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2012
1
Mag

Torino Hardcore

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non solo una storia di musica
Intervista con Andrea Spinelli
A cura di Davide Riccio
 
Il documentario di Andrea Spinelli ricostruisce un pezzo di storia musicale del capoluogo piemontese, all'avanguardia in Italia: cosa è rimasto?

 
 
Un atto d'amore per una scena musicale (e una città, forse) che non esiste più, o almeno non più con quella forza e quella genuinità che ha caratterizzato la Torino Hardcore degli anni '90. Dopo la prima ondata di gruppi degli anni '80 (Nerorgasmo, Panico, Declino e Negazione), Torino ha visto proliferare gruppi da ogni parte della città e della cintura che ha seguito quella scia ma non ha goduto della giusta attenzione documentaristica. A colmare questa lacuna pensa "Torino Hardcore" di Andrea Spinelli, che ne ricostruisce storia e caratteristiche essenziali insieme ai principali protagonisti (Crunch, Church of violence, Frammenti, Fichissimi, Rotten brain, Macello Comunale, Mucopus, Belli cosi, Arturo, ...). Un racconto collettivo che serve sì ad analizzare un fenomeno musicale importante, ma anche e forse soprattutto a definire una città in un preciso momento storico.  Non sono passati neanche vent'anni ma molto è cambiato nel capoluogo piemontese: che fine hanno fatto gruppi e musicisti? Dov'è la Torino arrabbiata, notturna, alternativa? Testimonianze e perlustrazioni in giro per la città, alla ricerca dei vecchi locali, dei centri sociali e dei palchi storici per queste band. Inevitabile avere a che fare con la scarsità di materiali video d'epoca (e con la bassa qualità di quelli che ci sono), compensata dalle molte fotografie e da alcuni (sparuti, si poteva sperare in qualcosa di più) momenti musicali, che solo nella seconda parte prendono il sopravvento sulle parole. "Torino Hardcore" è un film importante anche per chi quella città e quel fenomeno non lo ha vissuto direttamente, ma è soprattutto un documento prezioso per chi c'era, per non dimenticare.

Carlo Griseri
 
Preview
 
Davide
Ciao Andrea. “Torino hardcore” è un film documentario importante, per quello che c’è da vedere, sapere o ricordare della Torino anni ’90 (e fine ’80), e perché nessuno mai finora (mi pare) aveva fatto qualcosa del genere sulle scene musicali underground in città.   Com’è nata questa idea?
 
Andrea
L'idea nasce da una serata a Pisa post concerto dei Perturbazione per il progetto “Le città viste dal basso”. Stavo parlando con Marco “Skazzo” Prati, il loro tour manager che per anni ha seguito (e continua a seguire) gli Arturo, storica band hardcore torinese. Ricordavamo le serate degli anni '90 e per gioco continuavo a dirgli che appena tornato a Torino avrei iniziato a girare il documentario. Per mesi poi non ci siamo visti né sentiti. A inizio 2011 mi telefona dicendomi di essere vicino a casa mia con Gigio (cantante dei Church of Violence e attualmente Arturo). Vengono da me e ne approfitto per realizzare un'intervista a Gigio. Quella è stata la molla.
 
Davide
Qual è stata la tua esperienza personale con il punk?
 
Andrea
Fino a metà degli anni '90 ascoltavo poco il genere. Per età e amicizie ero totalmente immerso nella musica grunge: Nirvana, Alice in chains, Pearl Jam. Chi mi ha fatto avvicinare a tutto quel mondo è stato Simone Brizio, chitarrista dei Frammenti (e oggi degli Havoc) che è diventato mio compagno al liceo. Ho scoperto un mondo: gruppi, luoghi, serate.
 
Davide
Torino ha avuto un ruolo molto significativo nella storia del punk in Italia. Tra gli anni ’80 e ’90 i Negazione sono diventati una band di riferimento per molti anche all’estero (come hanno dichiarato per esempio i norvegesi Turbonegro). I  Nerorgasmo sono stati tra le band più influenti e importanti in Italia e all’estero, non solo nello hardcore, ma anche per il rock e per il metal. Perché, secondo te, l’hardcore torinese ha fatto scuola?
 
Andrea
L'hardcore torinese ha fatto scuola perché ha superato le barriere nazionali. Se pensi ad altri gruppi italiani del genere (dai Crash Box ai Contropotere passando per la scena romana) difficilmente ti vengono in mente dei loro tour in America. Inoltre la scena degli anni '80 era fortemente legata alla politica e Torino, città di lotte operaie, ha sicuramente costituito un terreno fertile su cui sedimentare. Inoltre il fenomeno da noi è nato 4-5 anni prima che in altre città italiane dove è esploso nella seconda metà di quella decade.
 
Davide
Perché invece Torino è stata città ideale per la nascita di una scena così significativa e nondimeno avanguardista?
 
Andrea
Come indicavo sopra, Torino era (e forse lo è ancora) una città dormitorio. Senza le fabbriche, l'asfalto e lo smog i testi dei gruppi sarebbero stati differenti.
 
Davide
Video e interviste, se non sto tralasciando qualcuno, riguardano Church of Violence, Arturo, Woptime, Macello Comunale, Crunch, Mucopus, Belli Cosi, Fichissimi, Frammenti, Rotten Brain, l’Acqualuce Studio… Ci sono degli assenti che avresti voluto nel film?
 
Andrea
Il mio lavoro si è concentrato negli anni '90. Potrei indicare molti gruppi che ho tralasciato. Però mi son concentrato su quelli che avevano lasciato un segno. I gruppi che ho intervistato son stati tutti gruppi che hanno autoprodoto parecchi dischi e che hanno suonato moltissimo (estero compreso). Il “grande” assente che avrei voluto nel documentario sono i Nuvola Blu di Ivrea ma non hanno voluto essere intervistati.
 
Davide
Direttamente dagli anni ’90, il gruppo più veloce d’Italia, il dvd include un cd dei Crunch (due album, Bubba! Bubba! Bubba! e Doping) e un demo dei Mucopus. Perché questa scelta invece di una raccolta di più gruppi?
 
Andrea
La scelta è nata al momento della decisione di farne una edizione. Prime Bande (la nostra casa di produzione) è una casa di produzione piccolissima con pochissime risorse. Torino hardcore, a differenza de L'accordo di Jacopo Chessa (l'altro nostro documentario finito), è stato stampato in mille copie grazie alla coproduzione di Federico Lisfera dei Crunch. L'unica “condizione” imposta era proprio quella di aggiungere un disco antologico. Con il senno di poi ci sembra comunque che possa essere un tassello che completa il progetto.
 
Davide
Asfalto, fabbriche e coprifuoco: cosa sono oggi “gioventù, rabbia e cultura metropolitana” in una città che da industriale si sta reinventando città, come dicono alcuni degli intervistati, più “fighetta”, ovvero città di servizi, di uffici, di cultura e di idee, di turismo e “movida”? E dove l’elettronica solipsistica e virtuale di casa si è sostituita alla strada…
 
Andrea
Sicuramente la tecnologia ha modificato le abitudini. Se oggi devi protestare per qualcosa lo fai attraverso i nuovi media perché oggi è la cassa di risonanza più potente. Però nel “reale” funziona meno. Basta andare a qualsiasi manifestazione in strada per notare scarsi numeri. Il contesto sicuramente non aiuta. Ci sono meno spazi, meno soldi e meno gioia. Il fatto di dover muoversi per sentire un concerto (oggi hai youtube) era di per sé una pratica etica. Oggi non è più così. Ci sono alcune nicchie in controtendenza, soprattutto, per quanto ho visto nel nord est, dove ragazzini di 20 anni si autogestiscono la vita.
 
Davide
Com’è cambiata, se è cambiata, la situazione dei centri sociali occupati e autogestiti a Torino?
 
Andrea
Il numero si è ridotto in modo notevole. Nel massimo “splendore” Torino contava 18 luoghi occupati. Oggi siamo sotto la decina. Inoltre non c'è stato il ricambio generazionale necessario (come invece era accaduto alla fine degli anni '80) per mantenere alto il numero delle proposte. Quindici anni fa potevi andare a vedere concerti tutta la settimana, pomeriggi compresi. Oggi quando in un locale ci sono 50 persone è un miracolo.
 
Davide
DIY OR DIE! Oggi il “do it yourself”, con le tecnologie attuali, è cosa talmente ordinaria che certo non fa più alcun effetto e, in quanto tale, credo abbia perso anche di significato “etico”… Cosa ne pensi?
 
Andrea
È un concetto che fa riflettere. Oggi i dischi puoi registrarli in casa e mandarli in giro in tutto il mondo. Da un lato è una grande libertà, dall'altro c'è così tanto materiale che è diventato più complesso selezionare e non perdersi. Credo però che dal punto di vista etico ci siamo un po' tutti addormentati.
 
Davide
Gli anni d’oro dell’hardcore punk sono stati quelli tra gli ’80 e ’90. Poi? Oggi come si presenta la scena punk a Torino e quali differenze vi ravvisi rispetto a quella di vent’anni fa?
 
Andrea
La vera differenza, ma è anche colpa mia (negli ultimi dieci anni sono uscito molto poco) è che oggi non saprei citarti nemmeno 5 gruppi. All'epoca ne contavi decine.
 
Davide
Il film è stato già proiettato in varie occasioni. Com’è stato accolto?
 
Andrea
Devo ammettere che piace molto. Lo trovano divertente e piacevole. Abbiamo già superato le dieci proiezioni e ne abbiamo in cantiere ancora 5 o 6. Ricevo mail appassionate che sicuramente sono di aiuto per il morale.
 
Davide
http://www.primebande.com/home.html  Cos’è Prime Bande, cosa si propone e con quale “filosofia” di fondo?
 
Andrea
Prime Bande è una casa di produzione nata alla fine del 2010 da un'idea di Jacopo Chessa e mia. La filosofia di fondo è quella che si respira dai nostri progetti: dai documentari Torino hardcore e L'accordo (sull'accordo di Mirafiori) alle rassegne (abbiamo organizzato forse la più importante rassegna sul cinema militante). La filosofia di fondo è documentare il sommerso, le realtà in dismissione, filmare temi e situazioni che riteniamo interessanti dal punto di vista etico. Molto spesso, purtroppo, queste “aspirazioni” non coincidono con il panorama produttivo attuale per cui andiamo avanti con grande fatica.
 
Davide
Stai già lavorando a un altro film?
 
Andrea
Il progetto Torino hardcore mi ha risucchiato completamente. In pratica il mio tempo libero è tutto dedicato alla distribuzione del documentario. Jacopo Chessa, il mio sodale, ha iniziato invece un progetto sulla crisi in corso di Fincantieri. Vedremo se avremo la forza di realizzarne un documentario.
 
Davide
Grazie e à suivre…
 
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:: Davide Riccio
Davide Riccio, di Torino, educatore, musicista polistrumentista, compositore e giornalista. Ha collaborato con molti musicisti italiani e internazionali. Ha scritto poesie, racconti e saggi, che ha pubblicato su antologie e riviste sparse dal 1983 ad oggi (tra le ultime opere pubblicate “Il Musico David Rizzio” (biografia, ebook, 2006), “Povertssiment” (Genesi 2006), “Sversi” (Libellula, 2008), Neumi, cantus volat signa manent – La musica che lascia il segno (con cd di autori vari, Genesi-Into my Bed-Unamusica 2011). Dal 1998 è stato inquirente e articolista ufologo, copywriter in pubblicità e giornalista (il settimanale La Val Susa, il quotidiano Torino Sera, e il mensile Oblò di Livorno) occupandosi di cultura in genere e divulgazione.
 
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