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2010
23
Lug

Intervista con Ochtopus

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Comunicato stampa di Synpress44
Francesca Grispello & Donato Zoppo
OCHTOPUS:
Ricette, biografia e aneddoti vari…
 
Cibo, musica e divertimento, ci può essere accostamento più felice? La ricetta che vi stiamo per proporre si prepara con ingredienti semplici, tradizionali, utilizzando, oltre ai sapori classici, anche condimenti popolari forse un po' in disuso ma che, sapientemente amalgamati, possono portare a nuove sensazioni.
Per cominciare, per ottenere un ottimo sformato bisogna mettere a cuocere un bel po' di strumenti a fiato tagliati a piccoli spicchi, tra i quali è necessario vi siano almeno un fagotto, un trombone e un sax; poi scolateli bene e metteteli a soffriggere con un tritato finissimo di chitarre. Condite con due cucchiaiate di flauto, qualche goccia di percussioni e quando si sarà ben amalgamato aggiungete una presa di clarinetto. Ritiratelo dal fuoco e, quando sarà diaccio uniteci un poco di oboe grattato. Versate il composto in un capiente contenitore, cuocetelo a bagnomaria e servitelo caldo.
La ricetta si chiama OCHTOPUS ed è stata anche premiata con il primo posto all'On the Road Festival 1997 e 1999 di Pelago (Fi); si può consumare tranquillamente ascoltando il cd appena sfornato Niente apparente… Buon appetito!
 
Nati nel 1996 a Ravenna come gruppo di strada, gli Ochtopus hanno preso parte a numerose manifestazioni di vario genere, tra le quali:
- FERRARA BUSKERS;
- ON THE ROAD FESTIVAL di Pelago (FI)  (Primi classificati del concorso nelle edizioni '97 e 99);
- FESTIVAL DELLA MULTIMEDIALITA' - Festa Nazionale  De L'Unita' di Firenze nel '97;
- Festival di PIAZZA SANTA CROCE di Firenze;
- VENEZIA IN MUSICA.
 
Nel 1998 gli Ochtopus pubblicano il disco d'esordio È la quintina che m'incasina, nei primi mesi del 2001 arriva il secondo cd Paraponzipò, entrambi per l'etichetta Musica in Campo della Materiali Sonori. I due album contengono brani originali della band ravennate e ottengono un ottimo responso di pubblico e critica. Nel 1999 con un felice arrangiamento di Un bès in bicicletta di Casadei, gli Ochtopus partecipano alla compilation Transromagna, presentata alla fiera della musica da ballo svoltasi a Faenza il 6 e 7 Febbraio 1999 e uscita a fine giugno in occasione del Pida Tour 99.
 
Nel 2002 la formazione compone la colonna sonora per un cortometraggio della regista Stefania Galeati (giovane artista di Bagnacavallo) e subisce un cambiamento che la conduce, nel 2004, ad un nuovo lp dal titolo Calamares Pra Passejo (Calamari da passeggio): il disco esce con la Ethnoworld e segna la ripartenza per il gruppo. A sei anni di distanza dal terzo album, arriva Niente Apparente, ancora per Ethnoworld, con un nuovo cambio in formazione.
 
Il repertorio dell'ensemble abbraccia pezzi travolgenti e raffinati che spaziano dal jazz alla musica classica, toccando anche colonne sonore di film, fino ad arrivare a pezzi di propria composizione dall'aria a volte minimalista, a volte classica a volte blues.
 
Dicono di loro
Atmosfere felliniane suonate da un gruppo di sette ragazzi che mescolano le sonorità di strumenti classici con percussioni marocchine e brasiliane. Oboe, clarinetto, corno e fagotto, insieme ad una chitarra classica e ad una acustica, tutti incalzati dai ritmi del cajon, della darbuca, del pandero o delle nacchere, vi condurranno tra composizioni note (di autori del calibro di Astor Piazzolla, Paco De Lucia, Penguin Cafe Orchestra, Paul Desmond) e brani originali.
Gli arrangiamenti ripropongono e richiamano la tradizione jazz, quella popolare, la travolgente passionalità del tango, le melodie balcaniche, la giocosità del musicista busker, il ritmo incalzante della rumba.
Gli Ochtopus esprimono la loro passione per la musica considerata come un flusso continuo di stimoli, sentimenti e contaminazioni reciproche, spesso reinventando il ruolo degli stessi singoli strumenti, ricercando così impasti sonori differenti da quelli tipici di una formazione di fiati cimentandosi in composizioni minimaliste ed introspettive. Alcune di queste sono state utilizzate come colonna sonora di un cortometraggio dal titolo Passeggiata in paradiso (2003) di Stefania Galeati, e del documentario Il Salinaro di Cervia, custode dell'oro bianco (2008) per le edizioni Dama Sognatrice.
 
 
1998:
L'opera prima LA QUINTINA CHE M'INCASINA fu veramente il primo passo verso la giungla discografica e il primo approccio con una sala di incisione e marchingegni strani (strani per noi…); infatti ci si trovano quelle defaillances e quelle ingenuità dovute alla poca maturità musicale e all'imbarazzo del microfono…
 
2001:
PARAPONZIPO'   segna un cambio di tendenza. Cambiata la formazione, e quindi anche le varie influenze musicali. L'aria che si respira, secondo noi, è più fedele alla nostra realtà dal vivo fatta di strade, di festivals buskers ma anche di momenti piacevoli (più seri direbbe qualcuno) nel buio fumoso di club e circoli.
 
2002:
Altro rimpasto, la formazione si modifica ancora restringendosi, mutando nell'aspetto ma soprattutto unendosi nello  spirito e nelle idee, cosa ci ha permesso nel corso di un'estate di fare 5000 km. per suonare ovunque ce ne fosse stata la possibilità (ma non certo la convenienza… diciamocelo!).
 
2004 :
Siamo pronti per il nuovo anno con un gruppo di canzoni a cui abbiamo dato il titolo  CALAMARI DA PASSEGGIO.
 
2010….
NIENTE APPARENTE, la vendetta!
A parte le battute, possiamo dire che per arrivare a questo nuovo cd ci abbiamo pensato tanto e a fondo; ci siamo fatti guidare da noi stessi in luoghi e sensazioni che avevamo da tempo vissuto ma mai esternate in maniera cosi esplicita.
 
Formazione:
OBOE                              (Barbara Rossi)
SAX/FLAUTI                     (Lauro Rambelli)
CORNO                            (Maria Agostini)
FAGOTTO                         (Fabio Scalini)
PERCUSSIONI          (Christian Vistoli)
CHITARRA CLASSICA (Fabrizio Sabia)
CHITARRA ACUSTICA (Gianluca Gardelli)
 
 
                                         http://myspace.com/ochtopus
 
 
 
Davide
Ciao Ochtopus… Un disco ricco di contenuti, suggestioni e rimandi, di cui si potrebbe a lungo parlare. Per intanto, iniziamo… Tredici tracce tutta (gran) farina del vostro sacco tranne Pop Corno, A quai e Galeron. Ho riconosciuto solo "A quai" di Yann Tiersen, squisitamente reinterpretata… Forse Galeron, una vecchia danza colombiana? A parte le cosiddette "cover", chi e cosa cercate nel comporre e suonare i vostri brani?
 
Ochtopus
Cerchiamo quello che non sappiamo, semplicemente perché ogni pezzo che facciamo nascere può condizionarci a cercarne altri nella sua scia, oppure risulta talmente scollegato dal repertorio che ci fa simpatia e lo incastriamo apposta. La nostra è una "improvvisazione creativa" guidata dalle possibilità degli strumenti, e soprattutto, da quello che ci va e ci piace, senza troppi "patemi" su cosa sia meglio o peggio fare. 
 
Davide
Ho letto che siete nati come gruppo di musica da strada; non mi è chiara questa definizione, soprattutto se certa musica da strada, come la vostra, seppure emotivamente e mentalmente immediata per chiunque "passi dalle vostre parti", è così colta, ricca, raffinata… Cos'è la strada, cosa è la musica di o da strada secondo voi?
 
Ochtopus
La strada è un palcoscenico dove semplicemente il palco è all'altezza del pubblico, ed è questo "abbassamento", questo porsi appieno nel contesto, che porta a sentire e suonare in modo più viscerale, meno manieristico. Non esiste una musica da strada, esiste un palco che è la strada, sui cui puoi suonare quello che ti pare, ricordando però che il pubblico è a due passi e ti guarda negli occhi. Per cui, non esiste alcun contrasto fra un impegno a ottenere musica colta, o "raffinata" come dici tu, e la strada. Si può suonare Bach su un marciapiede, come una quadriglia alla Scala di Milano.
 
Davide
Come si accordano la strada e lo studio?
 
Ochtopus
Strada e studio si accordano allo stesso modo in cui, da tanti anni ormai, accordiamo insieme strumenti che provengono da tanti mondi diversi, l'orchestra, la banda, le sonorità di decine di percussioni. Strada e studio sono realtà che sono più simili di quel che si pensa, se si affrontano entrambe con il senso di immediatezza, di sperimentazione continua, con cui noi Ochtopus ci poniamo.
 
Davide
Cos'è il niente apparente?
 
Ochtopus
è un gioco di parole, che nasconde un gioco di significati. Il "niente apparente" è l'inganno che non ci sia nulla, e quindi il tutto, che rappresenta la nostra eterogeneità. Ma significa anche la mancanza di sostanza, l'impoverimento della pratica a favore della mera estetica, dell'apparenza, pratiche tanto di moda in questi tempi, e a cui noi non ci adeguiamo, appassionati come siamo di "manuale", di elaborato, di materico.
 
Davide
Che bella "Texas"! Un vostro ricordo di Simon Jeffes?
 
Ochtopus
Un po' tutta la nostra musica è un grosso tributo a Simon Jeffes; nel nostro lavoro precedente lo avevamo apertamente dichiarato realizzando la cover di "Music for a found harmonium" e riarrangiandola su un ritmo sudamericano. Il suo fondere la musica da camera con tutti i ritmi meno "nobili" è un po' alla base di tutta la nostra produzione musicale.
 
Davide
"Mi chiudo in mi"… Per poi aprirsi in dò? Lo disse per primo  D'Annunzio… Io ho solo quel che ho donato. Qual è il vostro rapporto-bilancio tra il ricevere e il dare ad oggi?
 
Ochtopus
Noi pensiamo che quando si fa musica il primo stimolo, la prima spinta sia quella di dare indiscriminatamente, senza pregiudizi o calcoli.
Dopo questi anni di lento, ma continuo girovagare, ancora non ci siamo posti il quesito di tracciare una linea per fare un bilancio. I conti li facciamo ogni giorno con noi stessi, ogni volta che suoniamo o che ci proponiamo al pubblico. Lo sguardo della gente è il nostro vero tornaconto, ed è nel profondo di quegli occhi che ogni volta sentiamo l'importanza di quello che stiamo ricevendo.
 
Davide
Tanto va la Piovra al lardo che finisce nel Brodino… Meglio quindi che se ne vada e se ne stia al largo? Da cosa vi tenete alla larga, di cosa invece non fareste mai a meno?
 
Ochtopus 
Quella frase è colpa del nostro Fagottista, nonché ideatore della grafica dell'album. È uno scherzo, un "easter egg" per i più attenti. Comunque, non ci teniamo alla larga da niente, abbiamo fatto del rimescolamento continuo il nostro stile, per cui ogni "impulso" è sempre guardato prima con l'occhio di chi si chiede come quell'ingrediente starebbe insieme agli altri. E come è chiaro, non faremmo mai a meno di trovare altri impulsi, un po' ovunque.
 
Davide
Perché definite la vostra musica tentacolare? Una questione prensile, tattile o locomotrice? Cosa vi piace tastare e poi tentare? Cosa vi avvince e da cosa vorreste che gli ascoltatori fossero avvinti?
 
Ochtopus
Tentacolare, nel senso che ogni tentacolo è uno stile, collegato al "corpo", alla creazione, come ogni tentacolo è anche uno di noi, uno strumento, una sonorità diversa.  Decisamente prensile e tattile. È questo che vorremmo colpisse l'ascoltatore, e non smetteremo di provare ad "acchiapparli" con i nostri tentacoli così diversi.
 
Davide
Ma in fondo, i Balcani, stanno quasi dalle stesse parti dell'Italia… separati siamo solo da una striscia di mare…
 
Ochtopus 
Se è per questo, anche il Marocco è un po' dalle stesse parti dell'Italia, e anche la Libia, l'Egitto, la Grecia, la Spagna, e chissà quali ci dimentichiamo… separati tutti, noi e loro, solo da una striscia di mare, che oggi come un tempo più che separare, ci unisce tutti.
 
Davide
Ma i Balcani sono anche un crogiuolo di popoli, etnie, religioni, lingue… musiche… dalla storia sempre burrascosa… Vi sentite così?
 
Ochtopus
Ogni musica di ogni popolo riflette le "burrasche". Noi siamo in tanti, e siamo diversi, e ognuno ha la propria storia, felice quanto travagliata. Per cui sì, siamo un po' balcanici nel nostro far convergere tutte queste "burrasche", ma ci sentiamo anche altro, di tanti altri posti e altre sonorità.
 
Davide
Cosa possiamo seguire da questo momento a venire?
 
Ochtopus
Il progetto Ochtopus continua. Sarà un battello, una carovana, un vecchio biplano nella tempesta o una canoa lungo un placido fiume, … di certo per ora è un castello di amicizie, un condominio con le sue bizzarre convivenze. L'unico vero motivo che ci muove è il desiderio di sorprendervi all'angolo di una strada per rubarvi un passo di ballo, o infondervi un'emozione che vi lucidi gli occhi. 
 
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:: Davide Riccio
Davide Riccio, di Torino, educatore, musicista polistrumentista, compositore e giornalista. Ha collaborato con molti musicisti italiani e internazionali. Ha scritto poesie, racconti e saggi, che ha pubblicato su antologie e riviste sparse dal 1983 ad oggi (tra le ultime opere pubblicate “Il Musico David Rizzio” (biografia, ebook, 2006), “Povertssiment” (Genesi 2006), “Sversi” (Libellula, 2008), Neumi, cantus volat signa manent – La musica che lascia il segno (con cd di autori vari, Genesi-Into my Bed-Unamusica 2011). Dal 1998 è stato inquirente e articolista ufologo, copywriter in pubblicità e giornalista (il settimanale La Val Susa, il quotidiano Torino Sera, e il mensile Oblò di Livorno) occupandosi di cultura in genere e divulgazione.
 
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