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2005
25
Nov

eXistenZ

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eXistenZ

 

Cronenberg, in questo film, riflette sulla realtà. E sui possibili effetti di una sua alterazione. In un certo modo continua la sua ricerca sulle realtà alterate che era già passata per Videodrome e il Pasto Nudo. Nel primo veniva analizzata la televisione come strumento di transizione da una realtà ad un'altra, nel secondo la scrittura. In eXsistenZ è il videogioco il mezzo meccanico che Cronenberg utilizza per continuare la sua riflessione.

Solo che la meccanicità del videogioco, intesa come fisicità del supporto che lo sostiene e che lo fa vivere, si trasforma in organicità. Ci troviamo di fronte, ancora una volta, supporti mutanti che prendono il posto di quelli meccanici. Sembra che Cronenberg identifichi nella mutazione del corpo la prossima evoluzione della tecnologia e dell'uomo stesso. Quindi per giocare ad eXsistenZ i partecipanti hanno bisogno di una porta di entrata (un foro sulla schiena) e di un cavo con il quale connettersi con la consolle del gioco. Adesso analizziamo come Cronenberg ci mostra la cosa. La porta di entrata ha le fattezze di un orifizio anale, con tanto di impulsi di piacere/dolore legati all'inserimento del cavo di connessione, che risulta essere, a sua volta, una specie di cordone ombelicale. Questo è collegato alla consolle sulla quale "gira" eXistenZ: una forma mutante e organica non meglio identificata. Questi ammasi informi di carne, al limite del ribrezzo, sono l'ossessione di Cronenberg. Li ritroviamo in molti dei suoi film. Forse l'evoluzione dell'uomo è legata alla sua progressiva mutazione genetica? Forse un domani i nostri corpi saranno un miscuglio ripugnante di cartillagini, filamenti e nervi?

Ma torniamo alla realtà. E come ho già detto alla sua alterazione. Il videogame è lo spunto perfetto per rappresentare questo rapporto. La realtà virtuale, se non controllata, potrebbe diventare molto pericolosa, come fa intravedere il finale del film. Ma qui l'alterazione ricorda di più uno stato allucinatorio. In cui si perde il contatto tra ciò che siamo e ciò che stiamo vedendo. Nel film la protagonista (Jennifer Jason Leigh) ripete molte volte al suo "amico" (Jude Law) che non bisogna avere paura, che è solo un gioco, che non è la realtà. Cosa che mi ricorda quando si cerca di aiutare qualcuno sotto acido o sotto sostanze a base di psilocibina. Sai che quello che hai davanti non è vero. Ma sembra tanto reale. Sembra che stia succedendo qui e ora. E allora come fa a non essere vero?

Questa dimensione allucinatoria della realtà ritorna anche in Videodrome e il Pasto Nudo. I protagonisti non sanno più distinguere. Hanno perso la strada del ritorno. Si sono talmente assuefatti ai loro occhi che credono a tutto quello che gli passa davanti.

Quindi l'effetto di eXistenZ non è tanto diverso da quello di una droga allucinogena.

Nel finale del film assistiamo a un bel colpo di scena che rimette in discussione tutto quello che abbiamo visto. E' il classico finale che definirei intrippante. Proprio perchè ti fa pensare. Ma non in una unica direzione. In più direzioni. E questo è molto, ma molto importante.

Lo ammetto non amo Cronenberg. Provo fastidio nel vedere i suoi film. Ma è comunque uno che ti mostra le cose da un altro punto di vista. O per lo meno cerca di dirti che la realtà non è così semplice come credi. 

Emiliano Bertocchi

 
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:: Emiliano Bertocchi
Mi chiamo Emiliano Bertocchi. Sono nato a Roma il 22 giugno 1979. Perchè scrivo? Credo sia questa la domanda a cui debba rispondere. Scrivo perchè ne ho bisogno. Niente di più e niente di meno. Scrivere non è un hobby, o uno svago, o una cosa da fare tanto per fare. Almeno non per me. Io ne Sento il bisogno. Quando sto male, quando mi rode, quando sono incazzato, quando vorrei distruggere qualsiasi cosa ho davanti, quando amo, quando sto fuori, quando vivo. L' altra volta sono andato a un reading di poesie e mi sono accorto che leggere le mie poesie davanti ad altri è stato come andare in giro a raccontare a degli sconosciuti la propria vita. Preferisco stamparle e farle leggere le mie cose, piuttosto che leggerle io stesso. C'è meno intimità. E poi il lettore ritrova sempre se stesso nelle pagine che legge ed è preferibile che non si specchi troppo con chi le ha scritte. Scrivere è la mia libertà, il foglio bianco è la mia Anarchia, perchè lì sono veramente libero di poter dire, essere e fare tutto quello che voglio e come lo voglio. Gli scrittori che mi hanno fatto iniziare sono stati Charles Bukowski e Jack Kerouac. Grazie. E un grazie anche alle parole... le mie dolci amiche... vi prego non lasciatemi... non lasciatemi mai.
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