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Lo spleen di Cremona

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Lo spleen di Cremona

In fondo! Non ho voglia di prendere,
quel treno,
addio! Viaggio di scrittura astratta, ti abbandono,
fino,
a quando non avrò di nuovo amore,
e scarpe da consumare.
Mi sento, arido, come un giovane,
fiore di strada, ma nell’essere,
un falso poeta e un uomo comune,
non mi porto dietro, colpe severe.
In fondo! Non ho voglia di prendere,
quel treno.
Vorrei avere, come la signora Alda Merini,
dentro al verso, il fanciullo,
ma sono solo un matto uomo, spesso brillo,
che, svirgoletta, sul suo programma,
il fantasma della poesia,
una noia spazzata via dalla gomma.
Come i delfini,
gioco, fischiando al dio dell’acqua,
parole jazzate,
perché improvvisate,
amate, solo, da una madonna atea,
parole sincere,
astratte e vere.
In fondo! Non ho voglia di prendere,
quel treno,
il viaggio dell’intelligenza, appare,
pieno,
di certezze, che, io! Non ho mai avuto.
Così! Mi accontento,
di una scrittura astratta,
concreta,
solo! Per il fatto,
di rendere più leggero il mio spleen.
Come ogni pittore della vita moderna,
cerco di sottrarmi, all’interna,
certezza, di essere : un escluso,
un disadattato, un confuso.
Di essere : oggetto,
di incomprensione e di scherno,
in fondo! Non ho voglia, di prendere,
quel treno.

Giancarlo Ferrigno


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