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2011
1
Nov

Intervista con Alessandra Celletti

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COMUNICATO STAMPA
 
Dal 30 settembre 2011
ALESSANDRA CELLETTI
il nuovo album Crazy Girl Blue
 
 
Una notte ho sognato di essere un ragazzo completamente blu e con un’elica sulla testa. Era malinconico perché aveva difficoltà a camminare sulla terra: la sua dimensione era altrove.
Nei sogni prende vita un mondo che sta nascosto da qualche parte, che non possiamo toccare, ma che ci si svela per qualche istante, mostrandoci colori, forme ed emozioni spesso sconosciuti. Al risveglio si può decidere di ignorarlo oppure di mantenere un filo con questo spazio incantato. Sono convinta che la musica sia un grandioso strumento per esprimere il legame con il sogno...
 
CRAZY GIRL BLUE, tredicesimo album della pianista romana Alessandra Celletti. L’artista, nata in ambito prettamente classico come interprete di un vasto repertorio che include composizioni di Debussy, Ravel e Satie, ma anche Gurdjieff/De Hartmann, Scott Joplin e Philip Glass, ha cominciato a dare conferma del suo talento autorale nel 2007, con l’album "The Golden Fly".
 
Suggestivo e immediato autoritratto musicale, CRAZY GIRL BLUE esprime attraverso 16 brani il mondo onirico di Alessandra Celletti, il fascino per l’invisibile e la sua passione per il volo. E il blue? «Da sempre è il mio colore preferito, forse perché è il colore del cielo e della libertà. Per anni guidare l’aliante mi ha insegnato a sviluppare l’intuizione, a riconoscere la direzione dei venti e il colore delle nuvole. C’è un punto d’incontro tra la disciplina che ho appreso per volare a vela e quella che occorre per suonare il pianoforte: la leggerezza. Ed è forse proprio questa la caratteristica che maggiormente descrive il mio modo di comporre e di suonare».
 
Anticipato dall’omonimo singolo la scorsa primavera, e pubblicato dall’etichetta nord americana Transparency, come i recenti "Sustanza di Cose Sperata" e “Alessandra Celletti plays Baldassarre Galuppi” (entrambi del 2009), CRAZY GIRL BLUE è pervaso dallo spirito del ragazzo blu, malinconico, con l’elica sulla testa, e conduce l’ascolto in uno spazio “indefinibile”, senza tempo e senza gravità, ma dove ogni cosa è luminosa (“All Things Shining”).

Indefinibili sono anche i titoli scelti, che alternano o mischiano tra loro l’inglese, il francese e l’italiano. Ne viene fuori un linguaggio bizzarro e un po’ fiabesco.

 

Les enfants du roi jouent dans la nuit
Pour chercher le soleil

 

«Mi è capitato di definire la mia musica “minimalismo-romantico”, ma in realtà in me convivono molti altri elementi: lo spirito punk, la leggerezza del pop, il rigore della musica classica, quel tanto di malinconica eccentricità che spesso mi accompagna», racconta Alessandra Celletti. «In CRAZY GIRL BLUE questi vari aspetti convivono. Sebbene mi senta sempre molto legata al minimalismo, che tanto mi affascina per la ripetizione di moduli, allo stesso tempo ho bisogno di colori ed emotività. Non dimentico poi di vivere nel terzo millennio e questa consapevolezza alimenta la mia modernità e le sue contraddizioni».
In “Five o’ clock” e “Les enfants du Roi” Celletti libera la voglia di giocare e di cantare: «non potrei proprio fare a meno dell’emozione del gioco, sebbene il lavoro artistico (e in particolare la musica) richieda anche una notevole autodisciplina, e il canto è una passione che mi rapisce sempre più spesso».
Inevitabile cogliere nella composizione di alcuni brani, soprattutto “Green and blue sur les wings” o “Come se un Valzer ballassi col Pensiero”, il suo legame con l’impressionismo francese, e in particolare con l’amato Erik Satie: «lui è stato davvero un musicista coraggioso e per me è un vero esempio di libertà espressiva».
Spesso, dopo un concerto di Alessandra, si ha l’impressione di aver fatto un viaggio per immagini. «Forse la mia musica ha un particolare potere evocativo o cinematico, ma di sicuro io stessa subisco a mia volta il fascino delle immagini. C'è un film muto che vidi tanti anni fa in una serata dell'estate romana intitolato "Il Vento";  è il film che mi sarebbe piaciuto musicare, e il brano “Le vrai nom du vent” è appunto ispirato a questo capolavoro del 1928».
L’album si chiude con un titolo che ne riassume lo spirito, “Crystal Visions”, evocando cristalli luminosi i cui colori sfumati sono persi tra riverberi.
«Penso sia importante esprimersi sempre in modo autentico e senza scendere a compromessi; è bello  avere un pubblico anche solo di quattro persone se ti amano e ti apprezzano per quello che sei veramente», conclude Celletti. «E ciò che sono ho cercato di esprimerlo nelle note che compongono CRAZY GIRL BLUE, raccontandomi attraverso i diversi brani che lo compongono, come in uno specchio caleidoscopico che rifrange in 16 frammenti tante parti di me».
Parallelamente all’uscita dell’album, Alessandra è coinvolta nella sonorizzazione che accompagna la prima uscita dell’inedito di George Bataille “W.C.” da parte di Antonio Contiero, che ha riscoperto le pagine dimenticate e frammentate del testo di Bataille. W.C. è un racconto distrutto da Georges Bataille negli anni venti dello scorso secolo, alla sua morte ritrovato sotto forma di frammenti tra le sue carte, pubblicati negli anni ’80 in forma anonima. Manlio Sgalambro ha suggerito al curatore, Toni Contiero, di “completare” l’opera integrando le parti mancanti e scrivendo ex novo un’intera prima parte. Curioso esperimento alchemico cui si aggiunge la prefazione di Bataille a Storia dell’occhio, nella quale egli scrive a lungo di questo racconto maledetto volontariamente distrutto, dalla lettura delle pagine di “W.C.” Alessandra Celletti ha tratto ispirazione per la composizione di dodici tracce nelle quali rappresentare musicalmente il senso delle parole e l’atmosfera cupa e dannata che queste esprimono. In alcuni dei brani presenti nell’album che accompagna il libro è stato coinvolto anche il compositore e poeta tedesco Jaan Patterson, già attivo in ambito sperimentale e particolarmente legato al movimento surrealista che indaga approfonditamente da tempo.
Tra gli impegni live di Alessandra sono di particolare importanza e prestigio la partecipazione alla terza edizione di LadyFest - festival di cultura al femminile che si tiene a Roma dal 16 al 18 settembre - e all’ottava edizione del Planet Tree Music Festival, rassegna che copre un ampio spettro di world music e classica contemporanea che si svolgerà a Londra dal 16 al 20 novembre 2011.
 

 

Ufficio Stampa Alessandra Celletti:
Rossella Leonardi - ross@rossellaleonardi.biz
Laila Caroli - lailacaroli@yahoo.it
 
 
Intervista
 
Davide
Ciao Alessandra. Iniziare dicendo che il tuo disco è semplicemente bello sarebbe la solita ovvietà riduttiva. Tuttavia potremmo cominciare proprio da questo: la bellezza, il bello musicale su cui si sono versati fiumi di inchiostro, senza poter tuttavia arrivare a una univoca e universale conclusione. Definire il Bello è facile: è ciò che fa disperare, disse Paul Valéry. Cos’è il bello musicale per te?
 
Alessandra
Per me è bello ciò che,  al di là della gioia o del dolore, risuona in modo autentico.
 
Davide
La prima associazione che viene spontanea è tra la tua musica e quella di pianisti e compositori come Michael Nyman, Ludovico Einaudi, Yann Tiersen (Les enfants du Roi), e certo anche il tardo romanticismo intimistico di un Fauré primo periodo, Satie e tutto l’impressionismo musicale a seguire. Detto questo per dare un’idea della musica di questo tuo disco, vorrei chiederti, più che i nomi di chi può avere influenzato maggiormente la tua musica e il tuo comporne, di descrivere le qualità principali della musica che ami. Cosa cioè ti innamora di una musica di altri, cosa deve darti?
 
Alessandra
Per conquistarmi una musica deve essere capace di cogliere qualcosa che sta in profondità  e di farla emergere con semplicità. Mi innamoro di ciò che arriva in modo diretto ed essenziale. Mi innamoro della purezza.
 
Davide
L'opera musicale si completa con l'esecutore, al quale compete la delicatissima parte dell'interprete. Conservatorio e disciplina non sempre si conciliano con la creatività… Ma non è certo il tuo caso. Cosa ti richiedi, specialmente dal vivo, nel suonare in equilibrio e osmosi da una parte come esecutrice e interprete, di te stessa e di altri compositori, dall’altra come compositrice nel bisogno di inventare e reinventare, variare, scartare, magari improvvisare?
 
Alessandra
È un equilibrio che ho conquistato a prezzo di molti momenti di crisi e di una continua ricerca. Come interprete non mi piace avere un approccio filologico quando mi confronto con un nuovo autore, ma tuttavia studio con cura e dedizione per stabilire un contatto diretto.  Cerco di entrare nel suo mondo attraverso i suoni senza alcun tipo di mediazione. Solo quando una musica scritta da un altro fa veramente parte di me, quasi come fossi stata io stessa a scriverla,  allora mi sento pronta a suonarla anche in pubblico. Così posso dire che non c’è differenza tra il mio ruolo di interprete e quello di compositrice: ho bisogno della stessa libertà e della stessa possibilità di reinventare.  Mi interessa ciò che una musica racchiude di universale e quindi di “contemporaneo”.
 
Davide
Quando e in che modo è avvenuto il passaggio da musicista interprete a compositrice? Cosa siginifica per te comporre musica?
 
Alessandra
La composizione è una conquista abbastanza recente del mio percorso musicale: probabilmente, mentre suonavo Bach, Chopin e Ravel, covava segretamente dentro di me questo desiderio e ha preso forma superando la mia timidezza e prendendo il coraggio di raccontare il mio immaginario. Per me comporre musica significa mettersi a nudo e dare una voce a tutto ciò che è invisibile: c’è tutto un mondo fatto di sogni, di emozioni, di sfumature impercettibili che è molto difficile esprimere a parole…
 
Davide
Definire la musica minimalista oggi è diventato un po’ più difficile rispetto agli esordi, ed è difficile associare il tessuto reiterativo assai scarno di opere come “Strumming Music” di un Charlemagne Palestine, di Terry Riley o di Steve Reich ecc. alla tua musica e a quella dei vari Einaudi, Nyman, Sakamoto. Insomma, il minimalismo ha infine preso diversificate forme, tante quante sono i diversi compositori minimalisti e il loro personale approccio. Come definiresti il tuo minimalismo, senza che questa etichetta finisca per starti stretta? 
 
Alessandra
Ho definito la mia musica “minimalismo romantico”, ma sebbene abbia dato io stessa questa definizione mi sta stretta comunque. Ascolto qualsiasi genere: sono cresciuta con la musica classica,  ma ho sempre amato il rock, il pop e soprattutto lo spirito libero e immediato del punk. Non mi piace fare una gerarchia tra i generi e penso che nella mia musica si fondano, senza regole, tutte queste suggestioni.
 
Davide
Ho letto che pratichi il volo a vela. I suoni se ne stanno nella musica per rendersi conto del silenzio che li separa, affermò John Cage. Nella tua musica quanto influisce questa passione, questa particolare educazione alle emozioni di un volo silenzioso e alla sensibilità nell’affidarsi a invisibili correnti…?
 
Alessandra
Suonando il pianoforte e volando in aliante ho scoperto che in realtà anche il silenzio può avere mille sfumature. Spostarsi nel vento, così come una pausa tra due suoni, non è mai un silenzio assoluto, ma il risultato di migliaia di vibrazioni.
 
Davide
A proposito di cose eteree… Sei tu che suoni il Theremin nel brano “Tra una stella e un’altra”?
 
Alessandra
No no, il theremin è uno strumento che sembra emettere suoni  per magia, ma in realtà richiede un esecutore abile ed esperto. Ad un mio concerto ho avuto la fortuna di incontrare Maurizio Erman Mansueti. È lui il mago del theremin che “Tra una stella e l’altra” fa risuonare quelle note eteree e incantate.
 
Davide
Sei stata recentemente coinvolta nella sonorizzazione che accompagna la prima uscita, per la casa editrice Transeuropa, dell’inedito di George Bataille “W.C.” Di cosa si tratta?
 
Alessandra
Così come nei sogni, W.C. segue un percorso dettato da una logica che procede in modo visionario e oscuro. Questo racconto mi ha fortemente incuriosita e attratta. Mi è stato proposto da Antonio Contiero, curatore e coautore dell’opera e per me è stata una vera scommessa dare voce all’atmosfera dannata di questa storia. Musicalmente ho cercato di creare un suono “sporco”, ma non ho saputo rinunciare a momenti di dolcezza… Per quanto macabra e “perversa” è  comunque la storia di una relazione d’amore. Sono stata felice di aver avuto la collaborazione di Jaan Patterson, musicista e poeta tedesco molto legato al movimento surrealista. Mentre nel mio nuovo album Crazy Girl Blue ho cercato di rispecchiarmi accendendo una luce su ogni sfumatura del mio mondo interiore W.C. è un esperimento nel buio.
 
Davide
Qual è il più bel ricordo affidato a una tua composizione?
 
Alessandra
Credo che sia quando per la prima ho volta ho sentito il desiderio di cantare e di esprimermi anche attraverso la voce. Non sono una cantante ma cantare è una delle cose che mi da più felicità.
 
Davide
E, se si può dire, il più grande dispiacere affidato in qualche modo alla cura o al sollievo di una tua musica?
 
Alessandra
Spesso la sofferenza nasce dalla sensazione di un vuoto, di qualcosa che manca… La musica a volte ha il potere di riempire quel vuoto, o meglio ancora, di rivelarci che quello che percepiamo come “assenza” in realtà è già dentro di noi e può bastare una melodia per farlo entrare in risonanza.
 
Davide
Mi piacerebbe chiederti di ogni traccia e di ogni titolo, ma sono quindici… Bellissima "La rosa ha ucciso l’Orchidea Bianca”… Ti riferivi alla pianista nella storia  del film “Orchidea bianca” con Barbara Stanwyck?
 
Alessandra
Non conosco questo film e ora sono curiosa di vederlo… Ma ti posso dire che i titoli dei miei pezzi nascono sempre dopo che ho terminato la composizione o addirittura quando ne riascolto la registrazione definitiva. Riascoltando “La rosa ha ucciso l’orchidea bianca” ho avuto la sensazione di due forze che si opponevano in un combattimento surreale, dove un fiore può diventare simbolo di crudeltà.
 
Davide
Collabori da sempre ed ecletticamente con molti musicisti, tra cui senz’altro spicca il bravissimo Hans-Joachim Roedelius. Cosa deve avere un progetto di collaborazione perché tu te ne senta attratta e coinvolta?
 
Alessandra
Prima di tutto mi deve incuriosire  e poi si deve creare un’atmosfera giocosa e seria al tempo stesso. Ci deve essere entusiasmo e la voglia di condividere e scoprire insieme una nuova strada.
 
Davide
Hai cominciato a studiare il pianoforte molto presto, nell’infanzia. Chi sono i tuoi pianisti preferiti e quali quelli a cui ti senti più riconoscente per il tuo modo di suonare?
 
Alessandra
Ho sempre ammirato Arturo Benedetti Michelangeli per la sua padronanza del suono e Glenn Glould per la sua estrosità, ma la persona a cui sono più riconoscente  è Vera Gobbi Belcredi, l’insegnante con cui ho studiato dopo gli anni del conservatorio. Era una persona speciale. Dopo essermi seduta al piano, prima che cominciassi a suonare una volta mi disse “cascasse il mondo la musica deve continuare”… I suoi insegnamenti andavano sempre al di là della semplice tecnica pianistica.
 
Davide
Parafrasando Leopardi, il più solido piacere di questa vita, è il piacere dei sogni?
 
Alessandra
Mi dispiace, non sono mai andata troppo d’accordo con Leopardi… Io sono ottimista dalla testa ai piedi e penso che il più grande piacere di questo mondo sia piuttosto trasformare quei sogni in realtà.
 
Davide
Progetti futuri?
 
Alessandra
Ho mille progetti, ma un unico desiderio che li lega e cioè di continuare a coltivare il mio mondo musicale sempre con entusiasmo e sincerità e di avere la possibilità di condividere questo mio viaggio nei suoni con sempre più persone.
 
 
 
Biografia
Ha compiuto studi classici diplomandosi in pianoforte al Conservatorio Santa Cecilia di Roma.
Il suo album Esoterik Satie (Kha Records, 2000, ristampato 2008) è stato in Francia in classifica al sesto posto dei dischi più venduti di musica classica. L'interpretazione contenuta in quell'album della Gnossienne n.1 è stata scelta da Guy Ritchie per la colonna sonora del film "Revolver" (2006). Sei mesi di studi a Praga si sono concretizzati nel doppio CD "Viaggio a Praga" nel quale la Celletti ha interpretato autori cechi, tra i quali Leos Janacek. In "Hidden Sources" esplora l'esoterismo e simbolismi di Gurdjeff.
Negli ultimi anni ha pubblicato album quali "Chi Mi Darà Le Ali" e "The Golden Fly", entrambi composti di brani, suite, frammenti per pianoforte. Nel 2008, in "Way Out", prodotto dall'etichetta inglese LTM affianca al piano anche la sua voce, batteria e percussioni.
Tra le collaborazioni va ricordato il sodalizio con Hans Joachim Roedelius fondatore del Cluster/Harmonia, già collaboratore di Brian Eno e considerato uno dei padri della elettronica tedesca. Con lui ha inciso per l'etichetta americana Transparency "Sustanza di Cose Sperata". Per la stessa Transparency ha inciso un cd dedicato a Sei Sonate di Baldassarre Galuppi.
Da alcuni anni il poeta Beppe Costa utilizza molte delle musiche da lei composte per i propri recital di poesia, realizzando inoltre il video "Di me, di altri, ancora", che contiene anche due canzoni della stessa Celletti).
La Celletti svolge un'intensa attività concertistica alternando sue composizioni a brani di autori classici e contemporanei. Il suo repertorio come concertista ha fulcro negli autori tardo ottocenteschi francesi, in particolar modo Debussy e Ravel dei quali ha esplorato alcuni aspetti particolarmente introspettivi.
Discografia
·                     Les sons et les parfums (Debussy-Ravel-Satie) (Bleriot, 1994)
·                     Viaggio a Praga (autori boemi dal '700 al '900) (Bleriot, 1996)
·                     Overground (Bleriot, 1997)
·                     Hidden Sources (Gurdjieff-de Hartmann) (KHA, 1998)
·                     Esoterik Satie (Erik Satie) (KHA, 2000)
·                     Black Baby (Scott Joplin) (KHA, 2002)
·                     Metamorphosis (Philip Glass) (KHA, 2005)
·                     Chi mi darà le ali (Bleriot, 2006)
·                     The Golden Fly (KHA, 2007)
·                     Way Out (Ltm, 2008)
·                     Alessandra Celletti Plays Baldassarre Galuppi (Transparency, 2009)
·                     Sustanza di Cose Sperata (Celletti-Roedelius) (Transparency, 2009)
·                     Crazy Girl Blue (Transparency,2011)
 
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:: Davide Riccio
Davide Riccio, di Torino, educatore, musicista polistrumentista, compositore e giornalista. Ha collaborato con molti musicisti italiani e internazionali. Ha scritto poesie, racconti e saggi, che ha pubblicato su antologie e riviste sparse dal 1983 ad oggi (tra le ultime opere pubblicate “Il Musico David Rizzio” (biografia, ebook, 2006), “Povertssiment” (Genesi 2006), “Sversi” (Libellula, 2008), Neumi, cantus volat signa manent – La musica che lascia il segno (con cd di autori vari, Genesi-Into my Bed-Unamusica 2011). Dal 1998 è stato inquirente e articolista ufologo, copywriter in pubblicità e giornalista (il settimanale La Val Susa, il quotidiano Torino Sera, e il mensile Oblò di Livorno) occupandosi di cultura in genere e divulgazione.
 
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