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2006
20
Gen

Il posto delle fragole

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Il posto delle fragole è un luogo della memoria. Di una memoria benevola, lucente, legata ai giorni dell’infanzia. Quando ancora le meschinità e le infamie della vita non si sono mostrate. Un luogo di calma e pace nel quale la mente del professor Block si rifugia quando il presente si fa troppo cupo e ostile.
Bergman riflette sulla vecchiaia, sull’uomo e la sua psiche, su quell’aridimento di sensazioni e umori che porta ad una inevitabile quanto triste solitudine, ad un egoismo che a volte si traveste da bonarietà.
Il professor Borg si mette in viaggio verso Lund per ricevere un premio per la sua carriera di dottore. Il viaggio è occasione per rivedere (sia concretamente, che metaforicamente) i luoghi del suo passato; per salutare di nuovo la madre, ma anche per degli incontri che faranno, in un certo senso, breccia nel suo cuore, portandolo alla fine a dubitare delle scelte fatte durante la sua vita.
Contrapposto al ricordo c’è il sogno. Borg è sempre presente nelle due dimensioni come attore/spettatore. Mentre nel ricordo c’è la dolcezza di un tempo mitico e pacifico, nel sogno sono invece i simbolismi di morte ad avere più importanza, uniti a visioni in cui si rimette in discussione l’operato del dottore stesso e tutta la sua vita.
Queste due dimensioni sono come varchi che si aprono nella psiche del personaggio, varchi che portano ad una esplorazione complessa e simbolica dell’animo umano.
Prima di addormentarsi, nell’ultima sequenza, il professore incontra nei suoi ricordi i genitori, in una scena di una quiete meravigliosa. Una quiete dorata. I genitori lo salutano e lui rimane a guardarli. Poi una nuova inquadratura del professore che si gira nel letto sospirando e il film finisce. Quasi a voler dire che il ricordo non potrà mai sostituire la vita non vissuta e che gli incontri che il professore ha fatto durante il suo viaggio (soprattutto quelli con i tre giovani e con la nuora) hanno veramente rimesso in discussione il significato che lui stesso aveva dato alla propria esistenza.
Un significato fatto di isolamento e reclusione, di allontanamento dalle futilità della vita ma anche di rinuncia verso tutto quello che la vita (nel bene e nel male) ci dona.
Un film che riesce a creare realmente altre dimensioni nel suo voler seguire il flusso dei ricordi e dei sogni, attraverso un’illuminazione che dona alle immagini l’alterità visiva propria di questi luoghi per noi così sconosciuti e familiari allo stesso tempo.
I sogni e i ricordi.
Luoghi dove la mente e il corpo vagano sia per scelta consapevole che per un’improvvisa chiamata.
E nella persona di questo anziano signore (uno splendido Viktor Sjostrom) ci immergiamo con la nostra stessa umanità, consapevoli di quello che la vita alla fine ci riserva (la morte) e di tutto il tempo passato che alla fine nessuno ci potrà mai ridare.
 
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:: Emiliano Bertocchi
Mi chiamo Emiliano Bertocchi. Sono nato a Roma il 22 giugno 1979. Perchè scrivo? Credo sia questa la domanda a cui debba rispondere. Scrivo perchè ne ho bisogno. Niente di più e niente di meno. Scrivere non è un hobby, o uno svago, o una cosa da fare tanto per fare. Almeno non per me. Io ne Sento il bisogno. Quando sto male, quando mi rode, quando sono incazzato, quando vorrei distruggere qualsiasi cosa ho davanti, quando amo, quando sto fuori, quando vivo. L' altra volta sono andato a un reading di poesie e mi sono accorto che leggere le mie poesie davanti ad altri è stato come andare in giro a raccontare a degli sconosciuti la propria vita. Preferisco stamparle e farle leggere le mie cose, piuttosto che leggerle io stesso. C'è meno intimità. E poi il lettore ritrova sempre se stesso nelle pagine che legge ed è preferibile che non si specchi troppo con chi le ha scritte. Scrivere è la mia libertà, il foglio bianco è la mia Anarchia, perchè lì sono veramente libero di poter dire, essere e fare tutto quello che voglio e come lo voglio. Gli scrittori che mi hanno fatto iniziare sono stati Charles Bukowski e Jack Kerouac. Grazie. E un grazie anche alle parole... le mie dolci amiche... vi prego non lasciatemi... non lasciatemi mai.
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