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2009
8
Giu

Il razzismo spiegato a mia figlia

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La prima edizione di questo volume risale al 1998 e le successive edizioni si sono man mano arricchite di elementi nuovi. Il testo riprende -un dialogo tra un padre e una figlia di soli dieci anni e
si dipana, adattandosi, nelle successive edizioni, agli accadimenti storici del clima di paura sviluppatosi negli ultimo anni.
La discussione si arricchisce, ma sempre in un clima di tolleranza e multiculturalismo. L'elogio alla diversità e alla mescolanza come ad una ricchezza e non ad un male da combattere; la complessità, mondiale come un'occasione di arricchirsi e non come una giustificazione all'odio razziale. "Dimmi, babbo, cos'è il razzismo?" Domanda difficile, soprattutto se proviene da una bambina di dieci anni. Cosa rispondere dinanzi all'innocente visione del mondo di un bambino? Come spiegare,  la xenofobia ad una mente che guarda il mondo per quello che e, senza dividerlo o etichettarlo. E che non esclude nessuno dai suoi giochi solo per il colore della pelle? Come spiegare le infondate motivazioni di una delle ingiustizie più profonde dell'umanità? Il testo e uno degli esempi di come un bambino, in questo caso Meriém e le sue amiche, possa insegnare ad un adulto; di come egli possa vedere oltre ciò che gli si dice e, con semplici e banali domande, mettere un adulto di fronte all'insensatezza delle sue convinzioni razziali. Un colloquio semplice, che costringe l'uomo ad affrontare il razzismo, non attraverso astrusi ragionamenti morali, filosofici, o ideologici, ma attraverso i semplici ragionamenti di una mente di dieci anni, che vede il razzismo nel mondo quotidiano e non ne capisce la ragione. Insegnare l'ingiustizia dei comportamenti antirazziali, cosi da instillare tolleranza e autocritica e il risultato di questo testo, adatto per grandi e piccini. Il fatto che l'autore ammetta di aver riscritto il testo almeno 15 volte per adeguarlo al livello di comprensione di un bambino e emblematico.  Ci dimostra quanto complichiamo le cose con inutili discorsi pur di rendercele più plausibili. Se il razzismo avesse un giusto fondamento non avrebbe bisogno di astrusi discorsi per legittimarsi. Nessun bambino nasce razzista; il razzismo è un comportamento inculcato negli anni dall'educazione. Si utilizza il razzismo come un'arma, per spingere le persone all'odio, a detestarsi anche se non si conoscono e l'ignoranza alimenta la paura.
Non esiste "la razza" per quanto riguarda gli uomini, esiste "il genere umano". Le vere differenze " fra gli uomini sono quelle socioculturali. Ogni essere umano e poi assolutamente unico e irripetibile, questo pero non vuol dire che e migliore o peggiore di un altro: la differenza non indica qualità. L'arma migliore per combattere il razzismo é la conoscenza, perché e dall'ignoranza che germoglia questo cattivo seme; inoltre e importante capire che é un sentimento che fa parte della natura umana e ci si deve agguerrire per respingerlo. "Si é sempre lo straniero di qualcuno". Chiunque può essere respinto da un altro perché diverso nel colore della pelle, nelle idee che professa, nel culto religioso che pratica. 'Non bisogna mai abbassare la guardia": bisogna stare attenti alle parole che si usano, a certi modi di dire, a certe generalizzazioni, bisogna poi anche agire o non-reagire, a seconda dei casi, comunque essere sempre dotati di autocontrollo perché il razzismo e una malattia contagiosa e pericolosa, forse la più grave per un essere umano.
 
 
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:: Sara Ferraiuolo
Sara Ferraiuolo è nata a Castellammare di Stabia, nel napoletano, il 21 Maggio 1983 e lavora come copywriter free lance per alcune riviste del web ed aziende. Appassionata di scrittura tratta numerosi temi, dalle applicazioni informatiche all'antropologia, passando per la cucina e le nuove tecnologie.
 
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