:: Home » Numeri » #197 » MUSICA » Intervista con Andrea Gianessi
2011
13
Dic

Intervista con Andrea Gianessi

media 5 dopo 2 voti
Commenti () - Page hits: 6950
ANDREA GIANESSI – “LA VIA DELLA SETA”
Reincanto Dischi – ed- New Model Label
 
 
Cantautore di confine e fuori dagli schemi, sperimentatore curioso e insaziabile, Andrea Gianessi è un musicista attivo da anni nel panorama indipendente italiano. Nel 2008 prende forma l’idea per il suo progetto solista, che nel 2011 darà alla luce il primo album intitolato “La Via della Seta”, dedicato alla contaminazione tra la moderna canzone italiana ed i colori e le sonorità acustiche orientali, mediorientali e mediterranee. I brani di Andrea Gianessi sono qui il punto di partenza di un viaggio musicale che si inoltra nei territori selvaggi dell’immaginazione, simbolicamente racchiusi nell’idea della Via della Seta. L’esplorazione divertita del sottile confine tra realtà e illusione, la cinica concretezza della società contemporanea e la visionarietà del mondo interiore si disvelano come tracce di un percorso in equilibrio tra leggerezza e profondità, luce e ombra, ritmo e melodia, gioia e rivoluzione.
Andrea Gianessi e i suoi compagni seguono idealmente, tramite il fascino del suono, le strade tra la Cina e l’Europa, incontrandosi lungo il viaggio, come in un moderno caravanserraglio. Suonando strumenti di tradizioni diverse quali bouzouki, tabla, violino, oltre a chitarra, cajon, riqq, darbouka, flauto traverso, violoncello, fisarmonica e altri ancora, i musicisti de “La Via della Seta” tessono le loro trame colorate su brani che nascono dall’esigenza di comunicare, così importante in un mondo dove sempre più si va perdendo il senso del profondo legame che unisce gli esseri umani.
Credits:
Andrea Gianessi: voce, bouzouki, chitarra.
Francesco Giorgi: violino, cori. 

Antonello Bitella: flauto traverso, cori.
Francesco Gherardi: tabla, percussioni, cori.

Domenico Candellori: tamburi a cornice, darbuka, cajon.

Maria Paola Balducci: Violoncello
Alessandro Zacheo: Fisarmonica
Alessandro Zacheo: fisarmonica.

Track By Track:
Prima delle Sabbie (A.Gianessi)
Ispirata alla leggenda sull’Egitto prima delle sabbie: una terra florida prima che il deserto ricoprisse tutto di oblio. Il brano è dedicato all’Italia e all’aridità morale che la devasta. E si aspetta l’odore della pioggia…
Precari a Primavera (A.Gianessi)
Ormai il suicidio è un’alternativa alla pensione… le idee poche e confuse, portate come bandiera e poi abbandonate, le riforme inutili, questa è la nostra primavera?
Atlantide (A.Gianessi)
Dedicato al G8 di Genova del 2001, ai ragazzi che lottavano e agli autoproclamati potenti chiusi nel loro guscio dorato. Le catastrofi precedono le guerre.
Effetti Collaterali (A.Gianessi)
Danni collaterali sono le vittime delle guerre, sono i disastri nucleari, sono le vite condotte alla miseria. A volte ci si stupisce di esistere ancora. Ma il disarmo parte da noi.
Ombre (A.Gianessi)
Le potenti impressioni che la natura è capace di generare. La tranquilla superficie di un lago agitata da ombre inquietanti mentre il sole vi annega impotente.
La Luna e la Candela (A.Gianessi)
Realtà e illusione, la luce fioca e instabile di una candela illuminando uno stretto cerchio può nascondere alla vista lo splendore della Luna, che rischiara la notte del mondo intero.
Profeti Stanchi (A.Gianessi)
Le luci di una città vista in lontananza da una collina, una brace che arde lenta e una nube rossa di fumo. Una riflessione sulla modernità, la necessità di tornare a respirare.
Sogni (A.Gianessi)
Sospeso nello spazio o steso su un prato, il tempo non può uccidere i tuoi sogni.
Re di Spazi Infiniti (A.Gianessi)
“Potrei essere rinchiuso in un guscio di noce e sentirmi comunque il Re di uno spazio infinito, non fossero i miei sogni.”. William Shakespeare, Amleto, Atto II, Scena II
La Prima Onda (A.Gianessi)
L’estate come un buco nero inghiotte ogni energia vitale trascinandola con sé nelle immobili profondità del mare.
The River (A.Gianessi, A.Cresti)
Lungo il fiume ci si incontra, si vive e si muore, tutto scorre, sotto un cielo immutabile. L’eterna metafora del fiume.
RASSEGNA STAMPA
« Una pluralità di lingue e registri musicali che ricorda il Battiato dei tempi migliori [...] un lavoro estremamente interessante e originale.» (L’Isola che non c’era)
« Difficile usare per Gianessi il termine cantautore se non nell’accezione più alta.» (Rockerilla)
« Gianessi riesce in un sol colpo a rinverdire i fasti hippy del migliore Claudio Rocchi e a imporre anche nello stivale un prospettiva “world”.» (Musica e Dischi)
« Un ponte tra Medio Oriente e Occidente che riesce a sintetizzare nella maniera migliore il folk revival inglese [...], il Fabrizio De André di Anime Salve e una dimensione popolare nostrana » (SentireAscoltare).
« È proprio l’equilibrio tra la sperimentazione più folle e la fruibilità dell’opera a rendere unico questo disco.» (Italia Oggi 7)
« Un album “La Via della Seta” ideale compagno per qualsiasi viaggio, in tempo d’estate, che ci accingiamo a intraprendere.» (Il Fatto Quotidiano)
« 45 minuti di mistica sospensione tra sogno e realtà […] Testi che vanno ben concreti verso quest’oggi, dimostrando di non voler fuggirlo […] è il viaggio che Andrea Gianessi percorre ispirato, con compagni di viaggio eccellenti musicisti » (Il Mucchio)
« Assai interessanti sono le liriche, quasi sempre vicine alla nostra quotidianità italiana: la scrittura dell’autore è vivace e organica, sempre a suo agio tra le varie linee immaginarie che la base ritmica descrive. » (Musicalnews.com)
 
Biografia
Andrea Gianessi è un musicista attivo da anni nel panorama indipendente italiano. Co-fondatore del collettivo neo-psichedelico Nihil Project, con all’attivo quattro album di cui due per la storica etichetta Materiali Sonori e uno pubblicato esclusivamente in UK, membro della live soundtrack band bolognese Ri-ki Sun Orchestrà, del gruppo neo-folk PsychOut Department, Andrea opera inoltre come compositore e sound designer in progetti di teatro sperimentale e nell’ambito del video e della multimedialità. Nel 2008 prende forma l’idea per il suo progetto solista, che nel 2011 darà alla luce il primo album intitolato “La Via della Seta”, dedicato alla contaminazione tra la moderna canzone italiana ed i colori e le sonorità acustiche orientali, mediorientali e mediterranee. Il progetto in questi anni di attività live ha già ottenuto numerosi consensi di pubblico, esibendosi in molti locali e festival, e partecipando a trasmissioni radiofoniche locali e nazionali.
Contatto per promozione / edizioni musicali: Govind Khurana – New Model Label – govindnml@gmail.com
 
 
 
 
 
 
Intervista
 
Davide
Ciao Andrea. Come è nato a un certo punto il bisogno di intraprendere un progetto solista o meglio, considerato che in fondo non sei da solo, ma ti accompagnano molti ottimi musicisti, un progetto a tuo nome?
 
Andrea
Dopo anni di attività musicale in progetti per lo più collettivi e sperimentali avevo accumulato e nascosto nel cassetto molte canzoni che rispecchiavano il mio personale punto di vista, la mia visione delle cose, del mondo, della società. Nel 2008 si è presentata l'occasione di rimettere mano a quei brani e ho cominciato a lavorarci con alcuni amici musicisti che avevo incontrato nel percorso. E' stato tutto molto naturale: sentivo l'esigenza di sviluppare la forma canzone e ho provato a farlo traendo il meglio dal bagaglio di esperienze che la sperimentazione folle dei progetti precedenti mi aveva fornito. In questo senso abbiamo lavorato ad una destrutturazione della canzone per ricominciare da una sorta di tabula rasa, ricostruendo delle strutture inedite con strumenti inusuali, rinunciando volutamente, per questo disco, alle impalcature standard di basso e batteria. Il lavoro è a mio nome perchè la responsabilità, per così dire, compositiva e concettuale dei brani è a carico mio, ma devo ammettere che al livello strettamente musicale, di arrangiamento, i musicisti con cui ho lavorato hanno dato un enorme contributo creativo, aiutandomi a reinventare un approccio alla canzone moderna che fosse svincolato dalle gabbie delle categorie.
 
Davide
L’Egitto Prima delle sabbie aveva già ispirato Battiato, che all’Italia e alla sua aridità morale che la devasta aveva anche dedicato “Povera Patria”. E del resto qualcuno ti ha accostato a un Battiato dei tempi migliori (se “relativamente” c’è un Battiato dei tempi migliori). Chi e cosa è per te Battiato?
 
Andrea
Considero Franco Battiato sicuramente un maestro per la libertà creativa e intellettuale e l'ironia con cui ha sempre affrontato il mondo. I suoi molteplici travestimenti musicali sono un esempio perfetto di come si possa passare con disinvoltura dalla sperimentazione avanguardistica alla canzone elettro-pop, fino alla cosiddetta musica “colta” senza per questo doversi porre problemi di coerenza o di categoria. Il mio brano Prima delle Sabbie è in effetti anche un piccolo omaggio a Battiato, e ritengo davvero un onore l'essere accostato ad una figura così significativa del panorama musicale e culturale italiano.
 
Davide
Quali altri artisti sono stati per te come punti cardinali?
 
Andrea
I miei punti di riferimento sono davvero moltissimi perchè sono piuttosto onnivoro ed ho sempre cercato di ascoltare più musica possibile. Devo dire però che, soprattutto per questo mio attuale progetto, considero davvero importanti artisti come Fabrizio De Andrè, in particolare negli ultimi suoi lavori, Mauro Pagani, la PFM, gli Area e in genere tutto il prog, italiano e non. Poi non è possibile trascurare un grande della canzone italiana come Lucio Battisti, che ha davvero donato delle pagine di estrema creatività. A livello internazionale sicuramente imprescindibili sono i Beatles, veri sperimentatori del pop, e i Pink Floyd. Volendo potrei andare avanti citando esempi anche più recenti, ma credo diventerebbe un elenco troppo lungo: vorrei solo nominare i Quintorigo, un grande gruppo italiano contempraneo che secondo me è stato un po' trascurato, ma che ha saputo giocare con gli arrangiamenti in modo veramente interessante.
 
Davide
Precari a primavera… Qui il suicidio è / un’alternativa / alla pensione… Parole forti che mi hanno tuttavia rimandato al breve invito a rinviare il suicidio. Questa parvenza di vita, signore, non lo merita... solo una migliore. Siamo al presente circolare profetizzato da certi scrittori no-future no-past degli anni ‘90? Non ci si può più permettere di invecchiare serenamente o del tutto perché, dopo una vita in povertà grigia, non ci sarà forse nemmeno la pensione; e non ci può più permettere neanche di diventare adulti, perché non c’è il lavoro, a parte quello precario. Non c’è da stupirsi della crescita zero in Italia: chi può pensare ai figli a queste condizioni? Come vedi il futuro in Italia e nel mondo e come questa inquietudine intride i testi delle tue canzoni?
 
Andrea
Il disagio generale nei confronti della condizione inumana della società contemporanea è palpabile, ed è naturale che di questo siano permeati anche i miei testi, nei quali cerco di orsservare ciò che mi circonda, il qui e ora. Effettivamente il futuro sta diventando un atto di fede, cosa difficile da accettare per un non-credente come me! Per giunta siamo confinati in un presente-galera, senza dignità nè rispetto e senza possibilità apparenti di riscatto dalla schiavitù. Il passato serve a giustificare tutto questo, come un conto da pagare che ci perseguita, una condanna emessa senza processo o meglio ancora un processo dall'esito già scontato, pur senza nessun capo d'imputazione preciso a nostro carico... una situazione kafkiana. Il problema riguarda tutto il mondo, non certo l'Italia soltanto. Noi però abbiamo da tempo l'aggravante di essere allo sbando completo, di avere inaridito, come dicevamo prima, tutte le nostre risorse, quelle intellettuali prima ancora che quelle materiali. Abbiamo rinunciato a sviluppare la componente umana e ci siamo abbandonati sulle sabbie di questo deserto, ad aspettare che il sole e l'arsura compiano il nostro destino. Precari a primavera parla innanzitutto di questo: della completa mancanza di prospettive, di intelligenza e di fantasia a cui ci siamo ormai tristemente abituati.
 
Davide
Che significato hanno per te la musica e gli strumenti musicali del cosiddetto Terzo Mondo? Cosa muove le tue ricerche in questo senso?
 
Andrea
Per me il mondo resta uno solo, non lo divido in classi economiche, anche perchè credo che questo sia parte dell'atteggiamento che ci sta mandando in rovina, relegando i problemi ad un mondo diverso dal nostro, distante, una sorta di rimozione. Detto questo si comprende bene come il mio interesse per gli strumenti musicali riguardi in realtà tutte le culture, con la loro fantastica ricchezza di soluzioni e di immaginazione. Quello che davvero mi interessa è esplorare la creatività umana svincolandola dai limiti che ci imponiamo da soli. Questo atteggiamento, è vero, mi ha portato recentemente anche ad una profonda curiosità verso le tradizioni musicali non occidentali, ma il mio vero obiettivo è creare una fusione, sperimentare incontri di forme e di sonorità. In questo senso non credo che mi limiterò alla musica cosiddetta “etnica”. Per me un moog synth o una comune batteria hanno lo stesso fascino di un saròd o dei tabla indiani: rappresentano una possibilità creativa. In questo progetto sono partito ponendomi dei margini, bandendo gli strumenti più consueti del pop, ma solo per non fossilizzarmi dentro strutture mentali già note, e tantomeno nella tradizione sclerotizzata.
 
Davide
La via della seta è un titolo che riporta alle vie carovaniere che dall’Europa portavano in Cina. Oltre che a una suggestione etnomusicale variegata che attinge alle culture asiatiche, c’è qualche riferimento al Drago rampante di oggi? Serpeggia infatti crescente un interrogativo cruciale: fin dove si spingerà la Cina col suo capitalismo selvaggio e quale fisionomia assumerà nel corso della sua scalata in rapporto con l'Occidente? Cosa ti ha ispirato questo titolo?
 
Andrea
La via della seta per me rappresenta soprattutto il luogo dell'incontro e dello scambio interculturale. E' un percorso bidirezionale, o per meglio dire è una fitta rete di rapporti che attraversano in maniera assolutamente anarchica, persino caotica, le culture che hanno abitato le terre tra Cina ed Europa. Questo era il concetto fondante dell'album, il punto di contatto, la fusione, l'influsso reciproco, e soprattutto la diversità che si armonizza e si contamina senza per questo annullarsi. E' l'esatto opposto purtroppo della tendenza globalizzatrice che attualmente prevale. L'idea di scambio culturale è stata completamente annullata dal modello omologante del capitalismo occidentale, che viene paradossalmente seguito in maniera compulsiva anche da Cina e India, nonostante il fallimento e l'insostenibilità di questo tipo di sistema sia oggi sotto gli occhi i tutti. Oggi forse l'unica soluzione sarebbe quella di rallentare questa corsa al massacro, ma purtroppo non credo questo sia all'ordine del giorno degli Stati.
 
Davide
Quali musiche etniche ami sopra tutte, di quali popoli in particolare e perché?
 
Andrea
Penso che tra le tradizioni musicali non occidentali quella indiana sia una delle più raffinate, per profondità, per complessità e ricchezza. Trovo davvero affascinante la naturalezza con cui i musicisti indiani affrontano i loro cicli ritmici intricati e lunghissimi o le scale microtonali fatte di glissandi impercettibili, improvvisando spesso in perfetta armonia fra loro. Inoltre è anche una delle culture con gli strumenti musicali più particolari e delicati, basti pensare alla timbrica liquida di percussioni come i tabla o al suono armonico e profondo del sitar.
 
Davide
Perché hai privilegiato la strumentazione acustica evitando ogni strumento elettronico o elettrificato?
 
Andrea
Io ho un passato decisamente rock: ho iniziato suonando chitarra elettrica e poi ho attraversato fasi di elettronica e di rumorismo, utilizzando di tutto, dai synth ai campionatori fino ai sequencer su computer. Negli ultimi anni però è cresciuta sempre più in me la voglia di tornare ad un approccio più concreto,  fisico, con la materia musicale. Gli strumenti acustici offrono sicuramente un rapporto più diretto, meno mediato tecnologicamente. Penso poi che anche il lato artigianale stesso eserciti su di me un fascino importante. Anche se ormai anche molti strumenti acustici sono costruiti a livello industriale, rimangono per così dire una sorta di tecnologia “calda”, più vicina all'umano. Inoltre le caratteristiche timbriche degli strumenti acustici offrono di per sé una tavolozza di colori e una rosa di possibilità molto ampia e questo è sicuramente un po' trascurato nella musica pop contemporanea, che tende spesso ad appiattire tutto su soluzioni già collaudate. I compositori del passato studiavano l'orchestrazione per sperimentare impasti sonori e creare profondità musicali, accostando o alternando il suono dei vari strumenti in una gamma quasi infinita di combinazioni. Io intendevo nel mio piccolo esplorare queste potenzialità, anche se, come ti dicevo, per il futuro non mi voglio precludere anche l'utilizzo di ogni altro mezzo, elettronica inclusa.
 
Davide
L'uomo non avrebbe mai raggiunto il suo posto predominante nel mondo senza l'uso delle mani, o almeno così pensava Darwin. La mano e la sua gestualità hanno innumerevoli significati… Qual è il significato consegnato alla mano che hai scelto per copertina?
 
Andrea
La mano è certamente un simbolo potente, rappresenta in primo luogo la nascita della cultura umana. Nei secoli poi gli sono state attribuite veramente infinite caratteristiche e significati, dal rapporto col mondo materiale (“manuale” direi) fino a quello con il divino. Si attribuiscono alle linee delle mani addirittura poteri di predizione del futuro o di rivelazione della pesonalità e dell'indole. Con le mani si costruisce, si suona, si scrive, si mangia, si manipola il mondo, appunto. Ci si potrebbe fare uno studio lunghissimo su tutte le implicazioni che il simbolo della mano porta con sé. Per quanto riguarda la mia scelta devo dire che, consapevole di questa potente simbologia, ormai ad essa connaturata, ho usato in copertina la mano, e in particolare proprio la mia mano destra, anche per un motivo molto semplice: da aperta e con il palmo rivolto verso l'osservatore essa è anche segno di onestà, di chiarezza, di apertura. E' come dire “eccomi, sono io e non ho nulla da nascondere”. Mi piaceva questo piccolo elemento di verità per inaugurare il mio percorso solista, è stato come presentarmi.
 
Davide
Secondo Beethoven la musica era la rivelazione più alta di ogni saggezza o filosofia. Secondo te?
 
Andrea
Io sono stato sempre affascinato dalle implicazioni concettuali e culturali della musica, e a dire il vero ho fatto anche la mia tesi di laurea proprio in filosofia della musica... non posso quindi che essere d'accordo. Anche solo limitandosi all'Occidente tantissimi pensatori, per lo meno da Pitagora in avanti, hanno cercato nella musica e nei suoi rapporti la verità sul cosmo e sul mondo, alcuni hanno creduto di trovarla, altri hanno costruito mondi immaginiari che potessero essere per così dire “armonici”. Nel pensiero orientale si parla di suono generatore, o Nada Brama, e c'è anche chi pone questo in relazione con le recenti teorie cosmologiche delle super-stringhe, che, semplificando un po', considerano i diversi modi di vibrazione di una infinitesima stringa (o corda) di materia come origine dell'universo intero. Quello che posso dire per la mia piccola parte è che sicuramente la musica è una rivelazione dell'umano, del rapporto che noi come uomini abbiamo con l'universo e con noi stessi.
 
Davide
Ci presenti i musicisti che hanno suonato in questo lavoro?
 
Andrea
Ho lavorato su questo album con musicisti fantastici e sono sempre fiero di presentarli. Innanzi tutto Francesco Giorgi, un grande amico e compagno di avventure anche extra-musicali: violinista e pianista di estrazione swing e polistrumentista appassionato di musiche di tutto il mondo - ogni tanto torna dai suoi viaggi con qualche strumentino strano di cui si innamora intensamente. E' anche un valido arrangiatore e da un grosso contributo nel concepimento delle forme e delle parti musicali. Poi l'altro amico e musicista con cui abbiamo impostato il lavoro fin dall'inizio, Francesco Gherardi, che in questo disco suona i tabla, uno strumento stimolante che studia ormai da anni con i suoi maestri indiani. Anche Gherardi è polistrumentista e oltre ai tabla suona percussioni africane, piano, batteria, vibrafono, basso e chitarra in numerosi progetti paralleli. Al flauto e ai cori c'è Antonello Bitella, un musicista, cantautore a sua volta, con un ottimo orecchio per le armonie, raffinato anche dalla lunga attività in cori di musica contemporanea e gregoriana. L'altro grande percussionista presente sul disco è Domenico Candellori, che si concentra sulle percussioni di area mediterranea e mediorientale ed è inoltre un esperto di tamburello, tanto da aver pubblicato addirittura un suo metodo. Con questa formazione ho fatto molti concerti dal vivo, mentre sul disco abbiamo avuto anche la collaborazione davvero preziosa di Maria Paola Balducci al violoncello (già con Pangea Orchestra) e del grande Alessandro Zacheo alla fisarmonica.
 
Davide
Hai intrapreso il tuo progetto solista in modo esclusivo o continua anche la tua attività nel collettivo Nihil Project http://www.myspace.com/nihilproject o in altri progetti collaterali?
 
Andrea
Ultimamente ho dedicato molta energia e molto tempo a far maturare questo mio progetto solista ma non ho certamente abbandonato gli altri percorsi. Con il Nihil Project dopo una pausa di qualche anno – l'ultimo album “Plough Plays” era del 2006 - abbiamo deciso di pubblicare un nuovo album, lo stiamo registrando in questo periodo e verosimilmente uscirà nell'autunno 2012 con una edizione speciale, una sorpresa diciamo. L'altro progetto collaterale che mi vedrà impegnato nel prossimo futuro è l'album dello PsychOut Department un progetto di folk psichedelico ideato nel 2004 con un amico cantautore, Francesco Viani (alias Frankspara), e finora rimasto confinato ad un EP di quattro brani... spero che riusciremo a breve a metterci nuovamente all'opera.
 
Davide
Cosa farai adesso e cosa stai già pensando per il futuro?
 
Andrea
Sicuramente continuerò a girare dal vivo per promuovere La Via della Seta: sto attualmente portando nei locali e nei teatri una formazione in trio con Francesco Giorgi al violino e Francesco Gherardi ai tabla oltre a me alla chitarra, bouzouki e voce. Ho inoltre già iniziato a registrare le canzoni per il mio nuovo album, che vedrà un'ulteriore espansione di sonorità, questa volta verso occidente, e qualche sorpresa nell'organico, tra cui vi posso anticipare la collaborazione con un amico contrabbassista argentino, Pedro Judkowski. Del nuovo lavoro discografico con il Nihil Project ti ho già accennato e anche di quello con lo PsychOut. Sto infine progettando uno spettacolo teatrale e musicale che coinvolgerà il mio progetto e quello del mio amico e compagno di scuderia alla Reincanto Dischi, Frankspara. Porteremo dal vivo i nostri brani riarrangiandoli per suonarli insieme in una sorta di split-tour allargato che si chiama La Notte del Reincanto. Lo spettacolo è andato già in scena in anteprima al Teatro del Sale di Firenze e ora lo stiamo adattando per portarlo in giro anche su altri palchi.
 
Davide
Grazie e à suivre.
 
Andrea
Grazie a te e a presto

 

 
:: Vota
Vota questo articolo: 1 - 2 - 3 - 4 - 5 (1 = scarso - 5 = ottimo)
 
:: Davide Riccio
Davide Riccio, di Torino, educatore, musicista polistrumentista, compositore e giornalista. Ha collaborato con molti musicisti italiani e internazionali. Ha scritto poesie, racconti e saggi, che ha pubblicato su antologie e riviste sparse dal 1983 ad oggi (tra le ultime opere pubblicate “Il Musico David Rizzio” (biografia, ebook, 2006), “Povertssiment” (Genesi 2006), “Sversi” (Libellula, 2008), Neumi, cantus volat signa manent – La musica che lascia il segno (con cd di autori vari, Genesi-Into my Bed-Unamusica 2011). Dal 1998 è stato inquirente e articolista ufologo, copywriter in pubblicità e giornalista (il settimanale La Val Susa, il quotidiano Torino Sera, e il mensile Oblò di Livorno) occupandosi di cultura in genere e divulgazione.
 
:: Automatic tags
 
:: Articoli recenti
 
KULT Virtual Press e KULT Underground sono iniziative amatoriali no-profit - per gli e-book e per gli articoli fare riferimento alla sezione Copyright
Webmaster: Marco Giorgini - e-mail: marco @ kultunderground.org - Per segnalazioni o commenti inviare una e-mail a: info @ kultunderground.org
Questo sito è ospitato su server ONE.COM

pagina generata in 203 millisecondi