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1998
25
Mag

Voci che sussurrano

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Voci che sussurrano

Oh, ma com'è che l'ultimo editoriale di SUSSURRI l'ho scritto con un maglione indosso e un vento freddo che ugualmente riusciva a gelarmi dentro, e adesso sto morendo dal caldo in maglietta? Sì, ok l'estate, ma qui stanno capitando cose che rendono la domanda "come mi vestirò domani?" più difficile di un pronostico su di un risultato di serie C... mah... e il bello è che pubblicando su internet, e da lì ricevendo una parte di quanto proponiamo non è neppure detto che questa blanda tortura sia una di quelle "shared experiences" di cui tanto si parla.
Ovvero: io sto perdendo chili (magari) in una sauna immensa di nome Modena... e voi?
Beh, vi auguro almeno di avere una birra ghiacciata a portata di mano... e mentre la sorseggiate in attesa che la rubrica SUSSURRI di questo mese "inizi", voglio ricordarvi una volta ancora del concorso7 artistico7 "
Il ritorno di Holden
"... ripetendovi che come l'anno scorso ci sono premi in buoni acquisto, che le categorie ammesse sono tre (immagini, testi e musica), che è possibile partecipare se si è in età di scuola media o superiore e che anche quest'anno verrà realizzato un ipertesto con il materiale pervenuto, e che questo ipertesto verrà distribuito su tutto il territorio... che volete di più?

Un'ultima segnalazione e poi si inizia: non perdetevi gli ultimi aggiornamenti di un altro sito1 importantissimo per chi si interessa di racconti... come che sito? ma come! non ditemi che non conoscete il cafè letterario gestito da Raffaele Gambigliani Zoccoli... vergognatevi... e, mi raccomando, rimediate... fra l'altro, fatto a mio parere utilissimo, oltre a più di un centinaio di racconti in linea (numero in continuo e costante aumento) è possibile trovarci links ad altri siti, informazioni su concorsi e su come pubblicare le proprie opere.

Ok. Appoggiate la bottiglia e prestatemi qualche minuto d'attenzione. Si vada a incominciare.

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La prima poesia di questo mese è Amico dell'ormai molto conosciuta Mia Preti. Nel consueto stile colloquiale, arricchito non poco da un ritmo dolce e intimista, un'altra lettera al mondo prende forma, un'altra voce rievoca ricordi, e chiama a raccolta l'immagini di un amico, per poco allontanato da uno screzio, e ora di nuovo vicino. Lo costruzione di questo testo è gradevole e, pur nella sua semplicità, assolutamente non banale nè scontata, e subito si rimane catturati dall'atmosfera e dal senso del monologo che questa autrice ha trasformato in versi. Nel complesso un buon testo, senza fronzoli o innovazioni stilistiche, che sarà apprezzato quasi sicuramente dalla maggior parte dei lettori.

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Questo mese, a causa della ridottissima dimensione di alcuni testi pervenutici abbiamo deciso di rispolverare un'usanza che avevamo nei primissimi numeri della rivista: la pubblicazione di più materiale misto dello stesso autore. Il vantaggio di una operazione del genere è che anche il lettore riesce in un colpo solo a vedere come l'autore si destreggia coi versi in situazioni differenti, e lo svantaggio è che per me il compito di una recensione si complica un poco, dovendo trascendere dai singoli brani, fino ad arrischiarmi in un giudizio più ampio sulle qualità dell'artista. Della... vita... e Le maree di Carlo Zarcone sono comunque due testi particolarmente utili per questo scopo, in quanto racchiudono in sè lo stile ed il modo di "narrare" di questo particolare autore. E' facile in essi vedere il "pattern", l'impronta che rende normalmente uno scritto di Carlo più un inno, o un motto che una vera e propria poesia, almeno come siamo abituati a concepirla: il modo frammentato di comporre i versi, il largo uso di elissi, il meccanismo sfuocato delle immagini composte. Tutto questo rende unico (almeno sulle pagine di SUSSURRI) il suo narrare stati d'animo, sensazioni, idee o dubbi esistenziali. Tutto questo rende il suo lavoro ciò che in qualche modo ci siamo abituati a vedere.


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Buone poesie, anche se al limite dell'ermetismo (la più lunga non supera le quattro strofe) sono quelle con cui Luciano Cavazzuti ha deciso, dopo un lungo periodo di pausa, di far sentire di nuovo la sua voce sulle nostre pagine: Giugno Buio - Lampi e Sconfitta di cristallo. Ma se ad una prima lettura, può appunto sfuggire il termine ermetico, ben presto ci si accorge come in realtà questa definizione abbia pecche, e tra le righe il caos di immagini, la loro frammentazione, il loro aprirsi anzichè concludersi, e il loro gioco con il titolo (che è un aggiunta non eliminabile al testo stesso) un'altra parola risulta sicuramente più precisa: zen. L'illuminazione che questi brevi scritti pretendono non è facile da raggiungere. Non è facile scorgere neppure in sconfitta di cristallo niente più che quanto effettivamente si può leggere, anche se in qualche modo la sensazione di stare lasciando sfuggire qualcosa c'è, e rende inevitabile una più lunga riflessione su questi particolarissimi scritti.

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Temporalmente distante dalle altre tre splendide poesie pubblicate dello stesso autore, ecco a voi Solitudine di Fabrizio Cerfogli. Lo stile di questa sequenza di immagini, di questo "filmato" in cui il freddo ed il buio sembrano dominare tutta la scena, è curato e attento. L'autore mostra come sempre una perfezione non comune in ciò che fa, ricamando una scena in cui nulla è presentato per caso, e nella quale l'introspezione, l'analisi della propria condizione di solitudine, è spietata e lucida. La propria impotenza nei confronti della vita, di quel momento specifico almeno, è certificata dai "non posso" e dai "per forza", che non riescono ad incrinarsi neppure quando lo specchio accende un piccolo bagliore nella notte. Ma il capire ciò che si è, il vedersi in faccia non basta. Occorre qualcosa di più. Occorre attendere.
Testo splendido che si accoda degnamente agli altri di questo capace autore.

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Uno dei più apprezzati autori di poesie di gusto classico che hanno militato più o meno con regolarità sulle nostre pagine è sicuramente Matteo Ranzi di Imola. Fine dei tempi, il testo con il qualche questo Maggio si presenta ai lettori di SUSSURRI, è un buon modo per far capire però come anche lui non disdegni la sperimentazione, proponendo in un contesto semplice ma in qualche modo canonico, immagini e riflessioni moderne e complesse. Un inno complessivamente goliardico all'idea stessa della propria morte: questo in poche parole come può esser visto questo testo, che contiene parecchie assonanze a canzoni e a filastrocche. Come interpretare un cambio di toni e di stile così netti? Come conciliare i suoi ripetuti accenni a Borges e ad un certo tipo di cultura europea, a questo quadretto? A voi la risposta, che le tra righe di quella sera (gli auguriamo lontana) illuminata da una luna che si intuisce appena, forse trascende la propria fine e si appoggia invece, su quella di questa era.

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Cosa dire della produzione dell'unico straniero che da un po' frequenta assiduamente le nostre pagine, se non che è in qualche modo semplice ed efficace insieme? Forse a questo si può aggiungere altro: due mesi fa infatti abbiamo apprezzato un esilarante scenetta in versi, e lo scorso mese abbiamo potuto gustare un dolcissimo inno all'amicizia. La varietà di stili, senza che questa renda mai difficile riconoscere la mano dell'autore, è quasi sicuramente un altro punto forte di questo giovane poeta. E con The two princes, penso che Asif Khan si consacri una volta di più come un artista completo, che sa senza problemi spaziare tra la comicità e l'intimismo senza smarrirsi mai. Questo breve passaggio, dedicato ai figli di Lady Diana, non ha bisogno di molti commenti... sì, forse lo stile in certi punti, può apparire incerto o dubbio, ma nel complesso penso che anche questo suo tributo possa degnamente aggiungersi a tutti gli altri, e che possa farlo con la testa alta.

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Dopo un paio di mesi di attesa ho il piacere di proporre un nuovo testo composto anche da uno degli autori più conosciuti ed apprezzati su queste pagine: Raffaele Gambigliani Zoccoli. Una scommessa virtuale è il terzo episodio di una piacevolissima saga composta a quattro mani da Raffaele e da Giorgia Rebecchi, nella quale gli alter ego dei due autori si dilettano a sperimentare quanto gli uomini siano tendenzialmente incapaci di resistere al fascino femminile. E in uno sfondo che a poco da invidiare a quello - a tratti - di un giallo e - a tratti - di una frizzante spy story, tutto si dipana su un clichè che fa da filo conduttore ad intrecci di comicità, di sesso e di satira sociale. Inutile dire come apprezzi lo stile scorrevole e avvincente di questo duo, da me già apprezzato le altre volte, e come sia difficile non sorridere alle "cattiverie" a cui la vittima predestinata viene sottoposta. Solo, mi limito ad un consiglio: se come penso troverete questo scritto irresistibile, non esitate a recuperare i precedenti, e in special modo il primo.

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Seconda apparizione su queste pagine per un autore molto speciale: Franco Braga. Insegnante in pensione, e autore oltre che di racconti, di poesie di vario interesse, si presenta a noi con un testo dal titolo di Natale 1937. Come nel caso precedente (e come del resto, nella maggior parte della sua produzione) abbiamo di fronte uno scritto apparentemente autobiografico, nel quale possiamo ritrovare l'Italia tra le due guerre. Il tono è caldo e lento, lo stile, che si ingegna a presentarsi come pagina di diario, è efficace e coinvolgente. La minuzia dei particolari più comuni ricorda le storie che sicuramente tutti abbiamo sentito uscire dalle labbra di nonni o zii, e l'immagine complessiva è sicuramente buona. Consigliato a chi, come me, pur in una limitata visione del fenomeno, non disdegna il neorealismo italiano, e a chi crede ancora che per una buona storia le parole abbiano la stessa importanza della trama.

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E' indubbiamente difficile giudicare un testo come Dove l'unico mezzo di trasporto sono i sogni di Giovanni Bergamini. Difficile non tanto per la buona architettura del racconto (o meglio della "novella", come l'autore stesso la definisce), che dopo un inizio ad arte rientra in schemi efficaci e lineari, quanto per l'originalità della trama, che si sposta tra la cronaca e il sogno, tra la disillusione e l'utopia. Che si annidi un messaggio tra le righe è ovvio, ma in certi passaggi non risulta ovvio quale. L'autore, con abili colpi di "penna" ci presenta un protagonista semplice e splendido, vincente e perdente per partito preso, inabile di vivere in una realtà che si trasforma spesso in paradosso, e con la quale ogni compromesso ha il sapore di una resa. E la vicenda che costui vive davanti ai nostri occhi è "strana" e interessante. Tutto concorre a presentare al lettore un bel racconto che è probabilmente anche un manifesto senza una vera linea d'azione, che farà riflettere, sorridere, pensare.

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Il testo sicuramente più forte che questo mese abbiamo il piacere di proporre ai lettori di SUSSURRI è quello che abbiamo tenuto in chiusura: Lemuri in memoria del giovane Paolo Catullo. Più che un racconto abbiamo di fronte un veloce schizzo senza quasi trama, abbiamo cioè un'immagine, una visione complessa su un tema gradevole - l'arte che si muove sull'arte, urlata senza apparente coordinazione, sputata quasi come in un raptus creativo, e terminata altrettanto bruscamente. Che dire: ad alcuni questo testo non piacerà. La sua anarchia formale, il suo linguaggio "giovanile" maschera la linea del racconto e necessita un minimo di volontà per entrare nell'ambiente che Paolo ha saputo costruire. Bisogna lasciarsi andare, bisogna accettare le immagini e le allucinazioni senza porre ostacoli per godersi2 il testo... ma se si sta al gioco, se si accetta di scendere la china senza freni, allora queste poche righe assumeranno un sapore diverso e si riuscirà a leggere l'idea non-idea del suo creatore.

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Anche questa volta siamo arrivati alla fine. Che altro dire? Collaborate con noi (o con altri, magari ad esempio con il sito di Raffaele Gambigliani Zoccoli, già citato in apertura)... in parole povere pubblicate. Se pensate che il vostro lavoro valga, o se siete in dubbio, provateci. Noi, come anche altri, stiamo aspettando voi.
Buona lettura.

Marco Giorgini

1
L'indirizzo è http://www.geocities.com/soho/cafè/2209/letteratura.htm, ed è uno di quei link da avere sempre in bookmark, se vi interessano i racconti e la letteratura in generale. In questo sito troverete non solo moltissimi testi di ottimi autori, ma anche numerose informazioni su bandi di concorso per aspiranti scrittori, e link ad altre riviste di rete che pubblicano scritti.

2
qui cito l'autore

3
Star Trek Italian Club

4
e sul sito letterario di Raffaele Gambigliani Zoccoli

7
Per ulteriori informazioni su questa iniziativa (aperta ai giovani di medie e superiori e riguardante testi immagini e musica) vi invito a collegarvi al sito http://www.pianeta.it/webkult/holden2 o a quello ufficiale sotto le pagine del comune di Modena.

 
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:: Marco Giorgini
Marco Giorgini è nato a Modena il 21 Agosto 1971 e lavora come responsabile del settore R&D in una delle più importanti software house italiane che si occupano di linguistica applicata. Dal 1994 coordina la rivista culturale KULT Underground e dal 1996 la casa editrice virtuale KULT Virtual Press; ha tenuto conferenze, e contribuito ad organizzare mostre e concorsi letterari, tra cui ''Il sogno di Holden''. Da marzo 2005 è autore di una striscia a fumetti sul mondo degli esordienti chiamata Kurt.
MAIL: marco@kultunderground.org
WEB:
www.kurtcomics.com
 
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