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Prigione con piscina – Luigi Carletti

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Mondadori – Pag. 220 – Euro 17
 
Luigi Carletti approda a Mondadori, dopo aver pubblicato alcuni romanzi interessanti con Baldini & Castoldi, dimostrando una raggiunta maturità con Alla larga dai comunisti (2006), un’intensa storia di provincia legata al mondo del calcio, e Lo schiaffo (2008), sulla vita di un regista che sfonda nel mondo del cinema a cinquant’anni. Non ci sono riferimenti autobiografici nell’ultima opera, né ricordi legati ai luoghi della giovinezza come Isola d’Elba e costa maremmana. Roma è il teatro del nuovo romanzo, per la precisione il quartiere Monteverde, nella inesistente Villa Magnolia, condominio residenziale munito di piscina. Filippo Ermini è un giovane professore universitario, autore di saggi sui nuovi mezzi di comunicazione, che un giorno resta vittima di un grave incidente motociclistico e resta paralizzato sopra una sedia a rotelle. Villa Magnolia è la sua prigione dorata senza sbarre, popolata da professionisti e ricchi pensionati che passano il tempo tra piscina e aperitivi, chiacchiere inutili e cene di lusso. Filippo ricorda James Stewart ne La finestra sul cortile di Alfred Hitchcock, perché dal suo privilegiato angolo di osservazione, in compagnia non di Grace Kelly ma del fido domestico peruviano Isidro, scruta i movimenti dei facoltosi vicini. Tra questi nota uno strano personaggio che si fa chiamare Rodolfo Raschiani, sconosciuto ai motori di ricerca, che esce dal suo appartamento soltanto per nuotare in piscina. Rodolfo stringe amicizia con Filippo, confessa la sua vera identità e i motivi per cui si trova a Villa Magnolia, ma i misteri non sono finiti, anzi, la trama di un giallo avvincente comincia proprio con questa rivelazione. Non sveliamo oltre perché il romanzo di Carletti è un noir d’atmosfera, cupo e claustrofobico, introspettivo, che porta alla luce passioni, conti in sospeso con il passato, momenti di depressione e istanze suicide.
Luigi Carletti non rinuncia a fare letteratura, scrive un romanzo giallo che non si può confinare nel ghetto della narrativa di genere anche se la trama sarebbe perfetta per girare una fiction. Leggete come descrive l’incontro con Alessia Martini, esperta di motori di ricerca, vecchia compagna di studi: “Di lì in poi chiacchiere caramellose infarcite da nebbiosi amarcord universitari, con quell’allegria posticcia dei reduci che si risentono dopo un secolo e fanno finta che sì, d’accordo, la vita è un casino, ma alla fine tutto funziona. Più o meno”. Rodolfo Raschiani, in arte Rudy de Ryscky, viene dipinto con poche ma efficaci pennellate: “Lui amava cucinare e mangiare. Amava le buone letture e le donne. Amava la vita, lui che veniva dalla palude dei delinquenti autentici che ammazzano e si ammazzano tra di loro. Che non tornano indietro”. Il romanzo prosegue tra citazioni da Blade Runner, il maestralino della sera che i romani si ostinano a chiamare ponentino, uomini che pensano alla morte perché fa parte della vita, ma che non rinunciano a pensare, perché pensare è come rivivere. Notevole la considerazione per raccontare un tentativo di suicidio che nella vita si cade, dopotutto. Si comincia da bambini e non si smette più. In ogni caso ognuno è padrone del proprio percorso, anche il protagonista del romanzo che cade per risorgere ma si trova impreparato di fronte al nuovo scherzo del destino. La vendetta attende dietro l’angolo. Forse non lo riguarda. Forse sì. Per saperlo non resta che leggere Prigione con piscina. Non ve ne pentirete.

 

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