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2012
13
Mag

Intervista con Thee Jones Bones

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Nati nel 2001, i Thee Jones Bones sono una realtà consolidata nel panorama rock’n’roll made in Italy. Dopo i primi anni trascorsi suonando classici del rock in veste di power trio (composto da Luca Ducoli aka “Screaming Luke Duke”, Andrea Bellicini “Van Cleef Continental” e Beppe Facchetti “Il Grande Omi” tra gli altri ndr.), la band sotto la guida di “Luke Duke” si trasforma in un duo con Mauro Gambardella (da poco coi “The R’s”) e nel 2006 rinasce pubblicando il primo album Rock’n’roll is a Lifestyle.
Il disco riceve ottime recensioni dalla stampa specializzata e permette alla band di intraprendere una lunga serie di date. Nel 2008 un nuovo cambio ai tamburi (subentra Frederick Micheli “Angioletti Trio”) dà vita ad una virata del sound dal rock blues di matrice Jon Spencer Blues Explosion del primo album a sonorità più rock’n’roll e country. Il risultato è Sticks & Stones, che come il precedente riceve ottimi apprezzamenti e dà il via ad una lunga tournee in mezza Italia.
A due anni di distanza si ripete il solito copione e la band realizza il nuovo lavoro Electric Babyland, orientato a sonorità più sixties e pubblicato in vinile per Rumore Bianco/Il Verso del Cinghiale nel 2010. Il disco catalizza l’attenzione della stampa per la copertina che replica la mitica cover di Electric Ladyland di Jimi Hendrix; seguono una settantina di date in cui si fanno i primi esperimenti di formazione allargata con l’intervento di altre chitarre e basso.
Nel 2011 “Luke Duke” comincia  a lavorare al materiale per il nuovo album, che segna un ritorno alle origini e si sposta verso un sound più “classico”, con reminiscenze di Rolling Stones, Alllman Brothers Band, Humble Pie e con lunghe parti lasciate alle improvvisazioni strumentali, cosa mai fatta prima d’ora. Frederick Micheli passa alla seconda chitarra e subentrano Domenico Ducoli (alias Brian Mec Lee) e Paolo Gheza (alias Paul Gheeza), già sezione ritmica dei Punto G, rispettivamente batteria e basso.
Il 2012 segna così l’esordio di questo nuovo ensemble che pubblica a marzo il nuovo album Stones of Revolution, composto da 11 pezzi originali per una durata di un’ora. Con un repertorio originale di oltre una quarantina di brani e una nutrita serie di cover più o meno rielaborate (dagli Animals a Joe Cocker) la band si propone per la presentazione del nuovo disco, con un repertorio ampio e adattabile a qualsiasi situazione.
 
Dal 2006 al 2011 i Thee Jones Bones hanno effettuato più di 300 date in tutta Italia passando dai grandi palchi di importanti manifestazioni alle piccole birrerie,  dividendo le serate con Mojomatics, Lombroso, Lord Bishop Rocks, Legendary Kid Combo, Dome La Muerte & The Diggers, The A-Bones, 59ers, Los Fuocos e moltissimi altri.
 
Screaming Luke Duke – Vocals & guitars
Frederick Micheli – Guitars & vocals
Brian Mac Lee – Drums & percussions
Paul Gheeza – Bass & vocals
 
Ufficio Stampa
 
 
video dal “vivo” in duo al circolo Stilemio

 

Info:

www.theejonesbones.com

Thee Jones Bones 2.jpg
 
 
Intervista
 
Davide
Ciao TJB. Cosa è diverso e cosa continua nel vostro quarto disco?
 
TJB
Ciao, se fino all’anno scorso e tre dischi fa il progetto TheeJB era un duo - chitarra e batteria - adesso siamo in quattro, per cui di nuovo c’è una formazione che interpreta diversamente quello che praticamente continua… suonare il rock’n’roll!
 
Davide
"Noi facciamo della musica libera, dura, che picchi forte sull'Anima in modo da aprirla" (Jimi Hendrix). E voi?
 
TJB
…penso che il Jimi mi abbia rubato le parole!
 
Davide
Cosa sono le “Ossa di Jones”?
 
TJB
Potremmo definirle come una sorta di sacro Graal che custodiamo e in cui cerchiamo l’ispirazione per portare avanti la nostra musica. Brian Jones è stato oltre che fondatore degli Stones il prototipo della “rockstar”, ma soprattutto un innovatore e un musicista puro! Diciamo che Thee Jones Bones è un omaggio a questo personaggio mitico... e poi suonava bene!
 
Davide
Quali copertine hanno lasciato il segno, influenzando le vostre scelte grafiche e fotografiche? Come nascono le vostre copertine, quest’ultima in particolare? Quali emozioni volevate riflettervi?
 
TJB
Non saprei dirti quali copertine possano aver lasciato un segno, ce ne sono talmente tante e belle che potrei andare avanti all’infinito… Personalmente sono sempre stato affascinato dalla grafica psichedelica di scuola californiana degli anni fine ’60 - primi ’70 e dalla produzione grafica e pubblicitaria di Mucha. L’idea della cover di Stone of Revolution è arrivata in maniera del tutto casuale, del tipo, mi sono svegliato una mattina con la visione di questo personaggio a cavallo con la chitarra…  mi sembrava molto “rock & free” e in sintonia con il nuovo spirito dei TheeJb.
 
Davide
Veniamo ai testi… Quando le parole sono quelle giuste per la vostra musica? Cosa devono dire e in che modo?
 
TJB
Per i testi, salvo ispirazioni particolari, mi sono sempre avvalso della collaborazione di vari amici… per cui le tematiche variavano a seconda dalla situazione e delle idee in gioco; diciamo che la mia preoccupazione principale è sempre stata  quella di trovare parole che suonassero bene piuttosto che trovare significati particolari… 
 
Davide
Stones of revolution… L’album è dedicato a coloro che ancora credono nella rivoluzione della musica rock’n’roll… Jim Morrison credeva in “un giorno in cui tutte le guerre saranno stroncate dal dolce suono di una chitarra”; voi a  cosa vi riferite?
 
TJB
Noi ci riferiamo al fatto che al giorno d’oggi ci sono poche chitarre che suonano rimpiazzate da troppi sintetizzatori! C’è bisogno di onestà e meno moda nella musica!
 
Davide
Chi sono, chi furono i più grandi rivoluzionari secondo voi?
 
TJB
…bella domanda! Adamo ed Eva?
 
Davide
Woody’s Walk è dedicata a Ron Wood. Perché avete voluto omaggiare il grande Ron?
 
TJB
Il pezzo era nato in realtà come un tributo a Keith Richards, ma il caso ha voluto che in quel periodo sia io che Zeus (l’amico che mi aiutato nella stesura delle liriche del pezzo) avevamo appena letto l’autobiografia di Ronnie e così…
 
Davide
Ci sono molti ospiti in questo disco. Ce li presentate?
 
TJB
Fortunatamente dalle nostre parti abbiamo parecchi amici che suonano e in ogni disco mi è sempre piaciuta l’idea di coinvolgerli, per dare un senso più “famigliare” alle registrazioni. In Stones of Revolution ho potuto contare sul basso di Fabrizio Bolis, sulla slide di Mr. Cek Franceschetti dei Cek Deluxe, della chitarra di Stefano Reboli chitarrista del power trio Guinea Pig, degli archi suonati dal maestro Alan Cretti, i fiati di Mr. Family Man e Maurizio Priuli, del piano del grande Chuck Ford e della voce di Boris Savoldelli che da buon maestro si è portato anche un paio di coriste.
 
Davide
Screamin’ Jay Hawkins, Screaming Lord Sutch, Screaming Luke Duke… Come nascono i vostri nomi d’arte?
 
TJB
Di solito al bar, dopo qualche litro di birra…
 
Davide
Cos’è “al modo dei Thee Jones Bones”?
 
TJB
Amiamo la musica, per cui: poche palle e accendiamo gli amplificatori!
 
Davide
Cosa viene dopo?
 
TJB
A breve pubblicheremo un vinile 45” in edizione limitata, con un re-master di “Help Me” tratta dall’album e una sorpresa, dato che non riusciamo a stare fermi e poi, non appena la nuova formazione avrà trovato il giusto feeling… un nuovo album magari entro fine anno, qualche buona idea c’è già!
 
Davide
Grazie e à suivre…
 
 
 
 
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:: Davide Riccio
Davide Riccio, di Torino, educatore, musicista polistrumentista, compositore e giornalista. Ha collaborato con molti musicisti italiani e internazionali. Ha scritto poesie, racconti e saggi, che ha pubblicato su antologie e riviste sparse dal 1983 ad oggi (tra le ultime opere pubblicate “Il Musico David Rizzio” (biografia, ebook, 2006), “Povertssiment” (Genesi 2006), “Sversi” (Libellula, 2008), Neumi, cantus volat signa manent – La musica che lascia il segno (con cd di autori vari, Genesi-Into my Bed-Unamusica 2011). Dal 1998 è stato inquirente e articolista ufologo, copywriter in pubblicità e giornalista (il settimanale La Val Susa, il quotidiano Torino Sera, e il mensile Oblò di Livorno) occupandosi di cultura in genere e divulgazione.
 
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