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2009
8
Lug

La Danza del Gabbiano - Andrea Camilleri

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Pagg.267 Euro 13 Sellerio Editore

La morte di un gabbiano che, prima di spirare definitivamente, si gira su se stesso come se ballasse, con il becco issato verso il cielo, è per il commissario Montalbano un sinistro presentimento. Infatti, in giornata, viene a sapere che non si trova l'ispettore  Fazio, il suo uomo di fiducia, visto l'ultima volta al porto.  Viene rinvenuto all'interno di una grotta, con un trauma cranico e le ricerche portano al ritrovamento, all'interno di due pozzi, di altrettanto cadaveri. Indagine complessa e delicata, che coinvolge tout-court, il commissario. Chi e perché ha rapito Fazio per ucciderlo? Con chi ha avuto rapporti il poliziotto  prima del suo ritrovamento? e, ancora, chi sono i due cadaveri rinvenuti per caso? Lo scrittore, come al solito, non si smentisce. Riesce, pur  tra le difficoltà burocratiche e a quelle private legate al  legame con la storica fidanzata Livia che va scemando, a ricostruire, grazie all'aiuto di Angela, una infermiera della mafia che fa finta di innamorarsi di Salvo, le vicende, a ricomporre il mosaico a individuare e ad far arrestare i due esecutori materiali degli omicidi. Ancora una volta, Camilleri non si smentisce. Dimostra di essere in possesso di una vena letteraria inesauribile, dà vita ad una trama articolata e corposa, a delineare un contesto dove nessuna cosa  viene lasciata al caso. Mette in scena un giallo perfetto con personaggi consistenti, intrighi seducenti, tratteggiando benissimo i personaggi che animano questo romanzo; dal ballerino Filippo Manzella, alla stessa Angela, ad oscuri personaggi che popolano Vigàta. Esilaranti sono i dialoghi interpersonali dello stesso protagonista.  Il giallo è, come sempre per lo scrittore siciliano, un pretesto per esprimere la sua idea dell'Italia di oggi e della classe politica. Basti pensare alle foto che raffigurano il sottosegretario Di Santo con il boss Franco Sinagra, foto che, secondo Camilleri-Montalbano, non dimostrano, purtroppo,  niente perché" qualsisiasi cosa fanno i nostri onorevoli oramà se ne fottono dell'opinione pubblica. Si drogano, vanno a buttane,fanno affari con la mafia, e che gli può succederi? Massimo massimo se ne parla per tri jorni  e poi tutti si scordano di loro,  ma fanno pagare lo scandalo a chi lo ha sollevato". Un ritratto di una nazione decisamente amaro, un'Italia che, per lo scrittore, è decisamente allo sbando politico ed intellettuale, priva di valori e di ideologie, concentrata solo sulla rincorsa al  denaro e  potere.
 
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:: Giuseppe Petralia
Pubblicista iscritto all'Ordine dal 1984. Sposato, due figli, 47 anni, dipendente del comune di Trapani. Svolge, dal 1981, il ruolo di corrispondente da Partanna (Trapani) per il ''Giornale di Sicilia'', collabora al sito libri.brik.it, cura una pagina di libri sul periodico ''Il Belice'', ha collaborato al sito, oggi chiuso, della scrittrice Francesca Mazzucato e alla rubrica ''I libri della settimana'' curata da Giancarlo Macaluso sul sito de ''Il Sicilia'' anch'esso chiuso. Non si considera un critico letterario, solo una persona che ama i libri.
 
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