KULT Underground

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Mastro Pulce

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MASTRO PULCE

una riflessione sullo stato (gli stati) della cultura

Dopo la prolungata pausa estiva torna Mastro Pulce armato della sua lente magica, per aiutarci a vedere e a capire.
A lasciarmi perplesso stavolta era proprio la versione balneare della nostra civiltà:
miti creature cittadine timorate di Dio per
qualche oscura ragione si trasformano in
furibondi vandali che invadono sporcano
incendiano distruggono spazzatureggiano il
tutto nel più rumoroso dei modi possibili.
La domanda è:
ma cos’ha in testa questa gente?
(Che purtroppo è la maggioranza.)
A questo punto Mastro Pulce mi saltella sulla spalla e mi suggerisce di prestare orecchio alle chiacchiere giulive dei miei vicini di ombrellone, nonchè di sbirciare i titoli delle letture estive da loro esibite.

Che desolazione!

Come definire la

visione del mondo che traspare da tutto questo? Non originali in ciò, utilizziamo l’espressione CULTURA DI MASSA.

(Ehi, dico, non penserete che io qui mi stia ad accollare l’ingrato compito di dare una definizione di CULTURA? Sarebbe una folle impresa, nonchè vastissima, che attirerebbe giustamente su di me le bacchettate del buon Federico Malavasi che ha il terribile incarico di tenermi a bada.

Confido che comunque riusciremo a capirci.)

La CULTURA DI MASSA è un fenomeno esploso nel nostro secolo, causa l’avvento dei mass/media, nel bene e nel male, regina indiscussa la televisione.
Il pianeta Terra è diventato un unico immenso
VILLAGGIO GLOBALE.
Bè, ragazzi, l’idea era tutt’altro che da buttare: chiunque tu sia, qualunque sia il tuo reddito, qualunque sia il tuo titolo di studio, dovunque tu ti trovi… tutto il sapere e tutta l’informazione sono a tua completa disposizione.
Ma qualcosa deve essere andata storta, a quanto pare. A me non sembra di stare vivendo in una simile età dell’oro. E a voi?

Invece di aver sconfitto ignoranza,

volgarità, malcostume e grettezza d’animo, sembra piuttosto di stare assistendo al loro trionfo.
Che cosa non ha funzionato???

A rischio di passare per un tipo da “Piove? Governo ladro!”, me la prenderò in questa sede con i media stessi, i quali da sempre se ne infischiano della loro “missione” ed agiscono solo in base ad interessi commerciali del tutto cinici e spregiudicati.
Torneremo tra poco sulle modalità di questo meccanismo. Ora mi interessa rimarcare che sto puntando il dito contro politici, burocrati, imprenditori, giornalisti, artisti, insegnanti e con tutta la fauna intellettuale responsabile dell’attuale stato della cultura.
Perciò:

non si offenda, ragionier Paravicini, se non

condivido la sua ansia per gli esiti delle trattative del calciomercato;

continui pure a parlare nel suo telefonino,

contessa Malpighi, non la sto sbeffeggiando… è solo che non credo che la visione di un film possa essere sostitutiva della lettura del libro da cui è tratto;

mi perdoni, signora Ferrandi, né deve tacciarmi

di snobismo intellettuale se trovo grottesche le lacrime di Mara
Venier e di Ridge Forrester;

non trovi contraddittorio, dottor

Cesarioni, se, pur professandomi un grande amante della lirica, non ho seguito in televisione l’ultimo concerto dei tre tenori…

tranquillizzatevi tutti, non ce l’ho con voi,

la vostra parte di colpa è minima… diranno che offrono al pubblico ciò che il pubblico chiede, ma non è vero niente… se dipendesse da voi…

Ed ora due esempi, l’uno tratto dalla cronaca, l’altro dalla mia esperienza personale.
Il primo è il cosiddetto “Scandalo dei provini a luci rosse”. Non so quante persone siano finite sotto inchiesta, né al momento in cui scrivo è stata resa nota l’identità del famigerato “attore meridionale di mezza età”

(a proposito, signori giornalisti e signore forze dell’ordine,

devo proprio essere io, umile insetto (pulce, s’intende) a ricordarvi che differenza passa tra informazione e pettegolezzo?).

Ebbene, se si

tratta di volgari truffatori, in galera.

Ma, mi sussurra

Mastro Pulce all’orecchio, sembra proprio che abbiano la loro parte di colpa anche le povere signorine truffate, che hanno dimostrato una buona dose di ingenuità a pagare svariati milioni ed a passare ed a passare dal letto di sedicenti pigmalionici produttori, in cambio della promessa di una particina in un film. Sarebbe stato lo stesso se avessero avuto modelli un po’ più consistenti di Ambra e Valeria
Marini???

(Le quali, si badi, non

sono in fondo così insulse come sembra, anzi possiedono un notevole interesse scientifico e filosofico, poichè costituiscono l’apoteosi di ciò che inutilmente fisica e metafisica avevano cercato per secoli: il
Nulla, il Vuoto assoluto.)

Dalla nube primordiale dei miei ricordi

adolescenziali, riemerge l’immagine della mitica professoressa Lydia
Grant di “Saranno famosi” (ecco un modo intelligente di fare TV) che diceva:
“Voi fate sogni ambiziosi: successo, fama… ma
queste cose costano. Ed è proprio qui che si
comincia a pagare – batte il bastone sul pavimento
della scuola – col sudore!”
Meditate gente, meditate, tra un provino e l’altro. Magari risparmiate anche qualche milioncino.

Il secondo esempio, come già detto, è un aneddoto del tutto autobiografico, ma non privo di interesse.
La mia spalla ha di recente accolto (non senza qualche rischio per
Mastro Pulce che vi stava appollaiato) lo sfogo di una mia preziosa amica, Licia, formidabile cantante soul. Licia è apprezzatissima, sia dagli “addetti ai lavori”, sia da amici e parenti, i quali ultimi, però, non capiscono le scelte di qualità fatte da lei e non trovano soddisfacente una carriera priva di notorietà presso il grande pubblico.

Così,

puntualmente, Licia viene afflitta da commenti del genere:
“Ma com’è che non riesci a sfondare, con la voce che hai?”
“Ma perchè hai rifiutato di lavorare con Paolo Limiti?”
“Allora, quand’è che ti vediamo a San Remo?”
“Perchè non canti delle cose un po’ più normali?”
“Hai mai pensato di scrivere al ‘Maurizio Costanzo show’?”
Le reazioni di Licia variano dal sorriso in agrodolce al tentativo di ripristinare l’antica – e in certi casi saggia – pratica del cannibalismo, a seconda del grado di intimità con l’incauto interlocutore di turno.

Quale iceberg mostruoso si nasconde sotto questi cubetti di ghiaccio che galleggiano nella mia bibita estiva?
Una volta che abbiamo deciso di dare la colpa ai responsabili dei media, che pensano solo a vendere, siano merci o ideologie, ci chiediamo come avviene questo processo.
Come fai a far comprare questo determinato prodotto all’uomo medio?
Come fai a convincerlo a votare per quel determinato candidato?
Semplice, influenzi il suo MODELLO. Perchè al supermercato come nella cabina elettorale tutti noi agiamo in base a giudizi di valore che derivano dal MODELLO cui ci ispiriamo, che è una complicata ed inconscia costruzione fatta con pezzi di istruzione scolastica, di educazione familiare, di risultati di esperienze personali, di sentito dire, il tutto cementato dal puro ragionamento logico-deduttivo (o almeno così dovrebbe essere).

Negli ultimi cinquant’anni, a

questi elementi si è aggiunto ciò che viene assorbito dai media, direttamente da notiziari e spettacoli d’intrattenimento, indirettamente dalla fiction.

Se vuoi vendere qualcosa

a qualcuno devi convincerlo che ne ha bisogno e ne otterrà un vantaggio.
OBIETTIVO NUMERO 1: (preparatorio) distruggere il senso critico del potenziale acquirente.
OBIETTIVO NUMERO 2: far leva sulle sue paure e ambizioni, sulle sue pigrizia ed ignoranza, per modificare il suo MODELLO.

E, poichè stai sparando nel mucchio, il

MODELLO che proponi deve essere il più mediocre, omogeneo, insignificante ed anonimo possibile.

Un momento! Nessuno può essere così stupido da accettare un

MODELLO così insulso! Allora cosa fai?

Fai acquistare prestigio al MODELLO, facendolo

sembrare unico e desiderabile, anche se in realtà si tratta della stessa aria fritta di qualche riga fa.

RISULTATO: la strategia di vendita dei mass/media (e associati) consiste in una continua tensione tra “superman” e “everyman”, cioè tra uomo superiore e uomo medio.
Cioè: crei una moda che dia ad ognuno l’illusione di essere diverso
(e migliore), facendolo invece rimanere uguale (e spesso peggiorato) con le tasche e la testa un po’ più vuote di prima; quando tale moda ha smesso di rendere la sostituisci subito

con

un’altra.

Cioè ancora: apparentemente aiuti la casalinga di Voghera a diventare bella e fascinosa come una top-model, ma in realtà la induci a rimanere quello che è, con in più un intero corso di fitness in ventiquattro videocassette, un quintale di pillole e creme varie nell’armadietto e, dimenticato da qualche parte (o rotto dopo pochi giorni), quello strano attrezzo da ginnastica casalinga che sembra uscito dall’incubo di un robot transformer che a cena abbia esagerato un po’ con la peperonata.

Permettetemi ora, per non correre tutto solo all’assalto dei miei mulini a vento, di ricorrere, come già l’altra volta, al parere di un esperto, uno che pochi si sognerebbero di contraddire, uno con la scritta “BORN TO KILL” sull’elmetto, per intenderci.

Il

luminare cui chiediamo d’illuminarci oggi è niente popodimenocchè:
TA-DAAM!
UMBERTOOOO ECOOOO!!!

“Il caso più vistoso di riduzione del superman all’everyman lo abbiamo in Italia nella figura di Mike Bongiorno e nella storia della sua fortuna.
Idolatrato da milioni di persone, quest’uomo deve il suo successo al fatto che in ogni atto ed in ogni parola del personaggio cui dà vita davanti alle telecamere traspare una assoluta mediocrità unita (questa
è l’unica virtù che egli possiede in grado eccedente) ad un fascino immediato e spontaneo spiegabile col fatto che in lui non si avverte nessuna costruzione o finzione scenica: sembra quasi che egli si venda per quello che è e quello che è sia tale da non porre in stato di inferiorità nessuno spettatore, neppure il più sprovveduto. Lo spettatore vede glorificato e insignito ufficialmente di autorità nazionale il ritratto dei propri limiti.
(….)
Mike Bongiorno non si vergogna di essere ignorante e non prova il bisogno d’istruirsi. Entra a contatto con le più vertiginose zone dello scibile e ne esce vergine e intatto, confortando le altrui tendenze all’apatia e alla pigrizia mentale. Pone gran cura nel non impressionare lo spettatore, non solo mostrandosi all’oscuro dei fatti, ma altresì decisamente intenzionato a non apprendere nulla.”

(da: ECO U. – “Fenomenologia di Mike Bongiorno”, ora in “Diario minimo” – Gruppo Editoriale Fabbri, 1963)

Ringraziamo con un applauso il professor Eco per il suo autorevole intervento, che, oltre a confermare quanto già detto, anticipa l’ultima parte del nostro discorso, cioè: l’effetto disastroso della politica commerciale dei media sulla cultura.

In una

parola: TRASH,

“spazzatura”.

RICETTA PER UN GIRO DI MILIARDI.
Ingredienti: cinque ragazzi presi dalla strada, mediamente bellocci, mediamente intonati, mediamente snodati.
Spese: una camionata di truccatori, sarti, coreografi e musicisti mercenari; una campagna pubblicitaria in grande stile.
Guadagni: stimati in proporzione esponenziale rispetto alle spese;
(diretti) vendita di dischi, videocassette, biglietti di concerti, gadgets vari; (indiretti) acquisto da parte di un’orda di ormoni ambulanti karaokisti di tutta l’attrezzatura necessaria per eguagliare i loro idoli

(perchè non basta pagare

il loro successo – bisogna anche diventare come loro – non c’è teenager che non abbia o vorrebbe avere una propria band – il che sarebbe fantastico se lo si facesse per il piacere della musica e del sano divertimento in buona compagnia – ma il fatto è che purtroppo lo si fa solo per brama di successo e denaro – che inevitabilmente non arrivano).
NB. Al momento opportuno, sciogliere il gruppo delle tue galline dalle uova d’oro, così invece di un disco solo l’anno prossimo ne venderai cinque, al modico prezzo di aver perso qualche cliente, suicidatasi o collassata alla notizia.

Nel frattempo una ossequiosa

giornalista annuisce comprensiva di fronte ai piccoli divi di incubatrice che dissertano amabilmente della propria “evoluzione artistica”…

Al termine di queste riflessioni, Mastro Pulce vorrebbe proporci una piccola ma utile schematizzazione sull’attuale stato della cultura nel villaggio globale. Anzi, su GLI STATI, prendendo spunto dalla fisica.

CULTURA ALLO STATO SOLIDO: è quella ufficiale, tramandataci (nella maniera sbagliata) dai nostri vecchi, in famiglia e a scuola; è un gigantesco monolito grigiastro e polveroso, fatto di Leopardi,
Shakespeare, Aristotele, Beethoven, Michelangelo & C.
Proprietà: il monolito se ne sta lì, fermo immobile, inattaccabile, a prendere polvere; pesa e basta.
Utilità: pochissima; quello di buono che c’era lo hanno reso sterile e antipatico; c’è chi lo usa come fermaporte; i più lo tengono sulla mensola del camino in salotto, come un soprammobile, prestigioso ma inutile (o inutilizzato?).
CULTURA ALLO STATO GASSOSO: è quella underground, a trasmissione orale o legata a mezzi di comunicazione non di massa che in genere sembrano essere fotocopie casalinghe, ma vengono descritti come
“canali di diffusione alternativa”.
Proprietà: essendo allo stato gassoso non ha ne forma ne volume propri, perciò tende a riempire capillarmente tutto lo spazio vuoto che ha a disposizione senza che neanche ce ne si renda conto.
Utilità: pochissima; dovrebbe essere la risposta alle altre due forme, ma è talmente rarefatta che si limita ad occupare il posto che le lasci libero e non riesce a conquistarne di proprio.
CULTURA ALLO STATO LIQUIDO: è quella di massa, un blob gelatinoso incredibilmente viscido, che penetra ovunque, e completamente omogeneo, un gran minestrone dove ogni ingrediente perde il proprio sapore e serve solo a far volume.
Proprietà:è pericolosamente CORROSIVA; qualsiasi cosa ne venga a contatto viene in pochissimo tempo disciolta, banalizzata; ad esempio, una sublime romanza per violino ed orchestra di Beethoven, diventa in pochi istanti un’anonima “quella musica della pubblicità di quel liquore”, eccetera, eccetera, eccetera.
Utilità: pocissima; il grande pregio di raggiungere ogni angolo del mondo viene reso inutile dal fatto che in questo blob non c’è proprio niente che valga la pena davvero di assorbire e di far viaggiare per tutto il mondo; tuttavia si dice di qualcuno che abbia trovato il modo di guadagnarci qualcosa e pare che lo abbia fatto convincendo tutti gli altri che questo blob è indispensabile alla vita ed alla prosperità… e in fondo, nel proprio caso, non aveva tutti i torti.

Brrr! Che panorama desolato! Qui sulla mia spalla, però, Mastro Pulce mi assicura che la modernità non è poi tanto terribile e che c’è un modo di mettere insieme i pregi di questi stati della cultura per migliorare il mondo, lasciandone da parte i difetti.

Alla

prossima occasione cercheremo di capire come.

Pierluigi Cassano

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