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Il Sessantotto al futuro – Mario Capanna

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Garzanti (Milano, 2008), pag. 143, euro 13.00;
Formidabili quegli anni, prefazione di Camilla Cederna, nuova edizione, Garzanti (Milano, 2007), pag. 277, 14.00 euro; di Mario Capanna.
 
68. Se, recentemente, si può dire che esista un numero che da e ha dato largo a pensieri – parole – riflessioni – stronzate: il 68. Ovviamente l’anno. Il 1968 dei sogni, e oggi di tanto romanticismo; che pure, sempre quel ’68, mette in moto rabbie eccetera. Innanzitutto produce sputi e turpiloqui, soprattutto di tanti che – come si dice – ‘l’hanno fatto’. E poi si sono amaramente pentiti. Per fortuna, nel 2007 Mario Capanna (leader come a tante e tanti è noto) del movimento studentesco di quel periodo, ha deciso innanzitutto di far ripubblicare il suo quasi leggendario Formidabili quegli anni. Che già dal titolo, “consigliato” all’autore da un tassista ex battagliero, lascia intravedere che lo spirito del racconto è appunto il punto di vista di uno che è rimasto dalla stessa parte della barricata, nonostante tutto. Quindi, e per cominciare si dovrebbe leggere e rileggere lo scritto della giornalista Cederna, grazie a una voce pulita molto dell’attualità e dei fare può essere ripreso senza ‘Distorsioni’. Ma dalla trilogia pensata dal Capanna più importante è leggere, oltre le critiche, il meno riuscito eppure più mediato Il Sessantotto al futuro. Indagare il passato è operazione sempre importante e, il più delle volte, necessaria. Fra gli spunti di riflessione maggiormente attraenti e/o accattivanti, quando non del tutto ‘esplicati’: “Quanto al nesso stringente fra il ’68 e l’89 (caduta del muro di Berlino, dissoluzione dell’Urss e del blocco dell’Est) – qualcosa di ben più della trasposizione rovesciata di due numeri – non bisogna dimenticare che i processi di democratizzazione, emersi con Michail Gorbacev, avevano alle spalle lotte studentesche, operaie, di settori intellettuali sviluppatesi durante il Sessantotto, e dopo, non solo a Praga, ma anche a Varsavia, a Danzica, a Stettino, a Belgrado e, sebbene più limitatamente, a Mosca”. Pensare a questo tipo di legami temporali dovrebbe aggiungere ragionamenti più che utili. Il discorso di Capanna, ancora, entra molto sulle positività di quel tempo di rivolte. E per dire molto del presente, attingendo tanto, giustamente, da dati certi e dati ancora in elaborazione. Se pur forse non ci sia bisogno di ridire che “la privatizzazione dell’acqua trasforma in merce una delle risorse più vitali del pianeta”, per esempio, (e si potrebbe persino criticare aspramente quel “più vitali”), riprendere tappe che sappiano “dell’assurda distruttività dell’attuale organizzazione produttiva” guarda sempre in avanti.   

 

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