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Brian Wilson

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Brian Wilson
Gettin’ In Over My Head
(Brimel, 2004)

"Brian Wilson’s first solo album in over 6 years!", recita lo sticker apposto sulla copertina di Gettin’ In Over My Head; poi, a sottolineare l’eccezionalità dell’evento, snocciola la lista degli ospiti illustri, aperta da Eric Clapton e chiusa da Carl Wilson. Andiamo con ordine…
La carriera solista del beach boy non si può certo definire prolifica: come ricorda David Leaf nelle sue utili note (che occupano cinque pagine del ricco booklet), questo è solo il terzo lavoro in studio di Brian, sebbene il primo risalga ormai a sedici anni or sono. Varie disavventure personali ne hanno senza dubbio condizionato la produzione musicale, ma negli ultimi tempi il grande songwriter pare essersi definitivamente lasciato alle spalle tutti i travagli: ne sono eloquente testimonianza i due album dal vivo licenziati in tempi assai recenti, il cui valore simbolico è ancora più evidente se si considera che Brian all’epoca rinunciò a seguire i Beach Boys in tour e si limitò per anni a scrivere ed arrangiare brani in studio. Oggi non ha perso questa abitudine, ma vi ha affiancato anche un’inedita ed entusiastica apertura per le performance live; apertura che lo ha condotto addirittura ad interpretare sul palco per intero l’album forse più importante nella carriera dei Beach Boys, Pet Sounds.
Polistrumentista e vocalist dalle doti non comuni, Brian non ha però voluto esimersi dal convocare al proprio fianco una band d’accompagnamento di proporzioni orchestrali: sono quasi venti i musicisti accreditati nelle note di copertina, ai quali vanno ad aggiungersi gli ospiti d’eccezione ai quali si accennava in precedenza. Facendo riferimento alla scaletta dei brani, la prima apparizione spetta ad Elton John, che arricchisce con voce e piano il brano d’apertura How Could We Still Be Dancin’; lo segue a ruota il fu Carl Wilson, del quale sono state recuperate alcune tracce vocali poi rimontate ad arte per creare un duetto virtuale con il fratello sulle note di Soul Searchin’. Eric Clapton provvede ad imbracciare la chitarra in City Blues, mentre Paul McCartney chiude la rassegna di partecipazioni straordinarie duettando (questa volta dal vivo…) con Brian nell’emblematica A Friend Like You. Elton John, Eric Clapton e Paul McCartney: musicisti per i quali Brian Wilson è stato collega, modello, termine di paragone, amico o semplicemente autore di brani capaci di far sognare loro e milioni di comuni ascoltatori allo stesso tempo. La mente va in particolare al dualismo Beach Boys/Beatles, che sul finire degli anni ’60 spinse le due band a misurarsi in una gara verso l’eccellenza di cui restano testimonianze quali il californiano Pet Sounds ed il britannico Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band: all’epoca le lodi reciproche, peraltro, sincere nascondevano a malapena un evidente spirito competitivo che oggi si è chiaramente stemperato.
Si è detto che la produzione discografica di Brian Wilson, limitando l’analisi ai soli album da solista, non è propriamente sconfinata: nondimeno riesce difficile immaginarlo lontano dal suo pianoforte, fosse anche solo per abbozzare qualche frammento poi lasciato incompleto. In effetti, i brani che sfilano su questi solchi provengono da più di una session e da più di un periodo creativo: emblematico il caso della coppia Make a Wish / Rainbow Eyes, già presente sull’album non ufficiale Sweet Insanity e qui rielaborata alla bisogna. Nel complesso, Gettin’ In Over My Head suona esattamente come ce lo si immagina: ricco delle consuete, elaborate melodie vocali, musicalmente piacevole e in un certo qual modo scanzonato, suonato impeccabilmente e sostenuto dalla ampia varietà di registri fra i quali una band di venti elementi consente di svariare incessantemente. Il tempo sembra non scorrere, perché tutto sommato cosa abbiamo per le mani se non la versione contemporanea di un gruppo nato più di quarant’anni fa per celebrare il surf, le ragazze californiane e le custom cars d’oltreoceano? La continuità fra i Beach Boys e Brian Wilson è completa, assoluta: all’epoca i primi non sarebbero esistiti senza il secondo, oggi il secondo aggiunge nuovi tasselli all’eredità lasciata dai primi. L’unica nota (metaforicamente) un tantino stonata è che ad un Maestro del pop melodico di mezza età come Brian Wilson, circondato da amici illustri e finalmente recuperato ad una vita lontana dagli abusi che l’avevano trasformata in un incubo, manca lo spirito di azzardare, di andare alla ricerca del Pet Sounds del XXI secolo. Ma è un dettaglio che non inficia il piacere di adagiarsi sulle note di Gettin’ In Over My Head

Fabrizio Claudio Marcon

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