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2005
25
Dic

Ore di terrore

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Ore di terrore

(Greg Iles - PIEMME Pocket)

 

   Sembra che all'inizio, di Ore di terrore, Greg Iles voglia confonderci delineandoci la fine di un rapimento e inducendoci a pensare che gli ostaggi siano i protagonisti di tutta la trama. Le caratteristiche fondamentali del sequestro: tre rapinatori, tre ostaggi e un lieto fine.

   Continuiamo a leggere. Ci sorprendiamo nell'incontrare tre nuovi personaggi, una famiglia, e una diversa situazione sembra essere l'avvio di una nuova storia. Ma ecco che si ripresentano i tre rapitori che avevamo quasi dimenticato; assistiamo, allora, ad un sequestro a scopo di estorsione, il sesto che Joey Hockey organizza secondo un piano ben accurato, seguendo alcune regole che assicurano il raggiungimento dello scopo; una di queste, la più determinante, è, senza dubbio, la telefonata, fatta ogni mezz'ora tra i complici del rapimento e alla quale è legata la vita di Abby e l'attesa che paralizza il dottor Jennings e sua moglie.

   Si ha la sensazione di vivere, attimo dopo attimo, con Will, Kren e la piccola Abby, le ventiquattro ore di tensione, angoscia e paura, come se anche noi fossimo incastrati nella diabolica trappola, e di essere spinti a procedere veloci nella lettura, dubitando del lieto fine.

   Greg Iles lavora molto sugli effetti, a livello psicologico, dell'avventura e, così, dà molto spazio ai soliloqui di Will e di Karen, dettati dalla preoccupazione del dopo, dal continuo tormento di come potersi liberare, ma dominati, soprattutto, dall'apprensione sullo stato di salute della bambina, dall'ansia di poterla riabbracciare sana e salva. Sebbene siano separati e tenuti prigionieri in tre posti diversi, il dottor Jennings, sua moglie e la loro figlioletta affrontano la situazione critica con coraggio, sperando in una via di scampo, anche nei momenti di maggior difficoltà.

   Lo scrittore ci fornisce le notizie relative alla vita dei personaggi e alle modalità del rapimento, anche, e soprattutto, attraverso le tante conversazioni. In particolare, i dialoghi tra Will e Cheryl sono, quasi sempre, esplicativi, si direbbe a tesi; quelli tra Hockey e Karen piuttosto brevi e a scopo informativo; edonistici quelli tra Huey e Abby.

   Fino al quindicesimo capitolo, la lentezza caratterizza il succedersi degli avvenimenti e i tre ostaggi sono calati in uno stato di inerzia quasi totale, in uno spazio ristretto, come in una gabbia. Poi l'azione si fa frenetica e domina la scena: ampi spostamenti e atti violenti eseguiti all'esterno. La tensione diventa panico; l'incertezza, il dubbio e la perplessità si acuiscono e i due genitori esplicitano, ancor di più, in modo tragico, il sentimento paterno e materno mettendo a repentaglio la loro stessa vita.

   I rapitori sono i personaggi più caratterizzati sia esteriormente che interiormente; ognuno è reduce da un particolare passato: Joey Hockey, sconvolto psicologicamente dalla morte della madre durante un intervento chirurgico, è motivato, da questo, a vendicarsi, Cheryl ha sposato Joey, che l'ha tirata fuori dalla droga e dalla prostituzione, Huey è un ritardato mentale che soffre per la morte della sorella, per la mancanza di una famiglia e per il suo orribile aspetto fisico ed è protetto solo da suo cugino Joey. A Huey viene, di volta in volta affidato il bambino rapito e il rapitore se ne occupa con incredibile affetto e premura, essendo cosciente di intimorirlo a causa della sua mostruosità. Il suo è, comunque, per natura, un comportamento infantile; è anche capace di uccidere se solo glielo chiede suo cugino.

   Il libro è scritto con uno stile agile e spontaneo e un linguaggio familiare che ben si adatta ad ogni situazione; la narrazione è imbevuta di "Una suspense straordinaria che ti divora come un fuoco", come dice Stephen King.

 

Simonetta De Bartolo

 
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:: Simonetta De Bartolo
Simonetta De Bartolo, recensore ed intervistatrice, è conduttrice de “Lo Scaffale”, rubrica di recensioni letterarie di www.patriziopacioni.it autentico web-magazine dedicato alla scrittura e a ogni altra forma di espressione artistica, alla solidarietà e all’’attualità. Nata a Cosenza, si è laureata in Lettere moderne, sottoindirizzo artistico, all’Università della Calabria, e ha condotto ricerche in campo etnologico. Ha partecipato a numerosi concorsi letterari e, per alcuni anni, ha fatto parte delle redazioni de La Tela Nera e di Progetto Babele, dell’Associazione culturale “Il Foglio” e del comitato di lettura di «NetEditor», sito su cui ha pubblicato recensioni, racconti e poesie. Ha collaborato con “Il Foglio Magazine” e alla pubblicazione di un volume pensato dagli editori della rivista «Italian Culture», organo ufficiale dell’Aais (Associazione americana per gli studi di italianistica). Sulla rivista «Encuentro de la cultura cubana», ha pubblicato una recensione del volume di autori vari, curato da William Navarrete, Versi tra le sbarre, dato alle stampe nel 2006 dalle Edizioni Il Foglio di Piombino (Livorno). Su TERZA PAGINA WORLD, maggio 2009, ha pubblicato la recensione a “Seconda B”, di Patrizio Pacioni, romanzo edito nel 2009 dalla Melino Merella Edizioni. Collabora con le e-zine Progetto Babele, Segreti di Pulcinella, StradaNove e KULT Underground; con i siti Web La Tela Nera, che, nel 2004, le ha pubblicato alcune recensioni nell’e-book antologico “Sangue sui libri”, con Opera Narrativa, KULT Virtual Press. Fa parte dello Staff del portale culturale «L(‘)abile traccia». In questi ultimi anni si è segnalata e distinta anche nel settore delle interviste letterarie Per La Tela Nera, dopo aver recensito alcune importanti loro opere, ha dialogato con gli scrittori Davil Buio, Andrea Moneti e il caporedattore e fondatore di Progetto Babele, Marco R. Capelli; Per Progetto Babele con Francesco Gitto, Vittorio Bongiorno, Fabio Marangoni, Patrizio Pacioni. Infine, per www.patriziopacioni.it, Sacha Naspini e lo stesso Patrizio Pacioni.
 
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