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Cercasi segretaria

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Cercasi segretaria

Quello del 2061 è un inverno gelido a Stoccolma. Quando la ragazza dai capelli rossi entra con passo sicuro nella Stanza Colloqui, al primo piano del palazzo che è la sede del Servizio Reclutamenti, sta ancora rabbrividendo. Dietro la scrivania, stracolma di tastiere, c’è un ometto calvo, con gli occhiali di cristallo all’antica maniera.
La ragazza, dopo aver salutato con voce suadente, aspetta in piedi davanti all’addetto, il cui nome, come risulta dalla targa confusa fra i documenti, è Wilan Ludec. "Si accomodi" le fa l’uomo, che intanto prende a esaminare delle schede. Cade un silenzio.
"Allora" dice l’uomo, dopo aver trovato ciò che cercava, "dunque, vediamo… Lei si presenta per l’incarico di segretaria. Lei è la signorina…"
"Sandra Siegler" dice pronta la ragazza.
"Ha venticinque anni, è diplomata… Va bene, vedo che ha già lavorato per qualche anno alla Bitam Corporation…Servizio Riciclaggio".
"Sì, è così" conferma la ragazza.
"Come mai ha lasciato il precedente impiego?".
Il pensiero di Sandra, inspiegabilmente, torna a Yossarian, un uomo ormai vecchio, che aveva conosciuto al Servizio Riciclaggio, e con cui, neanche questo riesce ancora a spiegarsi, aveva avuto una storia. Forse era stata la luce che aveva colto nei suoi occhi, una luce profonda, come se si rendesse perfettamente conto dell’inutilità dell’esistenza che conducevano. Ma sapeva che non ci sarebbe stato futuro per loro; lei era ancora tanto giovane e non voleva arrendersi…"
"Signorina, le ho chiesto come mai…"
"Sì, mi scusi. Beh, mi capisca, sono giovane e non mi andava di trascorrere il resto della mia vita con persone senza entusiasmo, come quelli del Servizio Riciclaggio. Insomma, se mi è consentito dirlo, ho delle ambizioni. Magari fare carriera e giungere al Terzo Gradino di Benessere. Dopo il Srvizio Riciclaggio ho provato a fare altre cose, ma…".
"Bene, bene, mi pare giusto" taglia corto Ludec. "Ora le farò alcune domande. Risponda sinceramente. Dopo passeremo alle prove attitudinali".
L’uomo le chiede varie cose, sia per valutare il suo grado di efficienza che per verificare la sua cultura. Vuol sapere se è a conoscenza delle nuove tecniche di elaborazione ottica, se sarebbe disposta a lavorare nella Base Tundra, cosa ne pensa degli immigrati dalle zone occupate e se ha nulla in contrario a lavorare con loro spalla a spalla. Le chiede anche se ha legami particolarmente vincolanti.
La ragazza risponde con naturalezza a tutte le domande, mostrandosi matura e sicura di sé. Alla fine, nella sala cade un nuovo silenzio.
"Ah, dimenticavo" dice l’uomo d’un tratto, guardandola di sfuggita, "lei conosce l’eskimo e l’anglovisivo, naturalmente!".
"Sì, certo" risponde ancora la giovane. L’uomo si alza e la conduce verso il Simulatore, situato in un angolo della stanza. La invita a sedersi sul seggiolino.
"Questo che vede è il Simulatore Hydraplus; servirà a misurare il tempo di esecuzione di alcune delle prossime prove tecnico-pratiche". Applica dei terminali alla testa, alle mani e al resto del corpo della ragazza. Subito dopo Sandra Siegler comincia a eseguire la lunga serie di manovre che l’uomo le indica. I risultati compaiono di volta in volta sullo schermo alle spalle della ragazza. L’uomo ne prende nota senza parlare.
La ragazza ricopia e ricompone velocemente messaggi, elabora dati, esegue operazioni decisionali simulate, e sembra che faccia tutto con grande competenza. Del resto, si stava già esercitando da un anno. Ora riesce a digitare con le mani su due tastiere diverse, mentre i suoi occhi, quasi indipendenti l’uno dall’altro, seguono singolarmente le operazioni. Anche le sue orecchie sono sintonizzate su due microfoni che impartiscono direttive contrastanti.
Ma la ragazza conduce la prova con collaudata esperienza e grande rapidità. I suoi polpastrelli sembrano animati da un’autonoma vitalità e digitano con sicurezza e precisione. E intanto prova a pensare che forse le daranno il nuovo impiego che sogna: un incarico a tempo indefinito nella Base T., dove sa che stanno allestendo complessi residenziali dotati di tutte le comodità, con riscaldamenti mediante reattori nucleari. Inoltre avrebbe ottime prospettive di carriera e di scatti di credito.
Dopo la prova, Ludec le stacca i cavi e la precede verso la scrivania. La giovane si risiede davanti a lui, rimettendosi in ordine il vestitino di tetrasan. Passano alcuni secondi. L’uomo le dà un foglio da firmare. Lei, obbediente, appone la sua sigla. Passa qualche altro secondo.
"Va bene, abbiamo finito" conclude l’uomo, mettendo a posto la cartella e inserendo un’ultima scheda nell’elaboratore. Ma la ragazza non si muove dalla poltroncina. Ludec la guarda, strizzando gli occhi dietro alle lenti spesse. "Sì?" dice.
"Ecco…" comincia la ragazza. Poi si ferma. Riprende coraggio e in tono dimesso, con cortesia, chiede: "Potrei sapere qualcosa…" Nei suoi occhi si accende la speranza.
"Signorina Siegler" interviene lui, "io sono solo un selettore e quindi non spetta a me… Saranno i computer centrali ad analizzare un suo inserimento nei Programmi di Sviluppo Subartico".
"La prego, sia gentile" implora la ragazza. Poi aggiunge: "Sono anche capace di consultare parecchio materiale in pochissimo tempo e farne un succinto resoconto…"
"Anche i computer lo sanno fare. E noi ci fidiamo più delle macchine" dice Ludec, freddo. Poi, mosso da un impeto di compassione, aggiunge: "Insomma, tutto quello che posso darle è un mio parere personale. Ecco… vede… se vuole…considerando gli altri candidati esaminati oggi, be’…le posso dire che lei non ha particolari funzioni. Mi dispiace… Forse per lei sarebbe stato meglio rimanere al Servizio Riciclaggio". Sandra lo guarda delusa.
"Ora può andare, grazie". Ludec, che ha ritrovato tutta la sua fredda impassibilità, le indica la porta. Poi, rivolto all’interfono, dice: "Avanti un altro".

Giuseppe Cerone

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