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2010
16
Dic

Intervista con Thisorder

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Nati ad Ischia, un'isola non certo centrale nelle rotte del rock, i Thisorder rappresentano un'autentica sorpresa e la loro musica è un rock dalle mille sfaccettature e dalle ambizioni internazionali. Il sound di gruppi come Pearl Jam, Tool o Alice In Chains rappresenta per la band soltanto una materia di partenza, un'influenza assimilata e sviluppata poi in maniera personale. Uno dei punti distintivi di "Inner Island" è proprio il suo esistere come album, non una semplice raccolta di canzoni, ma un alternarsi di momenti ed emozioni, affinità e contrasti, voglia di giocare con gli spazi e il suono e amore per la forma canzone. Il disco è stato prodotto, registrato e mixato dalla band stessa tra Ischia e Roma e poi masterizzato allo Sterling Sound di New York da Justin Schturtz, già al lavoro con Fall Out Boy, My Chemical Romance, Seether e Slipknot.
"I'm Sorry", traccia circolare che apre il disco è solo un esempio della scrittura della band, con un'alternanza tra momenti melodici, esplosioni di energia, che ritroviamo anche nella successiva "Fingers". Canzone quest'ultima di cui i Thisorder vanno particolarmente fieri per l'equilibrio raggiunto tra la complessità della scrittura (con continui cambi di tempo e di atmosfera) e la melodicità complessiva che non ne risulta mai sacrificata. "Unus", primo singolo e video dall'album, mostra invece l'aspetto più diretto ed energico dei Thisorder, con richiami alle moderne sonorità stoner dei QOTSA, seguita immediatamente da "Rashua",  traccia che si muove in direzioni più hard-psychedeliche e da "Blood Upon The Wheel", dominata da un basso super-distorto e che rimanda alle atmosfere di un ruvido e acido desert rock. "The Bitter Hail" è poi un ritorno verso momenti più intimistici, con melodie e arrangiamenti per cui la parola "progressive" non stonerebbe, se intesa nell'accezione di gruppi contemporanei come Porcupine Tree e queste atmosfere rimangono anche nella traccia successiva, "3 Dawns", anche se contaminate con distorsioni chitarristiche. "Tomorrow Will Be Gone" è invece un altro esempio di come i Thisorder giocano con la forma canzone, sapendo, a loro modo, essere estremamente classici, senza però rinunciare alla loro energia. "Fist" è poi l'episodio più aggressivo e ribelle del disco, seguito da "Late Empire", canzone ispirata dalle immagini della morte dell'iraniana Neda, e che è un atto di accusa ad ogni forma di oppressione dei popoli. Il brano è collocato in chiusura del lavoro, ma non certo perché inferiore ad altri ma proprio per la volontà della band di realizzare un vero e proprio album che potesse essere ascoltato e vissuto dall'inizio alla fine, senza cedimenti.
 

Line-Up:
Emanuele Rontino – Vocals
Marco Albanelli – Guitars
Domenico Muscariello – Bass
Marco Calise – Drums
 
 
New Model Label di Govind Khurana
 
 
Intervista
 
Davide
Ciao Thisorder. Un bel debutto, travolgente e tecnicamente ineccepibile. Quando e come si è costituito il gruppo?
 
Thisorder
Emanuele: Ma ciao Davide! Ma grazie Davide!... allora… ufficialmente la band ha visto la luce (in tutti i sensi!) nel 2007 anche se in realtà il progetto ha radici ben più profonde. Io e Marco suoniamo insieme dal '96 (in piena era post-grunge) ed è proprio in quel periodo che è nata "Rashua", brano che poi è stato inserito in "Inner Island" dopo averlo rielaborato in chiave moderna. Ma la svolta decisiva è avvenuta con l'entrata nel gruppo di Domenico, bassista-fonico-pilotad'aerei-ingegneredelsuono-gigolò, che ci ha convinti a registrare l'enorme quantità di materiale accumulatasi negli anni. Da quel momento in poi … il "disordine apparente" iniziava ad assumere sempre più la forma di un ordine ben preciso!
 
Davide
Coordinate grunge, indie-stoner, hard-rock tinto di psichedelia… Cosa amate del rock?
 
Thisorder
Emanuele: Credo che il rock sia soprattutto "contaminazione"! Non ci piacciono le etichette, non ci sono mai piaciute … essere incoerenti, musicalmente parlando, è un pregio e non un difetto. Ad esempio la prima traccia del nostro album, "I'm sorry", parte con un suono decisamente chillout  per poi cambiare rotta nelle battute finali, approdando sulle rive del crossover. Il nostro processo creativo segue un flusso del tutto naturale … i Thisorder non fanno un pezzo indie perché è il trend del momento … lo fanno perché così gli gira! Citando Sylvia Plath, "siamo abitati da un grido che di notte esce svolazzando, in cerca, con i suoi uncini, di qualcosa da amare" … ecco … questo è per noi il rock!
 
Davide
Quando si parla di internazionalizzare un suono, e nel farlo ci si affida a dei tecnici di chiara fama, non si corre il rischio di perdere un po' del proprio sound originale? Perché avete deciso la masterizzazione americana di Justin Shturtz degli Sterling Sound Studios? Come descrivereste il suo apporto?

Thisoder
Domenico: In tutta sincerità abbiamo optato per gli States per cercare di rimanere nel solco di sonorità quanto più possibile lontane da quelle "italiane" a cui siamo purtroppo abituati e in particolare, la scelta è caduta sulla Sterling per la modernità, anche un po' sfacciata, del loro sound. Il risultato ci è piaciuto "assai" soprattutto per compattezza e livello d'impatto, del tutto simili alle migliori produzioni delle majors! Ora non vorrei sembrare spocchioso con la questione dell'italianità del sound, ma credo che chiunque si occupi di missaggio sappia a cosa mi riferisco: voce altissima, chitarre sempre crunch alla Ligabue, basso mai distorto, rullante mai invadente... beh era tutto quello che noi NON volevamo! Per questo l'impronta decisiva l'hanno data registrazioni e missaggio, con scelte che farebbero inorridire molti fonici miei amici, ma che alla fine, leggendo le recensioni, sono risultate vincenti, portandoci lontano dai tipici debutti registrati in studi italiani. Ricordo infatti che registrazioni e missaggio sono state fatte nella mia stanza da letto. A buon intenditore...
 
Davide
"Thisoder" gioca con la parola "Disorder". Per gli antichi greci il Caos è il luogo primigenio della materia informe e rozza a cui attinge il Demiurgo per la formazione del mondo ordinato, il Cosmo. Come attingete voi alla "materia informe" per creare e ordinare le vostre canzoni?
 
Thisorder
Marco: Domandona! In fondo il corpo è un filtro, una frontiera contro cui il proprio Caos interno preme per farsi conoscere e riconoscere. I nostri sensi sono i pori attraverso cui esprimiamo questo interiore. Ognuno può anzi deve essere il proprio Demiurgo, rendendo intelligibile il proprio Caos - potrei dire anima - agli altri. Quest'ordine – comunque lo si voglia intendere – è disordine tradotto dai propri sensi. Nei nostri brani, nel loro spiegarsi attraverso momenti diversi, si può cogliere, credo, il conflitto tra il "fuori" ed il "dentro" – come dice Allen Gisberg, che citiamo in "3Dawns", "l'interno del cranio è vasto come l'esterno". Rimanendo in ambito musicale, è come se la "materia informe" contenesse tutte le infinite possibilità della musica, e noi ci limitassimo a sottrarre, più che aggiungere. Ho sempre immaginato che chiunque abbia nella testa una sorta di caos musicale, e quando riesco a trarre dal mio una frase, un giro, semplicemente mi esprimo come posso. Bisogna poi aggiungere il proprio concreto gusto, accordarlo a quello degli altri, e con un po' di pazienza e senza troppe forzature ecco che arriva il brano "così come doveva essere". Direi che è così per ognuno nella band, infatti non si sa mai chi di noi avrà lo spunto per la prossima creazione! Un punto base è che non ci spaventa la complicazione, la complessità, quindi se ci piace un riff in 5-6-5-7, perché no!
 
Davide
"Late empire", presentato alla XXIII Edizione di Voci Per La Libertà di Amnesty International, si ispira alla storia di Neda Salehi Agha-Soltan, uccisa nel giugno del 2009 durante le proteste seguite alle elezioni iraniane. Un assassinio della polizia iraniana che ha avuto reazioni internazionali a causa di un video amatoriale diffuso via internet fino a diventare il simbolo della protesta contro la violenza repressiva del regime. Chi l'ha visto, difficilmente potrà dimenticarsi lo sguardo di Neda e la sua assurda morte. Un caso che pare abbia dato però problemi a una sua omonima di 33 anni, presa poi dalla polizia iraniana per farle dire davanti a una telecamera che era viva e che quel video era stata solo una montatura dei media occidentali. Quest'ultima Soltani si dice che viva ormai nascondendosi come può in un paese europeo, la sua foto continua ad apparire associata alla storia dell'altra Neda Soltan, è disoccupata e dice di sentire molto la mancanza del suo lavoro e della sua famiglia. Insomma, un incubo. Se è così, come non mandarle due parole di solidarietà?
 
Thisorder
Marco: La solidarietà è assoluta e costante per lei e per tutte le "Neda" reali, in ogni dove e in ogni quando, soprattutto nel momento in cui la strumentalizzazione dei governi e di altri poteri inizia a distorcere la verità oggettiva dei fatti. A dirla tutta, sono davvero poche le cose e gli eventi di cui possiamo avere certezza di questi tempi, e ciò aumenta la necessità di simboli. Spesso questi simboli ce li forniscono belli precotti per poi scommettere sulle nostre reazioni. La repressione è ovunque, e multiforme, tocca a vari livelli ed intensità ognuno di noi, ed agisce senza sosta, à la Orwell, e la verità è celata ai più da parte di pochi. Anzi potrei dire che c'è più verità "dentro", che "fuori" di noi. Neda è una potente metafora di come l'uomo distrugga l'uomo, in molti modi, in molti luoghi. Troppi. Ma questo è distruggere se stessi, come proviamo a mostrare nel video di "Late Empire". Che abbiamo ideato, girato e montato da noi, unendoci in una factory creativa con l'amico e regista Marco Bizzarro di WebItaly.tv. E col quale abbiamo vinto il premio RomaVideoclipIndie2010. E che in Asia in poco più di due settimane ha avuto più di 25mila visualizzazioni.
 
Davide
Perché una ghost-track dopo un lungo silenzio? Perché (se non sbaglio) si tratta della stessa "Late empire" al contrario?
 
Thisorder
Domenico: Sì esatto, è proprio Late Empire al contrario, bravo Davide, hai orecchio eh! Può sembrare pretenzioso ma per noi rappresenta un tentativo metaforico di "riavvolgere" il nastro del tempo e quindi riportarlo ad un attimo prima che succedesse quello che ci ha tristemente ispirato la canzone. E arriva dopo taaanto tempo per dare una scossa, quasi come un pugno allo stomaco. Tanti ci hanno detto di essere stati quasi spaventati dall'inizio della ghost e confesso che io stesso un paio di volte mi sono fatto cogliere di sorpresa! Hai presente quando finisce il CD, che ovviamente stavi ascoltando a palla, con le cuffiette... sul letto... prima di dormire...anzi diciamo anche in dormiveglia? Ecco, quando riparte dopo 12 minuti di silenzio con quei suoni reverse un po'… mmm… satanici, quella è la volta che te la fai davvero addosso!
 
Davide
Sono stato a Ischia e me ne sono innamorato, anche musicalmente. Ho scoperto una ricca tradizione che va dalla Ndrezzata (bellissima la versione della NCCP) e le riproposte della Scuola del Folklore di Bonopane alle canzoni ischitane di Franco Nico e a William Walton, indubbiamente ispirato da Ischia in molte sue pagine non solo sinfoniche. Nel mio tour mancava però proprio qualcosa che avesse a che fare con il rock e altri autori, materiali e generi più attuali. Chi sta suonando a Ischia oltre a voi? Chi ci indichereste tra i migliori?
 
Thisorder
Domenico: Wow, è bello che tu conosca la Ndrezzata! Ne sai più dell'ischitano medio! Infatti Ischia è un posto strano, ha grande tradizione e delle eccellenze virtuosistiche ma è ormai abitato quasi esclusivamente da personaggi loschi frequentatori di discoteche e pianobar, amanti del dolce Tunz Tunz, della immarcescibile "Sciolgo le trecce ai cavalli" o delle hit di Alan Sorrenti. Eppure, da qualche parte, uno sparuto gruppetto di impavidi musicisti cerca di tenere alta la bandiera del Rock! E devo ammettere che negli ultimi anni, a parte qualche deprecabile deviazione "emo",  le band che nascono sono sempre di più e sempre di miglior livello! Ovviamente sono tutti amici e quindi dovrei citarli tutti o nessuno... come direbbe il Guzzanti Massone: voi sapete chi, voi sapete come...
 
Davide
Cosa c'è di Ischia e del vivere su un'isola nella vostra personalità e nel vostro fare musica? Ma soprattutto quanto influenza vivere sopra un vulcano come l'Epomeo?
 
Thisorder
Marco: L'isola ce la portiamo dentro sempre e comunque, è una "metafora concreta" del nostro modo di vivere e pensare. Il mare che ci separa dalla terraferma ci concede un punto di vista più "meditato" sulle cose, un po' come la proverbiale pazienza del marinaio. E il vulcano è un ottimo contraltare che ci impedisce di abbandonarci alla malinconia – quella cattiva – che l'isolamento inevitabilmente provoca. Direi che il mare è melodia, ed il fuoco è azione… e si alternano… un altro Caos di cui essere Demiurghi. Musicalmente funziona! Che idea per un concept!!
 
Davide
La foto della copertina sembra ritrarre un momento drammatico dell'alluvione del 2009 a Casamicciola. O no?
 
Thisorder
Marco: In realtà quell'immagine proviene dalla mia camera da letto, è un blocco di vetro un po' ammuffito con sullo sfondo il cielo di Ischia. "Fotografia astratta". Quel cielo ci ha riservato una tragedia che "molto ha scosso, ma poco ha mosso", come sempre purtroppo, nonostante si sia perduta una vita. Anche questo è Caos, con la differenza che ci si aspetta protezione e tutela da un'autorità che si dichiara nostra rappresentante mentre in realtà si limita a trarre il proprio becero vantaggio "politico" immediato lasciando noi e i nostri corpi in balìa delle ritorsioni della natura violata. Spiace constatarlo, ma lo "Stato" è la prima causa di morte non naturale nel mondo. Almeno due di noi provengono da studi politico-umanistici, il fatto che facciamo musica spiega abbastanza. C'è bisogno di una nuova mentalità e mi fermo qui prima di scaldarmi troppo.
 
Davide
In un tempo e in un paese in cui non si investe più neanche un centesimo per pubblicare e promuovere libri e dischi (ohibò, la cultura non si mangia ha detto qualcuno), come siete arrivati al debutto discografico e quindi alla New Model Label?  
 
Thisorder
Emanuele: Tutto è successo circa un anno fa. È stato proprio Govind Khurana a contattarci, dopo aver ascoltato il nostro materiale sui Myspace... In quel periodo eravamo stati segnalati come band "in evidenza" su Kataweb Talent Scout grazie ad un'ottima recensione di Fabrizio Galassi, e questo ci permise di avere visibilità a livello nazionale. Da quel momento in poi – col susseguirsi di altre proposte valide ma un tantino "a lungo termine"- è iniziata la collaborazione con la New Model Label che continua tutt'ora!
 
Davide
A seguire?
 
Thisorder
Emanuele: Agli inizi del 2011 uscirà un EP digitale che conterrà "I'm Sorry" e "Blood Upon The Weel" in versione acustica, "Late Empire" ed un nuovo singolo di cui non posso anticipare nulla ( risatina malvagia ). In più, come accennava Marco, stiamo mettendo su, insieme al nostro amico regista Marco Bizzarro una factory creativa per la produzione di videoclip… che forse ci porterà a Los Angeles a collaborare per qualche mese con la Stuntworld.inc del mitico Gianni Biasetti, producer e grande stuntman in quel di California.
 
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:: Davide Riccio
Davide Riccio, di Torino, educatore, musicista polistrumentista, compositore e giornalista. Ha collaborato con molti musicisti italiani e internazionali. Ha scritto poesie, racconti e saggi, che ha pubblicato su antologie e riviste sparse dal 1983 ad oggi (tra le ultime opere pubblicate “Il Musico David Rizzio” (biografia, ebook, 2006), “Povertssiment” (Genesi 2006), “Sversi” (Libellula, 2008), Neumi, cantus volat signa manent – La musica che lascia il segno (con cd di autori vari, Genesi-Into my Bed-Unamusica 2011). Dal 1998 è stato inquirente e articolista ufologo, copywriter in pubblicità e giornalista (il settimanale La Val Susa, il quotidiano Torino Sera, e il mensile Oblò di Livorno) occupandosi di cultura in genere e divulgazione.
 
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