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2008
10
Set

Doomsday

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Partendo da uno spunto narrativo ormai consolidato (un virus che distrugge l'umanità o una parte di essa) Neil Marshall compie una vera e propria rilettura di questo sottogenere, creando tempi e spazi apparentemente slegati dalla trama eppure affascinanti e funzionali allo sviluppo della storia. Il regista esegue anche una serie di rimandi a immaginari cinematografici precedenti (Aliens, la saga di Mad Max, Excalibur e Macbeth) inserendoli nel flusso del suo racconto per improvvise svolte visive, che aprono nuovi scenari nei quali far muovere i personaggi.
La Scozia, isolata da oltre venticinque anni a causa di un virus che ha infettato la sua popolazione, diventa una terra in cui far vivere impossibili realtà. Glasgow, ambiente urbano devastato e senza più legge, si trasforma in una città ideale per gruppi punk che trovano spazio per realizzare i propri ideali di anarchia e distruzione. Tra pratiche e passioni sadomaso, un look alla Prodigy e una vitalità animalesca e selvaggia, questi individui vivono in un nuovo ordine sociale, fatto di rituali e tribalismo, musica assordante e cannibalismo.
Fuori delle città, invece, nella profondità della natura scozzese, viene ricreato un regno medioevale, con cavalieri e armature, castelli e combattimenti. Un regno, anche questo, che segna la nascita di una nuova società, violenta e arcaica, sanguinaria e mistica, in cui si celano i sogni di un uomo che dopo aver perso ogni cosa capisce che il proprio isolamento non è prigionia, bensì purezza.
Doomsday, dopo un inizio codificato, si sfalda in improvvise deviazioni che trasformano la pellicola in un collage grottesco, sadico e divertente, fatto di mondi filmici solo in apparenza inconciliabili tra di loro. In questo modo un possibile film di genere finisce per essere proprio una personale esplorazione di questi mondi. Dai quali forse non bisogna per forza di cose fuggire. Perché il Mondo, quello sano, che si crede democratico, in cui dovrebbero esistere leggi e giustizia, contiene in sè un orrore e un male ancora più grandi di quanto si possa immaginare.
 
 
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:: Emiliano Bertocchi
Mi chiamo Emiliano Bertocchi. Sono nato a Roma il 22 giugno 1979. Perchè scrivo? Credo sia questa la domanda a cui debba rispondere. Scrivo perchè ne ho bisogno. Niente di più e niente di meno. Scrivere non è un hobby, o uno svago, o una cosa da fare tanto per fare. Almeno non per me. Io ne Sento il bisogno. Quando sto male, quando mi rode, quando sono incazzato, quando vorrei distruggere qualsiasi cosa ho davanti, quando amo, quando sto fuori, quando vivo. L' altra volta sono andato a un reading di poesie e mi sono accorto che leggere le mie poesie davanti ad altri è stato come andare in giro a raccontare a degli sconosciuti la propria vita. Preferisco stamparle e farle leggere le mie cose, piuttosto che leggerle io stesso. C'è meno intimità. E poi il lettore ritrova sempre se stesso nelle pagine che legge ed è preferibile che non si specchi troppo con chi le ha scritte. Scrivere è la mia libertà, il foglio bianco è la mia Anarchia, perchè lì sono veramente libero di poter dire, essere e fare tutto quello che voglio e come lo voglio. Gli scrittori che mi hanno fatto iniziare sono stati Charles Bukowski e Jack Kerouac. Grazie. E un grazie anche alle parole... le mie dolci amiche... vi prego non lasciatemi... non lasciatemi mai.
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