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2002
25
Mar

Più veloce della luce

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Più veloce della luce

Cominciamo questo mese a discutere di alcuni aspetti della fantascienza per offrire spunti di riflessione per la realizzazione di un gioco di ruolo.
Uno dei temi che con maggior frequenza ritroviamo nella fantascienza classica, "Space opera", è quello della velocità della luce, o meglio, del suo superamento. Innumerevoli autori si sono scervellati per trovare un qualche espediente più o meno originale per aggirare un vecchio ostacolo posto dalle leggi della fisica del mondo in cui viviamo. Vediamo brevemente di che si tratta.
Un corpo in movimento non può superare la velocità della luce nel vuoto, nè tantomeno raggiungerla, ma solo avvicinarsi indefinitamente ad essa.
La velocità delle onde elettromagnetiche nel vuoto (e anche della luce visibile, che rappresenta una piccola parte dello spettro elettromagnetico) è stata misurata con precisione ed è pari a 299.792.456,2 metri al secondo, o se preferite all'incirca di trecentomila chilometri al secondo. Se la paragoniamo alle velocità di oggetti che fanno parte della nostra vita quotidiana, è certamente una velocità molto elevata. Per darvi un'idea, siccome la circonferenza della terra è di circa 40.000 chilometri, un oggetto che si muovesse lungo la superficie terrestre alla velocità della luce potrebbe fare il giro del mondo per ben sette volte e mezzo in un solo secondo! Alla stessa velocità, il nostro oggetto velocissimo potrebbe coprire la distanza fra la Terra e la Luna e raggiungere l'astro notturno in poco più di un secondo.
Se però allarghiamo sufficientemente il nostro raggio d'azione, ecco che persino questa velocità fantastica potrebbe risultare insufficiente. Il fatto è che l'universo è davvero enorme! Se prendiamo in considerazione le immense distanze che entrano in gioco su scala astronomica, ci accorgiamo ben presto che anche muovendosi alla velocità della luce, un viaggiatore potrebbe impiegare molto, molto tempo ad arrivare a destinazione. Un viaggio dalla Terra al Sole? Otto minuti. Un salto su Plutone, il pianeta più esterno del nostro sistema solare (almeno per quanto ne sappiamo oggi)? Più di quattro ore e mezza. Una visita alla stella a noi più vicina? Quattro anni! Un viaggio coast to coast da un capo all'altro della nostra galassia? centomila anni! Non parliamo poi di visitare altre galassie, qui si comincia a parlare di milioni di anni di viaggio...
E' ora chiaro che per poter raccontare di imperi galattici, di viaggi interstellari, di astronavi che sfrecciano da un sistema solare all'altro in tempi relativamente brevi occorre necessariamente inventarsi qualche tipo di scappatoia. Non solo gli autori di fantascienza, ma anche molti fisici si sono adoperati per descrivere come si potrebbe (almeno a livello speculativo) superare questo limite di velocità. Tengo a precisare che nessuna delle idee che seguono ha oggigiorno il minimo riscontro nella realtà, ma molte di esse sono in linea teorica possibili, e di fatto alcune sono oggetto di indagine da parte di eminenti scienziati.
Il concetto più datato è ancora uno dei più utilizzati: l'iperspazio o comunque la vogliate chiamare, una dimensione supplementare oltre alle consuete tre (o quattro se consideriamo anche il tempo come una dimensione, come afferma la teoria della relatività) un altrove parallelo al nostro universo dove la velocità della luce non sia più un limite invalicabile, oppure semplicemente dove la distanza percorsa in un certo lasso di tempo è maggiore di quanto sarebbe nel nostro spazio-tempo; ad esempio un chilometro percorso nell'iperspazio potrebbe corrispondere a centinaia o migliaia di chilometri di spazio normale.
Un altro sistema molto in voga sarebbe quello dei tunnel (portali, buchi neri, ecc..) ovvero strutture naturali o artificiali in grado di "collegare" direttamente due punti dell'universo molto distanti tra loro (un po' come lo Stargate del film omonimo). Un aspetto interessante di questo sistema (nel caso in cui i portali siano artificiali) è che non lo si può usare per trasferirsi ovunque, ma occorre prima recarsi sul luogo di destinazione con altri sistemi per poi costruire il portale che riceverà i futuri viaggiatori. Certo, questa limitazione lo rende un sistema poco flessibile, ma non bisogna dimenticare che consente il balzo anche a veicoli sprovvisti di mezzi propri per superare la velocità della luce. Potrebbe essere l'ideale per instaurare rotte commerciali molto frequentate...
Un ulteriore sistema prevede di aggirare il limite di velocità einsteniano col seguente stratagemma (o una sua variante): anche se un oggetto che si muove immerso nello spazio-tempo normale non può superare la velocità della luce, questo limite non è applicabile alla struttura dello spazio-tempo stesso. Un'onda di deformazione del tessuto spazio-temporale (che, come teorizza la relatività, è piegato dalla massa che ospita) potrebbe propagarsi anche a velocità superluminali. Una analogia aiuterà a chiarire il concetto: una imbarcazione che solchi le acque dell'oceano non potrà spostarsi a più di (ad esempio) 30 nodi... ma un'onda di marea oceanica ripresa dal satellite potrebbe farlo (basta che sia abbastanza ampia). Un'astronave potrebbe generare la propria onda di deformazione dello spazio-tempo e poi "cavalcarla" come un surfista, facendosi trasportare a velocità superiori a quelle della luce.
La fantascienza ci propone poi metodi più esotici (e meno scientifici, ma non per questo meno affascinanti) ad esempio poteri psicocinetici enormi in grado di piegare la realtà e di annullare le distanze. Indimenticabile poi la propulsione d'improbabilità dell'astronave Cuore D'Oro descritta con la consueta verve umoristica dall'impareggiabile Douglas Adams nella sua Guida Galattica per Autostoppisti, un sistema di propulsione che fa passare la nave simultaneamente per tutti i punti dell'universo per poi arrivare a destinazione, purchè si calcoli esattamente la probabilità (per quanto minima) che questo accada. Per chi volesse dedicare qualche ora di lettura ad una parodia estremamente intelligente e ironica di tutti i topos della fantascienza, consiglio senza riserve il
ciclo1 degli autostoppisti di Adams...
Come vedete c'è di che far spaziare la fantasia, e non di poco... Per una buona ambientazione "space opera" da GDR, sarà senza dubbio opportuno dettagliare diversi metodi per il superamento della velocità della luce; si suppone che razze aliene differenti abbiano scoperto modi più o meno diversi per aggirare l'ostacolo... Alcune magari non avranno scoperto un bel niente, ma dopo essere state contattate da altre razze più evolute avranno acquisito le conoscenze necessarie al "balzo".
Ricordate poi che la tecnologia richiesta per costruire motori superluminali dovrebbe essere molto complessa, pertanto gli interventi di manutenzione alla portata di un equipaggio dovrebbero essere minimi (sostituzione di qualche parte soggetta ad usura o poco più). Un intervento serio su un motore warp richiederà l'attracco presso officine specializzate e costosissime. Guidate con prudenza... E superate il limite di velocità della luce!

Massimo Borri

1
Nell'ordine:

Guida Galattica per gli Autostoppisti
Ristorante al Termine dell'Universo
La Vita, L'Universo e Tutto Quanto
Addio, E Grazie Per Tutto il Pesce
Praticamente Innocuo

Sono stati pubblicati in Italia da Urania, rispettivamente nei numeri 843, 968, 973, 1028 e 1209.

 
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:: Massimo Borri
Massimo Borri, nato il 6 marzo 1971, diplomato alla Scuola di Informatica dell’Università di Modena, attualmente lavora come referente informatico per la stessa università, presso il Dipartimento di Chirurgia della facoltà di Medicina. Si occupa principalmente di fotografia, video editing e grafica 2D e 3D (con Blender 3D), oltre che di consulenza informatica a tutto campo. Innamorato profondamente del Giappone e di tutti gli aspetti della sua cultura, ha come hobby lo studio della lingua giapponese. Adora il gioco del Go con cui cimenta regolarmente assieme agli amici del Go Club del Tortellino. Ama il blues e il rock anni ’70, leggere e disegnare fumetti, il cinema e la letteratura di fantascienza, i giochi di ruolo. Ha scoperto nei libri di Thich Nhat Hanh il volto umano del buddhismo. Si interessa di filosofie orientali, arti marziali (ha praticato karate, taijiquan, kali) e in generale di tutto ciò che porta equilibrio e serenità. Per KULT ha curato in passato le sezioni dedicate a fumetti e animazione giapponesi e alla lingua del sol levante; attualmente scrive recensioni di applicazioni per Ipad.
 
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