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2008
22
Ott

The Hurt Locker

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Una macchina da presa nervosa e adrenalinica e un montaggio serrato servono a Kathryn Bigelow per  immergere lo spettatore nelle azioni di alcuni artificieri dell'esercito americano in missione in Iraq. Paesaggi lunari e macerie, la luce abbagliante del deserto e le apparecchiature ipertecnologiche dei soldati, la guerra sembra essere entrata in un regime di virtualità in cui le varie missioni ricordano quelle da eseguire in un qualsiasi war-game per consolle. L'effetto cinematografico e sensoriale creato dalla Bigelow è di tipo immersivo, senza distanze di sicurezza dall'evolversi e dall'esplodere dell'azione. Poche divagazioni stilistiche (alcuni slow motion), un ritmo capace di allentare e serrare la tensione narrativa ed emotiva in maniera esemplare, una rappresentazione della guerra che non vuole trasformarsi in riflessione etica ma che si concentra sugli elementi "filmici" insiti nella guerra stessa: esplosioni, situazioni estreme, dispositivi ottici e meccanici.
L'idea della guerra come droga, espressa nella frase che apre il film, si manifesta proprio nel tipo di partecipazione militare del sergente maggiore James, che sembra dannatamente a suo agio nelle azioni più pericolose, al limite del suicidio. L'adrenalina che scorre, il contatto diretto con la morte, i tempi che si dilatano, ogni particolare che assume importanza, questi gli elementi che creano dipendenza. La guerra dunque come espressione della massima vitalità umana, proprio nel momento in cui essa si trasforma in distruzione e pratica di morte. Il film della Bigelow diventa così una impressionante macchina ludica, in cui i soldati americani "giocano" a fare la guerra, riscoprendo quegli istinti primordiali, mediati però dalla tecnologia, che li trasportano su un piano sensoriale e percettivo in cui combattere diventa l'unico modo per accedere a stimoli e situazioni di ordine superiore rispetto a quelli della quotidianità (l'apparente ritorno alla vita familiare di James). Il rischio è di non potere fare più a meno di questi stimoli. The Hurt Locker è quindi un film che si occupa dell'azione dell'uomo in una situazione estrema, la guerra, cercando di cogliere con uno stile al limite del documentario i suoi atteggiamenti in questo contesto. La Bigelow volendosi troppo avvicinare ai vari elementi (umani, psicologici, di azione e rappresentazione) che mette in scena perde la distanza necessaria per vederli in un'ottica più ampia, quella della guerra intesa come strumento politico e soprattutto economico. La regista, come un'antropologa, studia sul campo l'essere umano in combattimento, ne rimane affascinata e turbata e costruisce un flusso di immagini di straordinaria potenza, una paradossale esaltazione della vita che nelle azioni di guerra trova una sua perfetta maniera di esprimersi.
 
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:: Emiliano Bertocchi
Mi chiamo Emiliano Bertocchi. Sono nato a Roma il 22 giugno 1979. Perchè scrivo? Credo sia questa la domanda a cui debba rispondere. Scrivo perchè ne ho bisogno. Niente di più e niente di meno. Scrivere non è un hobby, o uno svago, o una cosa da fare tanto per fare. Almeno non per me. Io ne Sento il bisogno. Quando sto male, quando mi rode, quando sono incazzato, quando vorrei distruggere qualsiasi cosa ho davanti, quando amo, quando sto fuori, quando vivo. L' altra volta sono andato a un reading di poesie e mi sono accorto che leggere le mie poesie davanti ad altri è stato come andare in giro a raccontare a degli sconosciuti la propria vita. Preferisco stamparle e farle leggere le mie cose, piuttosto che leggerle io stesso. C'è meno intimità. E poi il lettore ritrova sempre se stesso nelle pagine che legge ed è preferibile che non si specchi troppo con chi le ha scritte. Scrivere è la mia libertà, il foglio bianco è la mia Anarchia, perchè lì sono veramente libero di poter dire, essere e fare tutto quello che voglio e come lo voglio. Gli scrittori che mi hanno fatto iniziare sono stati Charles Bukowski e Jack Kerouac. Grazie. E un grazie anche alle parole... le mie dolci amiche... vi prego non lasciatemi... non lasciatemi mai.
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