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2012
22
Gen

Tra SOPA e PIPA, attenti a FAVA all’attacco del web

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«Il modo migliore per far fallire un disegno di legge è parlarne su KU!»
(Alberto Monari)
 
 
Il contesto
Sicuramente gli acronimi non sono dei più evocativi, ma nelle ultime settimane chi è solito, per diletto o per lavoro, muoversi in internet avrà incontrato più volte il SOPA[1] (Stop Online Piracy Act) e magari pure il PIPA[2] (Protect IP Act, forma breve del nome completo Preventing Real Online Threats to Economic Creativity and Theft of Intellectual Property Act), e si sarà domandato non solo cosa fossero ma per quale motivo i grandi della rete[3] vi dedicassero così tante attenzioni da minacciare, e realizzare, una “serrata” di protesta.
Ma andiamo con ordine e cerchiamo di capire, da giuristi e utenti del web, cosa ci sia dietro simili movimenti e reazioni.
Le due proposte di legge in discussione al Congresso Usa si propongono sin dal titolo di «promuovere la prosperità, la creatività, l’imprenditorialità, l’innovazione e contrastare il furto di proprietà» (per il SOPA) e di «prevenire le minacce online alla creatività economica e il furto della proprietà intellettuale» (per il PIPA): dunque, si intende osteggiare la pirateria on line al fine di tutelare la proprietà intellettuale e industriale, tutelando in questo modo gli interessi dei grandi colossi americani della musica, del cinema e del software e, magari, i milioni di posti di lavoro che da essi dipendono.
 
Il contenuto
La proposta contenuta nel SOPA cerca sin da subito di scacciare ogni possibile accusa di essere una norma liberticida richiamando i principi del I emendamento della Costituzione statunitense[4], che riconosce in pratica la liberta di parola e di stampa, e affermando solennemente di non limitarne la portata.
Ma è proprio vero?
Opinione diffusa tra gli operatori del settore è che questa misura rappresenti «una minaccia per la libertà di parola online e porta con sé un carico di inaccettabili deroghe ai principi dello Stato di diritto»[5] per diversi motivi.
Innanzitutto[6], la legge autorizzerebbe il Dipartimento di Giustizia americano a richiedere l'emissione di atti anche contro gestori di siti internet che fossero fuori dalla giurisdizione degli Stati Uniti nel caso si presumesse la violazione di diritti d'autore.
In questi casi, subito dopo la notifica dell'ordinanza del tribunale, il procuratore generale competente potrebbe vietare ai provider, ai motori di ricerca e ai fornitori di servizi di pagamento, che ricadano sotto la giurisdizione americana di intrattenere rapporti economici con detti siti, adottando tutte quelle «misure tecnicamente possibili e ragionevoli» per impedire l'accesso al sito accusato di violazione.
Il procuratore generale potrebbe anche vietare ai motori di ricerca la visualizzazione dei collegamenti ai siti.
Lo stesso SOPA stabilisce un processo in due fasi per i titolari di diritti di proprietà intellettuale, al fine di garantire loro un sicuro ristoro per i danni eventualmente arrecati da un sito terzo.
Il soggetto che si ritiene leso deve informare, in forma scritta, i servizi di pagamento e i circuiti pubblicitari di cui si serve il sito; questi, a loro volta, devono inoltrare la notifica e sospendere i servizi di quel sito, a meno che il sito non fornisca una sorta di contro-notifica per spiegare perché ritiene di non essere in violazione. Il titolare dei diritti può dunque citare in giudizio il gestore del sito per ottenere delle misure cautelative nel caso in cui venga fornita tale contro-notifica o se i servizi di pagamento o i circuiti pubblicitari non applicassero la sospensione del servizio in assenza di una contro-notifica.
Il provvedimento prevede, inoltre, l'immunità dalla responsabilità per quei servizi di pagamento e circuiti pubblicitari che si conformino alla disciplina prevista o che intraprendano un'azione volontaria per recidere i loro legami con i siti pirata.
Ogni titolare di diritti di proprietà intellettuale e industriale che, in maniera consapevole, calunniasse un sito web, accusandolo falsamente di essere dedicato alla violazione di copyright, sarebbe invece responsabile per i danni.
La seconda sezione della proposta normativa aumenta poi le pene previste per lo streaming video e per la vendita di farmaci contraffatti, materiale militare o beni di consumo.
In sostanza, sarebbe sufficiente l’accusa di violazione del proprio diritto per ottenere l’oscuramento di siti presunti pirati anche da parte di soggetti terzi privati (internet provider, siti di pubblicità o motori di ricerca, servizi di pagamento): enormi spese legali per le azioni che ne conseguirebbero (impossibili da sostenere per privati cittadini o piccole aziende) e totale impunità per quei soggetti che attivassero gli strumenti cautelativi previsti dalle norme in esame.
Risulta abbastanza palese la possibilità di abuso che un simile sistema offrirebbe a chi, senza scrupolo, avesse l’interesse a bloccare, limitare o addirittura oscurare uno o più siti per finalità di concorrenza economica, politica o altro.
 
Le reazioni
Negli Stati Uniti sono state numerose le prese di posizione, non solo da parte dei diretti interessati riuniti nella coalizione anti-SOPA, ma anche e soprattutto dei semplici cittadini che hanno sostenuto la protesta.
La stessa Casa Bianca è intervenuta direttamente e in maniera chiara affermando che «ogni sforzo per combattere la pirateria informatica deve essere profuso con attenzione, il rischio di andare a porre leggi che funzionino come una vera e propria censura e inibiscano l'innovazione è dietro l'angolo»[7]. E questo ha di certo contribuito a far sospendere la discussione del disegno di legge dinanzi alla competente commissione del Congresso, facendola rinviare a data da destinarsi.
Se oltre oceano il popolo del web è riuscito a bloccare queste norme, in Italia, invece, sembra che pochi si siano accorti[8] che all’interno della Legge comunitaria 2011 sia stato inserito, su proposta dell’onorevole Giovanni Fava (della Lega Nord), un emendamento che ripropone i contenuti del SOPA rendendoli, se possibile, ancor più vincolanti e meno accettabili.
In concreto, la norma stabilisce che «chiunque possa chiedere a un fornitore di servizi di hosting di rimuovere qualsivoglia contenuto pubblicato online da un utente sulla base del semplice sospetto che si tratti di un contenuto che viola i propri diritti d’autore e che, qualora il provider non ottemperi alla richiesta, possa essere ritenuto responsabile». Come sottolinea Guido Scorza, esperto di diritto dell’informatica, «siamo di fronte a un’iniziativa legislativa anacronistica, liberticida e che minaccia di affossare definitivamente lo sviluppo di Internet in Italia»[9], e Rita Guma, Presidente dell'Osservatorio sulla legalità e sui diritti, rilancia che «l'emendamento Fava alla legge comunitaria 2011 approvato dalla Commissione della Camera per le politiche comunitarie riguardo ad Internet è contrario al diritto nazionale e internazionale»[10].
Cerchiamo di fare del nostro meglio per far conoscere questa situazione e mobilitare la società civile italiana al fine di fermare l’approvazione di una simile norma! Negli Stati Uniti ci sono riusciti, noi non siamo certo da meno.
 
 

[1] Cfr. http://www.govtrack.us/congress/billtext.xpd?bill=h112-3261, sito ufficiale del Congresso Usa per il testo integrale del disegno di legge.
[2] Cfr. http://www.govtrack.us/congress/billtext.xpd?bill=s112-968, sito ufficiale del Congresso Usa per il testo integrale del disegno di legge. 
[3] Cfr. http://www.netcoalition.com, coalizione anti-SOPA che riunisce, tra gli altri, Google, Yahoo, Amazon, eBay, PayPal e Wikipedia.
[4] «Congress shall make no law respecting an establishment of religion, or prohibiting the free exercise thereof; or abridging the freedom of speech, or of the press; or the right of the people peaceably to assemble, and to petition the Government for a redress of grievances».
[5] Cfr. Scorza G., Our opinion about SOPA, in http://www.leggioggi.it/2012/01/17/our-opinion-about-sopa.
[6] Cfr. Wikipedia, l’enciclopedia libera.
[8] Tra tutti, citiamo Scorza G., Il SOPA è qui, in http://www.leggioggi.it/2012/01/20/il-sopa-e-qui.
[9] Cfr. http://www.tomshw.it/cont/news/legge-anti-pirateria-italiana-una-sopa-di-fava/35494/1.html?pag_commenti=7.
[10] Cfr. http://www.osservatoriosullalegalita.org/12/oss/0121ritainternet.htm.
 
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:: Davide Caocci

Davide Caocci, nato a Milano nel 1972, si è laureato in Giurisprudenza presso l'Università Cattolica e specializzato poi in Diritto internazionale, Diritto UE ed Economia. Ha lavorato tra Europa, America latina e Africa subsahariana come esperto di politiche europee e consulente per la cooperazione allo sviluppo. A questo ha sempre affiancato una ricca attività didattica in università italiane e straniere e una altrettanto ricca produzione di articoli sui fenomeni legati alla globalizzazione. Ora vive in Argentina, dall’altra parte del mondo. “Semel Scout Semper Scout”.

 
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