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2006
18
Gen

A history of violence

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Tom è un uomo normale. Una famiglia, una bella moglie, un lavoro dentro una caffetteria. Amato dalle persone che ha intorno, conduce la sua vita in maniera tranquilla e pacata.
Un passo indetro.
Il film si apre con un bel piano sequenza che mostra due uomini uscire da un motel. Chiacchierano. Poi uno va a riempiere una tanica d’acqua. Entrando nella reception del motel, dove c’è anche il distributore dell’acqua, la macchina da presa si sofferma su un corpo morto appoggiato a un bancone. L’uomo continua a camminare, la mdp lo segue e vediamo un altro corpo inanimato in una pozza di sangue. Mentre l’uomo riempie la sua tanica, si apre una porta, entra una bambina con una bambola in braccio. L’uomo le parla, cerca di tranquillizzarla. Poi tira fuori la pistola, la bambina strilla, l’uomo spara.
Torniamo a Tom.
In un giorno di lavoro come tanti, a fine giornata, nel suo locale entrano due uomini. I due uomini della prima sequenza. Abbiamo già capito che sono due squilibrati (con tendenze omicide) in giro per l’America. Ci aspettiamo che succeda qualcosa di brutto. Invece Tom con una sorprendente forza e una sorprendente agilità riesce prima a disarmarne uno e poi ad ucciderli entambi.
Tom diventa un eroe per tutto il paese.
Un eroe come ce ne potrebbero essere molti, uomini normali che in una situazione di crisi trovano la forza per fare qualcosa di straordinario.
Poi la vita sembra iniziare a scorrere di nuovo come se niente fosse accaduto.
Poi qualcosa torna a turbarci.
Degli uomini vanno a trovare Tom nel suo locale. Uno di loro, il capo a quanto sembra, si mette a parlare con Tom. Solo che crede che Tom sia un’altra persona, lo chiama Joey e gli dice qualcosa a proposito di Filadeflia e di un suo presunto fratello.
Da questo momento in poi l’angoscia inizia a salire notevolmente.
L’ automobile di questi uomini fa più volte visita a Tom, prima al lavoro, poi fuori della sua casa, poi segue sua moglie con la figlioletta quando vanno ad un centro commerciale.
L’uomo in nero, il capo, con l’occhio sfregiato (uno stupendo Ed Harris) sembra sicuro del fatto suo. Sembra sicuro che Tom non sia quello che vuole fargli credere, è sicuro che Tom sia Joey.
A questo punto anche noi siamo in balia di questo dubbio.
E come lo siamo noi lo iniziano a essere anche la moglie e il figlio di Tom.
La storia svolta improvvisamente quando Tom riesce ad uccidere, fuori della sua casa, anche l’uomo con l’occhio sfregiato e i suoi scagnozzi. Tutto questo sotto lo sguardo incredulo della moglie.
Ed è in questo preciso istante che in lei inizia a incrinarsi qualcosa, come qualcosa inizia a incrinarsi nello stesso Tom.
Cronenberg decide, a metà film, di svelare il mistero. Tom è in realtà Joey, un’ex killer che ha deciso di rifarsi una vita e una famiglia lontano da tutto quello che era stato per circa metà della sua vita.
Ed è anche in questo punto che il film svolta dal noir verso la strada del gangster movie, inserendosi in una storia che rispecchia gli archetipi del genere senza smettere allo stesso tempo di giocarci.
Tom se ne va a Filadelfia deciso una volta per tutte a chiudere i conti con il fratello, che infatti trova e ammazza. Poi tornando a casa si ritrova davanti la propria famiglia che sta cenando. Nessuno ha il coraggio di guardarlo. Tom rimane in piedi.
Poi un gesto di una dolcezza unica e rara.
La figlia, in silenzio, prende un piatto e lo mette sul tavolo.
Accennando un innocente sorriso.
Tom si siede.
Il figlio ad occhi bassi gli allunga quello che lui e gli altri stavano mangiando per cena.
La moglie alza lo sguardo.
Poi inquadratura frontale di Tom e il film finisce.
Non sappiamo, dunque, se la famiglia troverà di nuovo il proprio equilibrio e la propria armonia, non sappiamo se tutta la violenza vista e vissuta potrà essere metabolizzata o meno. Se dopo tanto orrore le persone potranno essere come prima.
Un film denso di molteplici significati.
La violenza prima di tutto.
La violenza è insita nell’uomo, non solo Tom, ma ogni uomo. La nostra società ci ha insegnato a controllarla o per lo meno a cercare di farlo. Tom, in effeti, lo possiamo vedere come una sorta di schizzofrenico che è stato in grado di uccidere la sua parte animalesca e assassina. Cosa che lo stesso Tom confessa alla moglie mentre è in ospedale. Solo che questa parte animalesca e istintuale (che è in ognuno di noi) esce fuori proprio nel momento in cui non è la ragione a controllare Tom ma il suo istinto di sopravvivenza. La sua trasformazione in un feroce assassino avviene sempre in situazioni di crisi.
Solo che questi atteggiamenti, poi visti in prima persona anche dagli altri membri della famiglia, portano a far crollare la fiducia nei confronti di Tom. Proprio perchè lui è stato sempre visto come una persona estremamente equilibrata. La moglie inizia dunque a dubitare del marito, a vederlo come sua sorta di estraneo, a non riconoscerlo più per quello che aveva sempre creduto che fosse.
Il figlio fa lo stesso. La figura paterna mite e calma viene distrutta e sostituita da quella di una sorta di mostro che può uscire fuori da un momento all’altro.
Reazioni che in fondo sembrano essere troppo eccessive.
Anche perchè Tom non è un mostro dalla personalità schizzoide, sembra essere solamente un uomo che ha cambiato vita e che poi è stato costretto a (ri)utilizzare la violenza dalle circostanze in cui si è trovato.
Un uomo che in realtà riesce sempre a mantenere la lucidità e la calma sia nel momento di crisi stesso sia dopo che questo momento è passato.
Cronenberg quindi mostra la violenza sotto molteplici aspetti.
Quella gratuita degli assassini iniziali.
Quella trasformativa di Tom (e più in generale dell’essere umano).
Quella vendicativa della moglie e del figlio che si sentono traditi da Tom stesso.
E infine forse la violenza peggiore di tutte, cioè quella di chi mostra la “violenza” e ha fatto si che il sangue e la morte e l’orrore divenissero cose a cui ci siamo assuefatti in maniera totale.
E per questo proviamo rancore o rabbia quando vediamo qualcuno esplodere, perchè crediamo che alcune persone possano fare a meno della violenza quando non è mai cosi. Questa è una componente fondamentale dell’uomo solo che non abbiamo ancora capito i modi per scaricarla.
Perchè per quanto ingiusto possa sembrare è ancora tramite la violenza che si risolvono le cose (il figlio che picchia il bullo di turno, tutti quelli ammazzati da Tom) ed è tramite la violenza, purtroppo, che i grandi cambiamenti avvengono.
La parte finale del film (quella che si iscrive nel gangster movie) è abbastanza scontata e si scontra con i restanti tre quarti del film che invece sono un esempio di ottimo noir.
Cronenberg si rivela sempre più bravo nel suo lavoro di regia, si allontana finalmente dai suoi amati ammassi tumorali di carne e si avvicina di più a un tentativo di comprensione della psiche umana (cosa tra l’altro già egeregiamente portata avanti in Spider).
Una psiche a volte troppo complessa per essere spiegata, ma non per continuare a porre domande e sollevare dubbi.
Un film altamente non conciliatorio, pieno di angoscia e di smarrimento.
Un film che colpisce duro e ti lascia stordito.
Ma che ha il pregio di continuare a scavare in quel cuore di tenebra che continua a battere dentro ognuno di noi.
 
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:: Emiliano Bertocchi
Mi chiamo Emiliano Bertocchi. Sono nato a Roma il 22 giugno 1979. Perchè scrivo? Credo sia questa la domanda a cui debba rispondere. Scrivo perchè ne ho bisogno. Niente di più e niente di meno. Scrivere non è un hobby, o uno svago, o una cosa da fare tanto per fare. Almeno non per me. Io ne Sento il bisogno. Quando sto male, quando mi rode, quando sono incazzato, quando vorrei distruggere qualsiasi cosa ho davanti, quando amo, quando sto fuori, quando vivo. L' altra volta sono andato a un reading di poesie e mi sono accorto che leggere le mie poesie davanti ad altri è stato come andare in giro a raccontare a degli sconosciuti la propria vita. Preferisco stamparle e farle leggere le mie cose, piuttosto che leggerle io stesso. C'è meno intimità. E poi il lettore ritrova sempre se stesso nelle pagine che legge ed è preferibile che non si specchi troppo con chi le ha scritte. Scrivere è la mia libertà, il foglio bianco è la mia Anarchia, perchè lì sono veramente libero di poter dire, essere e fare tutto quello che voglio e come lo voglio. Gli scrittori che mi hanno fatto iniziare sono stati Charles Bukowski e Jack Kerouac. Grazie. E un grazie anche alle parole... le mie dolci amiche... vi prego non lasciatemi... non lasciatemi mai.
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