Zarja chrani!).
La melodia di “God save the Queen” fu adottata persino negli Stati Uniti d'America come "God Save Washington" e poi, fino al 1931, anno di adozione dell'inno attuale (The Star-Spangled Banner), come "My Country, 'Tis of Thee".
God save the Queen (o God save the King), ad ogni modo, alcuni dicono essere di autore o autori ignoti, ma ormai è attestata la paternità a un italiano, Jean-Baptiste Lully, ossia Giovanni Battista Lulli (Firenze 1632 – Parigi 1687), compositore, ballerino e strumentista italiano. L’inno non potè essere stato ordinato da Giorgio II di Hannover nel 1745. Infatti esisteva già al tempo di Re Sole (1638-1715). Il suo titolo era Dieu sauve le roi e divenne l'inno di Francia o, meglio, della monarchia francese fino al 1792. in questo caso lo si vuole attribuito anche a Marc-Antoine Charpentier non tanto come inno, ma come canto per celebrare l’operazione e la guarigione nel 1686 di una fistola anale di Re Luigi XIV…! Molto è scritto al riguardo nei “souvenir” della Marquise de Créquy.
Lully esercitò una considerevole influenza sullo sviluppo della musica francese; molti musicisti, sino al XVIII secolo, faranno riferimento alla sua opera. Primo tra tutti il contemporaneo Charpentier. Nel 1653 il Re Sole, che lo favorì oltre misura, nominò Lully compositeur de la musique instrumentale. Il re lo tenne in crescente considerazione fino a nominarlo surintendant de la musique de la chambre du roi. Nello stesso anno anno fu naturalizzato francese con il nome di Jean-Baptiste de Lully. Charpentier, piuttosto, potrebbe essere stato l’autore delle parole, come da alcune altre fonti.
Detto questo, nessun re e nessuna regina avrebbero voluto si sapesse in giro che l’inno più famoso del mondo era stato in realtà scritto per celebrare la guarita fistola anale di Re Sole… Quindi, via Lully, via Charpentier… e avanti l’autore ignoto su ordine di Giorgio II di Hannover. Se poi l’autore veniva pure dall’Italia, quella niente di più che una “espressione geografica” (che tutti si contendevano e dilaniavano e depredavano da secoli) come disse Metternick nel 1847…
 
Grand Dieu sauve le Roi     
Grand Dieu venge le Roi              
Vive le Roi!             
Que toujours glorieux           
Louis victorieux               
Voit ses ennemis                 
Toujours soumis!  
 
 
La stesura della musica originale di “Auld lang syne” (nota anche come “Valzer delle candele”) si fa risalire al musicista Davide Riccio (o Rizzio) cantore, liutista e compositore piemontese (Torino 1533 – Edimburgo 1566). Dopo essere stato al servizio di Casa Savoia, insieme al fratello Giuseppe si recò in Scozia a seguito della delegazione torinese del 1561, e fu assunto al servizio della cattolica Maria Stuarda, prima come musicista e cantante, poi come segretario personale e consigliere. Fu assassinato nel 1566 per una congiura di palazzo capeggiata da Henry Darnley e dai nobili protestanti, secondo marito di Maria Stuarda. Voci per altro vollero attribuire a una relazione tra Davide e Maria Stuarda la nascita illegittima del primo re d’Inghilterra Giacomo I, nato Giacomo VI di Scozia. Riccio o Rizzio fu anche l’autore di molte altre note melodie scozzesi. Le attribuzioni gli vennero però tolte nei secoli successivi senza valide motivazioni “musicologiche”, ma perché parte di tutta una più ampia opera di discredito ai danni dell’italiano. E, per altro, come riconoscere a un italiano l’origine di molte tra le più belle e importanti arie di Scozia? Nicholas Chauvin insegna… "Auld lang syne"  è stato usato in passato in Corea del Sud come musica dell'inno nazionale Aegukga, prima che il compositore Ahn Ik Tae scrivesse una nuova melodia al testo preesistente. Ed è stato anche musica dell’inno nazionale delle Maldive (Gaumii salaam)... Ancora oggi, col titolo di Hotaru No Hikari, è l’inno d’addio degli universitari giapponesi.
 
Altro in breve:
 
Il testo dell'inno della Colombia, in versi settenari, è stato scritto dal Presidente Rafael Núñez, mentre la musica è stata composta da Oreste Sindici, musicista italiano nativo di Ceccano (comune di Frosinone) ed emigrato in Colombia a metà ottocento.
 
Giuseppe Donizetti (fratello di Gaetano) compose il primo inno nazionale dell'Impero Ottomano... la Mahmudiye March, che compose per Mahmud II e che fu suonata per undici anni, e la Mecidiye March (Marcia dell'indipendenza), che compose per Abdul Mejid nel 1839 e fu anch'essa suonata per ventidue anni come inno nazionale dell'Impero...
 
La musica di "Cancion patriotica" ("Canzone patriottica"), inno della Bolivia, è del compositore italiano Leopoldo Benedetto Vincenti...
 
Riassumendo, ma sempre per gioco: gli italiani hanno forse scritto inni nazionali a mezzo mondo?
 

 

 
:: Vota
Vota questo articolo: 1 - 2 - 3 - 4 - 5 (1 = scarso - 5 = ottimo)
 
:: Davide Riccio
Davide Riccio, di Torino, educatore, musicista polistrumentista, compositore e giornalista. Ha collaborato con molti musicisti italiani e internazionali. Ha scritto poesie, racconti e saggi, che ha pubblicato su antologie e riviste sparse dal 1983 ad oggi (tra le ultime opere pubblicate “Il Musico David Rizzio” (biografia, ebook, 2006), “Povertssiment” (Genesi 2006), “Sversi” (Libellula, 2008), Neumi, cantus volat signa manent – La musica che lascia il segno (con cd di autori vari, Genesi-Into my Bed-Unamusica 2011). Dal 1998 è stato inquirente e articolista ufologo, copywriter in pubblicità e giornalista (il settimanale La Val Susa, il quotidiano Torino Sera, e il mensile Oblò di Livorno) occupandosi di cultura in genere e divulgazione.
 
:: Automatic tags
 
:: Articoli recenti
 
KULT Virtual Press e KULT Underground sono iniziative amatoriali no-profit - per gli e-book e per gli articoli fare riferimento alla sezione Copyright
Webmaster: Marco Giorgini - e-mail: marco @ kultunderground.org - Per segnalazioni o commenti inviare una e-mail a: info @ kultunderground.org
Questo sito è ospitato su server ONE.COM

pagina generata in 118 millisecondi